San Nicola di Bari, originariamente Nicola di Myra (o di Patara), nato intorno al 270 d.C. a Patara e deceduto a Myra il 6 dicembre 343, fu un vescovo venerato sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa, e da molte altre confessioni cristiane. Particolarmente stimato dagli ortodossi, è considerato il più grande santo ecumenico. Dopo il Concilio Vaticano II, gli ortodossi hanno avuto la possibilità di venerarlo nella sua basilica. Le informazioni sulla sua infanzia sono scarse, e molte tradizioni popolari potrebbero riferirsi ad altri monaci con lo stesso nome vissuti in epoche successive. Si trasferì a Myra, dove divenne sacerdote e, alla morte del vescovo, fu scelto dalla popolazione per succedergli.
Durante un periodo di carestia a Myra, San Nicola ottenne dall'Imperatore rifornimenti di cibo e una riduzione delle tasse. Dopo la sua morte, le sue spoglie furono tumulate nella cattedrale di Myra, dove rimasero fino al 1087. In quell'anno, con la città caduta in mano ai musulmani, Bari e Venezia entrarono in competizione per acquisirne le reliquie. Sessantaquattro marinai baresi riuscirono a recuperare la maggior parte delle sue ossa, riportandole a Bari il 6 maggio 1087. Le reliquie furono inizialmente affidate a un monastero benedettino sotto la custodia del futuro vescovo Elia, per poi essere traslate in una cripta appositamente costruita nella Basilica di San Nicola, con una cerimonia presieduta da Papa Urbano II due anni prima.

Il culto di San Nicola si diffuse ampiamente in Asia Minore, tanto che nel VI secolo a Costantinopoli gli erano dedicate ben 26 chiese, e la sua tomba era meta di pellegrinaggi. L'acqua raccolta dalla sua tomba, già a Myra, nota come "manna", è stata analizzata dall'Università di Bari e risulta essere estremamente pura. Alcuni la considerano un miracolo attribuito alle sue ossa, mentre altri la spiegano come un fenomeno di condensazione naturale.
San Nicola è strettamente legato alla tradizione natalizia. Si ritiene che la figura di Babbo Natale derivi da lui, in onore dei suoi doni ai bambini per prevenire la loro deviazione morale e per la salvezza dei fratelli che liberò. Dopo che le culture protestanti cessarono di venerarlo come santo e vescovo, si sviluppò una figura più leggendaria, Sinterklaas, che in seguito divenne Santa Claus. Il suo emblema è il bastone pastorale, simbolo del suo episcopato, e i tre sacchetti d'oro (o tre palle), che alludono alla dote donata per salvare tre fanciulle dalla prostituzione. Spesso viene raffigurato con paramenti vescovili. La tradizione di vestirlo di rosso risale al 1821, con il poema "A Visit from St. Nicholas", che influenzò la colorazione dell'abito di Babbo Natale. Nell'iconografia della Chiesa ortodossa russa, la sua icona è spesso la terza più importante all'interno delle chiese, dopo quelle di Gesù e della Madonna.
La Basilica di San Nicola a Bari e le sue Reliquie
La Basilica di San Nicola a Bari custodisce un patrimonio di reliquie di inestimabile valore, frutto di un'intensa devozione e di eventi storici significativi. La storia dell'arrivo delle reliquie di San Nicola a Bari nel 1087 è uno degli episodi più affascinanti del Medioevo pugliese.
La Traslazione delle Reliquie
Le motivazioni dietro la traslazione delle reliquie da Myra a Bari sono molteplici e intrecciano ragioni economiche, politiche e religiose. La città di Bari, in un periodo di declino del suo ruolo politico e commerciale a causa delle guerre tra Bisanzio e i Normanni, cercò di rilanciarsi attraverso l'acquisizione di un santo di grande richiamo. Venezia rappresentava un forte concorrente nel commercio del grano pugliese con l'Oriente, e le guerre bizantine favorirono l'espansione economica veneziana. Bari, non potendo più competere nel commercio, decise di puntare su un "business" diverso: portare a casa un santo importante quanto San Marco a Venezia.
Esistono diverse versioni della "Translatio Sancti Nicolai", che narrano di come i baresi si impossessarono delle spoglie del santo. Una versione racconta di mercanti baresi ad Antiochia che, venuti a conoscenza dell'intenzione di mercanti veneziani di trafugare il corpo di San Nicola a Myra, decisero di anticiparli. Giunti a Myra, ottennero con minacce la localizzazione della tomba, situata sotto il luogo da cui sgorgava l'olio sacro, la "manna". Nonostante la resistenza della popolazione locale, svegliata dal profumo delle reliquie, i baresi riuscirono a fuggire con le spoglie, giungendo al porto di San Giorgio martire, vicino a Bari, dove fu eretta una cappella. Altre versioni includono l'affidamento delle reliquie a un abate benedettino o un'apparizione del santo a un prete barese che gli chiedeva di essere trasportato a Bari, a causa della minaccia di distruzione della sua tomba da parte dei musulmani. Queste narrazioni, pur presentando elementi romanzati, evidenziano la forte spinta religiosa e l'importanza strategica dell'evento per Bari.

