La Vera Croce di Gesù: Origini, Leggende e Reliquie

Le storie dell’epoca medievale hanno trovato un significato spirituale nei collegamenti tra la caduta dell’uomo e lo strumento della redenzione. Forse non molti affrontano oggi l’argomento, ma in vari momenti della storia del cristianesimo la gente ha cercato di spiegare l’origine della croce di Cristo. Quando il mondo ha risuonato per la notizia che era stata scoperta la Santa Croce e tutti chiedevano dettagli, in base al lavorio di ogni mente, sono sorte queste domande: di che legno era fatta? Dov’era cresciuta?

Leggende sull'Origine della Croce

Una delle leggende più curiose effettua un collegamento diretto tra la Caduta dell’Uomo e la Passione, mediante la quale Cristo ha pagato per il peccato di Adamo. Secondo questa narrazione, Set, uno dei figli di Adamo ed Eva, cercò sollievo per Adamo quando questi era malato. Vedendosi rifiutata la richiesta di qualche goccia d’olio dell’Albero della Vita, gli venne dato invece un ramo di quell’albero. Un’altra versione della stessa leggenda, però, spiega che San Michele Arcangelo, che rifiutò di dare a Set l’olio dell’albero, gli diede tre semi dell’Albero della Conoscenza (quello di cui Adamo ed Eva mangiarono illecitamente) perché venissero posti sotto la lingua di Adamo quando fosse stato sepolto.

Dai tre semi derivò una trinità di alberi di tre tipi diversi di legno - cedro, cipresso e pino -, pur se uniti in un unico tronco. Da questo albero Mosè tagliò il suo bastone. Salomone lo fece tagliare per formare una colonna nel suo tempio, ma essendo troppo bassa venne rifiutata e gettata in un fiume per fungere da ponte. La regina di Saba, quando fece visita a Salomone, rifiutò di passare su quel tronco, dichiarando che un giorno avrebbe provocato la distruzione degli Ebrei. Il re ordinò che venisse rimosso e bruciato, cosa che venne fatta vicino alla piscina di Bethesda, e in quel momento le virtù del legno vennero immediatamente comunicate alle acque.

C’è una lunga tradizione per la quale la croce sarebbe stata fatta di legni diversi - in genere tre, in onore della Trinità, ma a volte anche di più. Un’antica leggenda dice che la Croce era fatta di ‘Palma della Vittoria’, ‘Cedro dell’Incorruttibilità’ e ‘Ulivo per l’Unzione Reale e Sacerdotale’.

Illustrazione di alberi stilizzati, rappresentanti cedro, cipresso e pino, uniti in un unico tronco.

La Ricerca della Vera Croce da parte di Elena

La questione relativa all’origine della croce ha anche dato vita a tradizioni che hanno portato alla costruzione di strutture ecclesiastiche per commemorare il punto o i punti presunti interessati. Henry Maundrell, nella sua descrizione di un convento greco che visitò a circa mezz’ora di distanza da Gerusalemme, dice: "L’elemento più degno di nota nel convento è il motivo del suo nome e della sua fondazione. È perché lì c’è la terra che ha nutrito la radice, che ha dato vita all’albero, che ha dato il legno che ha costituito la Croce."

La croce porta in sé la totalità di Cristo e del suo disegno di salvezza sulla terra. Nessun altro simbolo è più dirompente e iconico. Nessuno più riconoscibile e indelebile. Per questo motivo si fece largo nell’intendimento dell’imperatore Costantino di dare concretezza alla novità cercando il legno autentico su cui Cristo era stato crocifisso. L’imperatore sostenne il viaggio della madre Elena nei luoghi santi proprio per cercare le testimonianze tangibili della nuova religione.

L’imperatrice Elena partì e fu in Palestina tra il 326 e il 328. Un viaggio archeologico sulle tracce della vita di Gesù, della sua Passione e Risurrezione. La ricerca si concentrò proprio nel rinvenimento della vera Croce. Questa è una storia memorabile, raccontata da alcuni resoconti del IV secolo e poi confluiti nella Legenda Aurea e raffigurata in alcune meravigliose opere d’arte, come negli affreschi di Agnolo Gaddi nella basilica di Santa Croce a Firenze (1380-90) e di Piero della Francesca nella basilica di San Francesco ad Arezzo (1452-66).

