La rappresentazione artistica della Passione e della Resurrezione di Cristo ha, nel corso dei secoli, dato vita a opere di profonda spiritualità e inestimabile valore artistico. Tra queste spiccano sia polittici antichi, come quello conservato nel Museo di Capodimonte a Napoli, sia le intense creazioni di artisti contemporanei come Arcabas, che ha dedicato un'opera monumentale proprio a questi temi.

Un Polittico Quattrocentesco: La Passione e Resurrezione di Capodimonte
Origini e Caratteristiche dell'Opera
Nella seconda metà del XV secolo, un polittico in alabastro, in parte dipinto, fu realizzato da maestranze inglesi, probabilmente originarie della zona di Nottingham, specializzate in questa lavorazione artistica. L'opera è una grande macchina lignea di 165 × 306 cm, suddivisa in tre ante, che racchiude e incornicia sontuosamente sette rilievi in alabastro. Sei di questi rilievi hanno uguali dimensioni, mentre quello centrale è di misure maggiori.
L'opera proviene dalla chiesa di San Giovanni a Carbonara a Napoli, un luogo particolarmente caro alla dinastia degli Angiò Durazzo e sede di sepoltura di re Ladislao. Fonti locali suggeriscono che il polittico fosse legato proprio alla figura del sovrano, il quale lo avrebbe posseduto e utilizzato come altare da campo.
Attualmente, il polittico è conservato nel Museo di Capodimonte a Napoli. Il restauro ha permesso di recuperare la complessità originale dell'oggetto, rivelando gli antichi sistemi di montaggio e il suo aspetto polimaterico finale.
Le Scene della Passione e Resurrezione
Le formelle del polittico raccontano le fasi salienti della Passione di Cristo:
- La Cattura: La prima formella descrive l’arresto notturno di Gesù nell’orto del Getsemani. Gesù è al centro della scena, abbracciato e baciato dall’apostolo traditore Giuda. Il sacerdote del Tempio guida il gruppo di soldati armati di spade, alabarde e bastoni. Uno di loro fa luce con la lanterna e un altro trattiene Gesù per il braccio. Simon Pietro reagisce e colpisce con la spada il servitore caduto a terra, mozzandogli l’orecchio.
- Cristo davanti a Pilato: Sebbene non descritta dettagliatamente in questa sezione, questa scena rientra nel ciclo della Passione.
- La Flagellazione: La seconda formella descrive la scena della flagellazione. Gesù ha i polsi legati a un’esile colonna piantata su un prato fiorito. Quattro servitori lo percuotono con flagelli muniti di corregge di cuoio.
- L'Andata al Calvario: La terza formella descrive la salita al Calvario. Gesù porta la croce sulle spalle, trascinato da un soldato con una corda e spinto da un secondo soldato con il flagello nella cintola. Quattro carnefici lo accompagnano reggendo la corona di spine, i chiodi e il martello.
- La Crocifissione (Formella Centrale): Questa formella, di dimensioni maggiori, descrive la morte di Gesù, inchiodato alla croce, con l’aureola e il capo reclinato. Quattro angeli raccolgono in calici il sangue che sgorga dalle ferite. Ai lati muoiono in croce i due ladroni: un angelo raccoglie l’animula del buon ladrone Disma, mentre un diavolo si impadronisce dell’animula nera del ladrone impenitente. Longino trafigge con la lancia il costato di Gesù e viene miracolato agli occhi dalle gocce d’acqua e sangue che ne sgorgano. Il centurione romano proclama che Gesù è veramente figlio di Dio.
- La Deposizione dalla Croce: La quinta formella descrive la scena della deposizione. Giuseppe d’Arimatea sostiene il corpo di Gesù mentre due discepoli lo schiodano dalla croce con le tenaglie. La madre Maria pulisce con il suo velo il grumo di sangue dalla mano del Figlio.
- Cristo nel Sepolcro: La sesta formella descrive la sepoltura. Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea depongono nel sepolcro il corpo di Gesù morto, avvolto nel lenzuolo del sudario, teneramente salutato dalla madre Maria. Intorno sono i discepoli e la Maddalena con il vasetto degli unguenti.
- La Resurrezione: L’ultima formella descrive la scena della resurrezione. Gesù esce dal sarcofago con la croce astile in mano, poggiando il piede sul corpo della guardia addormentata. Altre tre guardie sonnecchiano o assistono impotenti.
