Uccidere, invocando una religione, non è soltanto offendere Dio, ma è anche una sconfitta dell’umanità. In tale contesto, siamo chiamati a rafforzare la fraternità e il dialogo. I credenti costituiscono un formidabile potenziale di pace, specialmente se crediamo che l’uomo è stato creato da Dio e che l’umanità è un’unica famiglia, e ancor di più se crediamo, come noi cristiani, che Dio è Amore. Continuare a dialogare, anche quando si fa l’esperienza della persecuzione, può diventare un segno di speranza. Dobbiamo avere il coraggio di rivedere la qualità della vita in famiglia, le modalità di insegnamento della religione e della storia, il contenuto delle prediche nei nostri luoghi di culto. Unendo la nostra voce a quella di Papa Francesco, affermiamo che la violenza che cerca una giustificazione religiosa merita la più forte condanna, perché l’Onnipotente è Dio della vita e della pace.

Origini e Fondamento del Dialogo Interreligioso
Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha le sue radici nel Concilio Vaticano II, un cammino lungo, costellato negli anni di colloqui e stima reciproca. Fu nella domenica di Pentecoste del 1964 che Papa Paolo VI istituì uno speciale dicastero della Curia Romana per le relazioni con persone di altre religioni. Questa iniziativa, profondamente ispirata dal Concilio Vaticano II e in particolare dalla Dichiarazione Nostra Aetate sulla libertà religiosa, ha segnato un punto di svolta. La Nostra Aetate celebrerà i suoi 60 anni il prossimo ottobre, evidenziando la sua continua rilevanza.

Natura e Ambiti del Dialogo
Il dialogo, così come inteso dal Pontificio Consiglio, è impostato su un sistema di duplice comunicazione. Esso implica il parlare e l'ascoltare, il dare e il ricevere, per il mutuo sviluppo e arricchimento. Si tratta di un dialogo che è testimonianza della propria fede ma, nello stesso tempo, un'apertura verso quella degli altri. Tutto ciò è stato chiaramente stabilito nella lettera enciclica "Redemptoris Missio" di Papa Giovanni Paolo II. Sebbene il Pontificio Consiglio sia l'ufficio centrale per il dialogo nella Chiesa Cattolica, tale dialogo è condotto principalmente mediante le Chiese locali. Molte Chiese locali, infatti, hanno delle commissioni per il dialogo, a livello regionale e nazionale. La dimensione ecumenica del dialogo interreligioso è tenuta in debita considerazione, riconoscendo l'importanza delle relazioni tra i cristiani di diverse confessioni. È noto che il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso (P.C.D.I.) non ha responsabilità nel campo delle relazioni tra i Cristiani e gli Ebrei, essendo questo compito di altri dicasteri. Il P.C.D.I. limita la sua opera nell'ambito delle questioni religiose; la sua competenza non si estende alle questioni socio-politiche, in linea con le specifiche competenze dei vari Dicasteri della Curia Romana.
Struttura e Funzionamento del Dicastero
Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso è composto da diversi organismi che ne garantiscono il funzionamento e la portata globale:
- Corpo direttivo: è composto dai Membri del Consiglio, circa 30 Cardinali e Vescovi, provenienti da differenti parti del mondo, che apportano una prospettiva universale.
- Corpo consultore: il Consiglio ha circa 50 consiglieri, denominati Consultori, specialisti di studi religiosi o nella pratica del dialogo religioso, residenti in tutti i continenti. Essi assistono il Dicastero mediante le loro ricerche, informazioni e pareri qualificati.
Il Dicastero svolge una serie di attività volte a promuovere e facilitare il dialogo:
- Accoglienza ai visitatori: il Consiglio riceve molte visite da parte di rappresentanti del mondo religioso, i quali vengono invitati a dialogare con il personale del dicastero. A volte, si facilitano Udienze con il Papa.
- Visite: il Presidente e il Segretario effettuano visite presso le Chiese locali, al fine di conoscere più direttamente le situazioni locali e incoraggiare forme di dialogo.
- Riunioni: il Consiglio organizza riunioni, o più frequentemente partecipa agli incontri promossi da altri enti, a livello regionale, nazionale o internazionale.

