Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa: Storia, Arte e Collezionismo

Una delle meraviglie più straordinarie di Venezia si trova, come spesso accade nella città lagunare, in una posizione appartata e quasi nascosta: infatti, Palazzo Grimani, residenza di una delle famiglie che più hanno inciso nella storia di Venezia, è raggiungibile percorrendo un vicolo, Ramo Grimani, che parte dalla stretta ruga Giuffa poco prima del ponte che conduce direttamente nel Campo di Santa Maria Formosa.

Le vicissitudini di questo edificio risalgono alla fine del XV secolo, quando il patrizio Antonio Grimani (Venece, 1434 - 1523), che prima di intraprendere una carriera politica fece fortuna commerciando in Oriente e fu successivamente eletto doge nel 1521, acquistò la dimora e la donò ai figli. Dal rogito di donazione di Antonio, il palazzo divenne la residenza dei Grimani “di Santa Maria Formosa”, così chiamati per distinguerli dagli altri rami della famiglia che risiedevano in altri palazzi della città.

Tuttavia, l'edificio fu ampliato e restaurato nel XVI secolo dai fratelli Vettore e Giovanni Grimani, nipoti di Antonio. Tra i vari splendidi palazzi veneziani, merita sicuramente una visita accurata palazzo Grimani vicino a Santa Maria Formosa nel sestiere di Castello.

Pianta di Venezia con evidenziato il sestiere di Castello e la posizione di Palazzo Grimani

La Famiglia Grimani e il Ruolo nella Storia Veneziana

I Grimani, con i vari rami della loro famiglia, erano una delle più ricche e influenti famiglie di Venezia, soprattutto nel XVI secolo. In quest'epoca, Antonio fu eletto Doge nel 1521, e suo nipote Giovanni divenne Patriarca di Aquileia una prima volta nel 1565, accusato di eresia e riuscito a difendersi da tutte le accuse, e una seconda volta nel 1584.

Si deve soprattutto al Patriarca Giovanni l'ampliamento della casa e le sue decorazioni cinquecentesche. Le fortune economiche discendono dalla maestria come mercante di Antonio Grimani, che in età anziana venne eletto Doge.

Antonio Grimani fu il primo membro della famiglia ad essere eletto Doge nel 1521 fino alla sua morte nel 1523. Successivamente, ve ne saranno altri due, anche se di rami diversi della famiglia: Marino (doge 1595-1605) e Pietro (doge 1741-1752).

Antonio nacque nel 1434. Suo padre apparteneva al patriziato veneziano, ma la madre non era nobile. Rimasto orfano di padre a soli 4 anni e non provenendo da una famiglia ricca, Antonio iniziò a commerciare con il Medio Oriente fin da ragazzo, riuscendo a costruirsi un'immensa fortuna che gli permise, nella seconda parte della sua vita, di dedicarsi a un'importante carriera politica, anche se con alti e bassi.

Dobbiamo ad Antonio l'acquisto del palazzo all'incrocio tra i rii di Santa Maria Formosa e San Severo, che venne poi ampliato dai suoi nipoti a metà del '500.

La Tribuna o Camerino delle Antichità: Un Tesoro di Collezionismo

Tra tutte le cose magnifiche che si possono ammirare all'interno del palazzo, sicuramente il posto d'onore è da assegnare alla Tribuna o Camerino delle Antichità. Questa splendida stanza, progettata probabilmente dallo stesso Patriarca Giovanni, riprende in alcuni aspetti la cupola del Pantheon e fu concepita proprio per esporre la collezione di statue raccolta da Giovanni Grimani, soprattutto nel suo periodo a Roma.

Egli, infatti, abitava in una villa con vigna sul colle del Quirinale, dove oggi sorge Piazza Barberini, che in passato veniva anche detta piazza Grimana. Sotto il suo terreno vennero ritrovate alcune statue antiche, nucleo della sua collezione.

Ricostruzione della Tribuna di Palazzo Grimani con le sculture antiche

Altro motivo per cui vale la pena visitare Palazzo Grimani è vedere la splendida scultura, riscoperta solo l'anno scorso, sul fondo di un caminetto che rappresenta una Salamandra.

Arte Contemporanea e Dialogo tra Antico e Moderno

Altro importante motivo per cui vale la pena visitare Palazzo Grimani è la mostra di opere del famoso artista Georg Baselitz intitolata “Archinto“, omaggio a Tiziano e all'arte veneziana del '500 (Filippo Archinto, arcivescovo ritratto da Tiziano nel 1558).

Diverse grandi tele e alcune sculture di Baselitz, tutte fatte appositamente per decorare le sale interne del palazzo, intavolano un dialogo tra antico e moderno. Il palazzo doveva essere centro di esposizione e ricerca per l'archeologia e il collezionismo lagunari.

