Le ore di sonno realmente necessarie sono quelle che consentono di svegliarsi autonomamente e di sentirsi ristorati e perfettamente riposati. Il sonno, come molte altre caratteristiche umane, è un aspetto della vita estremamente soggettivo. Tuttavia, nel caso di Padre Pio da Pietrelcina, il rapporto con il sonno e il riposo assumeva contorni straordinari, testimoniando una vita di profonda dedizione spirituale e astinenza.

Un Riposo Eccezionale: Le Testimonianze dei Confratelli e le Sue Parole
Già nell'infanzia, Francesco Forgione, futuro Padre Pio, non riusciva a dormire serenamente, spesso tormentato nell'oscurità della notte. Questa difficoltà si protrasse e si accentuò nel corso della sua vita. Padre Agostino da San Marco in Lamis, nel suo "Diario", riferiva: "Padre Pio vive proprio per miracolo, perché mangia pochissimo, solo a mezzogiorno, dorme quasi niente, lavora assai per il confessionale e per le udienze di chi va a consigliarsi da lui".
Lo stesso Padre Pio, scrivendo al padre Benedetto Nardella, esprimeva il suo profondo disagio riguardo alle necessità fisiologiche: "Spesso provo gran travaglio nel sovvenire alle necessità della vita: il mangiare, cioè il bere, il dormire; e mi ci assoggetto come un condannato, perché Iddio lo vuole" (Epist. I, 442). Per lui, gli "stessi atti naturali, come sarebbe il mangiare, il bere, il dormire", erano di "un peso assai grave", definendoli un "crudele martirio".
Nel novembre del 1913 ribadiva: "Spesso spesso provo gran travaglio nel sovvenire alle necessità della vita: il mangiare, cioè, il bere, il dormire; e mi ci assoggetto come un condannato, solo perché Iddio lo vuole". Il fenomeno continuò negli anni successivi, tanto che il 2 aprile 1915 padre Benedetto gli rispose: "In quel disgusto accennatomi nell’altra vostra, per ogni cosa del mondo, e in un modo speciale pel cibo, non vi scorgo nulla di male: alcuni santi l’hanno sperimentato in egual maniera e lo sentirà sempre ogni spirito che prova le stille delle soprannaturali gioie".
La Quotidiana Astinenza dal Sonno e dal Cibo
Le sue erano "misteriose malattie", come misterioso era il suo vivere senza mangiare e, spesso, senza dormire. Data l'estenuante e continua attività, la perdita di sangue, specialmente il venerdì, e il consumo di tante energie e calorie, avrebbe avuto bisogno di una dieta abbondante, mentre, al contrario, spesso non toccava alcun cibo. Padre Agostino testimoniò che "Finché è stato a Venafro 1911, si è sostenuto con la sola Eucarestia, tanto quanto celebrava, come quando faceva la comunione non potendo dire la messa".
Padre Pio stesso scriveva che "Lo stomaco si va sempre più ostinando a non reggere cibo alcuno" (Epist. I, 342). Non sentiva il bisogno né di mangiare, né di bere, né di dormire. Se talvolta toccava cibo, lo faceva solo per obbedire a Dio, non per necessità. Sedersi a mensa era per lui un martirio, eppure a mezzogiorno andava comunque a tavola per vivere la vita comunitaria con i confratelli. "Il mangiare, il bere, mi riescono - dice - di tanto peso, che non saprei trovare paragone se non nelle pene che dovettero esperimentare i nostri martiri nell’altro della suprema prova" (Epist. I, 145). Se i confratelli insistevano perché mangiasse un po', rispondeva: "Sono sazio, non desidero più nulla".
Il suo desinare serale era quasi inesistente; mentre i suoi confratelli mangiavano, egli si godeva la visione di una tela del 1700 raffigurante l'Adorazione dei Magi. Al mattino, dopo la Santa Messa e il ringraziamento, beveva un sorso di caffè, di più il giorno di Natale. Solo nel 1951, per curare le coliche renali, cominciò a bere ogni mattina un bicchiere di infuso di centinodia. A mezzogiorno, consumava un boccone del primo piatto (verdura cotta o pasta con sugo di pomodoro) e un po' del secondo (tonno, capitone o fegato di maiale). Rado anche l'assaggio di verdure fritte o lesse, con poche patate fritte o cotte nella cenere. Niente frutta. Si saziava con due piccoli bocconi e mezzo bicchiere di vino dolce.
Nonostante la quasi totale privazione, Padre Pio era quasi sempre sveglio e pregava, anche se riposava a letto o era seduto sulla poltrona. Recitava da 15 a 20 rosari interi al giorno. Alla domanda: "Padre, per dire così tanti rosari, non dormite per niente la notte?" rispondeva semplicemente: "E sì".
Il Sonno e il Cibo: Fenomeni Mistici
Padre Agostino, nel suo Diario, documentò scrupolosamente le abitudini di Padre Pio nel corso degli anni, attestando che mangiava e dormiva pochissimo. Il 27 gennaio 1937 scrisse che mangiava e dormiva pochissimo; a fine maggio 1939 che mangiava poco e solo a pranzo. Verso la metà di luglio 1944, il cibo era sempre in minima dose, appena 150 grammi in 24 ore; il 22 agosto 1946 viveva con pochi grammi di cibo in 24 ore e con pochissimo riposo. Nel 1956, Padre Agostino scrisse che "il sonno del mistico Confratello in certe notti era quasi scomparso".
La vera storia di Padre Pio - Documentario
Lo scarso cibo e il poco sonno di Padre Pio non furono semplici privazioni, ma furono interpretati come veri e propri fenomeni mistici, ossia operazioni dirette di Dio. Gli autori spirituali li definivano "astinenza prolungata" o "inedia" e "veglia".
- L'astinenza o inedia indica la perdita dell’appetito e l’impossibilità di ingerire qualsiasi alimento per un lasso di tempo prolungato, tale da non garantire la sopravvivenza. Nonostante ciò, egli continuava a svolgere le proprie attività quotidiane, conservando la totalità delle proprie forze. Questo fenomeno è considerato segno della più profonda unione con il Signore e di esperienza anticipata della vita eterna.
- La veglia mistica è un'insonnia protratta che non dipende da esercizio ascetico o da cause patologiche. Conduce a una continua comunione con Dio, senza che il soggetto provi né sonno né stanchezza.
Padre Pio fu un mistero a se stesso; viveva e si cibava di soddisfazioni spirituali, sempre alla presenza di Gesù, che gli faceva recuperare le energie consumate durante tutta la giornata con il lavoro duro ed estenuante. Il suo riposo, quasi inesistente, era parte integrante di un'esperienza spirituale profonda e di un'unione costante con il divino.