La Chiesa e l'Aborto: Posizioni, Controversie e Misericordia

Le notizie che circolano, specialmente sui social media, richiedono un'attenta verifica. In relazione a una notizia riguardante un parroco e l'aborto, un giornalista ha contattato una parrocchia per ottenere chiarimenti. La voce femminile che ha risposto al telefono, una volta appreso che l'interlocutore era un giornalista, si è irrigidita e ha liquidato la richiesta affermando che il parroco non era presente.

Nonostante ciò, con un tono pacato, il giornalista ha spiegato di voler solo verificare la veridicità di una storia e l'autenticità della pagina Facebook della parrocchia. La risposta ricevuta, attribuita a don Andrea, ha espresso un forte disaccordo con l'idea che persone come l'autore della pagina Facebook non dovrebbero esistere. Don Andrea ha sottolineato il coraggio della madre, che ha scelto di portare avanti la gravidanza e crescere il figlio, offrendogli una vita e una libertà che ora egli usa per esprimere concetti negativi. La sua posizione è chiara: l'aborto è il "non senso" di ogni cosa, una vittoria della morte sulla vita e della paura sul desiderio di combattere e vivere. Ha criticato l'ideologia che decide chi ha diritto di vivere, privando l'umanità di ogni speranza. Don Andrea ha espresso ammirazione per le donne che affrontano le difficoltà con coraggio, contrapponendole all'anonimato dell'autore della critica, suggerendo che quest'ultimo manchi di coraggio. Ha inoltre aggiunto che il quartiere, già provato da problemi, non ha bisogno di atti di vandalismo. Ha invitato l'autore a migliorare il mondo, amare, aiutare chi soffre e dare la vita, definendo questi come i veri atti di coraggio.

Una chiesa con scritte offensive sui muri.

Purtroppo, imbrattare chiese con scritte offensive non è una novità, così come non lo è che un parroco utilizzi i social media per dialogare con un aggressore. Allo stesso modo, non è nuovo il fatto che molte persone plaudano a tali iniziative. Tuttavia, ciò che si rinnova è il coraggio e la bellezza del gesto di don Andrea.

Mauro Leonardi, sacerdote dal 29 maggio 1988, vive a Roma e svolge il suo ministero pastorale presso la parrocchia di san Giovanni Battista in Collatino, dove è anche cappellano del Liceo dell'Accoglienza Safi Elis. Scrive per diverse pubblicazioni online e il suo blog si chiama "Come Gesù".

In una conversazione con don Mauro, Sandro ha espresso perplessità riguardo alla gioia dei tifosi per la vittoria della Juventus, alcuni dei quali affrontano difficoltà economiche, mentre i calciatori guadagnano cifre esorbitanti. Don Mauro ha suggerito, richiamando gli antichi romani, che il calcio possa essere una forma di "panem et circenses", un fascino legato al gioco, alla teatralità e alla bravura dei calciatori, arricchito da tradizioni culturali e rituali in Italia. Ha riconosciuto che gli stipendi astronomici dei calciatori contrastano con la realtà dell'italiano medio.

Mariolino ha raccontato che, in occasione della prima comunione del figlio, il parroco ha fatto indossare a tutti i bambini un saio bianco. Dopo la cerimonia, soprattutto le bambine, sembravano partecipare a una sfilata di alta moda, con numerosi accessori. Don Mauro ha commentato che, in alcune parrocchie romane, si è tornati al saio anche per le bambine per ovviare ai problemi legati alla "moda", concedendo solo l'uso di coroncine o fiori tra i capelli. Ha osservato che anche in passato, nelle foto antiche, bambini e bambine indossavano abiti ricercati per le cerimonie, con spese considerevoli per apparire al meglio. Il punto cruciale, secondo don Mauro, non è l'abbigliamento, ma ciò che si ha nel cuore. Ha suggerito che il desiderio di apparire come "piccole spose" possa derivare dalla volontà di celebrare la bellezza e la ricchezza del sacramento ricevuto, ma se si tratta di un'ostentazione di ricchezza legata al banchetto successivo, allora la sua approvazione viene meno. Ha consigliato di lasciare la scelta ai genitori, aiutandoli durante il catechismo ad appassionarsi più al sacramento che alla festa.

Rispondendo alla domanda sulla posizione della Chiesa riguardo all'aborto, don Mauro ha affermato che l'aborto non può mai essere praticato. Tuttavia, ha sottolineato che la relazione con l'essere umano non è mai così netta e che la Chiesa, come madre, esprime i suoi "no" e i suoi "sì", rimanendo sempre pronta ad amare, accogliere, perdonare, correggere, parlare e ascoltare, unita ai suoi figli. La Chiesa è misericordia. Don Mauro non ama parlare di "posizione" della Chiesa come se avesse opinioni su questioni diverse.

A Macerata, Monsignor Marconi è intervenuto in merito alle dichiarazioni del vicario, affermando che l'interruzione di gravidanza come unica scelta lasciata a una donna non è civiltà, ma barbarie. Dopo l'omelia anti-aborto di don Andrea Leonesi, vicario della Diocesi di Macerata, che aveva paragonato l'interruzione di gravidanza alla pedofilia, il vescovo Nazzareno Marconi ha chiarito la sua posizione. Le parole di Leonesi avevano suscitato un caso nazionale.

