La storia di San Mercuriale, primo vescovo di Forlì, è avvolta nel mistero e nella leggenda, con racconti fantasiosi e raffigurazioni figurative che ne hanno tramandato le gesta. Le sue reliquie sono custodite in due luoghi sacri della città: nell'Abbazia di San Mercuriale, dove si conserva lo scheletro, e nella Chiesa della Santissima Trinità, dove era collocata la testa.
Tra il 2018 e il 2019, un prezioso studio scientifico condotto sulle reliquie ha stabilito che la testa e il corpo appartengono alla stessa persona: un uomo vissuto tra il II e il III secolo, alto circa 1 metro e 60, morto tra i 40 e i 60 anni, e la cui provenienza è verosimilmente l'Armenia. Questa ricerca ha spostato la datazione della sua esistenza a un periodo antecedente rispetto a quanto suggerito dalla tradizione e dal folclore, come il miracolo che coinvolse Galla Placidia e Ataulfo re dei Goti, datato al V secolo.
L'Enciclopedia Cattolica del 1913, invece, riconosce nel Mercuriale vescovo di Forlì lo stesso Mercuriale che partecipò al Concilio di Rimini del 359. La scarsità di notizie sul santo ha talvolta portato a ipotizzare l'esistenza di più vescovi con il nome di Mercuriale (II, IV, V secolo).
La Ricerca Scientifica sulle Reliquie
Il progetto di studio delle reliquie di San Mercuriale è stato avviato con la ricognizione scientifica il 19 settembre 2018. Questa indagine, che ha permesso la realizzazione dell'immagine del volto del santo in 3D, ha rivelato che Mercuriale soffriva di osteoporosi e che la sua morte è avvenuta in un'età compresa tra i 40 e i 50 anni. Questi dati contrastano con un antico testo sulla vita del santo, redatto nel XVI secolo da un monaco, che attribuiva a Mercuriale un episcopato di oltre 50 anni, un lasso di tempo incompatibile con i risultati scientifici.
Lo studio isotopico sulle reliquie ha suggerito che San Mercuriale non è cresciuto e vissuto nello stesso luogo durante l'infanzia e l'età adulta. Probabilmente proveniva da una località più calda rispetto a Forlì, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. I valori isotopici indicano uno spostamento del Santo in età giovanile verso un luogo con valori meno radiogenici rispetto al luogo di nascita.
L'incrocio dei risultati con l'indice cefalico e la conformazione del volto, studiata metricamente secondo standard antropologici internazionali, ha permesso di orientare con ragionevole certezza la provenienza verso una direzione specifica. Tuttavia, nessuna indagine di laboratorio può fornire certezza assoluta sulla provenienza territoriale, e gli indici possono solo indicare un'area geografica più ampia.

Provenienza e Leggende
È noto che la cronachistica cittadina del XV secolo affermasse che Mercuriale provenisse dall'Armenia. Il Cobelli, nelle sue Cronache, riporta che "il beato Mercuriale se partì dalle parti d’Armenia" e giunse a Forlì dopo un pellegrinaggio a Gerusalemme e Roma. Giuseppe Mazzatinti, in opere successive, lo descrive come "gloriosus Mercurialis sanctus et episcopus civitatis Forlivij, natione Albanie".
L'evento più celebre legato a San Mercuriale è il combattimento e la sconfitta di un drago che terrorizzava la città di Forlì e l'intera Romagna, portando morte e malattia. Questa impresa, che vide il coinvolgimento anche dei vescovi Ruffillo di Forlimpopoli e Gaudenzio di Rimini, è raffigurata in opere come un quadro di Ludovico Cardi (Cappella Mercuriali) e un'opera di Giacomo Zampa (navata destra), dove Mercuriale benedice la città.
Un altro gesto prodigioso è legato all'origine del toponimo Bussecchio, con la sconfitta di un drago e il suo interramento in un pozzo (Pozzecchio - Bussecchio) tra i territori di Forlì e Forlimpopoli, realizzato assieme a San Ruffillo.