Affresco di Agnolo Gaddi raffigurante il ritrovamento della Vera Croce.

Anche nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme di Roma, sono rappresentate le storie della vera Croce negli affreschi dell’abside eseguiti da Antoniazzo Romano e Marco Palmezzano tra il 1492 e il 1495. Elena, come racconta la tradizione, riuscì a farsi indicare il sepolcro di Cristo e a trovare la croce ricorrendo ad alcuni stratagemmi. Ne trovò tre. Qual era quella autentica? Provò a toccare con esse una donna malata, e con una di esse il corpo riacquistò salute. La croce di Cristo era stata identificata, le altre due dovevano essere quelle dei ladroni. Particolare interessante è che la croce sia stata trovata accanto al sepolcro: quindi secondo queste tradizioni molti oggetti sarebbero stati tutti riuniti insieme presso la tomba del Signore.

La Basilica di Santa Croce in Gerusalemme e le Reliquie

Elena espose in una cappella del suo palazzo, il Sessorianum, le sacre reliquie, compreso il frammento di croce. La Basilica di Santa Croce a Roma è quindi un lembo di Gerusalemme nell’Urbe. Fu costruita e ampliata partendo da una cappella fondata sulla terra portata dalla Terra Santa. È uno scrigno di reliquie e di opere d’arte. Tutto è concepito per risultare un inno al simbolo più riconoscibile e sacro di tutta la cristianità.

La facciata come la vediamo oggi risale al XVIII secolo, sotto il pontificato di Benedetto XIV, progettata dagli architetti Domenico Gregorini e Pietro Passalacqua. Nel tempo ha subito alcuni rimaneggiamenti, come la cappella delle reliquie, alla fine del percorso della Via Crucis, allestita in epoca moderna per accogliere i sacri oggetti che prima erano conservati in un ambiente umido e inadatto.

Tra le reliquie, oltre al Titulus Crucis ci sono alcuni frammenti della Croce di Cristo custoditi in una "stauroteca", cioè un reliquiario a forma di croce, come recita la sua etimologia dal greco, stauròs, cioè croce, e theke, che significa raccolta, collezione. La stauroteca custodita a Santa Croce in Gerusalemme è una preziosa croce dorata opera di Giuseppe Valadier, degli inizi del XIX secolo. Il prezioso reliquiario fu commissionato dalla duchessa spagnola di Villehermosa all'architetto per sostituire la precedente, confiscata nel 1798. È in argento dorato e lapislazzuli, con figure di angeli volanti e la Vergine ai piedi della croce.

Immagine di una stauroteca, reliquiario a forma di croce, con dettagli in oro e lapislazzuli.

La Diffusione delle Reliquie della Vera Croce

Schegge del preziosissimo legno si trovano non solo a Santa Croce in Gerusalemme o a San Pietro, nel reliquiario di San Giustino, ma in moltissimi altri luoghi in Italia, Europa e oltre. I più famosi si trovano a Notre Dame de Paris, nel Duomo di Pisa e a Santa Maria del Fiore a Firenze.

In una catechesi del 348, Cirillo di Gerusalemme sostiene che "tutta la Terra è piena delle reliquie della Croce di Cristo", e in ancora che "...il santo legno della Croce ci porta una testimonianza, visibile tra noi in questo giorno, e che da questo luogo adesso si è diffusa nel mondo intero, per mezzo di coloro che, nella loro fede, ne asportano dei pezzi".

Seguire le diverse strade delle varie donazioni e dei trasferimenti non è facile, ma lasciano spazio ad alcune riflessioni. "Se tutti i pezzi rintracciabili [della croce] fossero radunati insieme, formerebbero un bel carico per una nave, benché l'Evangelo affermi che una sola persona fu in grado di portarla. Che sfrontatezza, quindi, riempire tutto il mondo di frammenti che richiederebbero più di trecento uomini per trasportarli!", disse Calvino, teologo riformatore del cristianesimo protestante nella prima metà del XVI secolo. Anzi, questa considerazione fu uno dei motivi principali del suo dissenso anticattolico. Per lui le reliquie erano frutto di superstizione.

