Introduzione: La Riorganizzazione Pastorale Nelle Diocesi Italiane
In un contesto di crescenti sfide e cambiamenti sociali, le diocesi italiane stanno affrontando una significativa riorganizzazione pastorale, ridefinendo il volto di numerose parrocchie. Questa "piccola rivoluzione" è spesso guidata dalla necessità di rispondere alla mancanza di sacerdoti, alle mutate esigenze dei fedeli e alla ricerca di nuovi modelli collaborativi. Ne conseguono incarichi che vedono un solo parroco gestire più comunità, o l'istituzione di unità pastorali dove più sacerdoti operano "in solidum" per un gruppo di parrocchie, promuovendo una maggiore unione e condivisione delle risorse.

Un Nuovo Inizio: L'Accoglienza Dei Sacerdoti Nelle Comunità
L'arrivo di nuovi sacerdoti in una o più parrocchie rappresenta sempre un momento significativo per la comunità. A Seren e Rasai, ad esempio, due parroci sono stati accolti sul sagrato della chiesa da molti fedeli. Hanno ricevuto il saluto del Sindaco e degli amministratori, i quali hanno subito garantito un rapporto di collaborazione per il bene della comunità. Un simpatico “benvenuti” è stato rivolto loro dai bambini della Scuola Materna, che hanno porto un mazzo di fiori. Successivamente, insieme al Vescovo, hanno fatto il loro ingresso in chiesa, accolti dal canto festoso e solenne delle due cantorie di Seren e di Rasai, per l’occasione fuse insieme. La cerimonia di insediamento, come da prassi, è stata semplice ma significativa: da subito si è potuto percepire un sentimento di amicizia e di affetto che ha legato i fedeli e i nuovi parroci. Il Vescovo, nel corso della messa, ha sottolineato la sua gratitudine verso don Alessandro e don Giuseppe che hanno risposto prontamente alla richiesta di lavorare insieme in queste nuove parrocchie, per loro forse un po’ lontane e poco conosciute. Ha citato anche i timori espressi inizialmente dai parrocchiani riguardo la possibile perdita delle peculiarità delle singole tradizioni, ma anche il convincimento, fattosi strada via via, che questa fosse invece l'occasione di un ulteriore arricchimento reciproco. Il Vescovo ha invitato a vivere positivamente il nuovo percorso, con fiducia e buona volontà, illuminati dalla luce della Parola di Gesù. Il saluto di don Alessandro e di don Giuseppe è stato commosso e amichevole, e già si è percepita quella simpatia che certo favorirà il rapporto con la gente di questi paesi. A conclusione del rito, tutti si sono spostati nel salone parrocchiale dove era stato allestito, da parte di volontari dei diversi gruppi parrocchiali, un ricco rinfresco che ha ulteriormente favorito il clima di festa e di gioia.
Le Nuove Configurazioni Pastorali: Casi Studio
La Riforma Della Diocesi di Torino: Tra Unità e Nuovi Incarichi
Una "piccola rivoluzione" è stata annunciata anche dalla diocesi di Torino, guidata dal Cardinale Roberto Repole, che dal prossimo 1° settembre 2025 ridisegna il volto di numerose parrocchie. Proprio da lì si parte, perché il volto delle comunità canavesane, da settembre, cambierà. Dopo anni di servizio, don Silvio Caretto lascia l’incarico di parroco dei Santi Lorenzo e Stefano a Grosso Canavese. La sua è una rinuncia accolta ufficialmente dall’Arcivescovo. Chi pensava a un suo ritiro totale dovrà ricredersi: don Silvio resterà collaboratore parrocchiale e continuerà ad accompagnare i fedeli non solo a Grosso, ma anche a Mathi, Nole e Villanova Canavese. Insomma, non se ne va davvero, ma cambia ruolo: non sarà più la guida ufficiale, ma rimane sul campo, a lavorare con lo stesso spirito di sempre.
Un Solo Parroco Per Quattro Comunità Nel Canavese
Al posto di don Silvio arriva don Roberto Milanesio, proveniente da Chieri. Sarà lui, da solo, a reggere tutte e quattro le parrocchie: Grosso Canavese, Mathi, Nole e Villanova Canavese. Un incarico non da poco, con un carico pastorale enorme. Non solo Messe e battesimi: dovrà tenere insieme storie, comunità, progetti, persone. Lo aspettano fedeli diversi per sensibilità e storia, ma uniti dalla necessità di una guida nuova, una vera sfida.
