Storia delle Missionarie della Natività di Maria

In età moderna, l'afflato missionario della Chiesa europea fu fomentato dalla possibilità di cristianizzare le popolazioni sottomesse dalle principali potenze colonizzatrici. La Compagnia di Gesù, con lo speciale voto di obbedienza al papa circa missiones, contribuì a caratterizzare la missione come l’evangelizzazione dei non cristiani.

Il Concilio di Trento ribadì la clausura per le monache e impose la residenza in convento per le religiose. Ciononostante, non venne meno la vocazione missionaria di alcune tra le numerose congregazioni femminili che sorsero proprio tra Cinque e Seicento.

Dopo la Rivoluzione francese, le missionarie delle nuove congregazioni femminili, soprattutto francesi, raggiunsero il Nord America per aprire scuole per ragazze, fondare ospedali, prendersi cura dei malati e supportare gli immigrati. Nel 1807, Anne Marie Javouhey fondò le Sorelle di Saint Joseph de Cluny, congregazione missionaria che inviò le proprie religiose in Africa e nella Guiana francese.

Illustrazione di suore missionarie che lavorano in una scuola in Nord America

Le congregazioni missionarie in Italia

In Italia, il primo istituto femminile missionario fu il comboniano Istituto delle Pie Madri della Nigrizia (1872). Seguì poi la nascita delle Suore Saveriane (1895), delle Suore della Consolata (1910) e delle Missionarie dell’Immacolata (1936).

Nel 1880, Francesca Cabrini fondò a Codogno le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, sognando di evangelizzare l’Asia. Leone XIII la convinse a dirigersi verso gli Stati Uniti e nel 1889 si stabilì a New York per aiutare la vasta moltitudine degli immigrati italiani e degli orfani. Come scrisse Madre Cabrini, «Il mondo è troppo piccolo per limitarci a un solo punto. Voglio abbracciarlo interamente e raggiungere tutte le sue parti». Così le Missionarie del Sacro Cuore fondarono numerose missioni negli Stati Uniti, in Europa, nel Sud America, Africa, Australia e Cina.

Ritratto di Madre Francesca Cabrini

L'espansione missionaria in Asia e nel mondo

In Asia, altre congregazioni francesi si lanciarono nell’apostolato missionario a Hong Kong, Indocina, Vietnam, Giappone e Filippine. Tra Otto e Novecento, ci fu una straordinaria migrazione di missionarie appartenenti a innumerevoli piccole e grandi congregazioni verso tutti i continenti, con un notevole impatto in ambito educativo, assistenziale e umanitario in genere.

Le missionarie, ed è forse questa la cifra che le distinse dai missionari, stabilirono una relazione diretta, quotidiana con le persone, spesso con le più fragili come donne e bambini. Furono mediatrici culturali nel processo di adattamento dell’annuncio e in seguito di inculturazione: Salesiane, Maestre Pie Venerini, Maestre Pie Filippini sono solo alcune delle protagoniste.

La libertà di movimento significò acquisire autonomia e allargare i margini di intervento missionario. Nel XIX secolo vennero create 400 congregazioni femminili in Francia, Paese da cui nel 1901 partirono per la missione più di 10.000 religiose contro i 4.000 religiosi maschi. Dalla seconda metà del secolo, dalla Francia, dall’Italia e dalla Germania, circa 590 congregazioni principalmente femminili si diressero verso i centri più urbanizzati e popolosi del Brasile come São Paolo e Rio de Janeiro.

Mappa che illustra la diffusione delle missionarie in Brasile

Impatto e criticità dell'azione missionaria

Il lavoro delle donne missionarie contribuì a trasformare culturalmente e socialmente le popolazioni che incontravano, tuttavia non solo in senso positivo. Le missionarie provenivano pur sempre da un mondo in cui gli sforzi umanitari ed educativi erano intesi come un’opera di civilizzazione di popoli considerati culturalmente meno sviluppati. Di conseguenza, i metodi coercitivi e violenti talvolta impiegati, o pratiche come il maternage in Eritrea per italianizzare il popolo sottomesso al dominio italiano, ebbero effetti negativi e in alcuni casi devastanti.