Di contro, Rohault de Fleury, dopo un minuzioso lavoro di catalogazione di tutti i frammenti conosciuti della Vera Croce, notava che il loro volume complessivo era pari a un cubo di 16 cm di lato, cioè 0,17 metri cubi, di una croce intera di quasi 4 kg, nel caso fosse stata fatta con del legno più pesante, come l’olivo. Quindi i frammenti noti, messi insieme, non formano una croce reale, fatta a misura di un uomo, e tanto meno quella di Cristo, che doveva essere del tipo più alto - e quindi più pesante - come si evince dai Vangeli. Cristo ebbe sete e il soldato gli bagnò le labbra con acqua e aceto, cioè con la posca, la bevanda dei soldati romani, lo fece fissando la spugna inzuppata “in cima a una canna”. La croce di Cristo era visibile fin da lontano perché il palo verticale, lo stipes, su cui era posto il patibulum, ovvero la trave orizzontale, era molto alto.

09 A Caccia Di Miti I Poteri Della Vera Croce Di Gesù

Testimonianze Storiche e Liturgiche

La reliquia della Vera Croce sarebbe stata in parte conservata a Gerusalemme, in parte a Costantinopoli e in parte a Roma. La reliquia di Gerusalemme vi rimase fino al 1187, quando se ne persero le tracce dopo la conquista della Città Santa da parte del Saladino. In diversi luoghi esistono frammenti che si vorrebbe provengano da essa. Le Catechesi di Cirillo di Gerusalemme, però, riferiscono della croce; essendo state scritte tra il 348 e il 350, permettono di datare la tradizione del ritrovamento ai primi anni 340. Socrate Scolastico fornisce un resoconto del ritrovamento nella sua Storia ecclesiastica.

Narra come Elena, madre di Costantino I, avesse fatto distruggere il tempio pagano posto sopra al Sepolcro e, riportatolo alla luce, vi ritrovò tre croci e il Titulus crucis (il cartello posto sulla croce di Gesù). Secondo il racconto di Socrate, Macario, vescovo di Gerusalemme, fece porre le tre croci una per volta sopra il corpo di una donna gravemente malata. La donna, miracolosamente, guarì perfettamente al tocco della terza croce, che venne identificata con l'autentica croce di Cristo. Socrate sostiene che fossero stati ritrovati anche i chiodi della crocifissione e che Elena li avesse mandati a Costantinopoli, dove furono incorporati nell'elmo dell'imperatore e uno fu trasformato nel morso del proprio cavallo.

Sozomeno fornisce in pratica la stessa versione di Socrate. In più egli aggiunge che era stato detto (non specifica da chi) che il luogo del sepolcro era stato « [...] rivelato da un ebreo che abitava ad est, e che aveva tratto questa informazione da certi documenti ereditati da suo padre» e che un morto era stato resuscitato dal tocco della Croce.

Secondo Teodoreto, Elena fece trasportare parte della croce di nostro Signore a palazzo. Il reliquiario d'argento, custodito nella chiesa dal Vescovo di Gerusalemme, era mostrato periodicamente ai fedeli. Le persone, sia i fedeli che i catecumeni, venivano una alla volta, inginocchiandosi davanti al tavolo, per poi baciare il sacro legno e allontanarsi. A lungo in precedenza, ma forse non fino alla visita di Egeria, era possibile anche venerare la corona di spine.

Dopo varie peripezie dovrebbe essere finita a Costantinopoli, dove fu molto venerata ma alla fine fu data in pegno al re di Francia in cambio di una grande somma di denaro. Restò in Francia e, per la sua conservazione, è stata costruita la Sainte Chapelle, gioiello del gotico. A Gerusalemme si poteva venerare anche il palo a cui Cristo fu legato per la flagellazione e la Sacra Lancia, che gli trafisse il fianco.

