Il Presbiterio del Duomo: Storia, Arte e Funzione Liturgica

Il presbiterio, cuore pulsante di ogni cattedrale, è un'area di profondo significato storico, artistico e liturgico. Questa sezione, riservata al clero officiante, ha subito nel corso dei secoli significative trasformazioni, riflettendo i cambiamenti nell'architettura, nell'arte e nella pratica religiosa. Analizzeremo in dettaglio le caratteristiche del presbiterio in diversi contesti, con particolare attenzione al Duomo di Lanciano e al Duomo di Monreale, oltre a ripercorrere l'evoluzione storica di questo spazio sacro.

Il Presbiterio nella Cattedrale di Lanciano

Nel Duomo di Lanciano, il presbiterio si presenta leggermente rialzato, con un'abside riccamente decorata. Ai lati, si trovano scanni in legno di noce destinati al coro dei canonici, mentre al centro domina un maestoso altare, opera di Felice e Loreto Di Cicco di Pescocostanzo. Questo altare, realizzato in commesso di marmi policromi, è un vero e proprio tabernacolo marmoreo.

Dettagli Artistici dell'Altare

L'altare è caratterizzato da coppie di paraste con capitelli corinzi, che sorreggono una trabeazione aggettante verso i due lati estremi, a loro volta sorretti da colonne. Da questa struttura dipartono due robuste volute laterali, mentre al centro un medaglione in marmo bianco accoglie una coppia di putti. Al centro dell'altare si apre un arco a tutto sesto, che racchiude una nicchia con la statua quattrocentesca della Madonna. Sopra di essa, in aggetto, è visibile lo stemma del Comune di Lanciano.

Alla base della balaustra, opera di Crescenzo Trinchese, spiccano quattro angeli che reggono cornucopie, realizzati da Francesco Pagano (Napoli, 1695-1764). I rivestimenti in finto marmo sono opera del comasco Alessandro Terzani. Ai lati della cona della statua della Madonna e al di sopra degli scanni del coro sono collocate rispettivamente due allegorie e gli episodi con Salomone e la regina di Saba, e Davide e Abigail, eseguiti dal seguace di Giacinto Diano, Giuseppangelo Ronzi di Penne nel 1805.

La Cona e la Sua Realizzazione

La cona è un'opera del marmoraro Crescenzo Trinchese (documentato 1743-1784). L'8 novembre 1758, Trinchese si impegnò a eseguirla per 7000 ducati, insieme all'altarino (parte integrante della cona) e alla balaustra del presbiterio, con termine previsto per il 1762 e sotto la direzione del progettista, il regio Gennaro Campanile.

Foto ravvicinata dell'altare maggiore del Duomo di Lanciano con dettagli delle sculture e dei marmi

Il Presbiterio del Duomo di Monreale e il Cristo Pantocratore

Nel Duomo di Monreale, l'abside centrale è dominata dalla maestosa figura del Cristo Pantocratore, che emerge da un ricchissimo sfondo dorato. Ieratico e solenne, il Cristo Pantocratore è raffigurato a mezzo busto, emanando una luce quasi divina.

Iconografia del Cristo Pantocratore

Il termine "Pantocratore" deriva dal greco e significa "dominatore di tutte le cose". Con la mano destra, Cristo benedice i fedeli: le due dita arcuate simboleggiano la sua duplice natura, divina e terrena, mentre le altre tre, unite, rappresentano la Trinità. Questa posa della mano era utilizzata anche dagli imperatori romani per chiedere silenzio. Con la mano sinistra, Cristo tiene saldamente il Vangelo, aperto su una pagina in greco e latino che recita: "Io sono la luce del mondo, chi mi segue non vivrà nelle tenebre".

Maestoso, con lo sguardo severo ma benevolo orientato verso destra, il Cristo Pantocratore è coronato da un nimbo crociato, a ricordo del suo sacrificio, riccamente decorato con gemme e gioielli. Ha capelli lunghi e fluenti e un incarnato roseo. Il suo abito dorato/rosso simboleggia la divinità, mentre il manto blu rappresenta l'umanità. Con un abbraccio di ben 11 metri che si sviluppa nell'abside, il Pantocratore rappresenta sia Dio che l'uomo, accogliendo e salvando i fedeli.

