Simone Peterzano: Tra Venezia e Milano, allievo di Tiziano e maestro di Caravaggio

Simone Peterzano, figlio di Francesco di Maffeo, nacque a Bergamo con ogni probabilità nel 1535. Questa data di nascita si desume dall'atto di morte del 1599, che lo indica come sessantaquattrenne "vel circa". L'origine bergamasca dell'artista è confermata da diverse carte d'archivio, che lo definiscono ora "veneto", come in un contratto con la Fabbrica del Duomo di Milano del 24 febbraio 1576, ora originario di Bergamo, come in un atto stipulato con la chiesa milanese di S. Maria presso San Celso nel 1577. I documenti recentemente scoperti da Gianmaria Petrò hanno ulteriormente illuminato la storia familiare dell'artista e i suoi spostamenti tra Bergamo e Venezia, dissipando dubbi e ipotesi precedenti, in particolare riguardo alla figura paterna.

Francesco di Maffeo Peterzano, originario di Bergamo, risiedeva a Venezia almeno dal 1541, dove esercitava la professione di orefice. Qui si trovava ancora nel 1544, e morì entro il 1559. Simone crebbe dunque nella città lagunare insieme ai fratelli Giacomo e Giovanni. Il primo era sacerdote, mentre del secondo si sa solo che ebbe una figlia di nome Lucrezia. Questi dati supportano l'ipotesi di un alunnato di Simone presso la bottega di Tiziano, di cui l'artista si dichiarò sempre orgogliosamente discepolo, anche dopo il suo trasferimento a Milano.

Ritratto di Simone Peterzano (presunto autoritratto)

La formazione e i primi anni a Venezia

L'avvio della carriera artistica di Peterzano è stato chiarito dagli studi a partire dagli anni Novanta del Novecento, in particolare da quelli di Mina Gregori, che ha esplorato le connessioni di Peterzano con la pittura veneziana della seconda metà del Cinquecento. A opere già note come l'Angelica e Medoro, la studiosa ha aggiunto la Venere, Cupido e due satiri, e due Sacre Famiglie con angeli e santi. Alla fase veneta si riconducono anche tele precedentemente attribuite a Parrasio Michiel, come un'Allegoria della Musica e un dipinto simile conservato a Budapest, e un terzo esemplare di dimensioni maggiori. Sono state inoltre assegnate alla fase giovanile della sua carriera due redazioni del Concerto, una a Chicago e l'altra a Schwerin, e il Satiro che abbraccia una baccante, precedentemente a Detroit. In queste opere giovanili, i riferimenti culturali alla cerchia di Tiziano e di Paolo Veronese sono evidenti.

A temi diversi, ma con analoghi riferimenti figurativi, appartengono la Madonna con Bambino tra i ss. Giovanni Battista e Antonio abate di grandi dimensioni, con forti suggestioni palmesche, e un S. Girolamo penitente. Non è sempre facile stabilire se questi dipinti siano stati eseguiti a Venezia o subito dopo l'arrivo a Milano. È significativo ricordare un documento del 7 luglio 1663, che menziona un "Christo con Madalena e Marta et cinque altre mezze figure al naturale di Simone Peterzano, discepolo di Titiano" proveniente dallo studio del Moro alla Zuecca, indicando che l'artista aveva realizzato a Venezia anche sacre conversazioni a mezze figure.

Il trasferimento a Milano e le prime opere pubbliche

A Milano, Peterzano eseguì l'Angelica e Medoro per il nobile Gerolamo Legnano, certamente prima del 1587. La data di realizzazione del dipinto potrebbe essere anteriore al 1572, anno in cui il pittore milanese Lomazzo divenne cieco. Il fatto che Legnano fece da garante nel contratto tra Peterzano e il monastero femminile milanese di S. Maurizio alla fine del 1572 suggerisce che l'artista fosse già attivo a Milano.

