Le cattedrali, da secoli, non sono solo luoghi di culto e architetture imponenti, ma veri e propri scrigni di cultura e arte, dove la musica ha trovato una delle sue espressioni più alte. Il rapporto tra musica e cattedrali è profondo, intriso di storia, spiritualità e innovazione, manifestandosi in rassegne contemporanee, studi storici e progetti di valorizzazione del patrimonio.
La Cattedrale come Cuore Musicale nel Medioevo
Dante Alighieri paragonava la musica al pianeta Marte, considerandola, similmente al corpo celeste più caloroso, dotata di un rapporto di fuoco con le altre arti e capace di catturare i sentimenti degli uomini. Nel Convivio, il poeta scrive: «Trae a sé gli spiriti umani che sono quasi principalmente vapori del cuore sicché quasi cessano da ogni operazione». Questa evocata «relazione» è l’armonia di cui parlarono gli antichi, un concetto che ha trovato piena espressione nel Medioevo, un periodo in cui arti e vita si amalgamarono come non mai.
La cattedrale, simbolo affascinante di quel mondo, oltre che luogo di preghiera e di ritrovo, era anche lo spazio nel quale convivevano e si contaminavano messaggi e simboli della creatività. Vetrate, affreschi, architetture e note parlavano la medesima lingua. Per questo si osò affermare che a Parigi, in Notre Dame, il segreto della pietra filosofale fu racchiuso nel colore di una vetrata, e che per quell’architettura, sorta su un antico tempio di Iside, maestri musici quali Perotinus e Leoninus composero messe le cui note si adeguavano a spazi e forme, tanto che gli effetti mutavano a seconda del luogo.
L’uscita di un Atlante storico della musica nel Medioevo - un progetto editoriale di Vera Minazzi con introduzione e conclusioni di Alberto Gallo, e la cura di Cesarino Ruini - rappresenta un evento significativo. L'opera, pubblicata da Jaca Book e da altre case editrici internazionali, è degna di attenzione perché nelle storie del Medioevo, un periodo continuamente indagato, manca spesso la musica. Questo Atlante, di carattere interdisciplinare e multidisciplinare, mostra il luogo della musica nella cultura e nella vita medievale, ricercando abbracci sacri e profani smarriti nel tempo. Accanto ai principali musicologi di fama internazionale specialisti del periodo, vi partecipano storici della filosofia, studiosi di acustica e archeologi, per un totale di circa 45 autori. Il carattere innovativo è dato anche dalla rappresentazione visiva degli intrecci, con molte cartine dedicate, per esempio, alla diffusione dell’immagine di Orfeo o alla fortuna delle polifonie semplici. Ogni sezione è aperta da una doppia pagina cartografica di contestualizzazione geopolitica e storico-culturale, e l’apparato iconografico è ricchissimo, con la maggior parte delle illustrazioni sconosciuta. L’Atlante supera l’angusta mentalità scolastica delle periodizzazioni storicistiche e dei blocchi cronologici, permettendo alla musica del Medioevo di tornare e offrire consigli per leggere un passato che continua a vivere mescolandosi al contemporaneo.

Le "Pietre che Cantano": Il Monastero di Sant Cugat del Vallès
Tra i segreti del Medioevo, riappaiono quelli del monastero catalano di Sant Cugat del Vallès, noto per il chiostro con coppie di colonne di Arnau Cadell, artista presente tra il 1204 e il 1207. Marius Schneider, nel suo studio Singende Steine (Pietre che cantano), esaminò l’orientamento delle architetture e numerò i capitelli. Osservando gli animali scolpiti, si accorse che ad ognuno di essi, fissato nella pietra, corrispondeva una nota dal valore di croma. Il pavone, il bue o il leone erano dunque le sorgenti di una musica che un giorno venne qui congelata. I suoni si consegnarono al sonno e attesero. I capitelli di Sant Cugat, con i lacerti di accordi ossidati dal tempo, non sono resti di un mondo svanito, ma testimoni di una spiritualità che veglia silente nelle anime. In quelle note si sono imprigionate sensazioni eterne, nate insieme alle cattedrali, ai chiostri, agli animali di pietra, ai penitenti che urlavano per le vie i loro peccati, ai menestrelli e ai giullari.
