Il Monumento Nazionale a Vittorio Emanuele II: storia e costruzione dell'Altare della Patria

Il Monumento Nazionale a Vittorio Emanuele II, conosciuto anche come Altare della Patria o Vittoriano, è un imponente monumento nazionale italiano situato a Roma, in Piazza Venezia, sul versante settentrionale del colle del Campidoglio. La sua concezione e realizzazione rappresentano un capitolo significativo nella storia dell'architettura e dell'urbanistica italiana, nonché un simbolo dell'identità nazionale.

Le Origini e la Scelta del Luogo

La decisione di erigere un monumento permanente per celebrare Vittorio Emanuele II, il primo re dell'Italia unita e artefice del processo di unificazione nazionale, nacque in seguito alla sua morte, avvenuta il 9 gennaio 1878. Già il 10 gennaio 1878, il consiglio comunale di Roma deliberò l'iniziativa. Successivamente, il 26 marzo 1878, il parlamentare Francesco Perroni Paladini presentò alla Camera un disegno di legge per la costruzione di tale monumento a Roma. La proposta di legge fu approvata dal Parlamento il 16 maggio 1878.

La scelta del luogo fu oggetto di un lungo e acceso dibattito. Tra le diverse ipotesi considerate vi erano Piazza di Termini, il colle del Pincio, il rione Prati e, infine, il colle del Campidoglio. Quest'ultima opzione, proposta inizialmente da Ettore Ferrari e Pio Piacentini (secondi classificati nel primo concorso), venne fortemente sostenuta dall'allora Presidente del Consiglio Agostino Depretis. Il Campidoglio fu scelto non solo per la sua centralità storica e simbolica, ma anche per la sua posizione strategica, che avrebbe reso il Vittoriano un punto di riferimento visivo nel cuore della città, in contrapposizione alla Roma papale e imperiale.

Vista panoramica del colle del Campidoglio a Roma, con il Monumento a Vittorio Emanuele II in primo piano.

I Concorsi Architettonici e la Scelta del Progetto

Per la realizzazione del monumento furono indetti diversi concorsi. Il primo concorso internazionale del 1880 vide la partecipazione di trecentoundici progetti. Fu vinto dal francese Henri-Paul Nénot, ma il suo progetto non venne mai realizzato a causa di accese polemiche: si contestava la scelta di un progettista straniero per un'opera di tale importanza nazionale e si scoprì che il suo progetto era una rielaborazione di un suo precedente lavoro. Inoltre, vennero criticate le linee guida troppo permissive per gli artisti.

Un secondo concorso, bandito nel 1882, portò alla selezione del progetto di Giuseppe Sacconi. Il suo disegno, pur subendo diverse modifiche nel corso dei lavori, divenne la base per la costruzione del monumento. Sacconi si ispirò alla tradizione classica e rinascimentale, in particolare al linguaggio di Donato Bramante, concependolo come un moderno foro, un'agorà su tre livelli.

La Costruzione: Sfide e Modifiche

La costruzione del Monumento iniziò ufficialmente il 22 marzo 1885 con la posa della prima pietra da parte di re Umberto I di Savoia. I lavori si protrassero per cinquant'anni, concludendosi nel 1935, anche se il monumento fu ufficialmente inaugurato nel 1911 in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario dell'Unità d'Italia.

Durante la fase di costruzione, il progetto subì numerose modifiche dovute a imprevisti e nuove esigenze:

