Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari e il Giubileo a Roma

Roma è stata teatro, dal 21 al 24 ottobre, della quinta edizione dell’Incontro mondiale dei movimenti popolari, un evento di portata globale nato in Sudamerica su spinta di Papa Francesco e diventato dal 2014 un appuntamento internazionale. Questa edizione si è posta in relazione e continuità con gli eventi del Giubileo e dei movimenti popolari, ospitato in Vaticano nei due giorni successivi.

Mappa del quartiere Esquilino a Roma con evidenziata la posizione di SpinTime

Un Evento Globale a Roma: L'Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari

L'evento ha visto la convergenza di decine di delegazioni da tutto il pianeta. Per l’occasione, l'Encuentro è stato ospitato a SpinTime, il grande palazzo occupato nel quartiere dell’Esquilino. Questo spazio, che la destra vorrebbe sgomberare, anche sulla scia di recenti sgomberi di centri sociali, ha rappresentato un simbolo della lotta e della solidarietà. La scelta di SpinTime ha creato un ponte ideale, che da San Pietro ha condotto direttamente a uno degli spazi più significativi per i movimenti nella capitale.

La Visione di Papa Francesco e l'Evoluzione del Percorso

Papa Francesco aveva immaginato questa successione degli eventi: dopo i primi anni di Incontri costruiti direttamente dal Vaticano, i movimenti avrebbero dovuto camminare con le proprie gambe. Don Mattia Ferrari, che ha lavorato alla costruzione dell’evento e coordinatore del comitato politico dell’Emmp, ha sottolineato il lascito di Francesco: «La prima fase era importante per far riconoscere i movimenti popolari come un soggetto protagonista della storia. Ora viene la seconda fase, quella in cui i movimenti si organizzano e costruiscono reti, alleanze e collaborazioni, locali e globali. Questa era l’idea fin dall’inizio del percorso».

Nel corso del primo decennio, la Chiesa ha offerto il suo cappello politico, culturale e diplomatico per conferire visibilità e legittimare alcuni soggetti, molti dei quali laici come SpinTime, in nome del comune interesse allo «sviluppo umano integrale». Ora, la Chiesa esorta i movimenti a darsi forme indipendenti di lavoro comune. La sfida, di cui si è discusso a Roma, è proprio quella di darsi forme organizzative e di relazione più stabili. «Si tratta di passare a organizzare una alleanza planetaria tra movimenti popolari», hanno confermato da SpinTime. L’auspicio è che questo spirito si diffonda nei processi globali e contagi anche le strutture italiane. Andrea Alzetta, noto come Tarzan, ha sostenuto: «Dobbiamo uscire tutti dalla bolla che ci siamo costruiti attorno. Serve un campo larghissimo della società prima che della politica».

Don Mattia Ferrari: "Vi racconto i trafficanti di uomini" - Il cavallo e la torre 04/02/2025

Temi Centrali e Nuove Alleanze

In uno dei documenti che invitano all’Incontro, quelli di SpinTime hanno spiegato: «Noi pensiamo che sconfiggere la ‘religione’ della guerra globale permanente e del riarmo sia possibile. Ma per far fronte a questa sfida servono nuove alleanze. Per salpare verso un mondo diverso è necessario rompere gli steccati, creare nuovi immaginari unendo mondi laici e religiosi che concepiscano uno sguardo comune e radicale cambiamento».

All’attenzione di quelli che si definiscono «movimenti delle tre T (Tierra, Techo, Trabajo)», SpinTime e gli italiani di Mediterranea hanno posto «la libertà di movimento delle persone e le nuove forme di autogoverno municipaliste e confederaliste». Beatrice Tabacco, che ha partecipato all'assemblea preparatoria brasiliana di San Paolo, ha riflettuto: «Uno dei temi dell’assemblea brasiliana preparativa di San Paolo, alla quale hanno partecipato i latinoamericani, era relativo a quale spazio c’è per la democrazia in questa fase». Questo problema, quello di una concezione della democrazia e del diritto adeguata alle contraddizioni contemporanee, si intreccia con l’elaborazione sulla Costituente della terra portata avanti da Luigi Ferrajoli. Circa 150 delegati sono arrivati da fuori dall’Europa, spesso accompagnati da vescovi o da referenti per le singole diocesi sui temi della giustizia.