Nel 614 il re dei persiani, Cosroe II, dopo aver preso Gerusalemme, trafugò la Croce come trofeo e la portò nella sua capitale, Ctesifonte. Attorno al 1009, i cristiani di Gerusalemme nascosero la Croce e tale rimase fino al suo nuovo ritrovamento, avvenuto durante la Prima crociata, il 5 agosto 1099, ad opera di Arnolfo Malecorne, primo Patriarca latino di Gerusalemme, in un momento in cui apparve opportuno che il morale dei guerrieri fosse tenuto alto. La reliquia scoperta da Arnolfo era un piccolo frammento di legno incastonato in una croce in oro. Divenne la più sacra reliquia del regno di Gerusalemme.

La Valenza delle Reliquie

La riflessione si ferma a comprendere il valore, per il credente, delle reliquie, che non si limita all’oggetto in sé e neppure alla sua integrità. È sufficiente che un frammento sacro venga a contatto con un oggetto anonimo per trasmetterne sacralità. Una trasmissione che ha permesso la frammentazione degli oggetti sacri e anche dei resti mortali dei santi e dei martiri. In questo modo è spiegato perché parti anatomiche diverse, appartenute a un santo, si trovano in luoghi diversi ed esposti alla devozione dei fedeli.

Oggi il Monastero di Santo Toribio de Liébana, in Spagna, ospita il più grande di questi pezzi. Un altro dei maggiori frammenti della Vera Croce si trova presso l’abbazia di Nonantola ed è visibile oggi presso il Museo diocesano d’arte sacra e benedettino dell’abbazia, nella sezione del tesoro abbaziale.

Nella costruzione del reliquiario contenente il suddetto frammento, alcune schegge e ritagli furono donati dal cardinale Antonio Barberini iuniore al suo segretario, originario di Mola di Bari, mons. Giacomo Teutonico. Costui le consegnò a suo fratello Giuseppe che, infine, le cedette a suo nipote, don Nicola Teutonico. Don Nicola donò le reliquie a persone illustri di sua conoscenza di varie parti d’Italia.

In Puglia il culto delle reliquie della Vera Croce è collegato ai riti del Triduo Pasquale: nei paesi in cui si conserva una presunta scheggia della Croce, in genere essa viene portata in processione durante Giovedì o Venerdì Santo. Altre schegge sono conservate in varie parrocchie in Italia. A Ottaviano presso la chiesa collegiata di San Michele Arcangelo è conservata, insieme ai documenti attestanti l’autenticità, una reliquia della Santa Croce, portata in processione il 3 maggio per le vie della città. A Cosenza nella famosa stauroteca donata da Federico II è custodito un frammento della Vera Croce. La parrocchia di Civitella Casanova possiede, accuratamente riposte in un reliquiario d’argento, delle reliquie attribuite alla Croce di Cristo. A Petroro, vicino a Todi, è conservata nel castello di Petroro, attuale abbazia ortodossa di San Martino, un frammento portato dai Templari nel secolo XI. A Chiaramonte Gulfi si conservano due frammenti del legno della vera croce. A Gerace si conserva un piccolissimo frammento della croce in un grande reliquiario contenente 100 tessuti dei santi. A Rio San Martino, nella chiesa di san Martino di Tours, si conservano due minuscoli frammenti della Vera Croce.

«I Re togliendosi il diadema prendono le croci, il simbolo della morte del loro salvatore; sulla porpora, la croce; nelle loro preghiere, la croce; sul sacro altare, la croce; in tutto l’universo, la croce.» Nei secoli successivi queste festività inclusero anche la commemorazione del recupero della Vera Croce dalle mani dei Persiani, nel 628. Nel rito gallicano, a partire dal VII secolo, la festa della Croce si teneva il 3 maggio. Secondo l’Enciclopedia Cattolica, quando il rito gallicano e romano si combinarono, la data di settembre assunse il nome ufficiale di Esaltazione della Santa Croce nel 1963 ed era usata per commemorare la conquista della Croce ai Persiani, e la data in maggio fu mantenuta come "Invenzione della Santa Croce". Papa Giovanni XXIII, con motu proprio del 25 luglio 1960, rimosse dal 1º gennaio 1961 la festa di maggio dal calendario del rito romano, perché fu considerata un doppione della festa di settembre.

La Chiesa cattolica compie la formale adorazione della Croce durante gli uffici del Venerdì Santo, mentre gli Ortodossi celebrano un’ulteriore venerazione della Croce la terza Domenica della "Grande Quaresima".

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