Il cammino di riscoperta dei volti, caro a don Tonino Bello, si articola attraverso parole-chiave del suo magistero, ancora sorprendentemente attuali per il nostro tempo. Tra queste emergono concetti fondamentali come la Chiesa, i poveri, gli ultimi, i sofferenti, l'educazione, il dialogo, la pace, Maria e Cristo. In queste tematiche si possono scorgere i volti che l'amato pastore ha incontrato, contemplato e abbracciato con la sua esistenza, intrisa del Vangelo.

Celebrazioni e Iniziative in Memoria di Don Tonino Bello
L'anniversario del trentesimo dies natalis di don Tonino Bello è stato celebrato giovedì 20 aprile, nella Cattedrale di Molfetta, con una Santa Messa presieduta da S. Em. Card. Antonio. Questo evento segna l'inizio di un percorso commemorativo che si estenderà per tutto l'anno.
Educazione e Giornalismo di Prossimità
Il 22 aprile è stata dedicata all'educazione con la premiazione dei vincitori della terza edizione del premio letterario intitolato a don Tonino Bello. Il premio ha celebrato la poesia metafisica-civile e il giornalismo di prossimità, riconoscendo l'importanza di queste forme di espressione nella società contemporanea.
La "Scuola della Pace"
In omaggio all'impegno di don Tonino per la pace, è stata istituita una "Scuola della Pace" che si è svolta nei giorni 29, 30 e 31 maggio. Durante queste serate, tre relatori hanno guidato una riflessione approfondita sul significato della pace:
- Lunedì 29 maggio: "La pace: una prospettiva biblica" con l'intervento di don Patrizio Missere, Docente di Sacra Scrittura presso l'ISSR "don Tonino Bello" di Lecce.
- Martedì 30 maggio: "Dagli scritti di don Tonino una prassi della pace" con la partecipazione del Prof. [Nome del professore non specificato nel testo].
L'anno commemorativo si concluderà ufficialmente sabato 9 dicembre con la ristampa di un testo significativo di don Tonino Bello: "Quella notte ad Efeso".
La Vita Interiore e la Preghiera di Don Tonino Bello
Molti hanno richiesto una testimonianza sulla vita di don Tonino Bello, e in particolare sulla sua vita interiore e la sua preghiera. Nonostante l'attenzione dedicata ad altri aspetti della sua esistenza come credente e pastore, è fondamentale sottolineare il suo profondo rapporto con Dio, fonte di tutte le sue scelte coraggiose.
La lusinga del potere, che non risparmia nessuno, può essere vinta solo permettendo a Dio di entrare nella vita. Questo principio è evidente nell'atteggiamento di Gesù, che dopo la moltiplicazione dei pani si ritira sul monte a pregare per evitare di essere fatto re dalla folla. La forte e determinata distanza critica di don Tonino da ogni forma di potere deriva, secondo molti, dalla sua quotidiana e sincera frequentazione con Dio attraverso la preghiera.
Il suo impegno coraggioso per la pace, l'accoglienza per gli immigrati e la carità "sine modo" verso gli ultimi attingono direttamente da questa sorgente interiore. La sua postazione di preghiera, descritta con grande dettaglio, includeva un inginocchiatoio di fronte al tabernacolo, quadretti di una Via Crucis e una piccola scrivania con Bibbia, breviario, penna e fogli bianchi, accanto a una libreria essenziale.

Spesso, nel cuore della notte, don Tonino si raccoglieva in preghiera e adorazione, seduto a quella scrivania, per scrivere lettere, omelie, discorsi, messaggi augurali e programmi pastorali. Questi testi, carichi di significato, venivano poi pubblicati sul settimanale diocesano. La sua postura e il suo sguardo rapito in quell'atmosfera di intimità e raccoglimento sono impressi nella memoria di chi lo ha conosciuto.