L'8 novembre 1572, Peterzano era al lavoro nel capoluogo lombardo, realizzando gli affreschi nella controfacciata della chiesa di S. Maurizio al Monastero Maggiore. Il contratto e la documentazione hanno permesso di accertare che, al momento dei primi accordi, Peterzano era ancora cittadino veneto, ma divenne anche cittadino milanese entro il 15 maggio 1573. Gli affreschi raffigurano il Ritorno del figliol prodigo, la Benedizione di Isacco a Giacobbe, Gesù scaccia i mercanti dal Tempio e Mosè spezza le tavole della legge. Nella lunetta soprastante la porta si trovava una Pentecoste, oggi quasi interamente perduta. Già prima della presentazione di questi documenti, gli affreschi erano stati attribuiti a Peterzano su basi stilistiche. La decorazione doveva essere ultimata nell'agosto del 1573.

Affresco di Simone Peterzano nella chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore

Nel 1573, Peterzano risulta al lavoro nella chiesa di S. Barnaba, dove realizzò due grandi teleri nelle pareti laterali del presbiterio: la Vocazione dei ss. Paolo e Barnaba e i Ss. Paolo e Barnaba a Listri. La critica ha sottolineato il "venetismo" di queste prime opere milanesi, caratterizzate da un gusto per la narrazione corale e aneddotica, un cromatismo vivace e una sensibilità per il dato paesaggistico e ritrattistico.

Il favore della famiglia Trivulzio contribuì all'inserimento di Peterzano nella vita artistica milanese. Un documento relativo a un affresco raffigurante il Miracolo dei pani e dei pesci per il presbiterio della chiesa di S. Francesco Grande (oggi distrutta) attesta che il 21 maggio 1575 Peterzano venne ingaggiato per quell'opera dalla corporazione dei Mercanti dell'oro, dell'argento e della seta. Non è certo che abbia portato a termine il compito, poiché le guide antiche menzionano un dipinto dello stesso soggetto attribuito ai fratelli Luini.

L'intenso lavoro di quegli anni portò Peterzano a reclutare aiuti. Il 20 aprile 1575 stipulò un accordo con Francesco Alicati, impegnandosi a tenerlo a bottega per specializzarlo nella realizzazione di motivi decorativi "alla moresca", promettendo di insegnargli il ritratto. Di questo genere, sopravvive una sola testimonianza certa: il celebre Autoritratto in collezione privata romana, datato 1589, e forse un disegno raffigurante il Ritratto di s. Carlo Borromeo.

Le fattezze dell'artista sono state riconosciute in un foglio conservato presso il Gabinetto disegni e stampe del Castello Sforzesco di Milano, nell'organista del Concerto di Schwerin e nel personaggio in veste nera con gorgiera che appare nei Ss. Paolo e Barnaba a Listri.

L'affermazione a Milano e le grandi commissioni

Il 26 febbraio 1577, "Simone veneto" risulta tra gli artisti chiamati a collaudare gli Angeli in marmo nel coro del Duomo. Nello stesso anno, ricevette la commissione per l'Annunciazione destinata al Seminario Maggiore della città, opera saldata nel 1578 e oggi conservata al Museo Diocesano di Milano. Il tema dell'Annunciazione fu ripreso almeno altre due volte: intorno al 1583 in S. Maria della Passione, e una seconda volta nell'oratorio di S. Matteo alla Banchetta, con una tela pagata nel 1596.

Un parallelismo può essere istituito tra queste tre trattazioni dell'Annunciazione e la riflessione di Peterzano su un altro tema a lui caro: la Deposizione di Cristo nel sepolcro. Sono noti tre esemplari: il primo, firmato "SIMON PETERZANVS TITIANI DISCIPVLVS", si trova nella chiesa di S. Fedele a Milano; il secondo, spesso giudicato opera di bottega, è nella prepositurale di S. Vittore a Varese; il terzo, apparso di recente, è conservato nella chiesa di S. Giorgio a Bernate. In queste opere si nota il passaggio da modi più liberi e "veneteggianti" a formule accostabili al più schietto romanismo, come nella pala di Bernate, databile alla metà degli anni Ottanta.

