Preti Missionari nel Mondo: Un Impegno Globale e in Evoluzione

I missionari, inclusi i sacerdoti, sono da secoli un pilastro della diffusione del messaggio cristiano e dell'assistenza umanitaria in ogni angolo del globo. Il loro ruolo, le loro sfide e le modalità del loro impegno sono in continua evoluzione, riflettendo i cambiamenti sociali, culturali e spirituali del mondo contemporaneo.

Mappa del mondo con rotte missionarie e punti di intervento

L'Impegno di Volontari Laici e il Carisma di P. Angelo Benolli

Il movimento “Italia Solidale - Mondo Solidale” vede 110 volontari, tutti laici, giovani, adulti, padri e madri di famiglia, impegnati in un vasto network. Ognuno di questi volontari è responsabile di 12 zone con 600 famiglie nel Sud del Mondo e di 20 territori con 600 famiglie in Italia. Questi volontari, collegati con migliaia di altri laici nelle missioni e nei territori, aiutano complessivamente oltre 2.500.000 di persone in Italia e in 125 missioni dell’Africa, dell’India e del Sud America.

Questo vasto impegno è reso possibile grazie al “Carisma da vivere e proporre”: una nuova cultura di sviluppo di vita e missione sviluppata da P. Angelo Benolli. Sacerdote, missionario, scienziato e antropologo, P. Angelo ha maturato questa cultura nei suoi 57 anni di apostolato, incontrando quotidianamente persone di diverse culture e religioni. Durante la sua immensa esperienza, ha osservato come le persone siano sempre colpite nella fede, nel carattere, nel sesso, nel corpo e nella mente, e ha constatato l’impotenza di una scienza che non coglie Dio e l’anima, e di una spiritualità che non entra nella vita. Ha così riconosciuto la necessità di una cultura completamente nuova, capace di unire scienza e fede, e fede e vita.

P. Angelo non si è adattato agli errori culturali secolari, ma è rimasto con Dio nel servizio continuo alle persone per anni. Questa esperienza unica lo ha portato, con la Grazia divina, a sviluppare un’antropologia nuova e completa, valida per ogni persona, cultura o religione, con scoperte scientifiche epocali, come il cambiamento in Cristo dell’inconscio di Freud. I contenuti di questa antropologia sono stati espressi nei suoi 10 libri e documenti, tradotti in più di 30 lingue.

Grazie a questo fondamento, centinaia di migliaia di persone di tutte le religioni e culture, in Italia e nel mondo, sono uscite da condizionamenti secolari, ritrovando la propria identità e il proprio rapporto con Dio per saper ben amare e ben lavorare, fino a raggiungere la sussistenza e la solidarietà. Le famiglie del Sud del mondo, sostenute dalle famiglie italiane attraverso un nuovo modello di adozione a distanza, si sono riunite in comunità di 5 famiglie, raggiungendo la sussistenza e adottando a loro volta bambini in altri continenti, oltre a promuovere adozioni a distanza tra persone del posto. Questo processo salva migliaia di bambini ogni anno. Anche le famiglie italiane coinvolte stanno ritrovando la Vita, trasformando molti territori italiani in "giardini" e salvando altri bambini.

Questa nuova antropologia sarà approfondita in due meeting: “Africa Solidale - Italia Solidale - Mondo Solidale” (2-7 giugno in Africa) e “Sudamerica Solidale - Italia Solidale - Mondo Solidale” (17-19 giugno in Sud America). A questi incontri parteciperanno circa 500 rappresentanti di tutte le missioni dei rispettivi continenti, e in Africa sarà presente fisicamente anche P. Angelo, insieme a vescovi e persone di varie culture.

I Preti Fidei Donum e la Chiamata Universale

La preparazione al sacerdozio e alla vita missionaria è una vocazione che trascende i confini locali. I seminaristi si preparano a diventare sacerdoti di una Chiesa universale. Il Centro Missionario diocesano, come quello di Padova, rappresenta un ponte concreto tra le realtà missionarie locali e le comunità sparse nel mondo. Il desiderio di rafforzare questo legame è stato alimentato da eventi come il Convegno Missionario nazionale dei seminaristi e la partenza di educatori, come don Stefano Ferraretto, come fidei donum in nuove missioni, ad esempio in Etiopia.

