L'iconografia del Sacro Cuore di Gesù, universalmente diffusa in quasi ogni Chiesa o abitazione, riveste un ruolo incredibilmente importante per la storia della religione cattolica. È interessante evidenziare l’origine di tale iconografia e i motivi, persino politici, della sua diffusione, anche considerato che nessuna iconografia cristiana è così universalmente identificata con un dipinto specifico come nel caso in oggetto.
Origini e Sviluppo dell'Iconografia
Le Piaghe di Cristo e il Sacro Cuore Primitivo
Già tra il 1490 e il 1500, come testimoniato dalla Bodleian Library con l'opera "The Sacred Heart and the Wounds of Christ displayed on a Cross (‘Arms of Jesus Christ’)", vi era un interesse per le Piaghe di Cristo. Ciò era dovuto soprattutto a un rinnovato interesse nei confronti della Passione di Gesù, col ritorno di molti crociati dalla Terra Santa. Secondo la Catholic Encyclopedia, "la prima prova di una festa in onore delle Piaghe di Cristo deriva dal monastero di Fritzlar, in Turingia, dove nel XIV secolo si svolgeva una festa nel venerdì successivo all’ottava del Corpus Domini." Prima delle rivelazioni di Santa Margherita Maria Alacoque, il Sacro Cuore era in genere rappresentato in modo simbolico, insieme alle altre piaghe di Gesù.

Le Rivelazioni di Santa Margherita Maria Alacoque
L’iconografia del Sacro Cuore di Gesù, sebbene esistente nella storia del Cristianesimo già da alcuni secoli, trovò la sua massima diffusione in seguito alle rivelazioni private ricevute tra il 1673 e il 1675 nel Monastero di Paray-le-Monial, in Borgogna, dalla monaca dell’Ordine della Visitazione Santa Margherita Maria Alacoque. Tali esperienze mistiche furono descritte dalla religiosa in un’autobiografia su richiesta del suo direttore spirituale, il gesuita Claude de La Colombière, beatificato da Pio XI e canonizzato da Giovanni Paolo II.
Come descritto dalla Santa, nella prima visione Gesù le apparve mostrando il Santissimo Cuore ardente, circondato da una corona di spine e sormontato da una Croce, e invitò la Santa a porgerle il suo cuore; collocatolo nel proprio costato, lo restituì ardente. Sebbene sia complesso descrivere il profondo significato teologico di queste visioni, è utile osservare come ciò sia un'immagine evidente dell'immenso amore di Gesù Cristo verso gli uomini, per i quali soffrì il supplizio della Croce. Successivamente il Sacro Cuore sarebbe stato rappresentato nelle mani di Gesù che offre il Suo cuore al mondo.

Il Ruolo dei Gesuiti e la Diffusione del Culto
I Gesuiti si impegnarono sin da subito nel diffondere queste visioni, le quali assumevano anche un rilevante significato politico. Molti autori ritengono infatti che dalla descrizione di tali visioni ad opera della Santa discendesse la sacralizzazione del potere monarchico. È indubitabile che diversi sovrani europei si impegnarono significativamente per la diffusione in Europa e nelle colonie del culto del Sacro Cuore. La Chiesa, dopo decenni di discussioni, introdusse parzialmente nella liturgia il Sacro Cuore di Gesù durante il Pontificato di Papa Clemente XIII, nel 1765.
Il Dipinto di Pompeo Batoni: Un Prototipo
Per tale ragione, circa due anni dopo, i Gesuiti commissionarono al più importante pittore del tempo, Pompeo Girolamo Batoni, all’epoca noto soprattutto per ritratti di nobili di tutta Europa, la realizzazione di un’opera raffigurante questa particolare iconografia. L'opera era destinata a essere collocata nella celeberrima Chiesa del Gesù a Roma, chiesa madre dell’Ordine dei Gesuiti.
