Biografia di Raffaello Sanzio

Questa sezione descrive la biografia e le opere del celebre pittore Raffaello Sanzio, figura emblematica del Rinascimento italiano.

Le Origini e la Formazione

Raffaello Sanzio nacque a Urbino nel 1483. All’età di otto anni perse la madre, mentre il padre era Giovanni Santi, un famoso pittore dell’epoca conosciuto per avere una bottega considerata un luogo d’incontro per gli artisti in cui potevano esprimere la loro arte. Le date di nascita sono oggetto di dibattito, con testimonianze che indicano il 28 marzo o il 6 aprile 1483. Il padre offrì al giovanissimo Raffaello un decisivo stimolo intellettuale, incarnando il modello, tutt’altro che consueto nella società quattrocentesca, di pittore consapevolmente colto, capace di rivelare notevoli ambizioni letterarie, sia come uomo di teatro, sia come vero e proprio poeta in volgare.

La formazione di Raffaello avvenne, tra gli altri, con Pietro Vannucci, noto artista di quel periodo, universalmente conosciuto come il Perugino. Sebbene l’alunnato di Raffaello nella bottega del Perugino sia tuttora oggetto di discussione, ricordato per la prima volta da Giorgio Vasari, dopo la morte del padre Raffaello si recò a Perugia presso la bottega del Perugino, artista molto affermato e influente dell'epoca. Nel testamento di Giovanni Santi, redatto tra il 26 e il 29 luglio 1494, Raffaello fu nominato erede universale insieme al fratello Bartolomeo di Sante. Tra i testimoni erano presenti lo scultore e architetto milanese Ambrogio Barocci e il pittore Evangelista da Pian di Meleto, principale collaboratore del padre di Raffaello.

Il 10 dicembre 1500 «Rafael Johannis Santis de Urbino», già definito «magister» pur non avendo ancora compiuto diciotto anni, ed Evangelista da Pian di Meleto siglarono un contratto per l’esecuzione di una pala d’altare per la cappella di famiglia nella chiesa di S. Agostino a Città di Castello. Il 13 settembre 1501 i due pittori ricevettero il saldo per il completamento dell’opera, identificabile con l’Incoronazione di s. Nicola da Tolentino.

Intorno al 1502 l’artista fu sicuramente in rapporto con Bernardino Pinturicchio: collaborò, a Siena, alla progettazione degli affreschi raffiguranti una serie di episodi della vita di Enea Silvio Piccolomini per la Libreria Piccolomini nel Duomo, commissionati a Pinturicchio. Realizzò «con grandissimo amore» la predella per una pala d’altare perduta di Pinturicchio dedicata alla Natività della Vergine e fornì disegni per l’Incoronazione della Vergine dipinta, tra il 1503 e il 1505, da Pinturicchio e Giovan Battista Caporali per S. Maria della Pietà a Umbertide. Nel gennaio e nel marzo del 1503 Raffaello risiedette a Perugia. Il 12 gennaio 1504 Raffaello è ricordato in un documento notarile come «abitante a Perugia».

Raffaello Sanzio giovane in un ambiente che evoca la bottega del Perugino a Perugia

Le Opere del Periodo Umbro

Il cosiddetto periodo umbro (1500-1504 circa) evidenzia la disponibilità intellettuale del giovane Raffaello e l’ampiezza del dialogo e del confronto intrattenuti con le più moderne esperienze figurative maturate negli anni precedenti in Italia centrale. L’indicazione «MDIII» compare nell’iscrizione incisa sull’altare della cappella di S. Girolamo nella chiesa di S. Domenico a Città di Castello, già decorato dalla Crocifissione Mond, un’opera firmata da Raffaello e commissionata da Domenico de’ Gavari.

Un esempio significativo è lo Sposalizio della Vergine, un olio su tavola del 1504 conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano. Quest’opera fu realizzata, su commissione di Filippo di Lodovico Albizzini, per la cappella di S. Giuseppe nella chiesa di S. Francesco a Città di Castello. È una scena non ufficiale del Vangelo, in cui San Giuseppe sposa la Vergine tenendo in mano un ramoscello d’ulivo secco che rinasce, motivo per cui gli altri spezzano il loro. In secondo piano si trovano altri personaggi e un tempio a 16 facce caratterizzato da archi, un colonnato, una pianta quasi circolare, dimensioni ben proporzionate e con una sua tridimensionalità quasi armonica. La tavola e il tempio dello sfondo rivelano già una sensibilità architettonica unita a competenze teorico-pratiche e prospettiche dovute alla formazione urbinate.

Raffaello fu profondamente influenzato dalla prospettiva, argomento sul quale in quel periodo Piero della Francesca stava scrivendo dei trattati; nella ricca biblioteca di Federico da Montefeltro si conservava una copia del De prospectiva pingendi. È verosimile, inoltre, che Raffaello fosse al corrente sia del bramantesco tempietto di S. Pietro in Montorio a Roma (commissionato nel 1502 e concluso attorno al 1508-09) sia dei suoi antecedenti martiniani.