Questa iconografia, di classica derivazione bizantina, è diffusa nel Medio Oriente cristiano e in tutto il meridione d'Italia negli affreschi, mentre in Sicilia è stata realizzata a mosaico a Monreale, Cefalù e Palermo. Le tessere sono disposte quasi concentricamente intorno al Pantocratore, creando campiture bidimensionali e astratte che rendono l'intera rappresentazione simmetrica, mistica e preziosa. Il ciclo musivo, arricchito dalle figure di oltre duecentocinquanta Santi nei sottarchi, invita alla contemplazione e alla ricerca di Cristo, portatore di giustizia e salvezza. Questi elementi dividono la grande area in vari settori, dove architettura, decorazione e colori contribuiscono a un grandioso programma iconografico che narra la storia della Salvezza, dalla Creazione dell’Uomo, passando per il peccato fino al trionfo di Cristo.

Alla scoperta del Duomo di Monreale

Rappresentazione del Committente nel Duomo di Monreale

Nel ciclo musivo del Duomo di Monreale, il sovrano e committente del complesso è raffigurato ben due volte: sulla parete del trono regale e su quella del soglio arcivescovile. Nel primo mosaico, il re di Sicilia è abbigliato con la classica dalmatica, in piedi con sguardo profondo, mentre sta per essere incoronato da Cristo. Quest'ultimo è circondato da due angeli che portano rispettivamente lo scettro e il globo crucigero. Cristo, alla destra del sovrano, è seduto su un trono d'oro tempestato di gemme. Ha il volto severo e fiero e pronuncia l'espressione biblica "la mia mano gli sarà d'aiuto", mentre tiene saldamente tra le mani un volume con le stesse parole del Pantocratore: "Io sono la luce del mondo, chi segue me non vivrà nelle tenebre".

Nel secondo mosaico, il re di Sicilia è raffigurato in ginocchio, mentre offre la Cattedrale alla Vergine Maria. Il sovrano, con abiti regali e di seta (alba, dalmatica e superomerale incrociato sul petto), è inginocchiato davanti alla Madonna e regge un modellino della Cattedrale. Maria è vestita con abiti sui toni del blu e marrone, raffigurata maestosamente seduta su un trono ricoperto di gemme, mentre tende le mani verso questo dono speciale.

L'Evoluzione Storica del Presbiterio

La configurazione del presbiterio è mutata radicalmente nel corso dei secoli, adattandosi alle esigenze liturgiche e ai gusti architettonici delle diverse epoche.

Dalle Basiliche Paleocristiane al Romanico

Nelle prime basiliche paleocristiane, il presbiterio era separato dalla navata e dall'eventuale transetto tramite la pergula. Quest'ultima, spesso come nella Basilica Costantiniana di San Pietro in Vaticano, era costituita da quattro o più colonne montate sopra dei plutei. La pergula aveva anche il compito di separare il presbiterio dall'annessa Schola Cantorum, dove si trovavano i cantores, a sua volta separata dalla navata da plutei marmorei. Con l'avvento dell'architettura romanica, il dislivello tra il pavimento del presbiterio e quello delle navate si accentuò, trasformando i pochi gradini in vere e proprie rampe di scale. Le cripte, a volte composte da ben nove navate, divennero delle "chiese dentro la chiesa".

Il Periodo Gotico e Rinascimentale

Durante il periodo Gotico, la struttura del presbiterio cambiò radicalmente. Nelle chiese di nuova costruzione, si decise di abbassare il livello del piano di calpestio, rendendo l'area presbiteriale sopraelevata rispetto alle navate di pochi gradini. Con l'ampliamento delle absidi, i seggi del coro furono disposti lungo le pareti laterali del tratto di abside prima dell'emiciclo finale, con l'altare posizionato in quest'ultimo. In Inghilterra, in particolare, il presbiterio fu separato dalla navata dall'evoluzione della pergula, una parete lignea scolpita con archetti e scene della vita di Gesù e dei Santi, simile all'iconostasi ortodossa.