La visita ai Centri Missionari permette di conoscere le specifiche storie e i progetti delle missioni diocesane, i tratti religiosi e culturali delle popolazioni coinvolte. La consapevolezza che diocesi come quella di Padova siano state tra le prime in Italia ad avviare progetti di missione con preti fidei donum è motivo di orgoglio e consegna ai futuri sacerdoti la responsabilità di mantenere vivo lo spirito missionario. Come preti della Chiesa universale, potrebbero un giorno essere chiamati ad annunciare il Vangelo in una di queste missioni lontane.

Il lavoro del Centro Missionario include la formazione e l'animazione dei gruppi missionari locali e promuove una pastorale integrata, collaborando con altri uffici diocesani e istituti. Questa integrazione è un esempio di Chiesa che cammina insieme, condividendo risorse e obiettivi, per un cammino il più possibile centrato sul Vangelo. È essenziale considerare la missione non solo come una strategia, ma come l'essenza stessa della Chiesa.

Preti missionari in Africa con la comunità locale

L'Evoluzione del Ruolo Missionario: Flussi Invertiti

Il contesto della missione è radicalmente cambiato. Quasi cinquant’anni fa, l'idea che un giorno sarebbero stati "loro" a evangelizzare l'Occidente sembrava scettica. Tuttavia, incontri informali, come quello a Manila tra i missionari italiani del Pime nelle Filippine e don Sergio Gamberoni del Centro Unitario Missionario di Verona (Cum), rivelano una realtà in evoluzione. Il Cum, nato negli anni Sessanta per preparare preti diocesani e laici per l'America Latina, l'Africa e l'Asia, oggi si occupa prevalentemente dei missionari che da quei continenti vengono a svolgere lavoro pastorale in Italia, con arrivi superiori alle partenze di italiani.

Questa situazione, ancora più accentuata in altri paesi europei, è vista da alcuni come la realizzazione della cooperazione tra le Chiese, mentre ad altri appare come una corsa al capezzale di un "anziano malato". L’attività missionaria tradizionale consisteva in un vasto sforzo di fondazione della Chiesa in contesti nuovi. Oggi, è necessario superare la visione dei "due mondi", quello di partenza e quello di arrivo, le Chiese antiche e quelle di recente fondazione. Il terzo millennio presenta una realtà variegata con movimenti e impulsi in tutte le direzioni, ma la dinamica di partenza, uscita, arrivo e ingresso in una nuova realtà rimane ferma.

In Occidente, la Chiesa condivide la situazione di altre realtà sociali: la mancanza di "manodopera". I lavoratori migranti, indispensabili in molti contesti, assicurano sviluppo e futuro. Allo stesso modo, gli operatori pastorali provenienti da altri continenti, definiti missionari, assicurano la sopravvivenza, il servizio e la testimonianza delle parrocchie, scuole e altre realtà ecclesiali in Europa. Anche gli istituti missionari italiani, un tempo protagonisti in Africa e altrove, ora gestirebbero ritirate e chiusure senza candidati africani, asiatici e latino-americani.

Questi processi storici riveleranno nel tempo la loro piena natura, con luci e ombre. Le realtà aggregative in Occidente, non solo le Chiese cristiane, ma anche partiti, sindacati e associazioni, si sono contratte in numero e partecipazione. L’invecchiamento della popolazione e l’evoluzione dei media elettronici hanno accentuato questo processo. Pertanto, se i giovani non provengono più dall'interno o sono troppo pochi, è inevitabile che vengano da fuori.

Specifiche Congregazioni Missionarie

I Missionari Scalabriniani: Al Servizio dei Migranti

La Congregazione dei Missionari di San Carlo - Scalabriniani - è una comunità internazionale di religiosi, fratelli e sacerdoti, fondata a Piacenza il 28 novembre 1887 dal beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo. Il loro carisma è annunciare il Lieto Messaggio di Cristo e comunicare la Carità al mondo dei migranti e dei rifugiati, in particolare coloro che vivono "più acutamente il dramma delle migrazioni", come stabiliscono le Regole di Vita (n.5). I sacerdoti missionari in terra straniera, come quelli bergamaschi inviati dalla Diocesi di Bergamo o dalle Missioni Cattoliche Italiane, sono stati e sono tuttora un chiaro punto di riferimento per gli emigranti, non solo per problematiche spirituali ma anche per questioni materiali.

