La conservazione delle reliquie belliche è un aspetto fondamentale per preservare la memoria storica. Spesso, questi reperti, ritrovati in vari contesti, necessitano di cure specifiche a seconda dei materiali di cui sono composti.

L'Importanza della Conservazione dei Reperti Bellici
I restauratori dei laboratori dell’Ufficio beni archeologici e dell’Ufficio beni archivistici illustrano la tecnica utilizzata per la messa in sicurezza dei beni mobili della Grande Guerra. In particolare, si fa riferimento ai reperti provenienti dal sito di Punta Linke, a 3629 metri di altitudine, nel gruppo dell’Ortles-Cevedale, sul fronte più elevato della Prima guerra mondiale. Il cambiamento climatico ha causato modificazioni significative nella temperatura globale, portando alla riduzione delle masse glaciali. Questo fenomeno ha permesso il rinvenimento sui ghiacciai alpini di strutture difensive e oggetti relativi al primo conflitto mondiale. I manufatti, perfettamente conservati finché inglobati nel ghiaccio, al momento dell’affioramento sono in pericolo. L’ambiente naturale non ha più le caratteristiche per garantirne la conservazione, rendendo necessario operare velocemente per recuperare i reperti che rischiano altrimenti un velocissimo degrado.
Materiali Comuni nei Reperti Bellici e la Loro Pulizia
Metalli: Ottone, Ghisa e Acciaio
Quali sono quindi i metalli che si trovano più frequentemente tra i reperti bellici? Tra i più comuni vi è l’ottone, una lega di rame e zinco (più eventuali altri elementi in piccole percentuali). Lo si può pulire con i prodotti casalinghi per la lucidatura degli ottoni e degli argenti, ma anche con l’acido citrico: lo scopo è togliere gli ossidi che sono scuri. Se si mette un bossolo (corroso) di ottone in acido citrico con ottime probabilità diventa arancione. L'ottone era usato, ad esempio, per l’ogiva dei proiettili italiani del Carcano 91, che formava una camicia esterna con nucleo di piombo. Questa lega è resistente alla corrosione ed è per questo che le cartucce italiane si trovano ancora in ottimo stato.
Un altro metallo è una lega di rame (84%), zinco (9%), stagno (7%) che, come il nome suggerisce, ha l'aspetto dell'oro. La ghisa è ferro con presenza di carbonio superiore al 2.06%, mentre l’acciaio è ferro con presenza di carbonio inferiore al 2.06%. La ghisa è dura ma fragile, non ama essere messa in trazione o piegata, quindi non si presta ad essere ridotta in filo (duttilità) o in lastra (malleabilità). Per quanto riguarda il piombo, si può notare che sotto le ogive è in realtà bianco e solo asportando quello strato si arriva al metallo puro.

Legno
Per il trattamento di reperti in legno, può essere utilizzata della cera d'api neutra, con essenza di trementina. Questa va distribuita sul legno con un pezzo di lana di acciaio numero 0000 (la più fine), seguendo due o più bagni con leggere spazzolate, operazioni semplici e alla portata di tutti.
Considerazioni Generali sui Prodotti Chimici
L'Acido Ossalico è un acido e come tale va trattato, essendo tossico. È fondamentale maneggiarlo con cautela e con le dovute protezioni.
Tecniche di Messa in Sicurezza e Conservazione
Nel caso del sito di Punta Linke, tutti gli oggetti rinvenuti sono stati trasportati a valle, nel paese di Pejo, dove è stato allestito una sorta di “pronto soccorso” per fornire le “prime cure” ai manufatti. Uno dei metodi applicati sia per asciugare i reperti sia per la successiva protezione in deposito è l’impiego della tecnica del sottovuoto.
Dopo l’asciugatura, realizzata con questa strumentazione, i reperti sono imbustati, sigillati e quindi trasferiti nei vari laboratori di restauro. Qui vengono adeguatamente “curati” secondo metodologie diverse in relazione alla loro composizione: metalli, materiale cartaceo, cuoio, legno, pelle, tessuto e paglia. Infine, vengono nuovamente imbustati sottovuoto per garantire un’adeguata conservazione in deposito. Questo passaggio elimina la maggior parte dell’aria presente nelle buste.
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I vantaggi di questa tecnica sono molteplici: si proteggono le superfici dei reperti dalla contaminazione da polveri e microbi, i manufatti vengono bloccati nella posizione desiderata, sono facilitate tutte le operazioni di movimentazione in deposito e si riduce l’ingombro. La trasparenza delle buste permette inoltre l’immediato riconoscimento dell’oggetto e la valutazione dello stato di conservazione. Le “confezioni” ottenute sono state esposte in occasione della mostra “La guerra che verrà non è la prima” presso il Mart di Rovereto da ottobre 2014 a settembre 2015.