Il Modello d'Azione e l'Interazione con le Istituzioni

Don Mattia Ferrari ha descritto un modello d’azione dell’Incontro a cerchi concentrici. Al centro ci sono i movimenti popolari, poi arrivano le chiese e le istituzioni, come il Comune di Roma, che ha collaborato per attrezzare piazza Vittorio. Qui, ogni sera alla fine dei lavori dell’Incontro, i tanti partecipanti si sono presentati per incontrare cittadini e attivisti e restituire il senso di quello che si era discusso.

È stato interessante, ad esempio, ascoltare cosa hanno detto i movimenti africani del Piano Mattei messo in piedi dal governo italiano oppure delle politiche migratorie della Fortezza Europa. Si è cercato di capire insieme ai militanti dell’America latina cosa si può fare per fermare i progetti delle corporation e i processi sovranazionali che colpiscono il sud del mondo. L’obiettivo è stato quello di «Organizzare la speranza» costruendo un’alleanza globale «contro l’esclusione».

L’iniziativa si è conclusa allo Spin Time di Roma, edificio occupato in cui abitano 400 persone di 25 nazionalità, definita da don Mattia Ferrari una «comunità di lotta, speranza e fraternità».

Foto di gruppo dei partecipanti all'incontro a SpinTime

Il Proseguimento del Dialogo tra Movimenti e Chiesa

Il percorso prosegue, mantenendo il dialogo tra i movimenti e la Chiesa, cercando di potenziare soprattutto le relazioni con le chiese locali. Dalle realtà dell’Europa è arrivata la proposta alle Conferenze episcopali di dare seguito alle parole di Papa Francesco («Sono con voi!», ha detto all’udienza) e di individuare un vescovo che segua i rapporti con i movimenti. Il missionario comboniano Alex Zanotelli ha chiesto che il delegato non sia nazionale ma regionale o diocesano, per avere relazioni più incisive sui territori.

Le Sfide Globali e la Necessità di un'Alleanza

Un’alleanza globale è necessaria, perché globali sono i problemi, «in un mondo frammentato, ferito dalla violenza, dall’ingiustizia e dal disprezzo della dignità umana». A cominciare dalla guerra, con «più di 50 conflitti armati attivi». Poi le «disuguaglianze economiche» sempre più macroscopiche. L’erosione dei più elementari diritti sul lavoro è causata da un progressivo aumento dei lavoratori «informali» (60% a livello globale, 80% in alcuni Paesi del sud), «privi di diritti e di protezione sociale». Un altro tema cruciale sono le politiche criminali degli Stati contro i migranti: l’anno scorso «più di 2.500 migranti sono morti o scomparsi nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, in fuga da guerra, fame e disperazione».

Azioni Strutturali e la Dichiarazione Finale

Un’analisi rigorosa ha indicato ai movimenti la necessità di «impegnarci in azioni strutturali, economiche e politiche che ci uniscano». La dichiarazione finale ha evidenziato alcuni ambiti generali di intervento:

  • Mobilitazioni contro «guerre e genocidio»
  • Cancellazione del debito estero
  • Campagne per «fermare la violenza contro le donne»
  • «Difesa della democrazia dalle élite economiche e dai plutocrati»
  • La tutela dei diritti di migranti e rifugiati
  • La «riduzione dell’orario di lavoro e salario minimo universale»
  • Il diritto all’istruzione

Questi titoli troveranno una declinazione più puntuale nel documento finale dell’Incontro mondiale dei movimenti, in fase di elaborazione sulla base di quanto prodotto dai tavoli tematici sulle 3T e dai gruppi dei cinque continenti.

Il Giubileo dei Movimenti Popolari

Terminato l’Incontro, ha avuto inizio il Giubileo dei movimenti popolari, con la visita alla tomba di Papa Francesco a Santa Maria Maggiore e poi l’attraversamento della Porta Santa.

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