Storia Critica e Restauri
Il primo esame critico dell'opera fu condotto da C. Bonagura nel 1973, quando le formelle erano ancora murate sulle pareti della seconda cappella a destra della Chiesa dell'Annunziata. Oggetto di un furto nel 1979, le formelle furono recuperate dalle forze dell'ordine e restaurate a cura dell'I.C.R. (Istituto Centrale per il Restauro), per poi essere ricomposte nell'assetto attuale sulla base di valutazioni condotte su esemplari analoghi. I dati sulla tecnica esecutiva e sul restauro sono stati resi noti da G. Basile (1986) e P.Cinti K.- N.M.Gannino, K. Doneaux (1986). Gli studi condotti in quell'occasione hanno permesso di ricostruire non solo l'unità formale del polittico oggi al Museo di Capodimonte, ma anche di collegarlo ad altri esempi sparsi tra musei italiani e stranieri. Tutti gli studi stilistici (Basile 1986, Catalano 1996) confermano la datazione al tardo XV secolo e l'attribuzione a maestranze inglesi specializzate.
Polittici analoghi, sempre in alabastro su una base di legno, sono conservati in altri luoghi, come un esemplare a Napoli e uno esposto nel Museo Nazionale del Molise, allestito nel Castello Pandone di Venafro. Un altro polittico, di cui si compara la sequenza di scene, è quello di Ferrara, che presenta alcune variazioni come la sostituzione della flagellazione con l’interrogatorio di Pilato nel secondo pannello, e il riquadro centrale affiancato dalle figure dei quattro Evangelisti.

Arcabas: La Fede Cristiana Tradotta in Arte
Biografia e Filosofia Artistica
Quando si parla di arte sacra contemporanea, il nome di Jean Marie Pirot, in arte Arcabas (1926-2018), emerge come una figura centrale. Nato a Trémery, in Lorena (Francia), nel 1926, Arcabas si diplomò alla Scuola Nazionale Superiore delle Belle Arti di Parigi nel 1949. L'incontro decisivo della sua vita, dopo quello con la moglie Jacqueline (con cui ha avuto due figli), fu con la fede cristiana e la chiesa di Saint-Hugues-de-Chartreuse. Da quel momento, Arcabas decise di mettere il suo talento artistico al servizio della Chiesa, con l'ambizione di creare opere significative quanto la Cappella Sistina per Michelangelo.
Arcabas si definiva un "imitatore di Dio Creatore", mirando a infondere nelle sue opere "un piccolo riflesso della bellezza di Dio". Per lui, "l’arte profana non esiste", poiché "tutto è sacro, perché tutto ha a che fare con Dio". Considerava i colori "il più bel dono di Dio" e Gesù "la sua risposta a Dio". La sua arte è un "vangelo in immagini", un'espressione di fede che mira ad aprire alla preghiera e a sostenerla, trasmettendo messaggi profondi al cuore dei fedeli.
Artista eclettico, Arcabas si è espresso attraverso pittura, scultura, incisione, mosaico e vetrate, sempre con una profonda convinzione di essere uno strumento nelle mani del Signore. La sua produzione è vastissima, permeata da un'inesauribile gioia che resisteva alla vanità del proprio ego, trasformandola in una fiduciosa arrendevolezza verso il "totalmente Altro".
Le Grandi Opere e la Presenza in Italia
Le opere di Arcabas sono state esposte e commissionate in tutto il mondo, con una particolare rilevanza per i suoi cicli monumentali. La chiesa di Saint-Hugues-de-Chartreuse, dove visse e lavorò a Saint-Pierre-de-Chartreuse, è un vero e proprio "museo vivo" che racchiude molti dei suoi lavori, donati dall'artista e organizzati in tre cicli che raccontano le diverse età della sua produzione:
- Le grandi tele in rosso, bianco e nero della banda centrale (1952-53), con temi come l'Ultima Cena e i Dieci Comandamenti.
- Diversi piccoli quadri astratti ispirati al Salmo 150 (1972-73), che circondano l'intera chiesa.
- I quadri della "predella" (1985), con scene della vita di Cristo e altri temi biblici.