Attività e Pubblicazioni
Il Pontificio Consiglio si impegna attivamente nella produzione e diffusione di materiali che supportano il dialogo interreligioso:
- Pubblicazioni: vari libri e opuscoli sono stati pubblicati in merito ai differenti aspetti del dialogo interreligioso. Il Consiglio, normalmente, pubblica gli Atti dei convegni che organizza, offrendo importanti risorse per studiosi e praticanti del dialogo. Dal 1995 viene pubblicato anche un elenco di organismi per il dialogo interreligioso (Interreligious Dialogue Directory).
- Commissione per le relazioni con i Musulmani: all'interno del Pontificio Consiglio esiste una speciale Commissione per le relazioni con i Musulmani. Questa è composta dal Presidente, dal Vice-Presidente e dal Segretario, e comprende un piccolo gruppo di otto Consultori, dedicati a questo specifico e cruciale ambito di dialogo.
- Fondazione: il P.C.D.I. ha istituito una Fondazione, la quale si propone di promuovere il dialogo, specialmente accordando borse di studio a studiosi di altre religioni che desiderano studiare la religione cristiana.
L'Impegno Recente: Il Dialogo con l'Azerbaigian
L'impegno del Pontificio Consiglio si manifesta attraverso concreti accordi internazionali. Un esempio significativo è il percorso con la Repubblica dell’Azerbaigian, costellato negli anni di colloqui e stima reciproca, approdato nell’Accordo bilaterale del 2011 e ora arricchito da un ulteriore Memorandum d’intesa in tema di dialogo interreligioso. Il cardinale George Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, ha sintetizzato questa traiettoria in occasione della cerimonia di firma in Vaticano. Ha sottolineato che il dialogo tra fedi diverse rappresenta un «chiaro segno del desiderio comune di continuare a lavorare insieme per la formazione integrale di ogni persona, come credente e come cittadino».

Negli ultimi decenni, la Santa Sede e la Repubblica dell’Azerbaigian hanno dimostrato un desiderio condiviso di sviluppare e rafforzare le loro relazioni. Questi passi sono stati incoraggiati da San Giovanni Paolo II nel 2002 e da Papa Francesco nell’ottobre 2016, senza dimenticare la visita in Azerbaigian del 2008 con cui il cardinale Bertone si fece portavoce della vicinanza di Benedetto XVI.
Alla base del Memorandum d'Intesa c’è l’Accordo bilaterale tra Santa Sede e la Repubblica azera dell’aprile 2011. Questo accordo, oltre ad aver consolidato le relazioni bilaterali e consentito alla Chiesa di svolgere la propria missione nel Paese caucasico, è diventato «uno strumento prezioso per promuovere il principio della libertà religiosa», sancito dalla Costituzione stessa dell’Azerbaigian. Un testo che mostra «il rispetto verso una comunità religiosa minoritaria e come cristiani e musulmani possano convivere in armonia».
Il cardinale Koovakad ha inoltre sottolineato il valore dato negli ultimi anni da Papa Bergoglio al dialogo interreligioso inteso come motore di una «cultura di pace», nello spirito del Documento sulla Fratellanza Umana firmato nel 2019 insieme al Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb, e prima ancora dal Concilio Vaticano II con la Dichiarazione Nostra Aetate sulla libertà religiosa.
Incontro interreligioso di Abu Dhabi, Un invito alla fratellanza
Dal 1965 in poi sono poi «emerse nuove aree di impegno comune, come il desiderio di prendersi cura e proteggere l’ambiente e la necessità di un uso etico dell’intelligenza artificiale». Gesti concreti di cooperazione su questioni così importanti contribuiranno alla costruzione di un mondo più pacifico, un desiderio che risiede nel cuore di ogni uomo e donna di buona volontà. Il porporato ha ringraziato il presidente azero Ilham Aliyev e anche Ramin Mammadov, massima autorità dello Stato per ciò che riguarda le Associazioni religiose, per aver approvato e sostenuto questo importante Memorandum. Ha riconosciuto anche l’impegno costante messo in campo dallo Sheikh ul-Islam Allahshukur Pashazade, presidente del Consiglio dei Musulmani del Caucaso, che sostenne la costruzione di una nuova chiesa cattolica a Baku dopo la distruzione di quella esistente negli anni ‘30 del Novecento, un segno tangibile di cooperazione e rispetto reciproco.
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