La Quaresima: Un Tempo di Preparazione e Rinnovamento
La Quaresima è un tempo di circa 40 giorni che prepara i fedeli alla Pasqua, invitando a riflettere su un tema spesso mal compreso e percepito come scomodo: la penitenza. Questo periodo liturgico è stabilito dalla Chiesa in ricordo del digiuno di quaranta giorni di Gesù nel deserto, preparandosi per svolgere pubblicamente la sua missione di salvezza. È un cammino per seguire le orme di Gesù e cercare di identificarsi con Lui.
Origine e Caratteristiche
Originariamente, la Quaresima iniziava di domenica. Fu papa Gregorio Magno a spostarne l’inizio al mercoledì precedente. In questo periodo si digiuna tutti i giorni, eccetto il sabato e la domenica. La Pasqua del Signore pone fine a questo digiuno, e il giorno della risurrezione gli eletti sono battezzati, si presentano all’altare e ricevono il Sacramento, come si legge nell’opera di sant’Ambrogio su Elia e il digiuno.
La Quaresima Ambrosiana: Continuità e Attualità
A distanza di più di 1600 anni, la Quaresima ambrosiana conferma i tratti caratteristici dell’eredità antica, ripensandoli alla luce del contesto ecclesiale e culturale odierno. Restano in evidenza il connotato battesimale e festivo dei sabati e delle domeniche, l’accento penitenziale dei giorni feriali (dal lunedì al venerdì) e l’approdo pasquale dell’uno e dell’altro.

Il Vero Senso della Penitenza: Conversione e Libertà
Oltre le False Convinzioni
Il termine "penitenza" è presente nel nostro quotidiano, usato spesso per esprimere qualcosa che facciamo controvoglia o con fatica, che magari è pesante, e a volte accompagnata da un senso di punizione per qualche nostra azione. Anche nell’ambito della fede, quando si pensa alla Quaresima come tempo di penitenza, vengono in mente rinunce o fioretti che spesso rimangono buoni propositi. Pure nel sacramento della confessione, detto anche della penitenza, c’è una parte che si chiama così: alla fine del rito il prete «dà la penitenza», che consiste in preghiere oppure atti da compiere, spesso percepiti come una pena da scontare per riparare ai peccati.
"Metanoeite": Cambiare Mentalità
In effetti, il nome «penitenza» ricorda la parola «pena», ma l’etimologia è diversa: è legata al verbo «pentirsi», come anche il termine «pentimento». Se quest’ultimo è il riconoscimento della propria colpa, la penitenza esprime anche la volontà di cambiare, messa in atto concretamente. Nei vangeli non si usa quasi mai la parola penitenza, ma Gesù centra il suo annuncio sulla conversione: «Convertitevi e credete nel Vangelo» (cfr. Mc 1,15) è l’invito che propone fin dall’inizio del suo ministero. «Convertitevi», nell’originale greco, significa «cambiate mentalità» (metanoeite), e viene tradotto nella versione latina con paenitemini, cioè «fate penitenza». L’autentico significato cristiano di penitenza è quello di conversione.
L'Esempio dei Santi: San Francesco d'Assisi
L’esperienza dei santi mostra che la vita di penitenza non è da considerarsi come una vita di stenti o mortificazione per guadagnarsi il paradiso, accumulando meriti. San Francesco d’Assisi, all’inizio del suo testamento, afferma: «Il Signore diede a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così», e narra l’esperienza di misericordia che Dio lo porta a fare con i lebbrosi, per i quali provava ribrezzo, ma che alla fine lo porta a dire: «Ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza di animo e di corpo» (cfr. Fonti Francescane n. 110). L’azione penitenziale, in questo caso, è incontrare i lebbrosi e prendersi cura di loro: un atto che porta a un cambiamento, rivelando un orizzonte più grande e orientando la vita di Francesco in modo diverso. Fare penitenza per Francesco significa convertirsi. Se la penitenza si riduce a fare delle cose per se stesse, senza cercare la relazione con il Signore e con gli altri, si rischia che queste pratiche vadano ad alimentare l’orgoglio personale o la frustrazione. Per questo Gesù, nel Vangelo del Mercoledì delle Ceneri, invita a vivere il digiuno, la preghiera e l’elemosina senza farsi tanto vedere (cfr. Mt 6,1-18), ma piuttosto cercando la relazione con il Padre, che vede nel segreto. In fondo, la penitenza e la conversione partono sempre dall’umiltà di riconoscere l’amore di Dio e dal desiderio di poter vivere questo amore pienamente nella nostra vita.