La Cripta della Basilica
La cripta della Basilica di San Nicola, una vera e propria chiesa sotterranea, fu edificata tra il 1087 e il 1089. La sua pianta rettangolare, di circa 30 metri per 14,81, è suddivisa da ventisei colonne che sostengono volte a crociera. Particolarmente degni di nota sono i quattro capitelli nella zona centrale, di fronte alla tomba del Santo, che presentano caratteristiche romaniche simili ad altre sculture della Basilica, come la Cattedra dell'abate Elia. Tra questi spiccano il Capitello dei Leoni e degli Arieti, il Capitello dei Leoni e dei Pavoni, e il Capitello dei Pavoni e del Grifo, che trasmettono un senso di forza e aggressività.
La posizione della cripta, quasi 50 centimetri sotto il livello del mare, ha reso necessario affrontare il problema delle maree. Nel corso dei secoli, il pavimento è stato rialzato, nascondendo le basi delle colonne, e gli allagamenti hanno portato alla sostituzione di un mosaico con lastre di pietra. I recenti restauri hanno riportato la cripta al suo splendore originale, rendendo nuovamente visibili le basi delle colonne e proteggendo la struttura.

Reliquie Custodite nella Basilica
La Basilica di San Nicola ospita numerose reliquie, provenienti principalmente da due fonti: il passaggio di crociati e pellegrini da e per la Terra Santa (1096-1102) e la munificenza di re Carlo II d’Angiò (1285-1309).
La Cappella delle Reliquie
La Cappella delle Reliquie, o del SS. Sacramento, è un'area riservata alla preghiera personale, creata in seguito alla nascita del Museo Nicolaiano. Qui sono esposte le reliquie in grandi vetrine.
- Vetrina di Sinistra: Custodisce la reliquia di San Tommaso Apostolo (con una freccia nella mano destra) e una reliquia della Maddalena alla base. La reliquia di San Tommaso, insieme a quella di San Vincenzo Martire, è la più antica documentata nella Basilica, risalente al 1102. Si ritiene che anche la reliquia di San Giacomo Minore (con un bastone nodoso nella mano sinistra e una reliquia di San Placido nella base) risalga all'epoca delle crociate. Di epoca angioina (1266-1442) sono invece le reliquie di San Lorenzo (con la graticola), San Biagio (con mitra e libro), San Sisto (con palma d'oro nella sinistra), il dente della Maddalena (nell'ampolla originale), Santa Lucia (in un piccolo reliquiario tondo) e il Velo della Vergine (in un piccolo reliquiario ovale).
- Vetrina di Destra: Espone la reliquia di San Gregorio Magno (con tiara e croce a tre bracci). Segue una reliquia di eccezionale venerazione nei secoli: la sacra Spina della Corona di Cristo, donata da Carlo II d’Angiò nel 1301 insieme alle reliquie della Passione. A questa reliquia è legato un tradizionale miracolo: quando il Venerdì Santo coincide con il giorno dell'Annunciazione, la punta sanguina. A fianco, in alto, si trova il tempietto di San Sebastiano, originariamente un ostensorio. Sono presenti anche reliquie legate alla Passione del Signore: la sacra Spugna (cubo con cupoletta) e la reliquia di San Longino (il centurione che trafisse il costato di Gesù). Segue la reliquia di San Urbano papa (con palma d'argento nella sinistra) e, infine, una delle più significative: la reliquia di San Giacomo Maggiore. Questa reliquia creava un legame ideale con il celebre santuario di Santiago de Compostela; così come in quel santuario esiste un altare dedicato a San Nicola, a Bari i pellegrini, vedendo la destra di San Giacomo con la canna e le conchiglie alla base, pensavano immediatamente a San Giacomo Maggiore.