  • Materiali: Inizialmente previsto in travertino, il materiale di rivestimento fu infine scelto nel marmo botticino, proveniente dalle cave vicino Brescia. Questa scelta, forse influenzata dal ministro Giuseppe Zanardelli, conferiva al monumento una tonalità più calda rispetto al bianco assoluto del travertino.
  • Struttura: Durante gli scavi, nel 1887, vennero rinvenute le mura serviane. Questa scoperta archeologica richiese una sostanziale modifica del progetto per preservare i reperti, portando all'aggiunta di piloni di fondazione e all'ampliamento del sommoportico.
  • Iconografia: Giuseppe Sacconi pose grande enfasi sull'unità tra architettura e scultura, curando la scelta dei soggetti e degli artisti. Sotto la sua supervisione furono realizzate molte delle decorazioni plastiche, incluse le quattro sculture alle sommità delle Porte (La Politica, La Filosofia, La Rivoluzione e La Guerra).
  • Statua Equestre: La realizzazione della statua equestre di Vittorio Emanuele II fu inizialmente scorporata dal cantiere principale e affidata a un concorso separato. Dopo alterne vicende, la statua, progettata da Enrico Chiaradia e rifinita da Emilio Gallori, divenne il fulcro del monumento.
  • Spazi Interni: Nel 1888, Sacconi propose l'aggiunta di spazi interni, destinati a ospitare musei, che incisero notevolmente sui costi del cantiere.
Vista ravvicinata del marmo botticino utilizzato per la costruzione del Vittoriano.

L'Architettura e il Significato Simbolico

Il Vittoriano è concepito come un moderno foro, un'agorà su tre livelli collegati da imponenti scalinate e sovrastati da un portico con colonnato. L'architettura è un'armoniosa fusione di elementi classici, rinascimentali e barocchi, con un forte richiamo alla tradizione romana.

Il monumento è un simbolo del Risorgimento, il processo di unificazione nazionale. Al suo interno racchiude l'Altare della Patria, originariamente un'ara dedicata alla dea Roma, che dal 1921 ospita anche il sacello del Milite Ignoto, simbolo del sacrificio di tutti i soldati italiani caduti per la patria.

Il complesso monumentale è caratterizzato da:

  • Una scalinata maestosa che conduce alla vasta terrazza dell'Altare della Patria.
  • Il Sommoportico, un portico lungo 72 metri, coronato da 16 colonne e abbellito da statue allegoriche delle regioni italiane.
  • Due propilei, sormontati da quadrighe in bronzo che simboleggiano l'Unità della Patria e la Libertà dei cittadini.
  • La statua equestre di Vittorio Emanuele II, opera colossale in bronzo, fulcro dell'intero complesso.
  • Numerosi gruppi scultorei e bassorilievi che narrano le gesta del Risorgimento e celebrano le virtù civili e militari.

Alle Origini dell'Altare della Patria

Evoluzione e Funzione nel Tempo

Fin dalla sua inaugurazione, il Vittoriano è stato teatro di importanti momenti celebrativi, consolidando il suo ruolo di simbolo dell'identità nazionale. Durante il periodo fascista, il monumento divenne un palcoscenico per le cerimonie del regime, utilizzato per rafforzare il senso di potere e grandezza.

Dopo la caduta del fascismo e la nascita della Repubblica Italiana, il Vittoriano fu "svuotato" dei contenuti militareschi e riacquisì la sua funzione di tempio laico dedicato all'Italia libera e unita. Dagli anni '60, tuttavia, il monumento attraversò un periodo di disinteresse, venendo percepito da alcuni come un ingombrante simbolo del passato. Nonostante ciò, rimase il luogo privilegiato per le celebrazioni nazionali, come la Festa della Repubblica.

Il 12 dicembre 1969, il Vittoriano fu teatro di un attentato, fortunatamente senza vittime. Dopo un lungo periodo di chiusura e restauro, il monumento è stato nuovamente reso accessibile al pubblico. Nel 2000, su iniziativa del Presidente Carlo Azeglio Ciampi, è iniziato un processo di valorizzazione che ha restituito al Vittoriano il suo ruolo di spazio espositivo e luogo centrale per le manifestazioni simboliche dell'intera nazione.

Oggi, il Vittoriano ospita il Museo Centrale del Risorgimento e altri spazi espositivi, oltre a una terrazza panoramica che offre una vista spettacolare su Roma. Continua a essere un punto di riferimento iconico della città e un testimone della complessa storia italiana, dalla sua unificazione alla Repubblica.

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