L’Ufficio Migrantes della Diocesi di Bergamo ha avviato nel 2011 la ricerca “Chiesa di Bergamo in emigrazione”, culminata nei due tomi di “Preti fra i migranti”. Il primo, pubblicato nel 2013, raccoglie 17 storie di preti bergamaschi che negli anni ’70, ’80 e ’90 hanno accompagnato gli italiani all’estero; il secondo narra le testimonianze di 13 sacerdoti attualmente impegnati nelle Missioni Cattoliche Italiane in Europa.

Illustrazione storica di Giovanni Battista Scalabrini con migranti

I Vincenziani: "Andare per tutta la Terra"

La Congregazione della Missione, fondata nel 1625 a Parigi dal sacerdote Vincent de Paul, è conosciuta anche come “vincenziani”. La missione iniziale era predicare tra la gente di campagna, evangelizzare i poveri e formare il clero. Nel corso dei secoli, l’Ordine ha acquisito un’impronta decisamente più caritativa e missionaria, sempre diretta verso i più poveri, ed è oggi presente in tutti i continenti, in novantadue Paesi. Attualmente, i sacerdoti vincenziani sono poco meno di tremila in tutto il mondo (centoventi in Italia), con cinquanta diaconi, centoventi fratelli e trentasei seminaristi. Dedicano particolare cura alle varie associazioni laicali caritative ispirate al carisma di san Vincenzo.

La frase del fondatore, san Vincenzo de’ Paoli: «La nostra vocazione è di andare. Non in una parrocchia e neppure in una diocesi, ma per tutta la Terra», è scolpita nei cuori dei religiosi e messa in pratica, anche attraverso le forme attuali della missione e della pastorale vocazionale sul web. A settembre, la Congregazione ha lanciato la prima edizione del Festival vocazionale missionario, voluto per celebrare il carisma di Vincent de Paul e la sua carità attiva. Settembre è il mese dedicato al fondatore, la cui memoria liturgica si celebra il 27, e precede il mese missionario per eccellenza. L'incontro virtuale ha celebrato il cammino percorso e ha aperto le porte al futuro della congregazione.

Padre Tomaž Mavrič, superiore generale della Congregazione della missione da quattro anni, ha spiegato l’obiettivo del festival: offrire uno spazio virtuale per la formazione, l’integrazione e la preghiera, nella prospettiva dei temi fondamentali dell'identità vincenziana: la vocazione e la missione. Il festival è anche un luogo per promuovere il carisma missionario. Padre Mavrič, 57 anni, nato a Buenos Aires, ha esercitato il suo ministero in Canada, Irlanda, Slovacchia e nella Provincia religiosa dei Santi Cirillo e Metodio, attiva in Russia, Belarus e Ucraina, prima dell’elezione a superiore nel 2016.

La Crisi Vocazionale e le Nuove Risposte

Questa nuova forma di animazione vocazionale è dettata anche da una crisi numerica di vocazioni che colpisce i vincenziani e altre famiglie religiose. Padre Mavrič riconosce che si sta vivendo un momento difficile in Europa e in Italia, mentre le cose vanno decisamente meglio in Africa, Asia e Sud America, dove c’è un aumento delle vocazioni. Per questo, è fondamentale essere aperti a nuove forme di servizio e di contatto con la gente e i giovani.

Riguardo alla crisi delle vocazioni, padre Mavrič sostiene che mancano le risposte, non le chiamate: Gesù continua a chiamare nella sua Chiesa. Questo implica che il problema potrebbe essere interno, una crisi nell'identità e nella chiarezza con cui il carisma viene vissuto. La priorità di tutte le province vincenziane è, quindi, quella di sviluppare una “cultura vocazionale” concreta, un "ospedale da campo" caro a Papa Francesco, in cui il servizio e la carità siano parte integrante del discernimento vocazionale.

