Il Sinodo sull’Amazzonia, convocato da papa Francesco, ha rappresentato un evento di grande rilevanza, presentando elementi che, se non storici, sono certamente dirompenti. Oltre alla partecipazione di vescovi e cardinali dall'area sudamericana, il Sinodo ha dato voce a popolazioni che subiscono le conseguenze più gravi della devastazione amazzonica.
La Voce delle Popolazioni Locali e delle Organizzazioni
Rappresentanti del Movimento Sem Terra (Mst) e delegazioni di reti di coordinamento dei popoli indigeni sono stati invitati a condividere la propria prospettiva e a proporre soluzioni. Gilviania Ferreira da Silva, membro dell'Mst, ha espresso la speranza che il percorso intrapreso dal Papa per la difesa dell'Amazzonia porti a una dichiarazione netta e all'ascolto delle loro voci. Il Sinodo si è svolto in un periodo di forte mobilitazione contro i crimini ambientali, come dimostra la campagna "Sangre Indigena: ni una gota más" promossa dall'Articolazione dei Popoli Indigeni del Brasile (Apib). I rappresentanti dell'Apib hanno sottolineato come molti prodotti consumati in Europa siano "innaffiati dal sangue indigeno", denunciando un vero e proprio genocidio delle popolazioni indigene a causa dell'estrattivismo, dei conflitti con i latifondisti e della repressione governativa. Hanno evidenziato la responsabilità non solo del Presidente Bolsonaro, ma anche di governi e aziende europee, finanziando mercati con risorse naturali devastate.

Il Sinodo è stato visto come un potenziale segnale di apertura e impegno, capace di spingere governi e istituzioni comunitarie ad agire. Tuttavia, persistono interrogativi sulla reazione della giunta Bolsonaro e sui possibili cambiamenti nei rapporti di forza interni alla Chiesa. Alcuni settori conservatori della Chiesa, infatti, hanno criticato il Sinodo, definendolo una "svolta tribalista" che potrebbe portare a uno scisma.
Le Denunce del "Documento di Guararema"
Il "Documento di Guararema", elaborato da rappresentanti di diversi paesi dell'area amazzonica, è stato presentato all'assemblea episcopale per denunciare l'avanzata del Capitale in Amazzonia. Questo avanzamento si manifesta attraverso lo sfruttamento agricolo e minerario, l'estrazione di risorse naturali e la gestione dell'acqua con progetti idroelettrici dannosi per le comunità indigene. La cura dell'Amazzonia è vista come attenzione verso una "casa comune", e si attende di capire come la Chiesa agirà attraverso i suoi uffici pastorali e il dialogo con il popolo.
L'Amazzonia non è un territorio "selvaggio", ma un'area abitata da popolazioni con culture e conoscenze proprie, che hanno sviluppato una concezione di sviluppo legata all'agroecologia e alla biodiversità. Si spera che la dichiarazione del Sinodo possa animare un percorso di mobilitazione e denuncia contro la violenza quotidiana sul territorio, con le istituzioni ecclesiastiche che possono giocare un ruolo determinante attraverso le testimonianze dei missionari.
Critiche e Preoccupazioni sul Sinodo
Il dibattito del Sinodo si è svolto in un contesto complesso, con l'opposizione di settori conservatori della Chiesa, accusati di fare propaganda e di intromettersi nella gestione del territorio. Anche i latifondisti e i detentori dell'agrobusiness hanno condotto campagne contro il Sinodo, sostenendo che l'Amazzonia debba essere solo un mezzo per lo sviluppo del Brasile.
Arcivescovo José Luis Azcona, vescovo emerito della prelatura di Marajó, ha sollevato preoccupazioni riguardo al rischio di scisma, immanenza e neo-pelagianesimo. Ha evidenziato come l'Amazzonia, almeno quella brasiliana, non sia più cattolica, con una crescente presenza pentecostale che richiede un'analisi approfondita. L'arcivescovo ha anche sottolineato la drammatica realtà degli abusi sui bambini, un problema che, a suo dire, il documento del Sinodo non affronta adeguatamente. Ha criticato l'Instrumentum laboris per la sua presunta irrealtà nella difesa dell'Amazzonia e dei suoi abitanti, lamentando la tendenza a livellare il Vangelo alle culture indigene, priva di fondamenti teologici e pastorali.
Particolare attenzione è stata posta sulla questione dei viri probati (uomini sposati idonei all'ordinazione sacerdotale). L'arcivescovo Azcona ritiene che approvarli sarebbe come "mettere un pezzo di stoffa nuova su un vecchio tessuto", con lo strappo che risulterebbe più grande. Ha messo in dubbio la fede e la conversione pastorale dei sacerdoti in Amazzonia, chiedendosi perché ordinare viri probati all'interno di presbiteri in crisi. La continenza perfetta e perpetua per il Regno dei Cieli è difesa, ma si interroga sulla preghiera per il dono del celibato da parte dei sacerdoti amazzonici.
Altri critici, come il cardinale Gerhard Ludwig Müller, hanno espresso preoccupazione per una "secolarizzazione della Chiesa secondo il modello del protestantesimo", definendola un passo verso l'autocancellazione. Müller ha messo in guardia contro l'orientamento verso lo "spirito del tempo" e ha sostenuto che una "riforma della Chiesa c'è solo attraverso un rinnovamento in Cristo", con più fede e testimonianza, meno politica.