Dettaglio della

Ancora al 1577 risale il contratto con i fabbricieri di S. Maria presso San Celso per la realizzazione delle ante dell'organo, raffiguranti esternamente la Natività della Vergine e internamente lo Sposalizio della Vergine e l'Assunzione. I dipinti risultano oggi perduti, ma nella stessa chiesa sopravvive una Madonna con Bambino di Peterzano, copia dell'immagine miracolosa che diede origine alla fondazione della chiesa stessa. Allo stesso periodo risale la Pentecoste, già in S. Paolo Converso e oggi nella chiesa milanese di Sant'Eufemia.

La Certosa di Garegnano: l'impresa monumentale

L'anno seguente, Peterzano firmò l'accordo per la decorazione del coro della Certosa di Garegnano, la sua impresa più impegnativa. Il 31 ottobre 1578, "Simon Petrozanus de Ticiano pictor" si impegnava a dipingere ad affresco la Crocifissione nel catino absidale, affiancata dalla Madonna e da S. Giovanni Evangelista. Avrebbe dovuto inoltre realizzare otto Profeti, otto Sibille, gli Evangelisti e Angeli con i simboli della Passione. Decorò anche le pareti del presbiterio con due grandi scene: l'Adorazione dei Magi e l'Adorazione dei pastori. Eseguì inoltre tre dipinti su tela raffiguranti la Resurrezione, la Madonna con Bambino e i ss. Ugo, Ambrogio, Giovanni Battista e Bruno, e l'Ascensione, collocati nell'abside. Tutta la decorazione fu ultimata il 3 settembre 1582.

MILANO - La Certosa di Garegnano

Gli affreschi di Garegnano costituiscono un punto di svolta nello stile di Peterzano. Se nelle scene narrative, come quelle ai lati del presbiterio, ricorrono ancora soluzioni paesaggistiche libere e cromia accesa, nel resto dei dipinti si osserva un irrigidimento verso soluzioni tardomanieriste e romaniste, desunte dalla pittura della bottega dei Campi e di Aurelio Luini.

A differenza delle opere per la Certosa di Garegnano, che avevano soddisfatto gli ispettori di Carlo Borromeo, altre tele di Peterzano dovettero fare i conti con la censura. Nel 1580, le tele realizzate per la chiesa dei Santi Paolo e Barnaba finirono nel mirino delle autorità ecclesiastiche, che ordinarono di correggere gli aspetti "indecorosi e sconvenienti". Ad esempio, nella figura femminile chinata ne Il miracolo dei Santi Paolo e Barnaba a Listra, venne aggiunto uno sbuffo di panneggio per coprire la nudità della spalla. Al personaggio che compare alle spalle del Sacerdote di Zeus venne aggiunto un turbante per renderlo irriconoscibile.

Le due grandi tele del 1573 per la chiesa dei Santi Paolo e Barnaba sono considerate un raggiungimento spettacolare della pittura milanese del tempo, capaci di contaminare il colorismo veneto con gli studi dal vero dei fenomeni luministici lombardi.

Di poco anteriori sono gli affreschi in San Maurizio al Monastero Maggiore (1572-1573), la prima commissione pubblica di Peterzano a Milano. Qui dipinse la decorazione della facciata interna con il Ritorno del figliol prodigo e la Cacciata dei mercanti dal Tempio. Quest'ultima, in particolare, è una rappresentazione teatrale ed enfatica, che mette in risalto la sensibilità tardomanierista di Peterzano per il movimento.

Gli ultimi anni e le opere tarde

Gli anni tardi della vita del pittore vedono la sua attività spostarsi leggermente fuori Milano. A Pavia, nella Chiesa di Santa Maria di Canepanova, si trova la pala d'altare della cappella di destra: una Natività con Sant'Antonio da Padova. A Monza, nella Chiesa del Carrobiolo, è conservata la pala con la Sacra Famiglia con san Giovannino, santa Elisabetta e i santi Pietro e Paolo, mentre un'altra pala con la Gloria di Ognissanti è nel vicino convento.