Con il Rinascimento si assistette a una nuova trasformazione radicale: l'iconostasi gotica fu definitivamente rimossa e sostituita da balaustre e plutei marmorei. Anche l'altare cambiò forma: dopo l'introduzione, nel Medioevo, della Messa celebrata dando le spalle ai fedeli, in pieno Rinascimento si iniziarono a vedere i primi altari addossati alla parete di fondo delle absidi. I seggi del coro furono disposti sulle cantorie, al di fuori del presbiterio, sebbene in alcuni casi fossero posizionati dietro l'altar maggiore.

Il Concilio di Trento e la Controriforma

Il Concilio di Trento (1545-1563) e la Riforma Cattolica modificarono ancora la struttura del presbiterio, seppur con cambiamenti meno drastici rispetto ai precedenti. L'altare fu accentrato ed esaltato con ogni sorta di decorazione (quadri, candelieri, statue, bassorilievi, stucchi) e posizionato (salvo rari casi) a ridosso della parete fondale dell'abside, spostando definitivamente il coro al di fuori del recinto presbiteriale. Nelle chiese più antiche, l'altare fu arricchito di decorazioni e spesso coperto da un ciborio (come a San Cesareo de Appia e Santi Nereo e Achilleo a Roma).

Pianta schematica di una chiesa con evidenziato il presbiterio in epoca post-tridentina

Il Presbiterio Moderno: Dal Neoclassicismo al Concilio Vaticano II

A partire dalla metà dell'Ottocento, apparvero nuovi stili architettonici, come il neoromanico e il neogotico, che si affiancarono al neoclassico. Con la Riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II, la struttura del presbiterio fu totalmente rivoluzionata. Poiché la Messa viene celebrata con l'officiante rivolto verso i fedeli, l'altare fu spesso avanzato rispetto alla posizione precedente e separato dal tabernacolo, che venne incastonato nella parete di fondo dell'abside (centralmente) o posto in posizione decentrata (su una colonnina o in un altro vano della chiesa, sempre sul presbiterio). L'ulteriore apertura del presbiterio verso i fedeli fu spesso ottenuta con la rimozione delle balaustre.

Nelle chiese più antiche, ottocentesche e barocche, con balaustra e altare addossato al muro, a volte i vecchi presbiteri furono mantenuti e ne furono costruiti di nuovi (con altare, tabernacolo, sede e ambone fuori dal recinto della balaustrata). Altre volte, l'antico presbiterio fu trasformato, spostando in blocco l'altare verso il popolo o lasciando la vecchia struttura dell'altare con la sua pala, eventualmente rimuovendone la mensa e costruendone un altro ex-novo al centro.

Il Presbiterio nella Cattedrale Metropolitana di Milano

Percorrendo la navata centrale del Duomo di Milano, si giunge alla maestosa area presbiteriale, che è motivo di stupore per molti visitatori. Quest'area, racchiusa da dieci piloni e riservata al clero officiante, si trova in posizione rialzata rispetto al piano di calpestio.

Rinnovamento e Funzionalità Attuale

Il presbiterio è frutto del rinnovamento avvenuto dopo il restauro dei piloni del tiburio (1984), con una funzionalità riorganizzata secondo i dettami del Concilio Vaticano II. Oggi è diviso in due parti, con diverse funzionalità: il presbiterio festivo e feriale, che ripropone il progetto architettonico di Pellegrino Pellegrini per l'Arcivescovo Carlo Borromeo.

Il presbiterio festivo ha accesso da una gradinata semicircolare e occupa una parte della navata centrale e il vecchio coro senatorio. Al centro si trova l'altare maggiore, proveniente dalla basilica di Santa Maria Maggiore, una delle due basiliche preesistenti. L'altare fu consacrato dal papa Martino V il 16 ottobre 1418, segnando l'inizio ufficiale dell'officiatura della nuova cattedrale. Rialzato sul piano del nuovo presbiterio dall'epoca di San Carlo, è oggi visibile in tutta la sua essenziale solennità architettonica, come centro liturgico di grande forza espressiva.

Dieci pilastrini semiottagonali con capitelli romanico-compositi e altrettante lastre levigate sorreggono la monolitica "mensa" di 3,40x2,60 metri, scolpita in marmo Broccatello di Verona. Il termine "mensa" si riferisce al piano dell'altare e prende il nome dalla liturgia della mensa, ovvero della riproduzione dell'ultima cena di Cristo. Quando l'altare fu spostato nell'attuale posizione, le due lastre laterali anteriori si rivelarono scolpite all'interno; rigirate su sé stesse, furono collocate al centro dei due fronti. I due altorilievi speculari sono parti di un sarcofago romano-pagano del III secolo d.C.