Intervista a Padre Gennaro Currò (Parroco sacra Famiglia)
Don Antonio Marino: Parroco In Solido a Settimo Torinese
E mentre don Roberto arriva, don Antonio Marino fa le valigie. Lascia Nole e Villanova per trasferirsi a Settimo Torinese, dove diventerà parroco in solido di quattro parrocchie: San Giuseppe Artigiano, Santa Maria Madre della Chiesa, San Pietro in Vincoli e San Vincenzo de’ Paoli. Un altro incarico pesante, in una zona complessa, viva e densa. Nel frattempo, Ciriè osserva, non venendo toccata da nessuna nomina, rinuncia o trasferimento. Eppure, da tempo, anche Ciriè è dentro al processo di riorganizzazione. Non a caso, Mathi, Nole, Grosso e Villanova sono già passate dall’Unità Pastorale di Nole (n.24) a quella di Ciriè-Cafasse (n.25). Questo dettaglio potrebbe essere il preludio a un riassetto ancora più profondo nei prossimi mesi.
La Riorganizzazione Generale e Il Ruolo dei Laici
Di certo, ciò che si muove in diocesi non è solo una questione di nomi. È un tentativo - più o meno riuscito - di rispondere a una realtà che cambia: mancano i preti, cambiano le esigenze dei fedeli e si cercano modelli nuovi. Si punta a più unioni, più collaborazione tra comunità, più attenzione alle energie residue e, magari anche, più spazio ai laici. I fedeli, per ora, ascoltano, attendono e osservano. Qualcuno saluta con commozione, qualcuno mugugna, qualcuno accoglie con fiducia. Succede sempre così, in ogni cambio.
L'Unità Pastorale di Villafranca (Verona): Quattro Parroci "In Solidum"
A Villafranca, l'unità pastorale accorpa ora le parrocchie dei Santi Pietro e Paolo del Duomo, di Madonna del Popolo, di San Girolamo di Rosegaferro e di San Matteo a Quaderni. Il vescovo Giuseppe Zenti, ieri nella gremita chiesa di Madonna del Popolo, ha celebrato la nomina dei nuovi parroci, che saranno tutti alla pari, uniti in solidum. «Li chiamerete don Giampietro, don Gianluca, don Claudio e don Daniele», ha spiegato il vescovo, aggiungendo: «Nuovi parroci perché anche i vecchi sono nuovi in questa unità, la prima della diocesi».
La Nomina e I Ruoli Specifici
I nuovi parroci sono monsignor Giampietro Fasani e don Claudio Sacchiero, sinora al Duomo; don Gianluca Bacco, già referente per Quaderni e Rosegaferro; e don Daniele Cottini. Quest'ultimo è la vera novità per Villafranca, proveniente dalla parrocchia di Ronco all’Adige e già vicedirettore del seminario di Verona. Don Daniele sarà il coordinatore dell’unità, mentre monsignor Fasani sarà il moderatore del gruppo; entrambi risiederanno al Duomo. Don Claudio si occuperà dei giovani e della formazione degli animatori e adolescenti, e abiterà alla Madonna del Popolo. Il vescovo ha sottolineato l'importanza della fraternità: «Ma tutti pranzeranno insieme al Duomo, perché hanno bisogno di ritrovare la fraternità».

Le Sfide e L'Accoglienza Della Comunità
È stata scelta non a caso la chiesa di Madonna del Popolo per la cerimonia, visti i malumori espressi dalla seconda parrocchia villafranchese che nel corso dell’anno è rimasta orfana del suo parroco, don Giuseppe Suman, morto a marzo, e che non ha accolto con favore né il trasferimento di don Andrea Girardi, inviato a Sandrà, né l’unificazione delle parrocchie. «Con le unità pastorali si parte da qui, potete dire di essere i primi. Siete la profezia», ha rassicurato i fedeli Zenti. Ha inoltre aggiunto: «Ora siete quattro parrocchie, ma dovrete allargare la tenda in futuro per accoglierne altre vicine. Lo spirito delle unità è quello della condivisione fraterna che non ha paura di perdere il proprio spazio. Le proprietà rimangono ma si estendono, si condividono. Non ci sono fortini da difendere, ma si mettono in comune le ricchezze, senza privarsene. Potrete far conto su quattro parroci e tre collaboratori». In chiesa c’erano fedeli delle quattro parrocchie, i cui segretari di consiglio pastorale hanno firmato insieme ai quattro parroci il decreto del vescovo. C’erano anche scout, frati cappuccini e don Dumitru Petrovan della chiesa romena cattolica. Ai parrocchiani di Madonna del Popolo il vescovo ha dedicato parole speciali: «Vi chiedo scusa della complicazione creatasi. È stata un calvario anche per me dopo la morte di don Giuseppe. Ma siamo giunti a una conclusione, andate avanti così e le cose andranno bene». L’arrivo del vescovo è stato salutato dalla banda di Quaderni e dal sindaco Mario Faccioli che fuori dalla chiesa, con il vicesindaco Nicola Terilli e alcuni assessori e consiglieri, ha commentato questa novità come un trovare «centralità dove ci sono tanti campanili, ma una sola fede».