I Pilastri della Penitenza Quaresimale
Gesù nel Vangelo del Mercoledì delle Ceneri ci ricorda le tre vie principali della vita cristiana, che la Quaresima ci fa riscoprire per fare penitenza e convertirci, cioè per guardare a Dio e al prossimo: la preghiera (soprattutto come ascolto della Parola di Dio), il digiuno (per riconoscere che c’è qualcosa di più importante di noi stessi e del nostro cibo) e l’elemosina (intesa come solidarietà, condivisione e carità piena).
Il Digiuno: Nutrimento Spirituale e Solidarietà
Parlando della dimensione penitenziale dei giorni feriali, il digiuno alimentare tradizionalmente consisteva in un solo pasto giornaliero consumato a sera, con astensione dalle carni e dal vino. Sull’esempio di Gesù, di Mosè e di Elia, anche il cristiano è chiamato a fare esperienza della volontaria privazione del cibo per dare spazio al nutrimento spirituale della Parola di Dio e del Pane di vita. Così concepito, il digiuno rafforza la preghiera, predispone a ricevere lo Spirito Santo, è un’arma contro gli spiriti cattivi, attiva e agevola la prontezza nel soccorrere i poveri. Non è fine a se stesso, ma è una condizione necessaria per aprirsi ad altro, per fare spazio a “un altro cibo”. Lo scopo della privazione del cibo o del consumo moderato di esso è quello di concentrarsi sull’essenziale, per avere sete e fame di Dio e della sua Parola. È un invito a una vita modesta e frugale, un mezzo concreto attraverso il quale la Chiesa invita ad aprirsi agli altri e a Dio, come un momento di purificazione non solo del corpo, ma anche e soprattutto dell’anima.
Pratiche Tradizionali e Moderne
Prendendo spunto dalla volontaria sobrietà alimentare, la pratica penitenziale del digiuno si può opportunamente estendere ad altre forme di rinuncia volontaria che intercettano gli odierni stili di vita, come all’acquisto e al consumo di beni superflui, all’uso invasivo della televisione o di internet, o alla chiacchiera telefonica. Molte persone scelgono di rinunciare a cioccolato, alcol o distrazioni varie. Un’alternativa è seguire una dieta vegetariana tradizionale per tutta la Quaresima (verdura, frutta, legumi, pasta, riso, noci e semi). Certi cristiani seguono ancora diete molto rigide, come diete solo liquide. L’idea è esercitare autocontrollo e prediligere la spiritualità alla carnalità.
Per molto tempo, la Quaresima è stata un periodo dell’anno particolarmente rigido: astinenza sessuale, privazione di carne, a volte di uova e di latticini (nella religione ortodossa, uova e latticini sono tuttora banditi). Nei tempi antichi, i cristiani si astenevano da tutti i prodotti animali e diventavano vegani per 40 giorni; fu durante il Medioevo che carne, uova e latticini furono proibiti. Stranamente, lo zucchero non era compreso in questo elenco di rinunce, poiché nel XIII secolo san Tommaso d’Aquino scrisse che lo zucchero aiutava la digestione ed era quindi consentito. La pratica della Quaresima è oggi meno ‘costringente’, ma l’idea del digiuno rimane. Esiste ancora una forma di digiuno stretto che consiste nel mangiare un solo pasto completo durante il giorno (di solito a pranzo), senza carne, uova, latticini o vino, con un piccolo pasto frugale al mattino e alla sera.
L'Esempio di Gesù nel Deserto
Tra il suo battesimo e l’inizio della sua vita pubblica, Gesù di Nazareth si ritirò nel deserto a digiunare per 40 giorni, in mezzo a bestie feroci, servito dagli angeli e tentato dal diavolo (Matteo 4:1-2, Marco 1:12-13 e Luca 4:1-2). Nel deserto, Cristo ha condotto una battaglia spirituale dalla quale è uscito vittorioso. L’autocontrollo esercitato in questo periodo è un modo per rafforzare l’anima davanti alle tentazioni, a cominciare dal cibo.

Le Norme del Diritto Canonico
Il Codice di Diritto Canonico sancisce al Titolo II (I tempi sacri), capitolo II (Giorni di penitenza), che: «Sono giorni e tempi di penitenza nella Chiesa universale tutti i venerdì dell’anno e il tempo di Quaresima» (Can. 1250). In particolare, all’astinenza dalle carni o da altro cibo «sono tenuti coloro che hanno compiuto il 14° anno di età», e alla legge del digiuno tutti i maggiorenni fino ai 60 anni (cfr. Codice di Diritto Canonico, Can. 1251).
La Preghiera: Ascolto della Parola e Rafforzamento dell'Anima
L’assoluta necessità della preghiera è fondamentale per portare a termine qualunque opera buona, a maggior ragione l’opera della propria santificazione. Per una donna o un uomo consapevoli di essere creature e figli di Dio, l’orazione dovrebbe essere qualcosa di spontaneo e affiorare costantemente nella propria vita, non solo nei momenti di difficoltà. La Quaresima offre a tutti la possibilità, con l’aiuto della grazia, di riscoprire l’importanza dell’orazione personale, di impegnarsi a pregare meglio e di più. Il tempo quaresimale è un momento che incoraggia al silenzio per essere ricettivi alla Parola di Dio.
