La riflessione sulla natura e sulla sua relazione con il divino trova eco nelle Scritture, come nel Salmo 89, dove il Re Davide glorifica il Signore per la creazione del nord e del sud, menzionando l'esultanza dell'Ermon e del Tabor nel Suo nome. Questo brano suggerisce che la natura stessa sembra esprimere gioia nei confronti di Dio Creatore.
Il Vangelo non specifica il nome della Santa Montagna su cui avviene la trasfigurazione di Gesù, ma una tradizione risalente al terzo secolo identifica il monte Tabor come il luogo in cui Cristo permise a Pietro, Giacomo e Giovanni di intravedere un raggio della Sua gloria celeste. Questo evento, secondo le interpretazioni, avviene dopo il primo annuncio della Passione di Gesù, conferendo al monte Tabor un significato di nuova esperienza pasquale. Non è un caso che le Chiese d'Oriente definiscano la trasfigurazione "Pasqua estiva".
Il legame più profondo del Monte Tabor con la Quaresima risiede nella presenza di Gesù, che in questo luogo invita al ritiro e alla preghiera. La Quaresima stessa è un tempo di raccoglimento, un periodo in cui la Chiesa si prepara alla Pasqua. Il Monte Tabor si erge per circa 400 metri sulla pianura circostante e quasi 600 metri sul livello del mare. Come dissero i discepoli, "è bello essere qui".
Tuttavia, è riconosciuto che "è impossibile vivere sempre questa esperienza, perché la nostra vita non è fatta solo di questo". Siamo chiamati, piuttosto, a essere nel mondo il riflesso di ciò che si vive in questi momenti di grazia, il riflesso della preghiera e della trasfigurazione della nostra vita.

L'Ascensione di Gesù e il Mandato Apostolico
La narrazione biblica prosegue con l'evento dell'Ascensione di Gesù. Quaranta giorni dopo la Pasqua, Cristo, alla presenza dei discepoli, fu elevato in cielo e scomparve tra le nubi. Gli Atti degli Apostoli attestano che Gesù si mostrò più volte e "con molte prove" ai suoi discepoli. Quaranta giorni dopo la Risurrezione, riuniti su un'altura ad est di Gerusalemme, verso Betania, Gesù si staccò da terra e "fu assunto in cielo".
Questo evento, avvenuto il 25 di Iyar (corrispondente approssimativamente al 12 maggio nel calendario gregoriano), precede di dieci giorni la festa di Shavuot, la Pentecoste. La descrizione dell'Ascensione nei Vangeli, in particolare nel Vangelo di Luca, utilizza un verbo passivo ("fu portato verso il cielo", "fu elevato in alto"), sottolineando la volontà del Padre. Gesù, obbedendo pienamente al Padre, compie la Sua volontà divina, culminando il piano di salvezza per l'umanità.
L'intima unione tra Gesù e il Padre è evidenziata dalle parole di Gesù: "Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l'annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l'annunzierà". L'affermazione che Gesù, dopo l'ascensione, "sedette alla destra di Dio" acquista un significato profondo, indicando la condivisione della sovranità divina, un concetto già presente nelle profezie di Daniele durante il processo di Gesù.
Il Regno promesso da Gesù, il "posto" che Egli prepara per noi, prende forma in modo glorioso, offrendo speranza all'umanità segnata dal peccato e dalla morte. Gesù è il compimento della Legge e dei Profeti.

La Galilea come Luogo di Incontro e Missione
Il Vangelo secondo Matteo conclude con l'incontro del Risorto con i discepoli in Galilea, il luogo da cui Gesù aveva dato appuntamento ai suoi attraverso le donne. In questo incontro, e nelle parole del Risorto, viene posto il fondamento della vita ecclesiale come vita missionaria.
Gli undici discepoli si recano sul monte indicato da Gesù. Vedendolo, si prostrano, ma alcuni dubitano. Gesù si avvicina e dichiara: "A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra". Questo potere diventa la base per il mandato missionario: "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato".
La scelta della Galilea come luogo dell'incontro è significativa. Era la terra di rifugio per Gesù bambino e la regione dove Egli aveva posto il seme della futura Chiesa, affidando a Pietro il compito di roccia su cui edificarla. Il ritorno di Gesù nella Galilea da cui tutto era iniziato riannoda la presenza del Risorto al cammino compiuto con i discepoli, un cammino di insegnamento e testimonianza.
L'incontro avviene su un monte, luogo per eccellenza delle manifestazioni divine nella Bibbia. Questo monte si aggiunge ad altri tre significativi momenti della vita di Gesù sul monte: la tentazione nel "monte altissimo", la proclamazione della Beatitudini sul monte per la predicazione della Legge, e il monte della Trasfigurazione. Questo quarto monte segna il compimento della rivelazione della natura divina di Cristo e la Sua signoria sul mondo.