Altri Tesori della Basilica
I candelieri di cristallo di rocca, di finissima fattura, risalgono alla donazione angioina del 1296 e rappresentano uno degli esempi più antichi in Italia.
La cassetta delle reliquie fu realizzata subito dopo il trafugamento delle spoglie del Santo da parte dei baresi. Inizialmente modellata come i contenitori usati dai marinai per conservare il cibo, fu successivamente arricchita con stoffe pregiate. Solo nel XVI secolo iniziò ad attirare l'attenzione e ad essere documentata. La cassa che la conteneva fu rifatta nel 1659 e, nel 1887, i resti lignei furono trasferiti in un'urna di cristallo per permetterne la visione al pubblico.
La Basilica custodisce anche altre preziose reliquie, come una spina della corona di Cristo, una scheggia della Croce, un pezzo della spugna usata per dare da bere a Gesù, l'osso del braccio del centurione Longino, un dente di Maria Maddalena e parte della cassa che conteneva le ossa di San Nicola. Questi reperti, insieme a numerosi altri oggetti di pregio, costituiscono il Tesoro di San Nicola, parzialmente ospitato nel Museo Nicolaiano e, in gran parte, all'interno della Cappella delle Reliquie.
San Nicola e le sue Miracolose Intercessioni
La vita di San Nicola è costellata di episodi miracolosi che ne hanno alimentato la fama e la devozione nei secoli. Tra i più celebri:
- La dote alle tre fanciulle: Un signore di Patara cadde in disgrazia e, non potendo offrire una dote alle sue tre figlie, rischiava di avviarle alla prostituzione. San Nicola, agendo in segreto, fece trovare tre sacchetti pieni di monete d'oro nella loro stanza, permettendo loro di sposarsi onorevolmente. Questo episodio è spesso associato alle tre palle d'oro o tre palle, simbolo iconografico del santo.
- La resurrezione dei tre bambini: Si narra che tre bambini, uccisi e fatti a pezzi da un oste disonesto, furono resuscitati da San Nicola per sua intercessione.
- La salvezza di tre generali: San Nicola salvò la vita di tre generali ingiustamente condannati a morte, intervenendo in loro favore.
- La salvezza dei marinai: Un altro episodio riguarda la salvezza di alcuni marinai durante una violenta tempesta.
Questi miracoli, insieme alla sua generosità, misericordia, bontà, carità, giustizia, capacità di ascolto e tolleranza, fanno di San Nicola un modello spirituale di grande importanza. La sua figura è così incisiva da essere menzionata persino da Dante nella Divina Commedia, riferendosi al miracolo delle tre fanciulle.

San Nicola di Myra e la sua influenza ecumenica
San Nicola di Myra (o di Bari) non è solo una figura centrale nella tradizione cristiana occidentale, ma possiede anche una profonda risonanza ecumenica, promuovendo l'unione tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa. La Basilica di San Nicola a Bari è stata la prima chiesa latina a ospitare al suo interno una cappella dedicata alla celebrazione del rito ortodosso. Ogni giorno, le liturgie cattoliche si svolgono nella chiesa superiore, mentre quelle ortodosse hanno luogo nella cripta, testimoniando una convivenza spirituale unica.
La Basilica stessa, con la sua imponente architettura e la ricchezza delle sue reliquie, funge da ponte tra le due tradizioni cristiane. La presenza delle reliquie di San Nicola a Bari, un santo venerato da entrambe le confessioni, rafforza questo legame spirituale e storico. La "manna" che sgorga dalla tomba del santo, considerata da alcuni un miracolo tangibile, è vista da altri come un simbolo dell'unione dei fedeli cattolici e ortodossi in preghiera.
La figura di San Nicola trascende le divisioni confessionali, rappresentando un ideale di generosità, compassione e giustizia universale. La sua influenza si estende ben oltre i confini religiosi, permeando la cultura popolare e le tradizioni festive, come nel caso della figura di Babbo Natale.
Altre Reliquie e Testimonianze Cristiane a Bari
Oltre alle reliquie di San Nicola, Bari custodisce altre importanti testimonianze della fede cristiana, ospitate nella Cattedrale e in altre chiese della città.
Reliquie nella Cattedrale di Bari
Nella cripta della Cattedrale di Bari si trovano diverse reliquie, tra cui spiccano i resti di Santa Colomba di Sens (257-273). Secondo la tradizione agiografica, Santa Colomba, nata in Spagna da famiglia nobile e pagana, si convertì al cristianesimo in giovane età. Arrestata per la sua fede, rifiutò le proposte dell'imperatore Aureliano e fu imprigionata in una "cella meretricia". Si narra che un'orsa presente nell'anfiteatro la difese, e che un improvviso acquazzone salvò lei e l'orsa dal rogo. Alla fine, Santa Colomba fu decapitata intorno al 273. Il suo culto si diffuse in Francia e in Europa, con diverse chiese a lei dedicate. Le sue reliquie giunsero a Bari, dove furono deposte nella Cattedrale. Tuttavia, analisi recenti hanno rivelato che i resti sono stati ricomposti grazie a seta e cartapesta, sollevando dubbi sulla loro autenticità, analogamente al ritrovamento dei resti di San Sabino nel 1091.
Tra le altre reliquie degne di nota nella Cattedrale si annoverano:
- L'icona della Madonna di Costantinopoli.
- Resti di altre figure sante, conservati in teche.
La "Manna" di San Nicola: Miracolo o Fenomeno Naturale?
La "manna" che sgorga dalla tomba di San Nicola è un fenomeno che continua a suscitare dibattito. Raccolta dai fedeli, viene considerata da alcuni una reliquia a sé stante, testimonianza tangibile del miracolo del santo. Altri la spiegano come un processo naturale di condensazione dell'umidità presente nelle ossa e nell'ambiente circostante. Indipendentemente dall'interpretazione, la "manna" rappresenta un elemento iconico legato al culto di San Nicola a Bari, celebrato ogni anno il 9 maggio con l'apertura dei resti davanti alla folla.