L'antico coro intarsiato volge lo sguardo al Pantocrator e quasi racchiude e conserva, attraverso i secoli, le invocazioni che il popolo di Dio da sempre innalza al suo Signore. Quotidianamente, la presenza di nostro Signore, che si rinnova nella celebrazione di ogni Eucaristia, fa sì che questo meraviglioso Tempio possa realmente dirsi costituito da pietre vive e mostrare la propria vera anima: quella di una fede ardente e profonda.

Alla scoperta del Duomo di Monreale

Il Catino Absidale e il Coro Intarsiato

Nel catino absidale si trova l'Assunzione della Vergine di Bernardino Gatti detto il Sojaro (metà XVI secolo), opera che l'artista non riuscì a terminare. Il capolavoro che segna l'ingresso del Rinascimento in Cattedrale è il coro intarsiato da Giovanni Maria da Platina (Piadena) tra il 1483 e il 1489. Coronato da una cimasa tipicamente rinascimentale, il coro è strutturato in due ordini: uno superiore e uno inferiore. Slanciato in una verticalità sottolineata dai lunghi specchi delle tarsie, l'ordine superiore rivela una sapiente disposizione architettonica degli scanni armoniosamente posti in dialogo da un lato all'altro grazie alle loro dimensioni e agli effetti cromatici dovuti all'alternanza dei fondi chiari e scuri. La varietà dei soggetti di queste tarsie è incredibile, dimostrando la forza pittorica del legno e spaziando dalle vedute prospettiche (celebre il ritratto di piazza Duomo a fine Quattrocento) alle sacre raffigurazioni: un'Annunciazione al centro dell'emiciclo vede dipinti l'Angelo e la Vergine in due stalli.

Dettaglio del coro intarsiato del Duomo di Milano

La Fabbrica del Duomo di Milano e le Grandi Trasformazioni

Nell'ottobre del 1387, su impulso di Gian Galeazzo Visconti, Signore di Milano, nacque la Veneranda Fabbrica del Duomo, con lo scopo di portare avanti i lavori di progettazione e costruzione della Cattedrale. La decisione di Gian Galeazzo di utilizzare il marmo di Candoglia al posto del tradizionale mattone lombardo si accompagnò a una vera rivoluzione di stile, attraverso la scelta del gotico, che costrinse la Fabbrica a ricercare ingegneri, architetti, scultori e lapicidi nei cantieri di cattedrali di mezza Europa.

Alla fine del Quattrocento, i più grandi architetti e artisti del tempo, tra cui Leonardo da Vinci, si cimentarono nell'impresa della progettazione del tiburio. Il Concilio di Trento (1545-1563) diede avvio alla Controriforma o, meglio, alla Riforma cattolica, in opposizione a quella protestante. In quest'ottica, Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano dal 1564 al 1584, e Federigo Borromeo (arcivescovo dal 1595 al 1631) ispirarono i loro interventi nel Duomo alle concezioni e alle forme dell'architettura e dell'arredo ecclesiastico della Roma papale, dando una nuova impronta all'interno del Duomo: il grandioso impianto architettonico del presbiterio, gli altari laterali, la cripta, il battistero, il pavimento.

Alla fine del Cinquecento, inoltre, si iniziò a progettare la facciata del Tempio, gettando le fondamenta per la costruzione di un nuovo prospetto, mentre nel frattempo era stata ricostruita più avanti rispetto alla collocazione originaria l'antica facciata di Santa Maria Maggiore, che verrà demolita solo nel 1683. Per iniziativa di Napoleone, alla vigilia della sua incoronazione a Re d'Italia, venne intrapreso il lavoro di completamento della facciata (1807-1813).

Nella seconda metà del XX secolo, la Fabbrica intraprese il restauro completo, strutturale e conservativo di alcune complesse parti del Duomo. All'interno della Cattedrale, il complesso restauro statico dei piloni del Tiburio fu certamente tra gli interventi più complessi, mentre il finire del secolo vide protagonisti del Cantiere l'abside, la facciata e, successivamente, il terzo restauro della Guglia Maggiore.

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