Lo stile di Peterzano in queste opere tarde appare mutato rispetto agli esordi milanesi. Nella Certosa di Garegnano le figure erano ancora piene di tono e con un'anatomia vigorosa. Dopo gli anni '80, il suo stile diviene più freddo, la tavolozza meno ricca e le forme progressivamente più semplici. Dalla metà degli anni '80, la modulazione dei corpi perde presenza e struttura fisica, sfiorando in alcuni casi uno stile evanescente.

Negli ultimi anni della sua carriera, Peterzano realizzò anche un'importante pala con Sant'Ambrogio tra i santi Gervasio e Protasio (1592) per il Duomo di Milano, oggi conservata nella Pinacoteca Ambrosiana. Sappiamo inoltre che nel giugno 1596 ricevette pagamenti per un'Annunciazione, opera erroneamente identificata con una tela coeva di analogo soggetto conservata nell'Oratorio di San Matteo della Banchetta a Milano.

Dopo la realizzazione di quest'ultima opera, di Simone Peterzano si perdono le tracce fino all'atto di morte nel 1599.

La Chiesa di Santa Maria di Canepanova a Pavia

La chiesa di Santa Maria Incoronata di Canepanova a Pavia presenta un'impressionante somiglianza architettonica con la basilica di Santa Maria della Croce a Crema, entrambe ispirate allo stile di Bramante. La costruzione del santuario pavese iniziò nel 1500, dieci anni dopo l'inizio dei lavori a Crema. La chiesa fu affidata alla Congregazione dei Chierici Regolari di san Paolo (i Barnabiti), che ne curarono il completamento, inclusa la costruzione della cupola. Nel 1564 si aggiunsero il presbiterio con cupola, e nei primi anni del Seicento il coro e la sacrestia. I Barnabiti provvidero alla decorazione pittorica, creando una "pinacoteca del Seicento lombardo".

La struttura è quadrata, in cotto a vista, con quattro torri angolari. La facciata è rimasta incompiuta, così come una delle torri. Nella facciata si aprono un portale centrale e due piccole porte laterali, con una bifora in alto. Un loggiato di otto grandi bifore sovrasta la trabeazione, dalla quale si eleva la cupola a otto vele con finestre circolari alla base.

Nella cappella di San Giuseppe, eretta nel 1507, la pala d'altare raffigura la Natività con sant’Antonio, un vescovo e un Papa. Il presbiterio presenta una particolarità: nei quattro pennacchi della cupola, invece dei quattro Evangelisti, sono dipinte otto sibille. Sopra la mensa dell'altare, una struttura in marmo sorregge una trabeazione ad arco spezzato, con un riquadro di angeli scolpiti che sorreggono un'antica immagine della Madonna del latte.

Le due cappelle laterali del presbiterio comunicano attraverso un grande arco. Quella di sinistra è dedicata a un Crocifisso ligneo, mentre quella di destra è dedicata all'Immacolata. Dalla cappella di destra si accede alla sacrestia, con splendidi armadi settecenteschi alle pareti. L'abside è decorata da Antonio Longone.

Dalla sacrestia si raggiunge il coro, dove è visibile la parte retrostante dell'altare. Qui si trovano un'immagine della Madonna con Bambino, il simbolo francescano e due epigrafi che documentano l'arrivo dei frati Minori e l'incoronazione della Madonna (1926). Sono presenti anche begli stalli lignei con un leggio centrale.

Oltre al valore architettonico e pittorico, il santuario di Canepanova è un luogo di profonda spiritualità e impegno sociale. I frati Minori gestiscono una mensa che offre pasti quotidiani a circa 150 poveri, e si occupano della pastorale universitaria e dei migranti.

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