Il Corso di Perfezionamento in Diritto Nobiliare e Scienze Araldiche presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

Lo studio del diritto nobiliare e delle scienze araldiche in Italia rappresenta un ambito di grande interesse storico, giuridico ed etico, caratterizzato da complesse intersezioni tra passato e presente. Sebbene alcune università italiane abbiano occasionalmente offerto corsi o cattedre di Araldica, spesso legate a discipline come la storia dell'arte, la numismatica o la sfragistica, la necessità di un insegnamento che restituisca a queste discipline la dignità accademica che meritano è ampiamente riconosciuta, soprattutto data la ricchezza del patrimonio araldico e nobiliare italiano.

Contesto e Necessità dello Studio del Diritto Nobiliare

La materia del diritto nobiliare è complessa e ha visto periodici tentativi di sistemazione sia sul profilo ideologico che giuridico. Chi si occupa di codici e pandette spesso rivendica la legittimità non solo nel definire la nobiltà nei diversi ordinamenti, statali o extrastatali, e nel determinarne il ruolo politico e sociale, ma anche nel dare un senso razionale alle consuetudini sviluppatesi nel corso dei secoli.

La percezione comune è che la questione del diritto nobiliare in Italia si sia conclusa con l'approvazione della Costituzione repubblicana che, con la sua XIV disposizione transitoria, stabilisce che "I titoli nobiliari non sono riconosciuti". Tuttavia, la stessa norma costituzionale prosegue precisando che "I predicati di quelli esistenti prima dell'ottobre 1922 valgono come parte del nome". Questa specificazione ha generato una serie di problemi concreti legati all'accertamento dei predicati, alla definizione di cosa si intendesse per "esistenti" e ad altre questioni che rendono lo studio del diritto nobiliare attuale e funzionale all'analisi e alla soluzione di diversi problemi giuridici, sia pubblicistici che privatistici, che ancora oggi impegnano le corti di giustizia, seppur in modo meno evidente.

L'incertezza è ulteriormente alimentata dalla frase finale della disposizione: "la legge regola la soppressione della Consulta araldica", che fa apparire ancora vivo, sebbene paralizzato, un organo tipico dell'apparato amministrativo nobiliare del già Regno d'Italia. L'interesse per il diritto nobiliare è inoltre evidente sia per contrastare le rappresentazioni superficiali e talvolta farsesche della materia da parte della cronaca, sia per valorizzare l'infinita quantità di tradizioni, culture storiche e vicende generazionali di cui l'Italia è particolarmente ricca.

Rappresentazione storica di un documento nobiliare o di una sentenza giudiziaria

Il Corso di Perfezionamento all'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

Istituzione e Obiettivi

Per rispondere a questa esigenza di approfondimento, l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum-Istituto Fidelis di Roma e l'Istituto Internazionale di Diritto Nobiliare Storia ed Araldica di Viareggio hanno promosso l'apertura di un Corso di Perfezionamento in Diritto Nobiliare e Scienze Araldiche. L'iniziativa, inaugurata il 5 ottobre 2013 presso l'Aula Magna dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum alla presenza di Padre Prof. Michael Ryan L.C., si prefigge come scopo principale di chiarire sotto il profilo filosofico, etico e giuridico il concetto e l'esercizio della Nobiltà. Il corso mira allo studio e alla divulgazione di questa interessante branca del diritto, in collegamento con la scienza dell'Araldica, che, pur non essendo strettamente connessa al mondo nobiliare, ne è stata storicamente inseparabile compagna, e si arricchisce anche dello studio del Cerimoniale.

A fronte delle numerose richieste di adesione, i termini di iscrizione furono prorogati fino al 7 novembre 2013.

Struttura del Corso e Corpo Docente

Il Corso di Perfezionamento ha un profilo storico, etico e giuridico. Ha avuto inizio il 5 ottobre 2013 ed è articolato in lezioni concentrate il primo sabato di ogni mese (agosto escluso), per un totale di 80 ore. Il corpo docente è costituito da docenti universitari e da tecnici del settore.

Il Comitato Scientifico di Direzione del Corso è composto dai seguenti docenti universitari:

  • Prof. Avv. Raffaello Cecchetti (Università di Pisa)
  • Prof. Avv. Riccardo Scarpa (Università Roma Tre)
  • Prof. Avv. Enrico Spagnesi (Università di Pisa)

Il coordinatore del Corso è il Dott. Prof. Emilio Petrini Mansi, disponibile per informazioni e delucidazioni.