Il vescovo Marconi ha dichiarato di essere contro l'aborto, non considerandolo un diritto o una conquista di civiltà, ma un fallimento sociale quando una vita umana viene vista come un "problema". Ogni vita umana è una ricchezza, anche se può rappresentare una sfida per la società, richiedendo impegno da parte di tutti per accoglierla. Ha espresso orgoglio nel vedere persone vive grazie all'impegno suo e di molti altri, mobilitati per affrontare problemi economici, psicologici o relazionali che avevano spinto le madri verso l'aborto. Don Andrea, con il suo linguaggio provocatorio, aveva messo in guardia contro una mentalità che, pur riconoscendo il dramma della pedofilia, non mobilita allo stesso modo per garantire a ogni donna il diritto di non abortire. Il vescovo ha ribadito che se l'aborto è l'unica scelta lasciata a una donna, perché la società non ha fatto tutto il possibile per aiutarla, allora si tratta di barbarie. Ha auspicato la famiglia cristiana, descritta da san Paolo come una "perenne gara nella mutua sottomissione", un modello di vita cristiana basato sulla gioia e la comunione, contrapposto alla vita dei pagani dominata dal vizio. Il segreto di questa vita bella risiede nel non voler dominare gli uni sugli altri, ma nel sottomettersi nell'amore, come indicato nel passo "siate sottomessi gli uni agli altri" (Ef 5,21). Il vescovo ha consigliato ai critici di considerare la correttezza scientifica nel criticare un atto linguistico come un'omelia, che differisce da un comizio, comprendendo il genere letterario e i testi biblici di riferimento. Ha osservato che chi era presente in chiesa, culturalmente preparato, ha compreso le parole di don Andrea senza sollevare critiche. Ha inoltre incoraggiato alcuni commentatori a studiare meglio il Medioevo, poiché nessun docente universitario competente userebbe più la metafora dell'"epoca di oscurantismo" tipica di certa letteratura polemica del '700.

Illustrazione che rappresenta la misericordia di Dio.

Papa Francesco, nella lettera apostolica "Misericordia et misera", ha stabilito che tutti i sacerdoti potranno assolvere in confessione i responsabili del peccato di aborto: la donna, chi ne condivide la decisione e il personale medico e paramedico che pratica l'intervento. Questa decisione papale, già in vigore, verrà recepita nel Codice di diritto canonico. Il documento afferma che "Perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio, concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto. Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare viene ora esteso nel tempo, nonostante qualsiasi cosa in contrario".

Francesco ha precisato che l'ampliamento della facoltà di assolvere non implica un giudizio meno severo sull'aborto, definendolo un "grave peccato, perché pone fine a una vita innocente". Tuttavia, ha ribadito con forza che "non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre". Ha esortato i sacerdoti a essere guide, sostegno e conforto nell'accompagnare i penitenti in questo cammino di riconciliazione.

Nella lettera all'arcivescovo Fisichella, pubblicata il 1° settembre dell'anno precedente, Francesco aveva motivato la concessione temporanea della facoltà di assolvere l'aborto, ora estesa permanentemente. Aveva espresso particolare pensiero a tutte le donne che hanno fatto ricorso all'aborto, riconoscendo i condizionamenti che le hanno portate a tale decisione, definendola un "dramma esistenziale e morale". Aveva incontrato molte donne portatrici di una "cicatrice" per questa scelta sofferta e dolorosa, affermando che il perdono di Dio non può essere negato a chiunque sia pentito e si accosti con cuore sincero al Sacramento della Confessione.

Altre novità giubilari sono state prolungate da Papa Francesco, come il riconoscimento della validità dei sacramenti amministrati dai sacerdoti appartenenti alla "Fraternità di San Pio X", per il bene pastorale di questi fedeli e nella speranza di recuperare la piena comunione nella Chiesa Cattolica. Tale facoltà è stata estesa "fino a nuove disposizioni".

"L’aborto è il più grande degli scempi. È più grave l’aborto o un atto di pedofilia?". Queste sono alcune delle affermazioni attribuite a don Andrea Leonesi, della Chiesa dell’Immacolata di Macerata, durante un'omelia il 27 ottobre. Il video dell'omelia, che condannava l'aborto e le proteste femministe in Polonia, includendo anche la sottomissione biblica della donna all'uomo, è diventato virale. Don Andrea, nato nel 1968 e ordinato sacerdote nel 1999, vicario generale del Vescovo dal 2018, ha espresso preoccupazione per la ricezione dei suoi discorsi, consapevole della delicatezza del momento storico. Ha commentato eventi internazionali, citando la legge polacca che vieta l'aborto anche del feto malformato e le conseguenti proteste femministe in Italia. Ha poi richiamato la dottrina biblica sulla sottomissione delle mogli ai mariti, con un tono provocatorio, invitando a non soffermarsi su tali parole se non si è preparati. Ha concluso auspicando la conversione di intere nazioni come la Polonia e l'Italia, e la nascita di una nuova generazione di cristiani e politici che invertano la tendenza. Sinistra Italiana di Macerata ha definito il discorso frutto di "negazionismo, oscurantismo, maschilismo esasperato".