Sembrava che ogni scritto fosse frutto di una preziosa collaborazione con il suo "importante Interlocutore divino", come dimostra la sua idea originalissima di preghiera espressa nella parola "contemplattività". Il vero cristiano, ripeteva, è un contemplattivo, ma senza fuggire dal mondo o dai problemi quotidiani. La preghiera non deve essere una realtà marginale, un "merletto" che rischia di lacerarsi alla prima difficoltà, ma il fondamento stesso dell'esistenza.
Don Tonino riusciva a trasmettere questo vissuto interiore in modo efficace soprattutto durante la celebrazione dell'Eucaristia o quando si univa alla preghiera del suo popolo. Gli incontri di Quaresima e Avvento con i giovani erano momenti in cui la Cattedrale si riempiva per ascoltare le sue parole vibranti, rivelando il suo cuore contemplativo e la sorgente della sua carica profetica, della sua passione per la giustizia e del suo impegno per la pace.
Maria: La Donna Feriale e il Modello di Vita
La figura di Santa Maria viene presentata da don Tonino come una "donna feriale", che vive pienamente la sua quotidianità e normalità. Questo approccio non mira a dissacrare Maria, ma a riscoprire quanto di noi stessi sia presente in lei e quanto di lei possa entrare in noi. Maria, con la sua luce, non vuole fare ombra alla Luce divina.
Don Tonino legge l'avventura di Maria come un navigare tra acque tempestose, un'espressione che negli anni Ottanta aveva un significato diverso dall'era di internet. Maria è stata "destinata a navigazioni di alto mare", osando avventurarsi in acque incerte, mentre noi spesso preferiamo sostare sulle "spiagge del nostro scoraggiamento". A volte, la costringiamo a "veleggiare sotto costa", ma è proprio seguendo il suo esempio che possiamo trovare il coraggio di navigare "negli oceani della libertà".
La ferialità di Maria si manifesta in una quotidianità fatta di eventi umani in cerca di senso, che accomunano tutti. La sua casa, in un mondo dominato da sfere maschili come la politica, l'economia e il potere, rappresenta per don Tonino il luogo della "naturale" femminilità, un luogo di "lacrime e di preghiere".
Maria ha coniugato la sua deponenza con una grande pazienza nel resistere alle incomprensioni come donna, sposa e madre. Come tutte le donne, ha provato la sofferenza di non sentirsi compresa, neppure dai suoi affetti più cari, e il timore di deluderli. Nonostante ciò, Maria, donna di casa, è stata spesso fuori casa, rendendo ogni luogo impersonale e anonimo, per andare incontro a coloro che una casa non ce l'hanno più o non l'hanno mai avuta. Per lei, il mondo inizia da una casa a cui tutti hanno diritto.
Maria è stata una donna feriale sia come sposa che come madre. Anche lei, come ogni moglie, avrà avuto momenti di crisi nel rapporto con suo marito, i cui silenzi non sempre avrà compreso. Maria è donna feriale perché non vive di nostalgie, non idealizza il passato come scusa per fuggire dal presente, né guarda al futuro con ingenuità. Dio si incontra anche nelle proprie paure, "nelle pieghe prosaiche del tempo e nelle agonie lente delle ore".

Maria come "Donna Senza Retorica" e "Vergine dell'Attesa"
Don Tonino sottolinea la sua qualità di "donna senza retorica", contrapponendola alla nostra tendenza a far sfarinare la parola in un "turbine di suoni senza costrutto". Maria, donna vera, è donna di poche parole, che non si fa voce senza farsi carne, lasciando il grembo vuoto nonostante la bocca piena.
Prima ancora che il suo nome venisse pronunciato nel Vangelo, di Maria si diceva che era fidanzata, una vergine in attesa. Anche nell'ultimo fotogramma con cui Maria si congeda dalle Scritture, viene colta nell'atteggiamento dell'attesa. Madre in attesa, alla fine.