Festa di San Mercuriale
La festa dedicata a San Mercuriale, in origine celebrata il 30 aprile, fu spostata al 26 ottobre per non sovrapporsi con quella di San Pellegrino. Il 26 ottobre 1601 è la data in cui le reliquie di Mercuriale furono collocate definitivamente nella Cappella Mercuriali, in fondo alla navata destra della Basilica.
L'Abbazia di San Mercuriale: Storia e Architettura
L'Abbazia di San Mercuriale, dedicata al primo Vescovo di Forlì, è un esempio straordinario di monumento religioso, artistico e civile. Fin dai primi secoli della cristianità, questa zona era un punto di ritrovo per la comunità locale, con la presenza di un cimitero e, in seguito, di un luogo di culto risalente verosimilmente all'episcopato di San Mercuriale.
Fondazione e Sviluppo
La ricostruzione della storia del monastero è problematica per la mancanza di notizie storiche certe sulla fondazione e sull'epoca alto medioevale. La più antica testimonianza dell'esistenza di un monastero benedettino al di fuori del nucleo urbano è un atto di donazione dell'8 aprile 894 dell'arcivescovo di Ravenna, Domenico Ublatella, a favore di Leone, abate di San Mercuriale. Il documento attesta che l'abbazia sorgeva "non longe a civitate Liviensi".
L'aumento demografico di Forlì attorno al XII secolo e della sua influenza politica portarono all'ampliamento della cinta muraria, con l'inglobamento del monastero nel centro cittadino almeno dal 1161. Il complesso abbaziale non era costituito solo dalla chiesa, ma anche dal monastero con l'annesso chiostro, dal cimitero e da un ospedale per l'accoglienza dei pellegrini. Nel 1212, il Comune richiese all'abbazia la concessione del terreno per l'istituzione della futura piazza, conferendo alla chiesa un notevole potere all'interno della città.
La Ricostruzione Romanica
Nel 1173, a seguito di scontri tra guelfi e ghibellini e di un incendio, molte costruzioni furono danneggiate o distrutte, inclusa la chiesa di Santo Stefano. L'edificio venne ricostruito con un impianto tuttora invariato, in stile romanico lombardo, a tre navate con un'ampia cripta, un protiro e il possente campanile. Gli scavi archeologici del 1951 hanno permesso di ritrovare le fondamenta della precedente chiesa, rinvenendo l'antica cripta sopra la quale fu riedificata quella romanica.
La nuova costruzione testimonia la ricchezza raggiunta dall'abbazia forlivese, capace di finanziare un così monumentale edificio, decorato da celebri maestranze, come quelle che scolpirono la lunetta del portale. Tra il X e il XII secolo, il monastero aveva ricevuto continue donazioni e privilegi che ne avevano aumentato il potere e lo avevano reso indipendente dall'autorità episcopale. Le donazioni del vescovo Alessandro (1160-1190) favorirono il monastero, che divenne proprietario di fondi e terreni a est della città. Il vescovo Alessandro chiamò i monaci vallombrosani a governare l'Abbazia, che passò sotto il loro controllo nel 1176.

Architettura Esterna
La chiesa, in mattoni nel tipico color rosso forlivese, presenta una facciata a salienti, che segue il profilo delle navate interne. La navata centrale è rafforzata da due contrafforti che delimitano la rientranza ad arco che ospita il rosone, la lunetta e il portale marmoreo. I fronti delle navate laterali sono occupati da un arco, resto delle antiche cappelle sporgenti, demolite nel 1646 (oggi rimangono i due archi con la monofora centrale).
La facciata ospita un portale con profonda strombatura, costituita da sottili colonne di marmo chiaro finemente scolpite, due delle quali, tortili, sono completate da laterizio. La lunetta del portale è impreziosita dall'altorilievo "Sogno e adorazione dei Magi" (inizio del XIII secolo), recentemente attribuito al Maestro dei Mesi di Ferrara. A destra, la scena dell'Adorazione dei Magi raffigura i tre Magi al cospetto della Madonna, rappresentata come regina, e di Gesù Bambino.