Il Ruolo del Lezionario Ambrosiano
Si comprende la cura del Lezionario ambrosiano di fornire un abbondante nutrimento biblico per tutta la Quaresima, prevedendo anche per i giorni feriali la proclamazione di tre letture secondo lo schema: Lettura, Lettura, Vangelo. Nello scritto Sui Misteri, sant’Ambrogio ricorda che coloro che avevano ricevuto il Battesimo nella Veglia pasquale si erano preparati per tutta la Quaresima ascoltando quotidianamente gli esempi morali dei Patriarchi (Genesi) e la sapienza dei Proverbi. Il Lezionario ambrosiano ripropone l’ascolto del libro della Genesi su due anni e lo organizza per cicli settimanali: il ciclo della creazione e della caduta (I settimana); il ciclo di Abramo (II e III settimana); il ciclo di Giacobbe (IV settimana); il ciclo di Giuseppe (V settimana). Quest’ultimo, nella sua vicenda di innocente perseguitato e poi riabilitato, diviene una chiara prefigurazione di Gesù nel Mistero della sua Pasqua. Sempre su due anni, il Lezionario ambrosiano ripropone l’ascolto del libro dei Proverbi che, in parte, fa da complemento a Genesi e, in parte, predispone all’ascolto del Vangelo, nel quale ogni anno risuona in lettura continua il Discorso della montagna (Matteo 5-7), vera summa della vita morale e spirituale dei discepoli di Gesù. Come avvenne per Mosè, che per assaporare la soavità della Legge di Dio si astenne dal cibo, così avvenga anche a noi di saper digiunare senza tristezza per gustare la Parola di Dio e la luce dello Spirito che da essa si irradia.

L'Elemosina e la Carità: Apertura al Prossimo
Nel prefazio del Giovedì della I settimana di Quaresima si rivolgono a Dio le parole: «Le nostre rinunce, trasformate in sostegno dei poveri, ci consentono di imitare la tua provvidenza». Questo sottolinea come l'elemosina non sia un mero gesto, ma una conseguenza diretta della penitenza. La vittoria sul nostro egoismo deve renderci disponibili alle necessità dei poveri, a imitazione di Cristo. I venerdì di Quaresima, in particolare, sono giorni di penitenza, silenzio e preghiera che stimolano ad alzare lo sguardo sulla realtà e vedere l’altro nel bisogno. La carità è ciò che misura il nostro vivere intensamente la Quaresima.

Il Sacramento della Penitenza in Quaresima
Riconciliazione con Dio e i Fratelli
È bene invitare i fedeli, in più momenti durante il tempo di Quaresima, a celebrare il sacramento della penitenza, perché possano riconciliarsi con Dio e con i fratelli per giungere, rinnovati nello spirito, alle feste pasquali. Fiduciosi nella misericordia del Signore, che accolse i peccatori e li riconciliò con il Padre, celebriamo questo sacramento per giungere con spirito nuovo alle feste pasquali.
Forme della Celebrazione Penitenziale
Si propone di utilizzare il Rito per la riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione individuale poiché “manifesta più chiaramente la natura ecclesiale della penitenza. I fedeli, infatti, ascoltano tutti insieme la parola di Dio, che proclama la sua misericordia e li invita alla conversione, confrontano la loro vita con la parola stessa, e si aiutano a vicenda con la preghiera. Dopo che ognuno ha confessato i suoi peccati e ha ricevuto l’assoluzione, tutti insieme lodano Dio per le meraviglie da lui compiute a favore del popolo, che egli si è acquistato con il sangue del Figlio suo” (Premesse al Rito della Penitenza, n. 22). Il Rito della penitenza offre, inoltre, due schemi di celebrazione penitenziale per la Quaresima (Rito della penitenza, pag. 118-125). Le celebrazioni penitenziali sono riunioni del popolo di Dio, allo scopo di ascoltare la proclamazione della parola di Dio, che invita alla conversione e al rinnovamento della vita, e annunzia la nostra liberazione dal peccato, per mezzo della morte e risurrezione di Cristo. La loro struttura è quella abitualmente in uso nelle celebrazioni della parola di Dio, come viene proposta nel Rito per la riconciliazione di più penitenti (Premesse al Rito della Penitenza, n. 36).