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Il Periodo Fiorentino (1504-1508)

Nell’autunno del 1504, Raffaello si trasferì a Firenze. Negli anni del cosiddetto periodo fiorentino (1504-08 circa) la sua cultura matura improvvisamente a contatto con la grande tradizione quattrocentesca toscana (Masaccio, Donatello e Luca Della Robbia) e con le primissime novità della «maniera moderna», ravvisabili nelle opere di Piero di Cosimo, Fra Bartolomeo, Leonardo da Vinci e Michelangelo. Egli ammirava le opere di Michelangelo e di Leonardo per glorificarle e trarne ispirazione per i propri dipinti.

Il 12 dicembre 1505 Raffaello siglò un contratto per realizzare, in collaborazione con Berto di Giovanni, una pala d’altare per la chiesa del convento delle clarisse di S. Maria di Monteluce, fuori dalle mura di Perugia: la cosiddetta Pala di Monteluce (Incoronazione della Vergine), che avrebbe dovuto essere finita entro due anni. Avviata da Raffaello, venne in realtà conclusa solo tra il 1523 e il 1525, dopo la morte dell’artista, da Giulio Romano e Giovan Francesco Penni. L’indicazione «MDV» compare sotto alla Trinità e santi affrescata da Raffaello nella chiesa perugina di S. Severo. La data «MDV» (o «MDVI»?) figura sulla Pala Ansidei, commissionata probabilmente dai fratelli Niccolò e Giovanni Ansidei per la cappella di S. Nicola di Bari.

Fu allora che cominciarono anche i primi accrediti letterari del giovane pittore, che visse la propria breve, ma intensa stagione cortigiana, a contatto con i raffinatissimi ambienti culturali delle corti dei Montefeltro a Urbino e degli Este a Ferrara. Nel maggio del 1507 Raffaello, a Urbino, realizzò per Elisabetta Gonzaga un Cristo nell’orto degli ulivi (perduto), ricordato da Pietro Bembo come dono. Nello stesso anno Raffaello firmò e datò il Trasporto di Cristo per la cappella di S. Matteo nella chiesa perugina di S. Francesco al Prato, tavola centrale della pala commissionatagli, forse nel 1504, da Atalanta Baglioni (la cosiddetta Pala Baglioni), e la Sacra Famiglia con l’agnello.

L'opera Madonna del Cardellino, un olio su tavola del 1506 conservato nel Museo degli Uffizi a Firenze, è caratterizzata da una composizione piramidale: l’artista ritrae la Madonna con un libro in mano, Gesù bambino alla sua destra e San Giovannino che tiene in mano un cardellino rosso, simbolo della Passione di Cristo. La Madonna, Gesù bambino e San Giovannino sono rappresentati con gestualità perfetta, le figure sono dolci e raffinate.

Il 21 aprile 1508 Raffaello scrisse allo zio materno Simone Ciarla a Urbino, compiangendo la morte del duca Guidubaldo, e chiedendo una lettera di presentazione del duca Francesco Maria Della Rovere al gonfaloniere Pier Soderini, in vista di «una certa stanza da lavorare». Commissionata nel 1506 o nel 1508 da Bernardo Dei per la sua cappella in S. Spirito, la Madonna del baldacchino reca un potente sfondo architettonico che rinvia al Pantheon e all’architettura della stessa basilica brunelleschiana.

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Il Periodo Romano e le Stanze Vaticane (1508-1520)

Il momento del trasferimento di Raffaello a Roma non è conosciuto con sicurezza, ma il primo pagamento per lavori nei palazzi vaticani è datato 13 gennaio 1509. Viene versato un acconto per decorazioni ad affresco nella volta e probabilmente sulla parete con la Disputa del Sacramento, realizzate in quella che oggi è nota come Stanza della Segnatura. Raffaello si spostò a Roma, dove venne chiamato da Papa Giulio II. Egli rimase a Roma fino alla sua morte nel 1520. La sua figura incarnava al meglio lo stile del Rinascimento caratterizzato da modi precisi e nitidi. Infatti Raffaello venne considerato il punto di riferimento della pittura aclassica, tanto che per alcuni la sua morte coincise con la fine del periodo aclassico.

Intorno al 1509-10 si datano anche alcuni tentativi poetici di Raffaello: cinque sonetti petrarcheschi riportati su una serie di disegni in rapporto con la Disputa del Sacramento e con il Parnaso affrescati nella Stanza della Segnatura. Il 10 novembre 1510 è documentato il primo pagamento da parte del banchiere senese Agostino Chigi il Magnifico, un importante patrono di Raffaello, per due tondi di bronzo. Il 12 luglio 1511, Giovan Francesco di Luigi Grossi informò Isabella d’Este che «il papa [...] anchor in Palazo fa depinzer due camere [le stanze oggi dette della Segnatura e di Eliodoro] a un Rafaello de Urbino, che ha gran fama di bon pictore in Roma, qual son beletissime».