Installazione di opere di Georg Baselitz all'interno delle sale di Palazzo Grimani

Il Palazzo Oggi: Tra Potenziale Inespresso e Sforzi di Recupero

Chi conosce Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa a Venezia? Chi l'ha visitato? Pochi, immagino. I visitatori dichiarati dal Ministero per il 2016 sono stati solo alcune migliaia. Eppure è il palazzo cinquecentesco più bello che si abbia in laguna, voluto dal doge Antonio e ingrandito poi, e realizzato nelle forme attuali, dal nipote Giovanni patriarca di Aquileia.

Il quale Giovanni aveva vissuto a Roma e volle quindi un palazzo 'moderno', alla moda di Roma, con corte centrale ornata di colonne e un grande scalone. Però c'è altro: ci sono i decori che un abile restauro, durato ben 25 anni (per una spesa di oltre 5 milioni e mezzo di euro), ha restituito al primitivo splendore: marmi colorati, pitture, stucchi. Come pittori si fanno i nomi di celebrità cinquecentesche come Giovanni da Udine e Francesco Salviati.

Perché in quel palazzo Giovanni collocò tutta la sua collezione di capolavori antichi: tra originali greci, copie romane di capolavori greci, e originali romani. Una collezione veramente superba di quasi duecento sculture. E ogni scultura aveva una collocazione precisa: ogni sala, ogni nicchia, ogni visuale, ogni prospettiva era stata pensata per un'opera specifica. Il palazzo era una sorta di grande scenografia dove si mostrava il bello dell'arte antica, dove la decorazione stessa era ispirata e dialogava con l'antico.

Dettaglio di decorazioni a stucco e marmi policromi nel salone di Palazzo Grimani

Il palazzo venne spogliato ben presto dei suoi vanti perché già Giovanni nel 1587 decise di donarli alla Repubblica di Venezia perché possedesse la “memoria di cose antiche”: uno straordinario atto di mecenatismo che anche salvò la collezione da una precoce dispersione. Del resto, già un suo zio, il cardinale Domenico, aveva lasciato propri capolavori in eredità alla Serenissima.

Mentre il palazzo a Santa Maria Formosa non ebbe grande fortuna e nell'Ottocento venne spogliato di quanto ancora conservava, e pressoché abbandonato. È dunque grande merito del Ministero per i beni culturali l'averlo acquistato nel 1981, restaurato con cura, e riaperto al pubblico nel 2009.

Ricordo di averlo visitato all'epoca, e si parlava di un imminente trasferimento di alcune opere dal Museo Archeologico, o di realizzare delle copie. Allora era già stata abbandonata l'idea di trasferire lì in toto il Museo Archeologico, cioè già abbandonata la soluzione museograficamente più congeniale. Perché sì, ora sarebbe difficile, se non impossibile, riproporre la collezione Grimani com'era allora. Però comunque il palazzo è uno dei simboli più alti del collezionismo di antichità rinascimentale, e anche solo come tale meriterebbe di conservare le antichità veneziane.

Ma di ciò, oramai, non merita neppure discutere. Però cosa si è fatto, nel palazzo, dal 2008 a oggi? Poco. Quasi nulla. L'ho visitato nuovamente qualche giorno fa. Poche opere dalla collezione Grimani si perdono tra le sale vuote. Solo il Ratto di Ganimede trionfa appeso al centro della spettacolare Tribuna, sala che sola meriterebbe la visita.

“Del resto, qui manca la guardiania notturna”, spiegano i custodi. E poi, le scarne didascalie non rendono giustizia dell'importanza del palazzo e dei suoi ideatori. E ho trascorso lì diverse ore e di altri visitatori neppure l'ombra. Invece è un palazzo abbandonato, quasi come lo era un secolo fa. Nel 2016 lo volevano persino chiudere, limitando le aperture al pubblico a poche ore nei weekend, ma poi il personale ha puntato i piedi e ora, come mi raccontano, lavorano tutti volontariamente nove ore al giorno per garantire il normale orario di apertura.

Mi parlano poi di spettacoli nel palazzo durante il Carnevale, di conferenze e concerti, di mostre di arte contemporanea. Ma è per questo che si è lavorato così tanto al suo restauro? Per lasciarlo vivacchiare? Possibile che non vi sia neppure l'ombra del grande progetto culturale che vi si doveva realizzare? Eppure, oggi le tecnologie offrirebbero mille possibilità, anche senza scomodare le opere originali dalle loro attuali collocazioni, veneziane e non. Si potrebbero realizzare copie reali o virtuali, e proporre visite narrate che facciano immergere il visitatore nel clima cinquecentesco. Si potrebbe veramente fare di Palazzo Grimani un centro culturale di prim'ordine. I mezzi si potrebbero reperire e l'operazione si potrebbe promuovere a dovere, se ci fosse la volontà. Ma pare non esserci.

[4] Il Rinascimento a Venezia | Palazzo Grimani

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