Dopo l’omelia, si fa l’esame di coscienza. Anche se l’esame viene guidato con opportuni richiami e suggerimenti, vi s’inserisca sempre una pausa di silenzio, perché ognuno possa esaminarsi in modo più personale. È questo il tempo favorevole, il giorno della misericordia di Dio e della nostra salvezza, il tempo in cui fu sconfitta la morte ed ebbe inizio la vita eterna. Ognuno si riconosce peccatore, e mentre è stimolato alla penitenza dall’esempio e dalle preghiere dei fratelli, fa la sua umile confessione: «Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. Distogli lo sguardo dai miei peccati, Signore, e cancella tutte le mie colpe». Con cuore pentito si invoca il Signore che si è offeso con le proprie colpe. Terminate le confessioni dei singoli penitenti, il sacerdote che presiede la celebrazione, attorniato dagli altri sacerdoti, invita i presenti al rendimento di grazie e li esorta a compiere opere buone, che siano segno e manifestazione della grazia della penitenza nella vita dei singoli e di tutta la comunità.
La Disponibilità dei Pastori
“I pastori, nel tempo di Quaresima, siano più disponibili per il ministero della riconciliazione e, ampliando gli orari per la confessione individuale, facilitino l’accesso a questo sacramento” (Paschalis sollemnitatis, n. 37).
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La Quaresima come Battaglia Spirituale e Cammino verso la Pasqua
Vittoria sulle Tentazioni
Il digiuno e la preghiera sono costitutivi essenziali dell'esistenza del cristiano. Gesù non si limita a fare orazione, ma pratica anche il digiuno per quaranta giorni, luce viva per tutti. Questa scena evangelica deve riempirci di consolazione e di sicurezza, poiché anche noi siamo spesso tentati e lo saremo fino alla fine della nostra vita. Satana e la nostra stessa debolezza non smettono di porre ostacoli al nostro cammino verso la vita eterna. Ma Cristo ha vinto il demonio per noi: uniti a Cristo possiamo e dobbiamo affrontare con successo tutte le possibili insidie, a patto però che non ci mettiamo volontariamente in tentazione, che fuggiamo ogni occasione prossima di peccato. Come insegnano tanti autori spirituali, il demonio è come un cane legato alla catena: può abbaiare molto ma non può mordere, se noi non ci avviciniamo scioccamente alla sua portata. San Gregorio Nazianzeno esorta: «Se [il demonio] ti farà presente la tua povertà (...) - insegnagli quel che non sa; opponigli quella parola di vita che è pane disceso dal cielo e dà la vita al mondo». Accostarsi con pietà, ben preparati, alla Confessione e alla Comunione è un'arma formidabile per vincere le battaglie spirituali.
L'Umiltà e l'Amore di Dio
La penitenza e la conversione partono sempre dall’umiltà di riconoscere che siamo tanto amati da Dio e dal desiderio di poter vivere questo amore pienamente nella nostra vita. Dobbiamo discernere nel nostro cuore ed esaminare se siamo minacciati dalle menzogne dei falsi profeti. Occorre imparare a non fermarsi a livello immediato, superficiale, ma riconoscere ciò che lascia dentro di noi un’impronta buona e più duratura, perché viene da Dio e vale veramente per il nostro bene.
Opere Penitenziali Quotidiane
Non è necessario immaginare grandi gesti per vivere bene la Quaresima; bisogna guardare alla propria vita quotidiana e rinverdirne l’autenticità. Un testo come il Manuale delle indulgenze indica alcune interessanti opere penitenziali alla portata di tutti:
- Compiere i propri doveri quotidiani e sopportare le avversità della vita, innalzando l’animo a Dio.
- Con spirito di fede e con animo misericordioso, porre se stessi o i propri beni a servizio dei fratelli che si trovano in necessità.
- Privarsi spontaneamente e con sacrificio di qualcosa di lecito.
- In particolari circostanze della vita quotidiana, rendere spontaneamente aperta testimonianza di fede davanti agli altri.
Già il fermarsi a fare silenzio e ascoltare la parola di Dio è una via di autentica penitenza.
Il Dono della Libertà
Diversi termini ricorrono nella liturgia della Quaresima: conversione, penitenza, digiuno. Ma il termine che li raccoglie tutti ed esprime il senso di tutti è libertà. La Quaresima va accolta come tempo opportuno e favorevole per mettere ordine nella propria vita. Possiamo verificare come usiamo il tempo nelle nostre giornate, concederci meno alla televisione e riservare qualche momento al silenzio, alla preghiera e alla lettura del Vangelo, in particolare il Vangelo di Luca. Le domeniche di Quaresima offrono nell’Eucaristia pagine di Vangelo ricchissime e bellissime, e anche la Parola di Dio delle messe feriali è di singolare intensità. Incontrare la misericordia di Dio e ritornare a sentire che il Signore continua a fidarsi di noi è una gioia per il nostro cuore. Sentiremo di essere liberi nell’animo e di essere stimolati a indirizzare i nostri passi sulla strada del bene.