Maria, vergine dell'attesa, ci dona il suo olio affinché le nostre lampade non si spengano. Ci insegna a non essere a corto di speranza, a non soffrire di una profonda crisi di desiderio. Conforta il dolore delle madri per i figli perduti, riempie i silenzi di chi è abbandonato, colma di pace il vuoto interiore di chi ha sbagliato tutto. Ci dona un'anima vigiliare, poiché siamo più figli del crepuscolo che profeti dell'avvento. Ci incoraggia a sentire i brividi dei cominciamenti e a comprendere che non basta accogliere, ma bisogna attendere. L'accoglienza può essere segno di rassegnazione, mentre l'attesa è sempre segno di speranza. Ci rende ministri dell'attesa.
Maria come "Donna Innamorata" e "Donna Gestante"
L'amore umano che le compagne sperimentavano era come l'acqua di una cisterna, limpida ma con detriti sul fondo. Maria, donna innamorata, roveto inestinguibile di amore, ci insegna ad amare le creature, poiché l'amore è sempre santo, le cui vampe partono dall'unico incendio di Dio. Come "Madre del bell'amore", ci accoglie alla sua scuola, insegnandoci l'arte difficile di uscire da sé, dare senza chiedere, essere discreti, soffrire per far cadere l'egoismo, desiderare la felicità dell'altro.
Maria, donna gestante, creatura dolcissima che nel suo corpo di vergine ha offerto all'Eterno la pista d'atterraggio nel tempo, è scrigno di tenerezza. Mentre preparava pannolini di lana, tesseva lentamente una tunica di carne, presagendo forse che un giorno quella tunica le sarebbe stata lacerata. Fontana attraverso cui è giunta l'acqua della vita, ci aiuta ad accogliere come dono ogni creatura, poiché non c'è ragione che giustifichi il rifiuto.

Maria come "Donna Accogliente" e "Donna del Primo Passo"
Maria "accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio", diventando discepola e madre. Quell'ospitalità fondamentale ci dice molto sul suo stile: nessuno fu mai respinto da lei. Ci aiuta ad accogliere la Parola nel profondo del cuore, a capire le irruzioni di Dio nella nostra vita. Egli non bussa per sfrattarci, ma per riempire di luce la nostra solitudine.
La paura del nuovo ci rende spesso inospitali, poiché i cambiamenti ci danno fastidio. Dio, se ci guasta i progetti, non ci rovina la festa; se disturba i nostri sonni, non ci toglie la pace. Ci rende capaci di gesti ospitali verso i fratelli, disperdendo le nostre diffidenze, facendoci uscire dalla trincea degli egoismi corporativi, abbattendo le frontiere culturali.
Maria, donna del primo passo, ministra della grazia preveniente di Dio, ci invita ad "alzarsi" e ad aiutarci prima che sia troppo tardi. Non attende la nostra implorazione, ma anticipa ogni nostro gemito. Quando il peccato ci travolge, corre subito accanto a noi e organizza la speranza attorno alle nostre disfatte. Ci dona la forza di partire per primi ogni volta che c'è da dare il perdono, rendendoci esperti del primo passo.

Maria come "Donna Missionaria"
Il verbo "mandò" qualifica il Figlio come apostolo del Padre. Maria, donna missionaria, concede alla Chiesa il gaudio di riscoprire le radici della sua vocazione. Quando la Chiesa si attarda, viene tentata di pietrificare la mobilità del suo domicilio o si adagia sulle posizioni raggiunte, Maria la scuote dalla sua vita sedentaria.
Nomade come lei, ci mette nel cuore una grande passione per l'uomo. Vergine gestante, ci addita la geografia della sofferenza. Madre itinerante, ci riempie di tenerezza verso tutti i bisognosi. Ci fa sì che di nient'altro siamo preoccupati che di presentare Gesù Cristo. Sostiene nella fatica, ristora la stanchezza, protegge da ogni pericolo. Dona ai gesti con cui ci curviamo sulle piaghe dei poveri la tua verginale tenerezza.
Fa sì che la speranza con cui promuoviamo la giustizia terrena non prevarichi sulle attese sovrumane. Riempi la nostra solitudine, attenua i morsi della nostalgia. Rendici testimoni della gioia. Confrontandoci con chi profuma di trincea, la nostra azione pastorale ci appaia lenta, la nostra generosità povera, la nostra opulenza assurda.
