Pio XII: il Pontefice tra guerra, speranza e controversie post-mortem

Gli ultimi giorni di vita di Pio XII furono caratterizzati da momenti di grande confusione. Il Santo Padre spirò nella notte del 9 ottobre a Castel Gandolfo, dopo nove ore di agonia. La sua figura, e in particolare il suo operato durante la Seconda Guerra Mondiale, ha continuato a generare dibattito e riflessione nel corso degli anni, culminando in eventi e commemorazioni che ne hanno esplorato l'eredità.

Il Convegno "Pio XII tra i santi" e la figura del Papa

Il Comitato Papa Pacelli - Associazione Pio XII, guidato dall'avvocato Emilio Artiglieri, ha organizzato un convegno dal titolo "Pio XII tra i santi" in occasione del cinquantasettesimo anniversario della sua morte. L'evento, tenutosi presso la Casa dei Domenicani (sede storica di due conclavi), ha visto la partecipazione di diverse personalità ecclesiastiche, tra cui il vescovo Giuseppe Sciacca, segretario aggiunto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica. Il vescovo Sciacca ha presieduto l'incontro, mediando gli interventi dei vari relatori.

Durante il convegno, è stato sottolineato come Pio XII non sia stato semplicemente l'ultimo Papa "principe", ma il primo Pontefice moderno. La sua forza riformatrice si è manifestata attraverso la riforma liturgica e la promozione degli studi biblici. Riportando memorie di Suor Pasqualina Lehnert e Giulio Andreotti, il vescovo Sciacca ha evidenziato l'umiltà e l'impronta paterna con cui il Pontefice, eletto il 2 marzo 1939, desiderava relazionarsi con sacerdoti e religiosi. Nonostante venisse definito un "principe", nel profondo era un uomo umile, come recita il suo motto Opus Iustitiae Pax.

Fin dalla sua prima enciclica, Summi Pontificatus, Pio XII presentò un messaggio audace che minava le fondamenta degli autoritarismi dell'epoca: "ogni altro edificio che non si fondi saldamente sulla dottrina di Cristo - scriveva Pio XII - è appoggiato sulla sabbia mobile ed è destinato a rovinare miseramente".

Rappresentazione artistica di Papa Pio XII in preghiera.

Pio XII e la guerra: tra contrarietà e azioni di salvataggio

La scelta del luogo per la commemorazione non fu casuale. Settantacinque anni prima, il 2 marzo 1939, Pio XII aveva proclamato Santi San Francesco e Santa Caterina da Siena, recandosi poi alla Basilica di Santa Maria sopra Minerva per celebrarli. Lo stesso Pontefice vi si recò il 5 maggio per indossare i paramenti sacri, dando inizio alla solenne celebrazione. A questa cerimonia parteciparono moltissime persone, ad eccezione del Re Vittorio Emanuele III, rappresentato dalla figlia Maria Francesca Anna Romana, e del Capo del Governo, Benito Mussolini.

L'assenza delle massime autorità politiche italiane fu un segnale dei tempi mutati. La guerra era già iniziata da un anno e il Santo Padre, purtroppo, aveva manifestato in più occasioni la sua contrarietà sia all'azione bellica che all'alleanza con la Germania nazista. Alla conclusione dell'omelia del 5 maggio 1940, il Pontefice invocò: "e quella pace, che il vostro cuore dona all’Italia, quella pace che voi lasciaste ai vostri Apostoli e noi invochiamo per tutti gli uomini, quella pace ritorni in mezzo ai popoli e alle nazioni, che l’oblio del vostro amore separa, che il rancore avvelena, che la vendetta accende."

Nonostante le critiche, in particolare riguardo al suo presunto silenzio di fronte alla Shoah, molte testimonianze indicano che Pio XII agì attivamente per salvare vite ebraiche. Numerosi ebrei trovarono protezione in chiese, conventi e istituti cattolici. Il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, ha personalmente testimoniato come suo padre trovò salvezza in un convento di suore a Firenze. Recenti scoperte hanno portato alla luce altri casi di ebrei salvati durante la guerra, trovando rifugio, ad esempio, nell'abbazia romana delle Tre Fontane.

Documento storico che attesta la protezione offerta da istituzioni cattoliche a ebrei durante la guerra.