Le materie del Corso di perfezionamento e le relative ore di insegnamento sono:

  • Araldica ed Araldica Ecclesiastica (10 ore) - Gen. C.C. Avv. Prof. Domenico Libertini
  • Diritto Nobiliare (10 ore) - Prof. Avv. Raffaello Cecchetti
  • Storia degli Ordini Cavallereschi (10 ore) - Prof. Avv. Riccardo Scarpa
  • Diritto dell'Arbitrato (10 ore) - Prof. Dr. Emilio Petrini Mansi
  • Istituzioni Medievali (10 ore) - Prof. Avv. Enrico Spagnesi
  • Archivistica (5 ore) - Prof. Dr. Luca Fusai
  • Grafologia e Paleografia (10 ore) - Prof. Dr. Luca Fusai
  • Storia e Metodologia della Genealogia (5 ore) - Prof. Dr. Luca Fusai
  • Storia della Chiesa (10 ore) - Mons. Prof.

La frequenza al corso non è obbligatoria, ed è possibile seguirlo sia in presenza che tramite modalità E-learning, con l'ausilio di dispense fornite. La sede del corso è il Pontificio Ateneo Regina Apostolorum in Via degli Aldobrandeschi, 190, Roma.

Requisiti e Prospettive Professionali

Al termine del Corso, previa redazione e discussione di una tesi finale, che avverrà a Roma presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, verrà rilasciato un "Attestato di Qualificazione in Diritto Nobiliare e Scienza Araldica". Coloro che acquisiranno l'Attestato potranno ottenere l'iscrizione come Periti ed Esperti in Araldica presso le Camere di Commercio. Inoltre, in presenza degli ulteriori requisiti previsti dall'apposito Regolamento, potranno ottenere la nomina a Procuratori legali arbitrali presso la Corte Superiore di Giustizia Arbitrale, costituita presso l'Istituto.

In osservanza delle normative vigenti sulla Tutela dei Dati Personali (Legge del 31 dicembre 1996, n. 675 e Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196), lo Studio si impegna a mantenere l'anonimato e il pieno rispetto della legge per gli elementi identificativi riportati nelle richieste pervenute via posta elettronica.

La Scienza dell'Araldica: Origini e Principi

L'Araldica, una scienza ausiliaria della storia di origine tedesca, ha rivestito un'importanza cruciale dal Medioevo all'Età moderna e mantiene ancora oggi la sua attualità. Essa è la disciplina degli Araldi, professionisti che, come ricordato da Goffredo di Crollalanza nella sua Enciclopedia Araldico Cavalleresca, includevano figure eminenti come Ménéstrier, Cartari, Wulson de la Colombière e Marcantonio Ginanni. Quest'ultimo, archeologo, araldista e blasonatore, riassumeva l'araldica e il blasone come "la cognizione di tutto ciò che spetta all’arme, ed alle leggi e regolamenti di essa, che consiste: Nel Campo dell’Arme, nelle Figure, che le compongono, nella disposizione di esse figure, negli smalti o colori loro, e negli ornamenti esteriori, che accompagnano le Armi. Da tutte queste cose, che sono Figure araldiche, vien composto il Blasone".

L'Araldica, dunque, studia gli stemmi (o "armi" al plurale), e la loro descrizione è detta blasonatura. Gli Araldi dovevano possedere una profonda conoscenza delle usanze e delle leggi che regolavano le armi gentilizie, dei diritti della nobiltà, dell'antichità delle famiglie, delle insegne e livree distintive, prevenendo usurpazioni di titoli e garantendo il mantenimento delle prerogative nobiliari. Essi conservavano registri genealogici e armoriali, blasonavano le armi dei cavalieri e, quali unici giudici competenti in materia, stabilivano le leggi che governavano le armi e ne riconoscevano la regolarità.

L'Araldica è un'arte che compone le divisioni dello scudo, traendo figure ed insegne da mitologia, storia, archeologia, matematica, scienze fisiche e costumi dei popoli. Essa traccia, mediante simboli emblematici sugli scudi di famiglie, città e nazioni, le loro vicende, appellazioni, titoli e particolarità, fungendo da mezzo ausiliario della storia comprensibile a tutti.

Nel Medioevo, le armi avevano spesso origine da iniziativa privata, salvo i simboli prettamente sovrani (come l'aquila imperiale o i gigli di Francia). Per distinguere i rami secondari delle famiglie, venivano introdotte le "brisure" o altre figure e smalti, senza necessità di specifiche concessioni. Le armi più antiche sono le più semplici, spesso troncate o partite, con il colore nella parte superiore e il metallo in quella inferiore, e tendono a prevalere in città come Venezia, Firenze e Siena.

Esempio di stemma araldico antico con blasonatura

Ulteriori Risorse e Contributi

Il Ruolo della Consulta Araldica e le Sentenze Giudiziarie

La Consulta Araldica, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri con Regi Decreti del 2-5 luglio 1896 (n. 313 e 314), aveva il compito di fornire pareri e avvisi al governo sui diritti nobiliari garantiti dall'art. 79 dello Statuto Albertino e su questioni araldiche. L'Ufficio Araldico, a sua volta, riceveva le istanze nobiliari o araldiche e, dopo il pagamento del deposito, le rimetteva al Commissario del Re.