Il 4 ottobre 1511 Raffaello fu nominato da Giulio II «scriptor brevium apostolicorum» per garantirgli una comoda e continua fonte di sostentamento economico. Nel novembre dello stesso anno Raffaello fu in rapporto con l’architetto e pittore senese Baldassarre Peruzzi, con il quale di lì a poco avrebbe collaborato nel cantiere della villa di Agostino Chigi. È probabile che proprio al 1511 risalgano anche gli incarichi per le stalle Chigi, presso la Farnesina, e per la cappella Chigi in S. Maria del Popolo.

Panoramica degli affreschi di Raffaello nelle Stanze Vaticane

La Stanza della Segnatura (1508-1511)

Gli affreschi realizzati da Raffaello nella Stanza della Segnatura (1508-11 circa), conosciuta come la biblioteca privata del Papa, rappresentano un culmine assoluto del primo classicismo cinquecentesco e costituirono, per secoli, un modello di armonica fusione non solo tra le varie maniere italiane, ma anche tra la lingua figurativa moderna e quella esemplare degli antichi. Si tratta di opere fondamentali, in cui Raffaello cominciò a mettere a punto quella «emulsione meditatissima, dapprima tra le varie parlate italiane, poi tra latinità e italianità, tra storia e natura, che pare talvolta ai semplici un facile accomodamento ed è invece un apice di gusto e di genio». L’architectura picta nella prima delle Stanze rivela, inoltre, il forte interesse per l’Antico che Raffaello seppe far rivivere, rielaborandolo, più d’ogni altro suo contemporaneo.

L'opera più celebre è la Scuola d’Atene, un affresco del 1510. Rappresenta una delle due vie attraverso le quali si può arrivare al Vero, ovvero a Dio per mezzo della fede, al Bene tramite la giustizia, e al Bello tramite l’arte. È il tempio classico ideale della conoscenza e si basa sul progetto di Bramante che pensa per San Pietro. La grandiosa architettura della Scuola d’Atene, pur citando il cassettonato del catino absidale della campata centrale della basilica di Massenzio, ripropone criticamente lo stile di Bramante, come si era manifestato in particolare nel nuovo S. Pietro.

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La Stanza di Eliodoro (1511-1514)

Tra gli affreschi della Stanza di Eliodoro spicca la Liberazione di San Pietro, un affresco del 1514. In esso sono state raffigurate tre scene appartenenti a San Pietro, considerato l’uomo che incarna la Chiesa: la prigionia di San Pietro, la sua liberazione e la sua fuga, e l’allarme delle guardie. L’ambientazione prevalente delle scene è la notte e vi sono quattro fonti di luce, di cui due soprannaturali rappresentate dall’angelo a destra e in centro, una naturale rappresentata dalla luna e una artificiale rappresentata da una torcia.

Un altro importante affresco del 1514 è l'Incendio di Borgo, che raffigura l’incendio avvenuto nel quartiere di Borgo, spento grazie all’intervento del Papa Leone X. Si tratta di un affresco che ritrae l’azione di pace intrapresa dal papa per portare avanti i principi cristiani.

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Le Ultime Opere e la Morte

Tra le ultime opere di Raffaello, troviamo il Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi, un olio su tavola del 1520 conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze. In questo dipinto è raffigurato papa Leone X seduto e intento nella lettura di un codice miniato insieme ad altri due cardinali. Il colore dominante del dipinto è il rosso che si contrappone al bianco, creando un'immagine di grande intensità.

L'opera finale, la Trasfigurazione, un olio su tavola iniziato nel 1520 e mai completato, è conservato nella Pinacoteca Vaticana. Rappresenta la trasfigurazione di Cristo e la liberazione di un ragazzo indemoniato. A sinistra sono raffigurati gli apostoli e a destra la famiglia del ragazzo. Le due scene sono quasi contrapposte: da una parte si percepisce la calma e la solarità di Cristo, mentre dall’altra c’è il ragazzo indemoniato da cui emerge una certa agitazione.

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Raffaello morì il 6 aprile 1520, a soli 37 anni, nel giorno di Venerdì Santo, giorno che era stato indicato anche come quello della sua nascita. La sua morte, per alcuni, coincise con la fine del periodo aclassico. Raffaello fu uno dei pittori più influenti della storia dell'arte occidentale. La sua ripresa dei temi michelangioleschi, mediati dalla sua visione solenne e posata, fu uno degli input fondamentali del manierismo.

Raffaello Sanzio: vita e opere in 10 punti

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