Santa Maria, donna missionaria, tonifica la nostra vita cristiana con quell'ardore che spinse te, portatrice di luce, sulle strade della Palestina. Anfora dello Spirito, riversa il suo crisma su di noi, perché ci metta nel cuore la nostalgia degli "estremi confini della terra". Spalancaci gli occhi perché sappiamo scorgere le afflizioni del mondo. Tu che hai pronunciato il più bel canto della teologia della liberazione, ispiraci l'audacia dei profeti. Aiutaci a pagare con letizia il prezzo della nostra fedeltà al Signore.
Il Magnificat rivela che Maria si è schierata dalla parte dei poveri, arruolandosi nell'esercito dei poveri. La sua non fu un'adesione neutrale.

Il Lavoro secondo Don Tonino Bello e le ACLI
La ricorrenza del primo maggio, memoria di san Giuseppe lavoratore, richiama a cogliere il lavoro all'interno di una visione dell'uomo illuminata da Gesù di Nazareth. La festa di san Giuseppe lavoratore, istituita nel 1955 da Pio XII, mirava a rivendicare al lavoro il suo originario significato e valore cristiano.
Le ACLI lombarde, attraverso il loro Presidente Martino Troncatti, hanno espresso auguri "scomodi", in linea con il pensiero di don Tonino Bello. Essi non sopportano l'idea di auguri innocui e formali. Le ACLI desiderano un lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, ma si misurano con un contesto incapace di ridurre le disuguaglianze e rimarginare le ferite dell'emergenza.
La preoccupazione principale riguarda la mancanza di lavoro e il lavoro che cambia. Le ACLI chiedono il posticipo dello sblocco dei licenziamenti, sottolineando la drastica diminuzione degli occupati e la crescita dei disoccupati e degli inattivi. Si preoccupano per le lavoratrici e i lavoratori, ognuno con una storia personale di dignità e originalità, storie che i dati aggregati non riescono a raccontare.
Gli auguri "scomodi" delle ACLI consistono nel condividere la preoccupazione di coloro che non hanno un lavoro, lo hanno perso, probabilmente lo perderanno, si sono arresi a cercarlo, o lo mantengono in una prospettiva di incertezza e fatica.
Un pensiero particolare è rivolto alle donne, che hanno sostenuto sforzi enormi per ricomporre le fratture provocate dalla pandemia, conciliando con fatica vita lavorativa e cura degli affetti, e al mondo giovanile, provato da un periodo in cui le mura domestiche sono diventate scuola, palestra e spazio di socializzazione solo online.
C'è molto da fare per ridare al lavoro un futuro degno di questo nome. Non c'è molto che si possa definire davvero "smart" in questo periodo!
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Don Tonino Bello: Vescovo, Poeta e Testimone di Pace
Monsignor Antonio, per tutti "don Tonino" Bello, è venerabile. Il 25 novembre 2021, il Papa ha autorizzato la promulgazione del decreto che ne riconosce l'eroicità delle virtù cristiane. Nato ad Alessano (Lecce) il 18 marzo 1935, Bello fu ordinato sacerdote l'8 dicembre 1957.
Fu insegnante e poi rettore del Seminario di Ugento. Dal 1978 al 1982 fu parroco a Tricase. L'8 agosto 1982, Giovanni Paolo II lo nominò vescovo di Molfetta, Giovinazzo e Terlizzi, e il 30 agosto di Ruvo. Nel 1986, le quattro Chiese locali furono riunite nella nuova circoscrizione ecclesiastica di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, di cui fu il primo pastore.
Nel 1986, la presidenza della CEI lo chiamò a succedere a monsignor Luigi Bettazzi alla guida di Pax Christi. Già malato di cancro, il 7 dicembre 1992, partì con 500 volontari da Ancona alla volta della Dalmazia, per raggiungere a piedi Sarajevo, assediata a causa della guerra seguita allo sfaldamento dell'ex Jugoslavia.