Per la preparazione dei futuri religiosi, la Congregazione si avvale dello storico seminario Alberoni di Piacenza, che ospita circa trenta seminaristi, di cui solo cinque appartengono ai vincenziani della Provincia italiana (che include anche l’Albania). Gli ultimi sacerdoti vincenziani ordinati, ad agosto, portano nomi come Serhii, Lenilton, Augustinus, Franciskus Xaverius, evidenziando la globalità della Congregazione.

La congregazione, con la sua impronta missionaria, rischia di perdere il suo fascino se la figura del missionario non viene ripensata al di là di chi va a evangelizzare terre lontane. Padre Mavrič argomenta che i giovani di oggi sono aperti al servizio e al contatto diretto con i poveri, ma è essenziale usare i moderni strumenti di comunicazione per condividere questo messaggio. Il festival vocazionale online, aperto da seminaristi di varie province del mondo in collegamento con circa trecento giovani via Zoom, è un esempio di questa strategia. I seminaristi hanno anche esibito il loro talento musicale, trasformando in canto la frase ispiratrice del festival: «La nostra vocazione consiste nell’andare, non in una parrocchia, non solo in una diocesi, ma in tutta la terra».

In rete è stata diffusa anche un’intervista di padre Tomaž al cardinale Luis Antonio Tagle, Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, e la presentazione del libro “Dove Dio ci vuole” di padre Rolando Gutiérrez, un’opera sulla cultura vocazionale letta alla luce del carisma di san Vincenzo de’ Paoli, che mira a rivitalizzare la mistica missionaria.

Padre Tomaz Mavric: la Comunità in Dialogo è un Miracolo

Testimonianze di Vita Missionaria

Il festival ha raccolto anche importanti testimonianze di vita vissuta. Come quella di padre Pedro Opeka, missionario in Madagascar: «Il modo migliore per aiutare i poveri è quello di rispettarli, di stare davanti a loro come un eguale, senza maschere, privilegi, senza alcuna autorità che non sia l’amore e il rispetto. E l’amore vi aiuterà a perseverare nonostante le delusioni e i fallimenti e la mancanza di onestà con cui abbiamo a che fare quasi ogni giorno».

Da Cuba, fratello Jorge Barrera ha condiviso: «Scoprendo i poveri scopriamo meglio ciascuno di noi, il volto di Gesù: se essi non sono al nostro fianco la nostra vocazione manca di qualcosa, è una strada non trovata, è una strada senza uscita. Al contrario, trovare la nostra vocazione, nella nostra vita di consacrazione, cercare Gesù in mezzo ai poveri, è trovare le impronte di san Vincenzo e per trovarci in esse basta riempirsi dell’amore che si trova in ognuno di questi piccoli, perché sono la vera strada della vera felicità per dare gloria a Gesù Cristo».

Infine, la scelta vocazionale di padre Yohanes Belina Werang, impegnato nelle Isole Salomone: «Riflettendo ora sulla ragione per cui ho deciso di raggiungere la missione in Papua Nuova Guinea e nelle Isole Salomone, è per vivere il nostro carisma vincenziano che è quello di portare la buona novella alla povera gente e nei luoghi dove i vincenziani sono più necessari. Per vivere il nostro carisma e per aiutarci nella nostra missione, cinque virtù vincenziane, che sono l’umiltà, la mitezza, la semplicità, la mortificazione e lo zelo per le anime, sono necessarie e importanti».

Queste testimonianze esprimono la “cultura vocazionale” capace di attirare i giovani e farli rispondere alla chiamata di Gesù, anche attraverso i mezzi digitali. Durante il festival missionario online, i vincenziani hanno anche lanciato la campagna “dell’1 per cento”, incoraggiando i confratelli a considerare il ministero nelle missioni ad gentes, riconoscendo che la missione della congregazione non è limitata all'ambito internazionale, ma si estende alle missioni ad gentes delle Province, Viceprovince e Regioni. Questa campagna mira a preparare trenta confratelli a questo tipo di missioni, rendendo quanto mai attuali le parole di Vincent de Paul di oltre quattro secoli fa sulla bellezza di rispondere a una chiamata per il mondo intero.

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