In un momento di confronto con scribi e farisei, uno scriba, esperto della Legge e colpito dalla saggezza di Gesù, gli pose una domanda fondamentale: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?» (Marco 12,28).
Gesù rispose indicando il cuore della Legge: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c'è altro comandamento più grande di questi» (Marco 12,29-31).
Lo scriba, riconoscendo la verità e la profondità della risposta, confermò: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici» (Marco 12,32-33).
Gesù, apprezzando la sua saggezza, concluse: «Non sei lontano dal regno di Dio» (Marco 12,34).
Il Contesto del Dialogo
Questo dialogo si colloca in un momento cruciale della predicazione di Gesù a Gerusalemme, poco prima della sua passione, morte e resurrezione. Marco colloca questo scambio dopo una serie di confronti in cui Gesù era stato interrogato sull'autorità, sul rapporto con il potere politico e sulla resurrezione dei morti.
La domanda dello scriba, sebbene possa apparire come una questione "scolastica" per mettere alla prova la competenza esegetica di Gesù, rivela un'istanza più profonda: la ricerca dell'essenziale, del fine ultimo verso cui tutto tende, di ciò che realmente ha valore nella vita e nella fede.
Lo scriba era ben disposto nei confronti di Gesù, evidentemente impressionato dalle sue risposte precedenti, in particolare quella sulla resurrezione dei morti, come indicato dal testo: «Visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò» (Marco 12,28).
L'Essenza dei Comandamenti
Gesù, rispondendo alla domanda sul "primo" comandamento, non si limita a indicare un precetto tra tanti, ma riconduce l'intera Legge e i Profeti a due principi fondamentali, che costituiscono il fondamento dell'agire religioso:
- L'amore per Dio: «Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.» (Deuteronomio 6,4-5). Questo comandamento richiede un amore totalizzante, che pervade ogni aspetto dell'essere umano, plasmando e orientando tutte le facoltà.
- L'amore per il prossimo: «Amerai il tuo prossimo come te stesso.» (Levitico 19,18). Questo secondo comandamento, inseparabile dal primo, non è una sequenza lineare, ma una continuazione del medesimo movimento d'amore.
Gesù sottolinea l'inscindibilità di questi due amori: l'amore per Dio alimenta quello per il prossimo e viceversa. Essi non sono in competizione, ma si sostengono a vicenda, diventando il criterio di verifica reciproca.

Il Valore dei Due Comandamenti
La risposta di Gesù eleva questi due comandamenti al di sopra di ogni sacrificio e liturgia: «Non c'è altro comandamento più grande di questi» (Marco 12,31). Lo scriba concorda pienamente, affermando che questo duplice amore «vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici» (Marco 12,33).
Questo significa che non solo il comportamento etico, ma anche la prassi religiosa e liturgica devono essere misurati sul metro del duplice amore. L'amore verso Dio e verso il prossimo diventa il principio e il fine di ogni azione.
Interpretazioni Teologiche e Bibliche
Il duplice comandamento dell'amore è considerato il fulcro dell'etica cristiana, ripreso e sintetizzato da Gesù in modo originale a partire dall'Antico Testamento.
Alcune interpretazioni, citate nel materiale fornito, mettono in guardia dal ridurre la Legge a soli due principi astratti. Al contrario, Gesù non abolisce la Legge, ma ne indica i comandamenti fondamentali "nella Legge" stessa, richiamando specificamente Deuteronomio 6,5 e Levitico 19,18. Questi due comandamenti sono la norma generale da cui dipendono tutte le altre norme particolari contenute nella Legge e nei Profeti.
L'apostolo Paolo, nella Lettera ai Romani (13,9), riassume i comandamenti etici come: «Ama il tuo prossimo come te stesso». L'espressione "si riassumono" non indica un'abolizione della Legge, ma che l'amore è la "pienezza" (pleroma) della Legge, il suo compimento. Il peccato, infatti, è definito come la violazione della Legge (anomia).
La Bibbia definisce l'Amore come una qualità divina: «Dio è amore» (1 Giovanni 4,16). I comandamenti di Dio sono dati per il nostro bene, come espressione del Suo amore per noi e come guida per imparare ad amare a nostra volta.
«In questo è l’amore: che camminiamo secondo i suoi comandamenti» (1 Giovanni 5,3).

L'Amore come Fondamento del Regno di Dio
Gesù non considera questi comandamenti un peso, ma la via per entrare nel Regno di Dio. La Legge di Dio è vista come una "legge di libertà" (Giacomo 2,12), liberazione dal peccato e schiavitù dell'io.
L'amore verso Dio richiede un'osservanza totale dei Suoi comandamenti, mentre l'amore per il prossimo implica la pratica della giustizia, della misericordia e della fedeltà. Gesù stesso, attraverso la parabola del Buon Samaritano, estende il concetto di "prossimo" a chiunque incontriamo nel nostro cammino, anche al di là delle barriere sociali o religiose.
L'insegnamento di Gesù include anche l'amore per i nemici, un'estensione radicale del comandamento di amare il prossimo: «Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori» (Matteo 5,44).
La Parabola del Buon Samaritano
La Duplice Natura dell'Amore Cristiano
Papa Benedetto XVI ha ribadito l'importanza fondamentale del doppio comandamento, sottolineando la sua duplice natura: amare Dio e amare il prossimo. Nel Vangelo di Giovanni, questo comandamento viene presentato con un'enfasi sulla novità e unicità: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Giovanni 13,34).
Questo amore reciproco, che culmina nel dare la vita per i propri amici, è il segno distintivo dei discepoli di Cristo. La vera libertà cristiana consiste nell'essere liberati dal peccato e nel diventare servi di Dio, camminando secondo i Suoi comandamenti.
Il cammino cristiano implica un equilibrio tra l'osservanza dei comandamenti divini e l'espressione di un amore profondo e comprensivo verso il prossimo, anche in presenza di disaccordi o differenze di vedute. Si tratta di rimanere fedeli alla legge divina, pur mostrando la massima comprensione e amore.
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