La Musica Sacra nelle Cattedrali Oggi: Rassegne e Valorizzazione
"O Flos Colende": La Tradizione Musicale nella Cattedrale di Firenze
Nel tempo di Quaresima torna la XXVIII edizione della rassegna di musica sacra O flos colende nella Cattedrale di Firenze, promossa e organizzata dall’Opera di Santa Maria del Fiore. Quest’anno, alle riflessioni tenute dal Cardinale Giuseppe Betori si aggiunge, per la prima volta, quella dell’Arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli (6 maggio). Ad accompagnare le riflessioni bibliche saranno gruppi musicali di spicco come l’Ensemble Baroque Lumina (20 marzo), Euphonios Vocal Ensemble (27 marzo), Cappella Musicale della Basilica di San Lorenzo a Firenze (3 aprile) e la Cappella Musicale della Cattedrale di S.
Le performance in programma offrono un viaggio attraverso diverse epoche e stili:
- Nella prima riflessione sarà eseguita musica composta in America Latina dall’allora celebre compositore toscano Domenico Zipoli. Le due bellissime arie in programma sono tratte dalla cantata In hoc mundo, fra le meno semplici del maestro pratese, ritrovata come tanta altra sua musica negli archivi delle missioni gesuitiche boliviane alcuni decenni orsono.
- Nella seconda riflessione si andranno a scoprire due brani di epoca rinascimentale e primobarocca: il toccante In Te Domine speravi del compositore fiammingo Josquin Desprez, autore di cui l’Archivio dell’Opera di Santa Maria del Fiore conserva molte composizioni, e l’omonimo brano di Marco da Gagliano, maestro di cappella della Cattedrale fiorentina dal 1608 alla morte, la cui partitura si conserva in vari manoscritti sei-settecenteschi dell’archivio dell’Opera.
- Nella terza riflessione, si ascolteranno due piccoli capolavori del grande compositore tedesco Heinrich Schütz, entrambi ispirati al tema della speranza: il mottetto Spes mea Christe Deus e il salmo In Te Domine speravi, composti durante il servizio del maestro a Dresda presso la corte di Sassonia e pubblicati nel 1625 nella raccolta intitolata Cantiones Sacrae.
- Nella quarta riflessione saranno eseguiti due splendidi brani per il Tempo di Pentecoste del compositore campano Niccolò Jommelli, entrambi conservati in un manoscritto dell’Opera di Santa Maria del Fiore.

Dialoghi Musicali: Dalle Americhe alla Cattedrale
Un particolare rilievo è dato al programma affascinante eseguito da The King’s Singers, che mette in dialogo la musica autoctona dell’America meridionale (cantata anche nelle lingue indigene, come nel caso del tradizionale canto processionale Quechua Hanaqpachap cussicuinin, in cui Maria viene lodata con colorite metafore proprie della cultura andina, estranee alla tradizione europea), con il repertorio musicale colto introdotto dagli spagnoli e dai portoghesi. Oltre al citato Hanaqpachap cussicuinin, sarà cantato un altro brano tradizionale sudamericano, diffuso, a differenza del precedente, in lingua spagnola.
Tra le composizioni d’autore importate dall’Europa si segnalano:
- Versa est in luctum del compositore spagnolo Sebastián de Vivanco, nativo di Ávila.
- Gli splendidi mottetti Crux fidelis, attribuito al re Giovanni IV di Portogallo, e O quam gloriosum di Tomás Luis De Victoria, anch’egli nativo di Ávila, le cui composizioni, compreso il mottetto in programma, si trovano in gran numero nell’Archivio Musicale dell’Opera di Santa Maria del Fiore.
- Libera me del compositore portoghese Vicente Lusitano, figlio di madre originaria dell’Africa.
- Due brani (De carámbanos el día viste e Tristis est anima mea) di Juan Gutiérrez de Padilla, compositore andaluso che trascorse gran parte della sua vita in Messico, dove rivestì il ruolo di maestro di cappella della cattedrale di Puebla, città all’epoca seconda per importanza solo a Città del Messico.
