Le Cadute di Gesù sulla Via del Calvario

La Via Crucis è una pia pratica, non una preghiera liturgica, che rievoca gli ultimi momenti della vita di Gesù prima della crocifissione. Tappa fondamentale per il periodo quaresimale, essa ripercorre i momenti delle ultime ore di vita di Gesù, dalla sua condanna a morte fino alla morte sulla croce. Questo cammino spirituale "a tappe" cominciò a prendere piede in Terrasanta, dove i pellegrini si recavano materialmente nei luoghi che erano stati il teatro della Passione (intesa come "patimento", "dolore fisico") di Gesù. Le stazioni della Via Crucis descrivono gli episodi salienti della Passione di Gesù: la condanna, il supplizio e infine la crocifissione.

Sebbene i Vangeli non menzionino espressamente il numero di volte che Gesù cadde sotto il peso della croce, la tradizione della Via Crucis, sviluppatasi per permettere ai cristiani impossibilitati a pellegrinare nei luoghi santi, ne ha fissate tre.

infografica delle 14 stazioni della Via Crucis

La Condanna e l'Inizio del Calvario

Gesù comparve davanti al governatore Pilato, che lo interrogò chiedendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». Nonostante i sommi sacerdoti e gli anziani lo accusassero, Gesù non rispose nulla, con grande meraviglia del governatore. Pilato, sapendo che glielo avevano consegnato per invidia, cercò di liberarlo, proponendo di rilasciare o Barabba o Gesù chiamato il Cristo. Ma la folla, persuasa dai sommi sacerdoti, urlò: «Barabba!». Pilato chiese: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Nonostante Pilato insistesse: «Ma che male ha fatto?», la folla urlò più forte: «Sia crocifisso!». Così Pilato lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

I soldati del governatore portarono Gesù nel pretorio, lo spogliarono e gli misero addosso un manto scarlatto. Intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Inginocchiandosi davanti a lui, lo schernivano dicendo: «Salve, re dei Giudei!». Gli sputarono addosso e lo percuotevano sul capo con la canna. Dopo averlo schernito, lo spogliarono del manto e lo rivestirono delle sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo. Gesù fu spogliato, schernito e percosso: questa è l’immagine di Dio che in Gesù sceglie liberamente di assumere la passione per tutta l’umanità. Prendendo la croce, egli si sottomette a questo peso con mansuetudine, abbracciandola.

La Prima Caduta: Il Peso dell'Umanità

La tradizione della triplice caduta di Gesù sotto il peso della croce richiama la caduta di Adamo e il mistero della partecipazione di Gesù alla nostra caduta. Il Giudice del mondo, che un giorno ritornerà a giudicare tutti noi, sta lì, annientato, disonorato e inerme davanti al giudice terreno. Pilato, pur sapendo che questo condannato è innocente, fa prevalere sul diritto la sua posizione, la sua paura del diktat della mentalità dominante. Anche gli uomini che urlano e chiedono la morte di Gesù subiscono l’influenza della folla, soffocando la sottile voce della coscienza.

Gesù, sfinito dalla flagellazione, comincia lentamente il suo cammino tra gli insulti e lo scherno della folla. Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori. Il medico chirurgo Pierre Barbet, nel suo saggio sulla passione del Signore alla luce della Sindone, osserva che “le piaghe constatate sulla Sindone e le macchie della tunica di Argenteuil non si spiegano se non con lo sfregamento della trave sul dorso, che viene escoriata al momento delle cadute, quando Gesù s’abbatte sotto di essa”.

