Il Natale: Origini, Storia e Significato Liturgico

Il Natale è una delle solennità più importanti del calendario cristiano, che celebra la nascita di Gesù Cristo. È conosciuto anche come Santo Natale, Natale di Gesù o Natività del Signore. La Chiesa Cattolica, insieme alla maggior parte delle altre Chiese cristiane, lo celebra il 25 dicembre.

Le Origini Cronologiche del Natale

Le Fonti Evangeliche e la Datazione Tradizionale

I vangeli, le uniche fonti storiche relative alla vita di Gesù, non riportano indicazioni cronologiche precise circa la sua nascita. Tuttavia, la prima attestazione cristiana del Natale al 25 dicembre è rintracciabile nel Cronografo del 354 di Filocalo. Nella sua dodicesima sezione (Depositio Martyrum filocaliana), databile filologicamente al 336, per l'8º alle calende di gennaio (25 dicembre) si riporta "natus Christus in Betleem Iudeae" (Cristo nato a Betlemme di Giudea).

Lo stesso documento, che è a un tempo un calendario civile e religioso, nella sesta parte datata al 354, indica il 25 dicembre come "N·INVICTI·CM·XXX", ovvero "Natalis Invicti Circenses missus 30". Questo indicava che quel giorno veniva festeggiato con 30 corse di bighe nel circo, in riferimento alla festa pagana del Dies Natalis Solis Invicti, dedicata alla nascita del Sole. Tale festa fu istituita dall'imperatore Aureliano nel 274 e posta anch'essa il 25 dicembre, forse in concorrenza con il Natale cristiano. Nel calendario romano, infatti, si festeggiava il dies natalis di imperatori, di eventi importanti, come il Natalis Romae (21 aprile), e anche di divinità.

Nuove Prospettive dai Rotoli del Mar Morto

Recenti studi sui rotoli del Mar Morto hanno gettato nuova luce sulla questione della datazione storica del Natale. Il Vangelo di Luca (Lc 1,8ss.) riporta che a Zaccaria fu annunciata la nascita di Giovanni il Battista mentre officiava secondo il turno della sua classe sacerdotale. Dato che Gesù fu concepito sei mesi dopo Giovanni, la conoscenza del calendario dei turni sacerdotali è fondamentale per stabilire una data storicamente attendibile.

Shemarjahu Talmon, dell'Università Ebraica di Gerusalemme, ha ricostruito, grazie a questi rotoli, che la classe di Abia, a cui apparteneva Zaccaria (Lc 1,5), era di turno nell'ultima settimana di settembre. Di conseguenza, come afferma Pier Luigi Guiducci, è possibile considerare storica la data del 25 dicembre per la nascita del Signore, ovvero 15 mesi dopo l'annuncio a Zaccaria, nove mesi dopo l'Annunciazione a Maria e sei mesi dopo la nascita di Giovanni il Battista. Anche la circoncisione, otto giorni dopo la nascita, è considerata una data storica.

Lo Sviluppo della Celebrazione a Roma

Secondo Giovanni di Nicea (900 ca.), papa Giulio (337-352) avrebbe introdotto la festa del Natale a Roma, in seguito a una corrispondenza con Cirillo, patriarca di Gerusalemme. Questa affermazione rientrava nel tentativo di indurre la Chiesa Armena dissidente ad accettare la festa del 25 dicembre.

Il Termine "Sacramentum" nel Natale

Il termine "sacramentum" applicato al Natale si trova in San Leone Magno. Egli lo chiama "Sacramentum natalis Christi" ("Sacramento della nascita di Cristo") e parla del "Nativitatis dominicae sacramentum" ("Sacramento della nascita del Signore"). È importante sapere che il giorno della Natività del Signore non si celebra con un rito sacramentale nel senso stretto, ma si rievoca il ricordo della sua nascita con una solennità religiosa. Un rito sacramentale, infatti, implica non solo la commemorazione di un avvenimento, ma anche la comprensione del significato di ciò che deve essere santamente ricevuto.

Le Basiliche e le Pratiche Liturgiche

Nella prima metà del V secolo, a Roma, le celebrazioni natalizie si svolgevano nella Basilica di San Pietro. Il papa celebrava l'ufficio della Vigilia, seguito dalla celebrazione eucaristica, di cui San Leone Magno ha tramandato il testo. Al canto del gallo, poi, i chierici con il Papa e il popolo iniziavano l'ufficio notturno della festa, seguito, come di consueto, dalla celebrazione eucaristica. Per questa, il Sacramentario Gelasiano ci tramanda gli antichi testi in latino in nocte.