In Italia, Arcabas ha lasciato un'impronta significativa, in particolare grazie all'incontro con don Emilio Brozzoni, iniziatore del Gruppo Aeper. A Torre de’ Roveri (Bergamo), nella chiesa della Resurrezione della "Comunità Pitturello", ha realizzato tra il 1993 e il 1994 il noto ciclo pittorico "I Pellegrini di Emmaus", riconosciuto come una delle sue migliori opere. In questa chiesa sono presenti anche il quadro imponente della Resurrezione, la Madonna del Buon Consiglio (con il simbolo della civetta), l'Annunciazione, e opere come I Poveri nel Vangelo e la Trasfigurazione. L'artista ha curato anche l'arredo liturgico e le vetrate.
Sempre per la "Comunità Pitturello", ma per la cappella della Riconciliazione a La Pèta (Costa Serina, Bergamo), Arcabas ha dipinto nel 2002 un quadro raffigurante Il figlio prodigo e ha realizzato l'altare e le vetrate. Le vetrate, in particolare, raffigurano elementi naturali che dialogano con l'ambiente circostante.
Il Polittico dell'Infanzia di Cristo: Presagio della Passione
Un'opera emblematica dell'arte di Arcabas è il Polittico dell'infanzia di Cristo (1995-1997). Realizzato senza una committenza previa, fu acquistato nel 2002 dall'Arcivescovo di Malines-Bruxelles, il cardinale Godfried Danneels, e collocato nel palazzo arcivescovile. Questo polittico è composto da undici quadri disposti simmetricamente per una lunghezza totale di quasi dodici metri, narrando le vicende che vanno dall'Annunciazione al Ritrovamento di Gesù nel tempio, attingendo ai vangeli di Luca e Matteo.
Nel pannello centrale, intitolato La Madonna col Messia (n°6), Arcabas invita l'osservatore a "vedere" il bambino ritto sulle ginocchia di Maria, sostenuto dalle sue mani delicate e sicure. L'artista spinge a non solo guardare l'immagine, ma a unirsi all'adorazione, riconoscendo il Figlio di Dio fattosi bambino nel grembo di Maria, un grembo che nel pannello risplende d'oro, simbolo di luce divina.
Il polittico è straordinario nel prefigurare il destino di Cristo fin dalla sua infanzia. Dietro la figura di Maria, infatti, emerge una croce dello stesso colore del suo vestito, e ai lati si intravedono gli strumenti della Passione (chiodi, martello, tenaglia). Tuttavia, la croce e la Vergine sono avvolte e contornate dall'oro, colore della gloria e della resurrezione. Questo permette di cogliere in un colpo d'occhio l'intero mistero del bambino: gioioso e doloroso, ma infine glorioso, dove l'oro trionfa e la croce diventa gloriosa, annuncio del Risorto.
Gli altri pannelli del polittico sviluppano questo concetto. In Gli uccelli (n°5), si riflette sul valore della vita, collegandosi al Massacro degli Innocenti (n°8), dove forme astratte e la croce "tozza" di Arcabas richiamano un "paesaggio interiore". Nella Natività a Betlemme (n°3), la scena è pervasa da dolcezza e protezione (Maria e il bambino addormentati, angeli custodi, Giuseppe che veglia con una candela), ma il velo sulla fiamma simboleggia anche la minaccia incombente sulla fragile vita di Gesù, un presagio del mistero del male che si oppone alla luce dell'Incarnazione.
Giuseppe, in un pannello simmetrico (n°9), è raffigurato mentre, avvisato in sogno dall'angelo, fugge verso l'Egitto con Maria e il bambino, in un paesaggio che evoca la regione dove Arcabas viveva. L'intera sequenza, che include anche l'Annunciazione, la Visitazione, la Vita nascosta a Nazareth e Gesù tra i dottori, è un annuncio della vita del Messia: il Figlio di Dio, attraverso la croce e la passione, conseguirà la gloria della resurrezione.
Il Polittico Passione Resurrezione (2003) di Arcabas
Arcabas ha ulteriormente esplorato e sviluppato i temi della Passione e della Resurrezione in un'opera ancora più imponente e direttamente dedicata a questi eventi: il Polittico Passione Resurrezione (2003). Questa creazione monumentale, lunga 18 metri e composta da 19 quadri di diverse dimensioni, rappresenta la piena maturazione artistica di Arcabas nell'interpretare il mistero pasquale. Sebbene i dettagli specifici di ogni quadro non siano ampiamente descritti, la sua stessa esistenza e le sue dimensioni testimoniano l'importanza di questi temi nel corpus dell'artista e la sua capacità di tradurre la fede in un linguaggio visivo potente e coinvolgente.
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