Ma troviamo anche suore come le missionarie tedesche che diedero il loro apporto antischiavista in Togo e in Nuova Guinea, o come quelle medico-missionarie il cui apporto fu particolarmente importante nei Paesi dove le donne non potevano essere visitate da medici maschi. Nel 1925, la dottoressa missionaria austriaca Anna Maria Dengel fondò la Medical Mission Sister, che divenne nel 1935 la prima congregazione femminile dedicata esclusivamente alla medicina, dopo che Propaganda Fide revocò il divieto alle suore di praticare tale professione.

Illustrazione di una suora medico che assiste una paziente in Africa

Dalla seconda metà del ‘900 si verificò un incremento nella richiesta di preparazione universitaria da parte delle missionarie. Nel corso della storia, l’azione missionaria delle donne si è svolta dunque principalmente a servizio dei marginalizzati, nei campi dell’educazione, della cura, dell’assistenza medica, della carità. In questo modo ebbero la possibilità di avvicinare le persone, di entrare nell’intimità delle loro famiglie, di conquistare la fiducia della gente, aprendo così la via per l’evangelizzazione dei missionari uomini. Questa strategia missionaria fu adottata anche nel mondo protestante, nell’ambito del quale troviamo molte coppie missionarie, marito e moglie, ma anche numerose donne nubili. La China Inland Mission (CIM), fondata nel 1865, spingeva le missionarie a addentrarsi da sole nelle province interne della Cina. Nel 1900, su 498 missionari protestanti della CIM, la metà erano donne.

L'eredità di San Luigi Maria Grignion de Montfort

Il Concilio Vaticano II cambiò il concetto di missione, che venne poi ripreso e ulteriormente chiarito nell’esortazione apostolica post-conciliare Evangelii nuntiandi (1975) di Paolo VI. La missione come annuncio e come servizio nel nome di Gesù doveva riguardare tutta la Chiesa (popolo di Dio), uomini e donne, preti e laici. Papa Francesco, nella Evangelii Gaudium, ha sottolineato l’esigenza di una Chiesa in “uscita”, in cui la dimensione della cura e del dialogo con l’altro è centrale.

I Monfortani: spiritualità e missione

San Luigi Maria Grignion de Montfort, nato il 31 gennaio 1673 a Montfort, non lontano da Rennes, in Francia, divenne sacerdote nel 1700 e morì il 28 aprile 1716. Fu proclamato beato da Leone XIII e canonizzato da Pio XII. Giovanni Paolo II lo indicò come testimone e guida della spiritualità mariana.

Lo Spirito ne ha fatto il padre o l’ispiratore di tre Istituti religiosi:

  • I Missionari della Compagnia di Maria, per la missione di rivelare il mistero della salvezza a chi ancora non lo conosce e di rinnovare lo spirito cristiano nei cristiani.
  • Le Figlie della Sapienza, che vivono tuttora l’avventura spirituale della ricerca della Sapienza.
  • I Fratelli di San Gabriele, a servizio della formazione umana e spirituale dei giovani.

La spiritualità di san Luigi Maria è teocentrica, incentrata sull'amore totale per il Signore con il motto «Dio solo». La persona di Cristo domina il suo pensiero: «Gesù Cristo nostro Salvatore, vero Dio e vero uomo, deve essere il fine ultimo di ogni nostra devozione». L'amore di Gesù Cristo si manifesta in modo supremo nella Croce, e san Luigi Maria esclama: «Mai Gesù senza la Croce, né la Croce senza Gesù».

Per conoscere la Sapienza eterna e incarnata, san Luigi Maria ha costantemente invitato ad affidarsi alla Vergine Maria, nella quale riconosce colei che conduce sicuramente a Cristo. Forte della sua esperienza personale, propone la consacrazione a Gesù Cristo per Maria come il mezzo più sicuro per vivere gli impegni del Battesimo. Il cammino spirituale proposto da san Luigi Maria sfocia nella passione apostolica, e il distintivo della maturità della fede è la gioia di irradiare la sapienza cristiana del Vangelo e le meraviglie dell’amore di Dio.