In programma anche interessanti brani del repertorio contemporaneo generato dall’incontro fra diverse culture, come la suggestiva Peregrinación dell’argentino Ariel Ramírez, il cui testo (scritto da Félix Luna) evoca il viaggio di Maria e Giuseppe verso Betlemme, e lo spiritoso Pica-Pão (picchio) in cui il grande compositore brasiliano Heitor Villa Lobos elabora una canzone degli indigeni del Mato Grosso.

Dieci Secoli di Armonie: Il Patrimonio Musicale del Duomo di Pisa
L’iniziativa di riordino, inventariazione e relativa messa in uso del prezioso patrimonio musicale conservato nell’Archivio dell’Opera della Primaziale Pisana, testimone di secoli di fede e d’arte, ha fornito occasione per raccontare la lunga storia della musica sacra a Pisa. A ripercorrerla sono esperti di diversa formazione, attitudine disciplinare e competenza cronologica, storici e musicologi, in grado di coprire un periodo di durata molto ampia.
Questo progetto è nato dall’incontro con Stefania Gitto, dal 2014 impegnata nel censimento di tutto il patrimonio bibliografico musicale presente nei confini della Toscana come responsabile del Centro di Documentazione Musicale della Toscana. L'attenzione si è focalizzata sul fondo musicale conservato nell’Archivio dell’Opera della Primaziale, una raccolta tanto ricca quanto ancora in gran parte da scoprire e valorizzare. Nella primavera 2017, il Centro ha proposto all’Opera un piano di riqualificazione mirato al riordino, all’inventariazione e alla relativa messa in uso del suo prezioso patrimonio musicale, capace di raccontare la lunga storia della musica sacra a Pisa. Le finalità dell’operazione, le sue modalità di svolgimento e i risultati raggiunti sono ampiamente descritti nelle pagine di Stefania Gitto. L'intenzione principale del piano di lavoro è stata quella di trasmettere a un pubblico più vasto la vicenda di quei “dieci secoli di armonie nel duomo di Pisa”, evocati dal titolo del volume ospitato nella Collana Arte pubblicata dalla Società Storica Pisana.

La Musica Sacra come Esperienza Comunitaria
Il Concerto di Chiusura dell'Anno Giubilare a Città di Castello
La basilica cattedrale di Città di Castello, venerdì 26 dicembre, si è trasformata in un grande spazio di ascolto, preghiera e condivisione in occasione del concerto che ha segnato la chiusura dell’Anno giubilare nella diocesi. L’affluenza straordinaria ha confermato il forte legame tra la città e le sue realtà corali, ma anche il desiderio diffuso di vivere un momento di musica sacra come esperienza comunitaria.
Cuore del pomeriggio musicale è stata l’esecuzione della Sinfonia-Cantata n. 2 “Lobgesang” di Felix Mendelssohn-Bartholdy, pagina monumentale che intreccia linguaggio sinfonico e parola biblica. Protagonisti dell’esecuzione sono stati i soprani Veronica Marinelli e Cristina Tirigalli, il tenore Federico Savini, la Corale “Marietta Alboni”, diretti da Marcello Marini. L’impegno corale, frutto di uno studio lungo e meticoloso, è apparso evidente nella compattezza delle voci e nella capacità di rendere la complessità della partitura senza perdere intensità espressiva.
Al termine del concerto, il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha rivolto un saluto al pubblico, ringraziando calorosamente la Corale “Marietta Alboni”, il Coro “Nuove Note”, i solisti, il direttore e tutti coloro che hanno reso possibile l’iniziativa. Dopo la solennità del Lobgesang, la serata si è conclusa in un clima più familiare e festoso. La Corale “Marietta Alboni” e il Coro “Nuove Note” - quest’ultimo diretto in alcuni brani da Anna Marini - hanno infatti salutato il pubblico con canti della tradizione natalizia, accolti con particolare calore e partecipazione. Il concerto del 26 dicembre non è stato soltanto un evento musicale, ma un vero atto comunitario, capace di sintetizzare fede, cultura e partecipazione.
tags: #canzoni #su #una #cattedrale