In un servizio delle Iene, un prete è stato accusato di aver fatto abortire un'amante con la complicità del vescovo dell'epoca. La questione solleva interrogativi sulla giustizia o sulla gogna mediatica contro la Chiesa. La magistratura è la sede appropriata per affrontare tali accuse, non un servizio televisivo. Allo stesso modo, sacerdoti e vescovi "felloni" non possono minare le basi della Chiesa. Il servizio delle Iene ha trattato il caso di un sacerdote cosentino che, dopo aver messo incinta una donna, l'avrebbe costretta ad abortire con la complicità del vescovo. L'atmosfera a Cosenza è tesa, con gli avvocati del vescovo pronti a sporgere denuncia. Il servizio ha raccontato la storia di una donna che ha avuto una relazione con don Giuseppe Leone, la gravidanza e la decisione di abortire attribuita al prete e al vescovo dell'epoca, Salvatore Nunnari. Il vescovo emerito ha ricordato la relazione del prete con la donna, ma sembrava attribuire la decisione dell'aborto a lei, aggiungendo che il sacerdote si era confessato e aveva ripreso il ministero. Il sacerdote è stato colto di sorpresa, balbettando frasi sconnesse. Il giorno dopo, l'attuale vescovo di Cosenza ha annunciato l'apertura di un'istruttoria, espresso solidarietà al vescovo emerito e chiesto scusa per gli eventuali peccati commessi. Il vescovo Nunnari ha annunciato querela contro le Iene.

L'articolo 18 della Legge 194, relativo all'aborto di donna non consenziente, prevede pene dai 4 agli 8 anni. La sede più opportuna per una donna per far valere le sue ragioni e le ricadute emotive è quella legale, non il sensazionalismo mediatico. Il servizio non risulta abbia indicato che la donna si sia rivolta a tale sede. L'azione del sacerdote viene vista come effetto di una "cultura abortista" promossa anche dalle Iene, che considera l'aborto un diritto. Se è un diritto per la madre, perché non anche per il padre? Se si ammette che l'aborto non è un diritto, la prospettiva cambia.

L'arcivescovo metropolita di Cosenza, monsignor Francesco Nolè, ha espresso "personale tristezza e il dolore della Chiesa cosentino-bisignanense" per la vicenda di Francesca, la giovane che ha denunciato di essere stata indotta ad abortire dal parroco con cui aveva avuto una relazione e dall'arcivescovo emerito di Cosenza, Salvatore Nunnari. La donna ha raccontato che quest'ultimo l'avrebbe spinta ad abortire, dicendole: "O abortisci o da qui devi partire". Dopo aver scoperto la gravidanza, Francesca è stata abbandonata dal compagno e, dopo l'aborto, anche dalla Chiesa.

I parenti del sacerdote hanno aggredito le inviate de "Le Iene". Don Giuseppe e monsignor Nunnari non hanno commentato l'accaduto, e i parenti del presunto prete-amante hanno aggredito le inviate, motivo per cui sono stati denunciati dai carabinieri per percosse. Il servizio ha incluso la testimonianza anonima di un altro sacerdote della zona che ha criticato sia il parroco che monsignor Nunnari.

L'arcivescovo Nolè ha espresso scuse per lo scandalo e il dolore arrecato alle vittime, in primis alla ragazza, e a quanti sono stati offesi dalla trasmissione. Ha dichiarato la disponibilità a incontrare la ragazza per un dialogo fraterno e ha invitato i cristiani a intensificare la preghiera per la Chiesa, "bella, santa e peccatrice, sempre bisognosa di conversione e di purificazione". La Diocesi si è impegnata a fare chiarezza sulla vicenda e a prendere provvedimenti canonici nei confronti di chi ha causato scandalo pubblico.

Ilaria, una ragazza di 20 anni, ha espresso difficoltà nel conciliare la sua fede con alcune posizioni della Chiesa, in particolare sull'aborto e la sessualità, sentendo un divario tra la sua volontà di credere e il desiderio di non praticare una fede "cieca". La sua riflessione la porta a sentirsi in colpa per non riuscire ad affidarsi totalmente a Dio.

La risposta a Ilaria inizia con il considerare l'aborto: "che cos’è l’aborto?". Segue una riflessione sulla sessualità, chiedendosi "per quale motivo i sessi sono così strutturati?". Si afferma che "basterebbe un minimo di osservazione e di ragionamento per comprendere che alcune azioni che coinvolgono la sessualità non sono secondo il senso della natura". Viene poi posto il quesito se sia "da persona responsabile mettere al mondo un bambino al di fuori del nido naturale che è quello della famiglia?". Infine, viene posta la domanda: "se rimango incinta, abortisco?".

tags: #relazione #sacerdote #aborto