Icona di San Luigi Maria Grignion de Montfort

I Monfortani in Italia

In Italia, l’arrivo dei missionari monfortani fu preceduto dalla conoscenza e diffusione del Trattato della vera devozione a Maria, stampato in lingua italiana già nel 1857. I primi monfortani giunsero nel 1904. Il 1916 può essere considerato l’anno di fondazione della Compagnia di Maria in Italia. Dopo la Prima Guerra Mondiale, il Collegio Montfort a Roma accolse i primi aspiranti alla vita missionaria monfortana. Terminato il conflitto, nel 1919 i giovani seminaristi furono trasferiti nella casa affittata e poi acquistata a Bergamo.

Il 25 aprile 1931, il Capitolo Generale della Compagnia di Maria approvò la costituzione di un Vicariato in Italia. Nel 1937 la presenza monfortana in Italia contava 19 sacerdoti, 35 religiosi in formazione, 4 novizi e 60 aspiranti. Gli anni successivi furono segnati dall’aumento numerico e dalle prime aperture alle missioni estere, in particolare in Malawi. Nel 1949 il Vicariato venne costituito in Vice-Provincia e, nel 1960, venne eretta la Provincia italiana della Compagnia di Maria. Oggi i membri della Provincia Italiana sono oltre 150, impegnati in Italia e nelle missioni all’estero.

Spiritualità e missione dei Monfortani

Lo zelo del Padre di Montfort per la Parola di Dio, la sollecitudine per i più poveri, la competenza nel comunicare con i più semplici, le sue qualità di organizzatore e le iniziative per coinvolgere i laici ispirano oggi i Missionari Monfortani. Sia in Italia che all’estero, sono impegnati in diverse forme di missione: predicazione, missioni al popolo, pastorale parrocchiale, diffusione della spiritualità monfortana.

Tracciano il cammino della vera Sapienza e mostrano la verità dell’amore folle della Croce a chi ancora non lo conosce. Aiutano a radicare l’esistenza cristiana nella costante adesione di fede al Dio vivente, a partire dalla riscoperta del valore degli impegni del Battesimo e rinnovano la presenza sollecita tra i poveri. Con l’apostolato mariano nello spirito del Fondatore, nutrono nei singoli fedeli e nei gruppi la relazione viva e intima con la Vergine Maria, dando alla devozione mariana un fondamento sicuro.

Missioni parrocchiali e gestione delle parrocchie

Da sempre la Provincia Italiana della Compagnia di Maria si è posta al servizio delle Chiese locali mediante le Missioni parrocchiali. Tale forma di annuncio mira al rinnovamento della vita cristiana, attraverso la riscoperta del sacramento del Battesimo e il coinvolgimento nella dinamica spirituale della crescita in Cristo. L'impronta monfortana è assicurata dal riferimento al carisma. Guardando a quanto san Luigi Maria proponeva nelle sue missioni, i missionari monfortani propongono un itinerario centrato sulla Parola, il rinnovo degli impegni battesimali e l’affidamento alla Vergine Maria per viverli con fedeltà e perseveranza.

Le parrocchie hanno progressivamente occupato un posto significativo nell’apostolato dei monfortani. Oggi costituiscono una realtà soprattutto in zone dove i bisogni pastorali delle Chiese locali sono maggiori. La presenza monfortana in parrocchia cerca di promuovere una pastorale missionaria che annunci nuovamente il Vangelo, ne sostenga la trasmissione, vada incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo, testimoniando che anche oggi è possibile, bello, buono e giusto vivere l’esistenza umana conformemente al Vangelo.

Procura Missioni e Gruppi Mariani

I Missionari Monfortani della Provincia d'Italia sono presenti in Africa e America Latina. Servono il Vangelo e insieme promuovono la dignità di ogni persona, facendosi eco dell’amore di san Luigi Maria per i più deboli e i più poveri. La Procura delle Missioni Estere, insieme alla onlus Missioni Monfortane, sostiene l’impegno dei Monfortani italiani che sono nei Paesi di missione.