Il dialogo ebraico-cristiano: tra speranza e controversie

La figura di Pio XII e il suo ruolo durante la Shoah rimangono un punto di frizione tra parte del mondo ebraico e la Chiesa cattolica. L'accusa principale mossa a Pio XII è quella di aver taciuto di fronte allo sterminio nazista. Il presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, ha definito il suo silenzio "un atto mancato" che, pur non fermando i treni della morte, avrebbe potuto offrire un "segnale, una parola di estremo conforto, di solidarietà umana".

Tuttavia, si sostiene anche che il Pontefice abbia scelto il silenzio pubblico per evitare di provocare ulteriori vittime. La storiografia moderna tende a considerare sempre più infondato il profilo di Pio XII come "papa di Hitler". Ciononostante, le critiche ai suoi silenzi pubblici sulla Shoah persistono.

Le accuse a Pio XII si fecero più rumorose e persistenti solo dopo la sua morte, a partire dagli anni Sessanta. È interessante notare come, prima di quel periodo, anche il mondo ebraico rimase in silenzio, non tanto sul Papa, ma sulla Shoah stessa. Come sottolineato da Anna Foa, docente di storia all'Università di Roma "La Sapienza", il quindicennio post-bellico in Europa fu caratterizzato da un grande silenzio e rimozione della Shoah, un periodo che fu anche per Israele un periodo di silenzio.

La visita di Benedetto XVI alla sinagoga di Roma, il 17 gennaio 2010, ha rappresentato un momento significativo nel dialogo ebraico-cristiano. Durante il suo discorso, Benedetto XVI ha riaffermato l'importanza dei buoni rapporti tra le comunità, citando il Concilio Vaticano II e la dichiarazione Nostra aetate. Ha ricordato la storica visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga e i suoi numerosi incontri con esponenti ebrei. Ha inoltre menzionato il suo pellegrinaggio in Terra Santa e gli incontri avuti con comunità ebraiche.

Benedetto XVI ha anche ribadito il rimpianto della Chiesa per le mancanze dei suoi figli e ha chiesto perdono per tutto ciò che ha potuto favorire l'antisemitismo e l'antigiudaismo. Ha auspicato che queste piaghe vengano sanate per sempre. L'incontro ha toccato temi come la figura di Abramo e il rapporto fraterno tra ebrei e cristiani, analizzando le diverse coppie di fratelli nella Genesi per comprendere il percorso verso una vera fratellanza.

IL PAPA BENEDETTO XVI ALLA SINAGOGA DI ROMA il 17.01.2010

Controversie sulla salma di Pio XII e la sua eredità

La morte di Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958 a Castel Gandolfo, è stata segnata da un episodio controverso riguardante la conservazione della sua salma. Il suo medico personale, Riccardo Galeazzi-Lisi, decise di sperimentare una tecnica di imbalsamazione "naturale" da lui ideata, senza l'approvazione del collegio cardinalizio. Questa procedura, che prevedeva l'uso di aceto, erbe aromatiche, resine e una camera di vetro sigillata, ebbe effetti disastrosi.

Lontano dal preservare il corpo, la tecnica accelerò la decomposizione. Nel giro di poche ore, la salma iniziò a gonfiarsi e a emanare un odore nauseabondo. Il volto si deformò, la pelle si spaccò e si annerì. La situazione degenerò a tal punto che fu necessario un intervento d'urgenza per gestire l'accaduto. L'indignazione fu generale, portando al licenziamento e all'allontanamento di Galeazzi-Lisi dal Vaticano. Quest'ultimo aggravò ulteriormente la situazione tentando di vendere fotografie del corpo del Papa ai giornali.

Per il successore di Pio XII, Papa Giovanni XXIII, venne adottata una tecnica di imbalsamazione più scientifica, che si rivelò efficace. L'episodio della salma di Pio XII è stato interpretato da alcuni come una metafora della sua sofferenza, sia in vita che nella morte, una purificazione finale prima dell'ingresso nella gloria. Nonostante questo macabro episodio, la memoria di Pio XII rimane viva, con molti fedeli che lo considerano già un santo. La sua vita, segnata da amore, prudenza, fedeltà ed eroismo, continua a ispirare.

Vaticano: Basilica di San Pietro.

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