L'articolo 79 dello Statuto Albertino recitava: "I titoli nobiliari sono mantenuti a coloro che vi hanno diritto". Da tale norma si evince che i titoli nobiliari costituiscono dei diritti per chi ne è spettatario e sono conservati ai legittimi possessori. Pertanto, per accertare l'esistenza e la spettanza di un titolo, è necessario risalire alle norme contenute negli atti di concessione e al diritto sostanziale vigente negli Stati preunitari. Coerentemente, il legislatore creò la Consulta Araldica come organo consultivo e custode di registri nobiliari, senza imporre termini di prescrizione per la richiesta di riconoscimento. Il Prof. Nicola Coviello, Ordinario di Diritto Civile, ha affermato che per l'uso dei titoli e l'esercizio giudiziale del diritto a portarli non era necessario il riconoscimento della Consulta Araldica, in quanto tale riconoscimento non costituisce un modo acquisitivo del diritto.

Dopo l'avvento della Costituzione repubblicana, la situazione divenne più complessa. La Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite, nella causa Consulta Araldica - Sabini (18 marzo 1905), respinse l'eccezione di incompetenza della Consulta Araldica, affermando che solo il magistrato era idoneo a decidere in tali materie. Successivamente, il Tribunale Civile di Udine (17 dicembre 1954) ordinò l'annotazione di un titolo e predicato nobiliare ai sensi della Disposizione XIV della Costituzione, e il Ministero della Difesa, sotto la firma del Capo dello Stato Prof. S.E. Einaudi, decretò le variazioni nel fascicolo personale di un ufficiale superiore, interpretando il primo comma della Disposizione XIV che statuisce: "I titoli nobiliari non sono riconosciuti. I predicati di quelli esistenti prima del ventotto ottobre 1922, valgono come parte del nome. La legge regola la soppressione della Consulta Araldica".

La Consulta Araldica, organo consultivo e vitale in regime monarchico, è stata di fatto soppressa dal riferimento costituzionale "la legge regola", sebbene la mancanza di una legge ad hoc e di figure istituzionali come il Presidente e i membri di diritto (Commissario del Re, Presidenti della Cassazione, del Consiglio di Stato, ecc.) ne abbia paralizzato l'attività. L'Avv. Buccino (Foro Italiano - 1957) ha chiarito che il Costituente ha inequivocabilmente limitato la cognomizzazione dei predicati a quelli esistenti al 28 ottobre 1922. Il diritto al titolo nobiliare si ritiene quindi esistente o meno a quella data, indipendentemente da un eventuale riconoscimento successivo.

Pubblicazioni Rilevanti e Iniziative Correlate

Nel 2004, l'IAGI (Istituto Genealogico Italiano) propose un corso sul diritto nobiliare, che seguiva l'interessante testo "Storia del Diritto Nobilare Italiano" curato da Pier Felice degli Uberti e Maria Loredana Pinotti. Questo volume, che esplora la materia dagli ordinamenti dei duchi di Savoia a quelli liguri, viscontei, della Serenissima, e alle consuetudini longobarde nel Napoletano, ha avuto un seguito. Infatti, Pier Felice degli Uberti ha annunciato l'uscita del secondo volume della "Storia del Diritto Nobiliare Italiano", anch'esso curato a quattro mani con Maria Loredana Pinotti, dopo il successo del primo edito dalle Edizioni Medicea.

In questo stesso ambito di studi e divulgazione, nell'ottobre del 2006 è stato lanciato il primo numero della Rivista Nobiliare. Questa rivista non è solo l'organo informativo dell'attività dell'Accademia Araldica Nobiliare Italiana, ma anche uno strumento di approfondimento delle materie dell'araldica, della genealogia, del diritto nobiliare e degli Ordini cavallereschi. La Rivista si distingue per la semplicità della forma e dei contenuti, trattando argomenti con serietà e completezza, ma con un linguaggio accessibile anche ai neofiti.

Inoltre, l'Accademia Araldica Nobiliare Italiana gestisce il Registro della Nobiltà Italiana e il Registro degli Stemmi Gentilizi, e pubblica periodicamente l'Elenco dei Titolati Italiani con l'annesso Blasonario Generale Italiano. A dicembre 2024 è prevista l'uscita della sesta edizione di questa opera, che segue le precedenti pubblicate nel 2008, 2011, 2014, 2017 e 2021. L'opera è composta da oltre 1.200 pagine, contiene riferimenti storico-araldici relativi a oltre 3.500 famiglie nobili italiane e presenta più di 350 stemmi riprodotti a colori e a tutta pagina, basati su bozzetti realizzati a mano, relativi ad altrettante casate italiane.

Copertina della Rivista Nobiliare o di un volume della Storia del Diritto Nobiliare Italiano

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