Ancora oggi la via spirituale della consacrazione a Gesù Cristo per le mani di Maria, proposta da san Luigi Maria Grignion da Montfort, rivela tutta la sua attualità. È testimoniata da quanti, singoli e gruppi, seguono questo cammino per vivere più intensamente l’appartenenza a Gesù Cristo sancita nel Battesimo o desiderano intraprenderlo. I Missionari Monfortani promuovono la nascita di gruppi mariani il cui segno distintivo è appunto la consacrazione a Gesù Cristo per le mani di Maria secondo l’insegnamento del Montfort.

Pellegrinaggi e pubblicazioni

Attraverso lo strumento del pellegrinaggio, i Missionari Monfortani offrono un tempo di riflessione, di preghiera, di formazione umana e cristiana a tutti coloro che con fede desiderano visitare i luoghi ed incontrare esperienze di santità, segni della presenza della grazia del Signore lungo il tempo.

La rivista L'Apostolo di Maria, fondata nel 1931, ogni mese affronta e approfondisce temi di attualità e informa sulle diverse missioni dove operano i Missionari Monfortani in ogni parte del mondo, offrendo spunti di riflessione su temi mariani e monfortani. Il mensile Madre e Regina, edito dall'Associazione Centro Mariano Monfortano, è uno strumento per crescere nella maturità della fede attraverso la conoscenza e la vera devozione verso la Madre del Signore, con catechesi biblica, teologica e liturgica sulla Vergine Maria e inserti su itinerari della spiritualità mariana monfortana.

Pastorale giovanile e vocazionale

Il Servizio di Pastorale Giovanile e Vocazionale dei Missionari Monfortani si inserisce nell’attesa orante del Fondatore, con l’intento di portarla a compimento: «Signore Gesù… non ti chiedo che dei figli: sacerdoti liberi della tua libertà…» (Preghiera Infocata, 7). Ispirandosi alla spiritualità di San Luigi di Montfort e alla Beata Maria Luisa di Gesù, l’équipe dei Missionari Monfortani, in collaborazione con le Figlie della Sapienza, accompagna i giovani proponendo loro esperienze di volontariato, di missione, incontri di discernimento vocazionale a partire dall’ascolto della Parola di Dio.

Gruppo di giovani impegnati in un'attività di volontariato missionario

Figure di spicco e spiritualità mariana nell'azione missionaria

Le donne missionarie, immerse nelle realtà complesse dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia, affrontano quotidianamente sfide che mettono alla prova la fede e la speranza. La povertà, le ingiustizie sociali, i conflitti, le malattie e la necessità di inculturare il Vangelo in contesti culturali diversi sono solo alcune delle difficoltà che richiedono una profonda fiducia nella Provvidenza divina. Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, le accompagna con la sua presenza materna e il suo esempio di fede incrollabile.

Come ricorda Papa Giovanni Paolo II, Maria è il modello di quella carità materna che deve animare tutte coloro che cooperano alla missione apostolica della Chiesa. La sua vita, un continuo «sì» alla volontà di Dio, offre la forza di perseverare anche nelle avversità. La Scrittura offre esempi luminosi della presenza missionaria di Maria: nella Visitazione, Maria si fa «prima evangelizzatrice», recando la gioia e la salvezza a Elisabetta e Giovanni Battista. Alle nozze di Cana, la sua sollecitudine materna spinge Gesù a compiere il suo primo segno. Infine, la sua presenza nel Cenacolo con gli apostoli, in preghiera per l’effusione dello Spirito Santo a Pentecoste, sottolinea il suo ruolo fondamentale nella nascita della Chiesa missionaria.