La prima caduta di Gesù sotto la croce non è soltanto la caduta dell’uomo Gesù già sfinito dalla flagellazione. Qui emerge qualcosa di più profondo, come Paolo dice nella lettera ai Filippesi: «Pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini… umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil 2, 6-8). Nella caduta di Gesù appare l’intero suo percorso: il suo volontario abbassamento per sollevarci dal nostro orgoglio. E nello stesso tempo emerge la natura del nostro orgoglio: la superbia con cui vogliamo emanciparci da Dio, credendo di non aver bisogno dell’amore eterno. In questa ribellione contro la verità, precipitiamo e finiamo per autodistruggerci. L’abbassamento di Gesù è il superamento della nostra superbia: con il suo abbassamento ci fa rialzare.

foto di Gesù che cade sotto il peso della croce per la prima volta

L'Incontro con la Madre e Simone di Cirene

Gesù Incontra Sua Madre

Sulla Via Crucis di Gesù c’è anche Maria, sua Madre. Simeone le aveva detto: «E anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2, 35). Ora tutto questo diventa realtà. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello. I discepoli sono fuggiti, ella non fugge. Ella sta lì, con il coraggio, la fedeltà e la bontà della madre, e con la sua fede, che resiste nell’oscurità: «E beata colei che ha creduto» (Lc 1, 45). Maria, in tutto questo dolore, vive sicuramente il continuo dell'agonia del Figlio, con grande fede e silenzio. Ci dona il Figlio, Lei che è stata un tutt'uno con Gesù si fa tutta a noi nella fede.

Simone di Cirene Aiuta Gesù a Portare la Croce

Simone di Cirene torna dal lavoro, è sulla strada di casa quando s’imbatte in quel triste corteo. I soldati usano del loro diritto di coercizione e mettono la croce addosso a lui, robusto uomo di campagna. Fa quello che deve fare, certo con molta riluttanza. L’evangelista Marco, assieme a lui, nomina anche i suoi figli, che evidentemente erano conosciuti come cristiani. Dall’incontro involontario è scaturita la fede. Accompagnando Gesù e condividendo il peso della croce, il Cireneo ha capito che era una grazia poter camminare assieme a questo Crocifisso e assisterlo. Il mistero di Gesù sofferente e muto gli ha toccato il cuore.

René Laurentin narra: «Il peso è insostenibile. Gesù cade più volte. Frustate e minacce non servono più a nulla. I soldati capiscono che non ce la farà. Non pensano neppure a portare loro la trave. Ma, uscendo dalla città attraverso la porta di Ephraim, incontrano un uomo robusto, un contadino: un certo Simone di Cirene». Lagrange osserva che, sebbene fosse regola per il condannato portare da sé lo strumento del supplizio, i soldati dovettero ben presto notare che, data la sua estrema debolezza, Gesù non sarebbe stato capace di portare un fardello tanto pesante, requisendo Simone di Cirene. Fouard, descrivendo la passione, dice che Gesù «già era presso le porte, quando venne meno». Il Salvatore cedeva sotto il peso della sua croce.

rappresentazione artistica di Simone di Cirene che porta la croce con Gesù

Veronica e il Volto della Verità

Veronica incarna l’anelito che accomuna tutti gli uomini credenti a vedere il volto di Dio. Sulla Via Crucis di Gesù, ella offre un sudario a Gesù, non facendosi né contagiare dalla brutalità dei soldati, né immobilizzare dalla paura dei discepoli. È l’immagine della donna buona, che, nel turbamento e nell’oscurità dei cuori, mantiene il coraggio della bontà. All’inizio Veronica vede soltanto un volto maltrattato e segnato dal dolore. Ma l’atto d’amore imprime nel suo cuore la vera immagine di Gesù: nel Volto umano, pieno di sangue e di ferite, ella vede il Volto di Dio e della sua bontà, che ci segue anche nel più profondo dolore. Soltanto con il cuore possiamo vedere Gesù. Soltanto l’amore ci rende capaci di vedere e ci rende puri.

pittura di Veronica che asciuga il volto di Gesù, mostrando l'impronta

La Seconda Caduta: La Ribellione e la Stanchezza

Ancora una caduta: e questa volta più penosa della prima. Gesù, nel suo essere uomo, ha ceduto alla stanchezza, dopo una terribile nottata, sotto il peso della croce sulle spalle, in aggiunta a quella dei nostri peccati. Sei caduto per la seconda volta. Agli occhi di chi ti guarda sembri non avere più la forza per continuare. La mulattiera del Calvario è lunga, però non durerà per sempre.