L'Esperienza Ultra-Decennale di Gorno: Un Solo Parroco Per Quattro Parrocchie
A Gorno, l'esperienza di un'unità pastorale avviata ormai da quattordici anni vede un unico parroco gestire quattro parrocchie molto diverse tra loro: Gorno, Oneta, Cantoni d’Oneta e Chignolo d’Oneta, che hanno complessivamente poco più di 2.000 parrocchiani. Don Federico racconta: “L’Unità Pastorale qui ha rappresentato un impegno e anche una fatica: non era un’idea facile da capire e da mettere in pratica.”
La Complessità Geografica e Le Specificità Parrocchiali
Le quattro parrocchie sono molto diverse: Gorno è la più grande, il cui territorio corrisponde al Comune, con circa 1.500 abitanti; Oneta è sui 450, poi ci sono le altre due che non arrivano nemmeno a 100 abitanti, Cantoni d’Oneta e Chignolo d’Oneta. Sono situazioni molto diverse: Gorno, pur essendo sullo stesso Comune, è una parrocchia frammentata, con nove chiese e senza un centro identificato in cui ritrovarsi, mentre le altre ce l’hanno. Il percorso dell’Unità Pastorale ha comportato dei cambiamenti. “Ogni parrocchia ha la sua vita liturgica, ma ci sono delle attività proposte insieme, come la formazione dei catechisti e alcuni momenti celebrativi, tra cui il sacramento della Cresima per i ragazzi. L’Unità pastorale si esprime anche in un organismo, il Consiglio dell’Unità pastorale, costituito al posto dei quattro consigli pastorali, a cui si affianca un altro organismo generale, l’Equipe educativa.

Impegno Pastorale e La Necessità di Collaborazione
La pandemia ha rappresentato un duro colpo per tutti: “In questi due anni di Covid su molti fronti ci siamo fermati: il ritrovarsi nel coordinamento è l’aspetto che ha sofferto di più. Ma in questo le esperienze dedicate ai ragazzi hanno rappresentato alcune delle gioie più belle del cammino compiuto fin qui”. La configurazione geografica delle parrocchie rappresenta, senza dubbio, una difficoltà in più. “C’è la fatica legata agli spostamenti, oltre alle caratteristiche diverse delle singole parrocchie. Quelle piccole vivono una vita che si identifica di più attorno alla chiesa, mentre si vive in modo diverso a Gorno, dove la situazione è più complessa, forse più ricca ma meno coesa”. Negli ultimi anni è accaduto anche un passaggio difficile a livello civile: sono state chiuse le scuole nel Comune di Oneta, e ora tutti i bambini si recano nel plesso di Gorno. Da una parte questo costringe a trovarsi insieme ma è stato un passaggio sofferto, ha tolto le scuole ad un Comune e non è stato facile accettarlo. Non è facile nemmeno per un parroco, pur con la collaborazione di un religioso monfortano come vicario parrocchiale, riuscire a gestire tutti gli impegni. “La fatica dei preti è venire incontro alla richiesta della comunità di avere ancora una vita parrocchiale distinta. Penso al numero delle celebrazioni: per adesso possiamo continuare così ma diventa sempre più difficile continuare la situazione delle parrocchie autonome. Fino a poco tempo avevamo un altro aiuto stabile, che ora è venuto meno. In estate abbiamo ancora un aiutante ma non sappiamo fino a quando riusciremo. Alcuni incontri vissuti negli anni scorsi hanno fatto già sperimentare, però, la bellezza di camminare insieme.
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