La Natura della Fede e il Dubbio
I racconti delle apparizioni del Risorto evidenziano l'iniziativa di Gesù e la reazione dei discepoli, che comprende la prostrazione come segno di adorazione e, al contempo, il dubbio. Il dubbio non è estraneo alla fede, ma abita la stessa comunità dei credenti. L'esperienza dei discepoli, come nel caso di Pietro che cammina sulle acque ma poi dubita, dimostra che la fede non è una certezza priva di esitazioni, ma vive di fiducia e scoraggiamento, di certezza e dubbio.
La Parola di Gesù: Rivelazione, Mandato e Conforto
La parola di Gesù ai discepoli si articola in tre momenti: una rivelazione sulla Sua persona, il mandato per la missione e una parola di conforto. Gesù riafferma la Sua divinità e la Sua signoria sul mondo, confermata dalla Sua Pasqua. Questo potere diventa il fondamento della missione dei discepoli, estesa a tutte le genti della terra, realizzando la promessa fatta ad Abramo.
La missione consiste nel "fare discepoli", invitando alla sequela di Gesù attraverso l'accoglienza del Battesimo e l'ascolto della Sua parola. La formula trinitaria del Battesimo ("Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo") esprime la gratuità della vita del discepolo, fondata sull'accoglienza del dono divino.
Le ultime parole di Gesù, "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo", ribadiscono la Sua presenza costante. Matteo sottolinea che Gesù Emmanuele, il Dio con noi, è presente accanto ai Suoi discepoli, condividendo con loro il cammino e la missione, confermando la Sua vicinanza che non ha escluso nessuno, nemmeno i peccatori.
La Trasfigurazione nel Contesto Artistico e Liturgico
La Trasfigurazione di Gesù è un episodio biblico che ha ispirato numerose opere d'arte sia in Oriente che in Occidente. Icòne bizantine, mosaici come quello della Cappella Palatina di Palermo, e dipinti di artisti come Beato Angelico, Raffaello e Tiziano, testimoniano la centralità di questo evento nell'iconografia cristiana.
La festa della Trasfigurazione, celebrata il 6 agosto, ricorda secondo alcuni storici la dedicazione delle basiliche sul Monte Tabor. La fissazione della data è legata alla tradizione che l'episodio sia avvenuto quaranta giorni prima della crocifissione. La festa si diffuse in Occidente a partire dal IX secolo e fu inserita nel Calendario liturgico Romano nel 1457 da Papa Callisto III.

La Trasfigurazione è narrata nei Vangeli sinottici (Matteo 17,1-8; Marco 9,2-8; Luca 9,28-36) e ricordata da Pietro nella sua seconda lettera (2Pt 1,16-17). L'episodio vede Gesù, accompagnato da Pietro, Giacomo e Giovanni, trasformarsi con uno straordinario splendore. Appaiono Mosè ed Elia, che conversano con Gesù, e una voce dalla nube dichiara la Sua figliolanza divina.
Il Monte Tabor e l'Identificazione del Luogo
La tradizione, attestata già nel IV secolo da Cirillo di Gerusalemme e Girolamo, identifica il luogo della trasfigurazione con il Monte Tabor. Questo colle, alto 588 metri sul livello del mare, è stato teatro di significative esperienze religiose nella storia della salvezza, come il Monte Sinai per Mosè e il Monte Carmelo per Elia.
Nel corso dei secoli, il Monte Tabor è stato sede di comunità monastiche, chiese e, successivamente, di una fortezza. Nonostante la distruzione, i cristiani vi sono tornati, costruendo santuari. In alternativa al Tabor, alcuni studiosi ipotizzano il Monte Hermon come luogo della trasfigurazione, basandosi sull'idea che il Tabor fosse già una città fortificata e che i Vangeli parlino di un luogo "in disparte" e "solitario".

Le Apparizioni Post-Pasquali e la Missione della Chiesa
Papa Benedetto XVI sottolinea che il periodo delle apparizioni post-pasquali di Gesù fu limitato nel tempo. La promessa del Suo ritorno ha alimentato speranze e inquietudini, specialmente nei tempi di prova. Oggi, a quasi duemila anni dall'Ascensione, l'attesa non manca di presentare testimoni che vivono la gioia della presenza di Gesù risorto.
Il Vangelo di Luca e gli Atti degli Apostoli si collegano strettamente, con l'Ascensione che funge da anello di congiunzione tra l'andare al cielo del Maestro e la missione della Chiesa. Questa missione, affidata agli uomini che riceveranno lo Spirito Santo, appartiene a Dio e sarà da Lui visitata con il ritorno di Gesù.
Un episodio significativo è l'apparizione di Gesù ai discepoli sul mare di Tiberiade. Dopo una notte di pesca infruttuosa, Gesù appare sulla riva e guida i discepoli a gettare la rete, che si riempie di una quantità enorme di pesci. Questo evento rafforza la loro fede e il loro riconoscimento di Lui come Signore.
San Pietro e il Risorto.
Un altro momento cruciale è l'apparizione di Gesù ai discepoli nel Cenacolo, dove mostra loro le mani e i piedi per provare la Sua risurrezione corporea. La sua richiesta di cibo conferma la Sua natura fisica. L'apparizione a Tommaso, che inizialmente dubita, è fondamentale per la sua conversione e per la testimonianza della risurrezione.
Gesù affida ai discepoli la missione di portare il Vangelo a tutte le nazioni, battezzandole e insegnando loro ad osservare i Suoi comandamenti. La promessa di essere con loro "tutti i giorni, fino alla fine del mondo" rassicura i discepoli e la Chiesa della Sua presenza continua.

L'evento della Pentecoste, con la discesa dello Spirito Santo sotto forma di lingue di fuoco, conferisce ai discepoli la forza e il dono di parlare in altre lingue, permettendo loro di diffondere il messaggio evangelico a persone di ogni nazione presenti a Gerusalemme.
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