San Giovanni, nella sua prima lettera, parla di una triplice caduta dell’uomo: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita. Gesù, ha voluto provare la debolezza di cadere sotto il peso della sofferenza; ma egli si è alzato per andare decisamente incontro al suo destino: la morte in croce. Per noi, che spesso cadiamo sotto le prove della vita, si mostrano più pesanti e insopportabili le ingratitudini di chi ci è vicino, al punto che siamo tentati di scrollare dalle nostre spalle il peso della croce e della volontà di Dio.

immagine di Gesù che cade per la seconda volta, esausto

Le Donne di Gerusalemme

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato … Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?».

Gesù guarda negli occhi le donne che accompagnano con il pianto la Sua sofferenza. È un ammonimento severo quello di Gesù, che ci invita ad una maggiore consapevolezza. Guardando alle sofferenze del Figlio vediamo tutta la serietà del peccato, vediamo come debba essere espiato fino alla fine per poter essere superato. Quando Gesù esorta le donne di Gerusalemme a piangere per i propri figli anziché per lui, indica la sua preoccupazione per il destino delle future generazioni, incoraggiandole a riflettere sulle scelte della vita e sulla necessità di cercare un cammino di pace e giustizia.

La Terza Caduta: La Sofferenza nella Chiesa e l'Allontanamento

La terza caduta di Gesù sotto il peso della croce ci fa pensare alla caduta dell’uomo in generale, all’allontanamento di molti da Cristo, alla deriva verso un secolarismo senza Dio. Ma dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa. A quante volte si abusa del santo sacramento della sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Quanto poco rispettiamo il sacramento della riconciliazione, nel quale egli ci aspetta, per rialzarci dalle nostre cadute!

Tutto ciò è presente nella sua passione. Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Anche per noi, le nostre tante ricadute volontarie nel peccato procurano a Gesù ulteriori sofferenze. È il momento di rivolgersi a Colui che è rimasto fedele: «Gesù mio, quante volte mi hai perdonato ed io son tornato a cadere e ad offenderti».

illustrazione di Gesù che cade per la terza volta, stremato

La Spogliazione delle Vesti

Gesù viene spogliato delle sue vesti. Il vestito conferisce all’uomo la sua posizione sociale; esser spogliato in pubblico significa che Gesù non è più nessuno, non è nient’altro che un emarginato, disprezzato da tutti. Questo momento ci ricorda anche la cacciata dal paradiso: lo splendore di Dio è venuto meno nell’uomo, che ora si trova lì, nudo. I soldati presero le vesti di Gesù, ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamola a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura. Questa umiliazione, che secondo i loro ragionamenti è un gesto di disprezzo, nel pensiero di Dio è il segno della regalità, perché l’uomo è vero nella sua nudità. Migranti, disoccupati, donne violentate e uccise, bambini violati, rifugiati, torturati, vittime di ogni violenza e della guerra sono uomini spogliati della loro dignità, della loro regalità.

La Crocifissione e la Morte

Giunsero al luogo detto Golgota, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, disse: «Ho sete». Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?» (che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?). In quel momento la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono.

Gesù al buon ladrone: Oggi sarai in Paradiso con me

La Sepoltura di Gesù

Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose in un sepolcro nuovo, scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro. Tutto fu fatto velocemente prima della festa del sabato, per non scordare l’orrore che era stato commesso.

Maria, in tutto questo dolore, vive sicuramente il continuo dell'Agonia del Figlio. Il sepolcro era vicino. Gesù ora dorme, il Re dorme. Questo tempo dell’attesa ci separa dalla Pasqua, ma la promessa di resurrezione di vita eterna a volte sembra lontana. La CVX (Comunità di Vita Cristiana) di Roma si ritrova anno dopo anno per vivere insieme e condividere le proprie preghiere e riflessioni sulla Via Crucis.

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