Questa presenza mariana si vive concretamente nelle missioni attraverso la preghiera, la catechesi e la testimonianza. Le donne, ispirate da Maria, cercano di incarnare la sua umiltà, la sua disponibilità e la sua carità nel loro servizio quotidiano. La devozione mariana diventa una fonte di ispirazione per l’azione, spingendo le comunità a un impegno più profondo per la giustizia e la solidarietà, come espresso nel Magnificat. Maria è dunque la stella che guida la nuova evangelizzazione, un faro di speranza per le donne missionarie e per le comunità che servono.

Immagine della Vergine Maria che guida un gruppo di missionarie

Antonio Giovanni Adjutor Claret y Clara: un modello di missionario

Antonio Giovanni Adjutor Claret y Clara, nato a Sallent (Barcellona) il 23 dicembre 1807, fu ordinato sacerdote diocesano nel 1835. Si dedicò alle missioni popolari e nel 1848 fondò la Biblioteca Religiosa, una casa editrice che ebbe un grande impatto nella diffusione di libri e opuscoli. Fondò la Confraternita del Cuore Immacolato di Maria e scrisse il libro «Figlie del Santissimo e Immacolato Cuore di Maria», che ispirò la fondazione dell’istituto secolare della Filiazione Cordimarina.

Fu inviato alle Isole Canarie e chiamato «el Padrito». Fondò la Congregazione dei Figli Missionari del Sacro Cuore di Maria il 16 luglio 1849, e pochi giorni dopo fu nominato arcivescovo di Santiago di Cuba. Fu un vescovo missionario, visitando la sua vasta diocesi tre volte in sei anni. Insieme ad Antonia Maria Paris, fondò le Religiose di Maria Immacolata Missionarie Clarettiane. La regina Isabella II lo scelse come suo confessore nel 1857.

La sua unione con Gesù Cristo raggiunse il culmine nella grazia della conservazione delle specie sacramentali. Dopo la rivoluzione del settembre 1868, andò con la regina in esilio. Tornato in Francia, fu costretto a fuggire e a rifugiarsi in un monastero cistercense. I suoi resti furono trasferiti a Vic nel 1897.

Il Servo di Dio Isidoro della Natività della Beata Vergine

Il Servo di Dio Fr. Isidoro della Natività viene annoverato come un fiore nel giardino del Carmelo, parte di una gloriosa schiera di religiosi fratelli che hanno abbellito la famiglia del Carmelo nei secoli. Nato a Carpeneto, in provincia di Alessandria, l’8 luglio 1696, fu battezzato con il nome di Giacomo Antonio Sciuto. Apparteneva a una modesta famiglia, di profonda fede e grande laboriosità.

Invaso dalla potenza e sapienza di Dio, quest’uomo, silenziosamente e nascostamente, si adoperò sempre e ovunque per la gloria di Dio e per la salute delle anime, senza alcun clamore. Il Signore gli volle far dono della vocazione religiosa, e sentì la chiamata alla vita monastica per rispondere prontamente all’appello divino: «Chi vuol essere mio discepolo, prenda la sua Croce e mi segua» (Matt. 16,24).

Dopo la consultazione con i suoi e con il suo Parroco, entrò al Carmelo nel 1721 e poco tempo dopo, l’8 settembre dello stesso anno, indossò l’abito dell’Ordine. Si procurò subito di apprendere il vero spirito carmelitano dedicandosi allo studio e ripercorrendo la storia della famiglia religiosa che lo aveva accolto. La conoscenza delle leggi e delle costituzioni della Congregazione d’Italia furono la sua costante preoccupazione, distinguendosi nella fedele ed esatta osservanza di ogni prescrizione.

Cercò di conoscere meglio che poté lo spirito del Carmelo, attratto particolarmente dalla figura del S. Profeta Elia, difensore del culto del vero e unico Dio e ispiratore della famiglia carmelitana. Si delineava in tal modo quello che doveva essere ormai il suo impegno costante: raggiungere la perfezione cristiana attraverso l’esempio del S. Profeta Elia, vivendo alla presenza del «Dio vivente» come lui, come Maria, mistica stella del Monte Carmelo, sorella e madre, modello indiscutibile.