Il cardinale Walter Brandmüller ha espresso la convinzione che il Sinodo non riguarderà tanto la regione amazzonica, ma piuttosto la difesa del celibato nella sua forma attuale. Il gesuita Bernd Hagenkord ha replicato che le argomentazioni di Brandmüller non costituiscono una "difesa della Tradizione", ma una "distruzione del dialogo", poiché non tengono conto delle altre culture e delle loro preoccupazioni.

La Visione di Papa Francesco e il Ruolo della REPAM
Papa Francesco ha sempre posto al centro del suo pontificato la lotta contro le diseguaglianze e la sensibilizzazione sulle questioni climatiche, facendo dell'Amazzonia un simbolo. Dal marzo 2015, la Red Eclesial Pan Amazónica (REPAM) coordina il lavoro della Chiesa cattolica nella regione, impegnandosi nella protezione delle popolazioni indigene e delle risorse naturali.
Il Papa ha espresso il desiderio di "plasmare una Chiesa con un volto amazzonico e una Chiesa con un volto indigeno", incoraggiando un approccio "missionario" che valorizzi l'esperienza cristiana dell'Amazzonia come profetica per la Chiesa universale. Il Sinodo ha cercato di distinguere tra una Chiesa "indigenista" (che considera gli indigeni oggetto di pastorale) e una Chiesa "indigena" (che li considera protagonisti della propria esperienza di fede), puntando decisamente su quest'ultima.
L'ecologia integrale è stata un tema centrale, con la consapevolezza che tutto ciò che accade in Amazzonia ha ripercussioni globali. La regione è vista come un banco di prova per il mondo, minacciata da deforestazione, uniformazione e sfruttamento. Il Documento finale ha proposto la creazione di un fondo mondiale per supportare lo sviluppo integrale e autosostenibile delle comunità amazzoniche, proteggendole dagli interessi predatori di aziende nazionali e multinazionali.
Il Concetto di Conversione e Inculturazione
La parola chiave del Sinodo è stata "conversione", declinata a vari livelli: pastorale, culturale, ecologica e sinodale. L'obiettivo è un cambiamento di mentalità e l'apertura a "nuovi cammini". L'inculturazione del Vangelo è stata discussa in modo approfondito, con il desiderio di valorizzare la "cosmovisione", le tradizioni, i simboli e i riti originari delle culture indigene, purificandole e raffinandole attraverso il Vangelo.
Il Sinodo ha riconosciuto che l'annuncio di Cristo è stato spesso realizzato con un approccio colonialista. Papa Francesco ha invitato ad avvicinarsi ai popoli amazzonici "in punta di piedi", rispettando la loro storia e le loro culture, e la Chiesa si propone come "alleata" dei popoli. La Chiesa in Amazzonia è vista come un organismo vivo, meticcio, lontano dal "centralismo omogeneizzante".
Le interviste di .eco - Paola Gravina
Le Tensioni Interne alla Chiesa e il Rischio di Scisma
Nonostante le speranze e le aperture, il Sinodo ha evidenziato profonde tensioni interne alla Chiesa cattolica. Alcuni settori conservatori hanno criticato duramente l'Instrumentum laboris, accusandolo di deviazioni dottrinali e di promuovere un'agenda progressista. Il cardinale Müller ha parlato di "apostasia" ed "eresia", mentre il cardinale Burke e il vescovo Schneider hanno lanciato un appello per digiuno e preghiera contro l'approvazione di "errori ed eresie".
L'arcivescovo Azcona ha ribadito il rischio di scisma, legato anche a una visione "dialettica" della tradizione che ammette discontinuità negli insegnamenti. Questa concezione, secondo cui la storia è co-produttrice del messaggio evangelico, è considerata "fuori della dottrina cattolica" da alcuni critici.
Il tema del celibato sacerdotale è stato un punto di scontro. Mentre alcuni padri sinodali hanno sottolineato che il celibato non è essenziale alla natura del sacerdozio, altri, come il vescovo Azcona, hanno difeso la "continenza perfetta e perpetua". L'idea di ordinare uomini sposati (viris probati) è vista da molti conservatori come una minaccia all'unità ecclesiale.
Le critiche si sono concentrate anche su presunti riti "ibridi pagano-cristiani" e sull'evocazione di "spiriti ancestrali". Il vescovo emerito di Belem, Azcona, ha ammonito sulla presenza del diavolo e della magia in tali riti, definendoli stregoneria. Alcuni hanno interpretato le mosse del Papa come un tentativo di arginare la concorrenza degli evangelici, ma altri escludono questa ipotesi, sottolineando l'impegno del Papa per l'ecumenismo.
Il Papa, pur affermando di non aver paura degli scismi, è accusato da alcuni di "sperimentare" esponendo a gravi rischi il depositum fidei, come avvenuto con l'esortazione apostolica Amoris laetitia. La Chiesa è vista da questi critici come una "Chiesa militante" che deve combattere l'errore e difendere la verità, non accogliere e includere chi professa una religione diversa.