Il Campanile
Sul lato destro della chiesa si eleva l'imponente campanile quadrangolare, di tipo lombardo, eretto tra il 1178 e il 1180 da mastro Aliotto. È segnato da lesene, spartito da fasce di archetti, con la cella campanaria a quadrifore, sormontata da una cuspide conica che gli studiosi ritengono aggiunta nel XIV secolo. Il campanile poggia sul cosiddetto "dado", un basamento di 9,20 metri di lato, che era un tempo più alto, ma le successive pavimentazioni della piazza lo hanno parzialmente sotterrato.
La struttura del campanile, a prima vista un parallelepipedo perfetto, tende a restringersi gradualmente verso la vetta, tanto che a circa 50 metri da terra la sezione ha un lato di 8,45 metri. Questo restringimento, probabilmente imposto da conoscenze empiriche sull'alleggerimento della massa muraria, culmina in un'alta guglia conica in mattoni, alta 22,40 metri, con coronamento in pietra arricchita da globo, banderuola e croce. La guglia è circondata da quattro scalari più piccole, poste ai vertici del quadrato di base, un tema ricorrente nei campanili romagnoli. La misurazione del campanile è sempre stata oggetto di discussione a causa delle continue modifiche della pavimentazione.
Forlì in un Minuto - Il Campanile di San Mercuriale
Interni e Chiostro
L'interno della chiesa, ampio e austero, ha pianta basilicale a tre navate divise da pilastri di laterizi, modificata solo dalle cappelle laterali e terminali e dal prolungamento dell'abside (1585). Il pavimento della navata centrale è sensibilmente inclinato verso l'abside, creando un'illusione di maggiore slancio. La navata centrale è coperta da un soffitto a capriate, mentre il prolungamento dell'abside presenta una volta a botte.
Nella navata destra è collocata l'acquasantiera, un tempo fonte battesimale. Sulle pareti di entrambe le navate sono distribuite 23 lunette affrescate, provenienti dal chiostro, trasferite durante i lavori della prima metà del Novecento. Nella navata sinistra si trova un frammento di affresco attribuito a Guglielmo degli Organi.
Sul fianco destro della basilica è posto l'ex monastero di San Mercuriale, appartenuto alla Congregazione dei vallombrosani, che comprende un chiostro tardo-quattrocentesco rettangolare con un portico su colonne monolitiche. Dei dipinti murali che decoravano le lunette, solo alcuni sono stati parzialmente salvati e trasferiti nelle navate laterali della chiesa. Al centro del chiostro si trova un pozzale risalente al XVII secolo.

Restauri e Interventi
Nel 1796, le truppe francesi di Napoleone Bonaparte sciolsero gli ordini ecclesiastici e requisirono i beni della Chiesa, portando alla cacciata dei monaci. Nel XIV secolo, il protiro venne sostituito dal portale gotico tutt'ora esistente, e furono realizzate le due cappelle laterali di facciata, estroflesse rispetto alla struttura e demolite nel 1646.
L'aspetto attuale del complesso è frutto di imponenti lavori di restauro dei primi decenni del Novecento. Su incarico di Benito Mussolini, l'ingegnere Gustavo Giovannoni assunse la direzione della ristrutturazione del complesso monastico. Il chiostro, dopo secoli di abbandono, si trovava in uno stato di degrado elevato, e i continui rimaneggiamenti ne avevano snaturato le linee originali, portando numerosi esperti a proporne la demolizione.
L'ingegnere Giovannoni trovò una soluzione: demolendo la canonica e aprendo un portico, si poté salvare il chiostro quattrocentesco e creare un collegamento con Piazza Saffi e la piazzetta retrostante. Il nuovo portico e la sovrastante canonica furono costruiti in laterizio e cemento armato, poggiando sulle originarie colonne in marmo e muratura.
Il 10 novembre 2021 è stato presentato un nuovo progetto di restauro conservativo del complesso di San Mercuriale.