Due caratteristiche segnarono subito la sua vita religiosa: una grande semplicità evangelica e tanta gioia e allegria. Gli uffici di casa erano vari e richiedevano molta attenzione, impegno e grande disponibilità alle esigenze dei fratelli. Egli, mano a mano che dalla obbedienza gli venivano assegnati, vi si disimpegnò con grande destrezza e con altrettanta esattezza. Era il servizio della fraterna carità che lo portavano in cucina tra le pentole come in sagrestia e nell’orto; il tutto era alternato da lunghe ed estenuanti questue per le vie di Roma e di tutto il Lazio.

Il 9 settembre 1723 emise i voti solenni. Attraverso le scarne notizie che si leggono di lui nell’elogio funebre, si desume che egli acquistò la sapienza dei santi e lo si comprende più chiaramente attraverso tutto il suo contegno nei riguardi dei propri confratelli e del prossimo, che trattò sempre con grande rispetto e amore. Cardinali, vescovi ed ecclesiastici accedevano a lui perché lo rispettavano e stimavano, ritenendolo «vero uomo di Dio».

Nella questua di casa in casa, nel servizio indefesso dei propri confratelli e del prossimo bisognoso, senza far chiasso, senza fatti clamorosi, senza aver ricoperto cariche di grande prestigio o aver scritto grossi trattati di teologia, era più quello che donavano con una parola di conforto e con il loro esempio di umiltà, che quello che ricevevano. Bastava vederli perché la loro presenza richiamava irresistibilmente a quella di Dio. Erano i «missionari della carità».

Fr. Isidoro, anche se in altri tempi e in altro contesto, percorse come loro le stesse strade di Roma e del Lazio in una itineranza senza sosta per chiedere la carità dei fedeli e giovare così alle necessità della sua comunità con grande spirito di fede e di fraterna disponibilità. Era interessante inquadrarlo bene nel suo ufficio di questuante con tanto di bisaccia sulle spalle, a piedi scalzi, poveramente vestito, bussare di casa in casa per le vie dell’antica Roma. Il saluto ricorrente era: «Sia lodato Gesù Cristo».

Fu un uomo di grande fede che attinse alle sacre fonti della Scrittura e all’insegnamento della Chiesa. Conobbe ed osservò le regole e costituzioni del Carmelo con grande esattezza anche nelle minime prescrizioni. Trascorreva lunghe ore di preghiera dinanzi al Signore, di notte e di giorno. Allo spirito di orazione aggiunse l’esercizio di continua penitenza, quelle suggerite dalle costituzioni dell’ordine e quelle scelte in sovrappiù, tanto numerose da mettere in allarme gli stessi superiori e confratelli. Stando così a contatto con Dio, si ingigantiva il suo amore per il Crocifisso e si traduceva in squisitissime azioni di servizio e di benevolenza per tutti.

L’ufficio di questuante era per lui una vera e propria missione più che voler collezionare beni per la umana sussistenza; era il suo pulpito preferito dal quale predicava con il suo esempio e con il suo silenzio. Fu definito «santerello», qualifica che gli si adattava a pennello, essendo quanto di più nobile e di più alto si potesse dire di lui. Tutta la sua azione, le sue fatiche, preoccupazioni, difficoltà varie, erano dirette a sollevare dalla miseria tutte quelle anime e ricondurle a Dio.

Nel 1737, spinto dall’amore verso la religione Carmelitana, intraprese un’opera molto ardua: radunò molte oneste vergini devote a Dio, le formò in ogni genere di virtù e le rivestì dell’abito del suo terz’ordine. In seguito vi fu l’approvazione dell’Ordine Carmelitano e del Vescovo della diocesi di Veroli, essendo quella prima casa in Boville Ernica (Bauco). Essa divenne la culla dell’Istituto; da essa sciamarono altre comunità impegnate in scuole, asili ed altre opere di assistenza. Furono dapprima denominate «Maestre pie carmelitane».

Illustrazione di Fr. Isidoro della Natività mentre chiede l'elemosina

Don Zeno Saltini il prete ribelle - Documentario - Nomadelfia

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