Morì a Molfetta il 20 aprile 1993. Il Dicastero delle cause dei santi ne sottolinea l'intensità della preghiera, evidenziando che le numerose incombenze del ministero episcopale non scalfirono la sua passione per Cristo. Esercitò la carità verso il prossimo in grado eroico, mostrando accoglienza, premura, generosità e attenzione alle persone, volendo farsi povero per essere vicino agli ultimi.
Dotato di una straordinaria vena poetica, don Tonino fu autore di numerosi articoli e nel 1990 fondò la rivista mensile "Mosaico di pace", promossa da Pax Christi.

L'Impegno per Sarajevo e la Pace
Il 7 dicembre 1992, ormai in fin di vita per un cancro allo stomaco, Tonino Bello decise di recarsi a Sarajevo. Consapevole che i suoi giorni stavano per finire, volle sfidare anche la morte. Intuì che quella guerra, la prima in Europa dal 1945, sarebbe stata "matrigna", capace di generare altri conflitti, odi razziali e migrazioni di massa.
Riaffioravano i fantasmi del nazionalismo, della razza, della pulizia etnica, che si credevano sepolti per sempre. Come la guerra in Ucraina oggi, il conflitto di Sarajevo ebbe un significato di svolta, diventando modello per i "costruttori di morte" in tutto il mondo.
Sarajevo lasciò un'eredità pesante: lo scontro delle civiltà a determinare il nuovo (dis)ordine mondiale, poiché le ideologie erano scomparse e l'identità umana doveva definirsi in base a lingua, religione e tradizioni. Per dire no a questa logica di morte, don Tonino donò la sua vita, recandosi a Sarajevo per indicare una strada nuova: civiltà, culture e religioni devono convivere nelle differenze, per la pace.
Forte di questa eredità, la Diocesi di Molfetta ha istituito la "Scuola della Pace" nei giorni 29, 30 e 31 maggio, con riflessioni sul suo significato, partendo da una prospettiva biblica e dagli scritti di don Tonino stesso.

La Preghiera e la Scelta Coraggiosa di Don Tonino
In molti hanno richiesto una testimonianza sulla vita interiore e la preghiera di don Tonino Bello. Le sue scelte coraggiose partono dal suo rapporto speciale con Dio nella preghiera. La lusinga del potere può essere vinta solo se si lascia entrare Dio nella vita. Come Gesù, che dopo il miracolo dei pani si ritira sul monte a pregare, don Tonino mostrava una forte e determinata distanza critica da ogni forma di potere, frutto della sua continua e sincera frequentazione con Dio.
Il suo impegno per la pace, l'accoglienza per gli immigrati e la carità verso gli ultimi provengono da questa sorgente interiore. La sua scrivania, con Bibbia e breviario, era il luogo da cui attingeva la forza per scrivere le sue omelie e i suoi messaggi, sempre rivolgendosi al tabernacolo come a un interlocutore divino.
La "contemplattività" era per lui fondamentale: il rapporto col Signore non è fuga dal mondo, ma integrazione della preghiera nella vita quotidiana. Questa profondità interiore si rifletteva nella sua predicazione, specialmente durante l'Eucaristia e gli incontri con i giovani, dove emergeva la sorgente della sua carica profetica e del suo impegno per la giustizia e la pace.
L'omelia del vescovo di Imola, monsignor Tommaso Ghirelli, in occasione della festa di San Giuseppe patrono dei lavoratori, sottolinea come don Tonino non temesse la mancanza di denaro, ma si preoccupasse per l'incertezza del lavoro, un problema ancora attuale. La Chiesa è a fianco dei lavoratori, dalla formazione professionale all'impegno contro la disoccupazione.
La testimonianza di don Tonino Bello ci insegna che la fatica del lavoro, se orientata alla gloria di Dio, dà la forza non solo di continuare, ma anche di sognare un mondo migliore. Dobbiamo insegnare ai giovani la pazienza e la dignità del lavoro, unite alla sobrietà dello stile di vita.