A richiedere la commissione fu il gesuita bolognese Domenico Maria Saverio Calvi, il quale guidò il celebre pittore nella realizzazione di quest’opera. Il dipinto non doveva essere soltanto un’immagine devozionale, ma una risposta intellettuale a coloro che manifestavano scetticismo verso tale iconografia, ritenendola eccessivamente caratterizzata da pietismo e misticismo. Il Settecento vedeva infatti opporsi alla tradizionale visione religiosa tridentina un atteggiamento illuminista di matrice razionalista che vedeva con perplessità siffatte raffigurazioni, nonostante la connessione tra cuore e anima risalisse persino al tempo di Aristotele.
Descrizione del Dipinto di Batoni
Il Batoni, su richiesta del gesuita Calvi, rispettò l’incarico ricevuto attenendosi alla descrizione della visione contenuta negli scritti della Santa. Gesù Cristo porge all’osservatore il suo Santissimo Cuore ardente, circondato dalla corona di spine e sormontato dalla Croce, a simboleggiare le sofferenze che ha patito per redimere l’umanità. L’osservatore si trova in tal modo al posto della Santa, nella contemplazione della bontà di Cristo, accentuando così l’universalità del messaggio salvifico cristiano.

L’effetto dell’opera è dirompente nell’intimità del raccoglimento religioso del fedele, differenziandosi dalle importanti opere dei secoli precedenti. Nel dipinto del Batoni, Gesù non è raffigurato lontano, nella sua potenza e maestosità, ma è rivolto compassionevole e misericordioso verso il fedele. Il dipinto è quindi adatto precipuamente a un culto intimo e privato, quasi domestico, facendo emergere il periodo storico nel quale l’opera fu realizzata, nel quale iniziava a formarsi la necessità di una religiosità principalmente privata, come nell’età contemporanea.
Aspetti Tecnici dell'Opera di Batoni
A livello meramente tecnico, appare interessante la scelta del supporto da parte dell’esperto Batoni. Egli, come tutti i pittori del suo tempo, era ovviamente abituato a realizzare oli su tela, essendo ormai desueto da decenni l’utilizzo del rame. Tuttavia, quest’opera fu realizzata insolitamente proprio con questa tecnica, probabilmente per la consapevolezza del grande artista di poter accentuare con l’utilizzo del rame gli effetti cromatici del colore rosso del Sacro Cuore, attribuendo così al dipinto la caratteristica dolcezza che lo ha reso celebre nei secoli.
Le tecniche pittoriche rinascimentali
Diffusione del Culto nel XVIII e XIX Secolo
Pompeo Batoni, caratterizzato da una profonda fede religiosa, anche su richiesta del Gesuita Calvi, realizzò successivamente altri dipinti raffiguranti il Sacro Cuore. Tra questi, particolarmente importanti sono le grandi tele commissionate dalla Regina Maria I del Portogallo per la Basilica da Estrela a Lisbona. La sovrana intendeva realizzare la prima Basilica dedicata al culto del Sacro Cuore e, a tal fine, si rivolse ovviamente al grande artista autore del celebre dipinto per la Chiesa del Gesù. A dimostrazione dell’importanza che andava ad assumere il culto per il Sacro Cuore, il Pontefice Pio VI si recò personalmente presso lo studio del pittore al fine di visionare i dipinti prima che fossero inviati in Portogallo.
Nei decenni successivi, il culto per il Sacro Cuore di Gesù continuò a diffondersi in tutta Europa, tanto che durante gli anni della Rivoluzione fu associato indissolubilmente alle forze conservatrici. Basti osservare che non solo i vandeani lo raffigurarono persino sulle loro bandiere, ma anche le truppe tirolesi di Andreas Hofer giurarono fedeltà al Sacro Cuore. Tale culto si consolidò ulteriormente nel XIX secolo in seguito alla Restaurazione e fu oggetto di numerose encicliche e decreti, tanto da essere esteso a tutto il mondo cattolico durante il Pontificato di Papa Pio IX.
Inoltre, nel maggio 1899, con l’Enciclica Annum Sacrum, Papa Leone XIII consacrò l’umanità al Sacro Cuore di Gesù osservando come: "Poiché il sacro Cuore è il simbolo e l’immagine trasparente dell’infinita carità di Gesù Cristo, che ci sprona a rendergli amore per amore, è quanto mai conveniente consacrarsi al suo augustissimo Cuore, che non significa altro che donarsi e unirsi a Gesù Cristo."
