Non scrivo per consolarvi. Anche perché so bene quanto fastidio vi diano le declamazioni di coloro che, sentendosi sempre in dovere di spendere qualche buona parola con voi, ricorrono ai prontuari dei più indisponenti fraseggi. Non è di compatimento che avete bisogno. Prima di tutto, perché il compatimento è una spartizione fittizia del dolore. Poi, perché vi toglie la fierezza di rimaner soli sulla croce. E infine, perché rischia di fermarsi alla soglia delle parole.
Al paraplegico inchiodato su una sedia a rotelle, all'handicappato che si interroga sui grandi perché della vita, o a chi è ridotto all'impotenza da una malattia irreversibile, quali risposte possono dare le maldestre citazioni bibliche? Davanti a chi soffre come voi, l’atteggiamento più giusto sembrerebbe quello del silenzio. Però, anche il silenzio può essere frainteso o come segno di imbarazzo, o come tentativo di rimozione del problema. E allora, tanto vale parlarne. Semmai, con pudore. Chiedendovi scusa per ogni parola di troppo.

Il segreto dell'abbandono
Come esempio di pudore, vi confido il segreto della mia consuetudine con questa preghiera che recito ogni mattina:
«Padre mio, io mi abbandono a te. Fa’ di me ciò che ti piace. Qualsiasi cosa tu faccia di me, io ti ringrazio. Sono pronto a tutto. Accetto tutto. Purché la tua volontà sia fatta in me e in tutte le tue creature. Non desidero altro, mio Dio. Rimetto la mia anima nelle tue mani. Te la dono, mio Dio, con tutto l’amore del mio cuore, perché ti amo. Ed è per me una necessità di amore donarmi e rimettermi nelle tue mani. Senza misura, con infinita fiducia. Perché tu mi sei padre».
È una preghiera difficile, lo ammetto. Forse è difficile pure per voi, piagati nel corpo, che tremate a pronunciarla anche dopo che la prova vi è già caduta addosso. Ma quando si soffre, è difficile fare di necessità virtù, se non viene una forza dall’alto. Al massimo, ci si può rassegnare stoicamente, ma il sarcasmo sulle labbra è spesso peggio della bestemmia.
Lo scandalo della Croce e il posto vuoto
Ed eccomi allora chiamato dal mio dovere di vescovo ad additarvi con fermezza lo scandalo della Croce. Dirvi che sulla croce un giorno ci è salito un uomo innocente, e che sul retro della croce c’è un posto vuoto dove un altro innocente è chiamato a far compagnia ai rantoli di Cristo, appartiene al messaggio inquietante, eppur dolcissimo, che un ministro della Parola non può né accorciare né mettere tra parentesi.
Quel posto è tuo, Ignazio, paralizzato per sempre; e di nessun altro. E tuo, Ruggero, che ti trascini a tentoni per la casa e mugoli parole indistinte. Quel posto è tuo, Giuseppe, che ti portano da una clinica all’altra per un male incurabile: non fare lo sbaglio di rinunciare a quel posto. E tuo, Nadia, splendida bambina: non cederlo a nessuno.
Don Tonino Bello - IL MISTERO DELLA SOFFERENZA... IL CALVARIO...
Cirenei della gioia
Noi conosciamo bene il Cireneo della croce. Una lunga dottrina ascetica ci ha abituati a pensarci soccorritori delle sofferenze del mondo. Perché non ci pensiamo invece come gente che aiuta il mondo a portare la gioia? Se è vero che dobbiamo adorare e benedire Gesù Cristo che con la sua santa croce ha redento il mondo, è altrettanto vero che, in cooperativa con lui, voi ci avete comprato le gioie che fanno fremere il mondo: le sue canzoni, le sue attese di libertà, le sue esplosioni di luce, le sue ansie di festa senza tramonti.
Il mattino di Pasqua, nella corsa verso il sepolcro, voi sarete più veloci di tutti, e ci precederete come Giovanni. E forse vi fermerete sulla soglia, per farci vedere «le bende per terra e il sudario piegato in disparte». È l’ultima carità che ci aspettiamo da voi.
Preghiera alla Vergine della notte
Santa Maria, Vergine della notte, noi t'imploriamo di starci vicino quando incombe il dolore, irrompe la prova, sibila il vento della disperazione, e sovrastano sulla nostra esistenza il cielo nero degli affanni, o il freddo delle delusioni o l'ala severa della morte. Liberaci dai brividi delle tenebre.
Nell'ora del nostro calvario, Tu, che hai sperimentato l'eclissi del sole, stendi il tuo manto su di noi, sicché, fasciati dal tuo respiro, ci sia più sopportabile la lunga attesa della libertà. Alleggerisci con carezze di Madre la sofferenza dei malati. Riempi di presenze amiche e discrete il tempo amaro di chi è solo.