Evoluzione dell'Iconografia e le Litografie
Le immagini del Sacro Cuore, nate dalle visioni di Santa Margherita Maria Alacoque, furono oggetto di un’ampia diffusione attraverso litografie e stampe, rendendole accessibili a un vasto pubblico.
Le Prime Rappresentazioni e la "Miniatura Inviata dalla Madre Greyfié"
Nelle prime fasi della diffusione del culto, il Sacro Cuore era spesso raffigurato in modi più simbolici e allegorici. Una "miniatura inviata dalla Madre Greyfié" a Semur nel gennaio 1686, descritta in lettere di Santa Margherita Maria Alacoque, rappresenta un esempio precoce. In una lettera del 31 gennaio 1686, la Santa esprime il desiderio che il Sacro Cuore venga onorato in tutta la comunità. Similmente, in una lettera n. 47 del 15 settembre 1686, si menzionano "immagini del sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo che ci hanno regalato", e si suggerisce: "se non potrete averne una grande, per quanto piccola potrete tenerla su di voi." In un'altra lettera del 2 marzo 1686, indirizzata alla M. Saumaise di Dijon, si menzionano "immagini del Sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo, alcune grandi per le case e di piccoline da portare addosso."
Una raffigurazione di grande importanza fu quella realizzata nel 1686 da un pittore su schizzo della Santa stessa. Questa immagine presentava il Sacro Cuore circondato da una piccola corona a nodi intrecciati e una corona di spine, con l'intreccio delle due corone a formare dei cuori. Ai lati, a sinistra una nuvola sanguinante e a destra la parola "Charitas" scritta in lettere d'oro. L'immagine fu poi inviata a Paray. Successivamente, la Madre Luisa Eugenia de Fontaine si incaricò di farla stampare. Questa immagine fu custodita a Torino, ceduta dal monastero di Paray il 2 ottobre 1738, ed è stata più volte riprodotta, diventando oggi una delle più diffuse. Si dice che l'originale andò perduto durante la Rivoluzione Francese, ma venne ritrovato da un rigattiere nei primi anni dell'800.
Ulteriori Sviluppi e Artisti Coinvolti
Un'altra significativa opera è una pittura ad olio di 0,33 x 0,22 m, datata 1688, raffigurante il Sacro Cuore in un contesto di preghiera, con la Vergine da un lato e San Giuseppe dall'altro e fra i due un'anima supplice. Questa opera, probabilmente di G. Peniz, un artista fiammingo o tedesco poco noto, o di P. Deleuil-Martiny o della famosissima Santa Teresa del Bambin Gesù, fu ritrovata da Madame Moncolon nel 1833 ed è da allora gelosamente custodita al suo posto.
Nel contesto delle antiche litografie, il libro "Il Mistero del CUORE di GESU'" si propone di analizzare contestualmente due canali di conoscenza: quello delle fonti teologiche e quello dei beni artistici. Il libro è frutto di una serie di approfondite ricerche storico-artistiche sulla storia del Sacro Cuore di Gesù, seguendo un filone di studio che ha visto altre pubblicazioni dell’Artista sulla vita dei Santi, come quelle sulla vita di S. Lorenzo e S. Francesco Borgia. Sarà presentato da mons. Stefano Sanchirico della Biblioteca Apostolica del Vaticano, Maria Rosa Patti (archeologa e storica dell’arte), Maria Frega (sociologa), Massimo Saba (giornalista e scrittore).
La Diffusione e il Significato del Culto Oggi
Nel corso del tempo, il culto del Sacro Cuore ha visto un'evoluzione nel suo significato. Inizialmente, era associato anche a correnti politiche conservatrici. Tuttavia, la Chiesa ha sempre enfatizzato il suo profondo significato spirituale, legato all'amore infinito di Gesù Cristo per l'umanità.
La pratica del primo venerdì del mese, la consacrazione delle famiglie (1918) e la consacrazione del mondo intero al Sacro Cuore di Gesù dimostrano la continua importanza di questa devozione nella vita spirituale dei fedeli. Il Sacro Cuore è un simbolo che ci invita a un rapporto vivo con Dio, un Cuore che ci ha amato per primo, in cui confidare completamente.
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