Mappa del Vaticano con le Basiliche di San Pietro e Santa Maria Maggiore

Con papa Sisto III (432-440) e la costruzione della Basilica di Santa Maria Maggiore, al cui interno si trovava una cappella che riproduceva la grotta di Betlemme, venne celebrato un altro ufficio, più semplice, seguito dalla Messa notturna, in concomitanza con le cerimonie di San Pietro.

Verso la metà del VI secolo, il papa si recava a Sant'Anastasia per celebrarvi una seconda Messa, anziché direttamente in San Pietro. Il motivo di questa celebrazione era l'omaggio all'autorità imperiale, poiché il 25 dicembre è il giorno natalizio di Sant'Anastasia martire, venerata a Costantinopoli.

La Liturgia del Natale

Il Rito Romano

I testi eucologici delle celebrazioni natalizie sono particolarmente ricchi, con molti tratti dal Sacramentario di Verona. Le letture bibliche delle Messe del Natale hanno subito uno sviluppo, testimoniato dai vari lezionari. Per il brano evangelico, la liturgia del Vaticano II segue la lezione tradizionale del Vangelo di Matteo, che narra la nascita di Gesù come compimento della profezia di Isaia sull'Emmanuele, ampliandola con la genealogia di Gesù e aggiungendo i versetti finali.

Il Nuovo Lezionario Ambrosiano e Antiche Preghiere

Nel Libro I del Nuovo Lezionario Ambrosiano, intitolato "Il Mistero dell'incarnazione del Signore", nella seconda sezione sono contenute le liturgie festive e feriali del tempo natalizio ed epifanico. La vigilia del Natale ha una fisionomia propriamente ambrosiana di vera e propria celebrazione vigiliare vespertina, risentendo dell'influsso di usi liturgici propri alla Chiesa bizantina, con la quale sono ben documentati i rapporti fin dall'epoca santambrosiana.

Illustrazione di un manoscritto antico con testi liturgici

A differenza del Rito Romano, il Nuovo Lezionario Ambrosiano colloca la lettura del prologo di Giovanni (Gv 1,9-14) nella messa nella notte anziché in quella del giorno. Questo evidenzia la tradizione liturgica ambrosiana che pone da subito, nella sfera divina, il mistero della natività storica del Verbo fatto carne, annunciando l'apparire nel mondo della Luce vera. Le letture della solennità per la messa dell'aurora sono state, in alcuni periodi (dal 1976 fino al 2008), identiche a quelle del Rito Romano.

Tra le antiche preghiere e i canti che arricchiscono la liturgia del Natale, si trovano:

  • Canto al Vangelo e Antifona dopo il Vangelo: da Sofonia (Sof 3,14-17): "Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, rallégrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme. Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico."
  • Antifona dopo il Vangelo: "Gioite, fedeli! È venuto nel mondo il Salvatore."
  • Vangelo: da Luca (Lc 2,16-17): "I pastori andarono senza indugio; e, dopo aver visto, riferirono."
  • Antifona prima del Vangelo: da Luca (Lc 2,14): "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace." (ripetuta anche come Halleluja)

Diversi inni e antifone in latino testimoniano la ricchezza della tradizione liturgica:

  • Halleluja: "Venite, exultemus Domino: jubilemus Deo salutari nostro."
  • Antiphona post Evangelium: "Ipse tamquam sponsus procedens e thalamo suo, † exultavit, ut gigas, ad currendam viam, * a summo cælo egressio ejus."
  • Halleluja: "Domine Deus meus, *magnificatus es valde."
  • Antiphona post Evangelium: "Gaudeamus, omnes fideles: * Salvator noster natus est in mundo. • Hodie processit proles, * et magnifici germinis perseverans † pudor virginitatis." (Rallegriamoci tutti noi che siamo fedeli: poiché è venuto nel mondo il nostro Salvatore.)
  • Halleluja: "Puer natus est nobis, et Filius datus est nobis: * et vocabitur nomen ejus, magni consilii Angelus."
  • Antiphona post Evangelium: "Dominus dixit ad me: * Filius meus es tu: † ego hodie genui te."
  • Orazione: "O Dio, che per la maternità della Vergine Maria ti sei degnato di rendere visibile in questo mondo il tuo Unigenito: fa' che, per tua misericordia, ai tuoi servi non manchi la salvezza eterna."
  • Halleluja: "Hodie in Bethlehem puer natus est: et nomen ejus sanctum, et terribile."

Il Significato Teologico del Natale

Il Natale, al pari della Pasqua, rende presente il passaggio del cristiano dalla morte alla vita con Cristo. L'oggetto della festività natalizia è il mistero della redenzione, che ha nella Pasqua il suo momento culminante. Nel Natale si ha il punto di partenza dell'opera della salvezza, ordinata al riscatto dell'uomo, riscatto che è già contenuto in germe nell'evento del Natale. Con la nascita di suo Figlio, Dio ha "dato mirabile principio alla nostra redenzione". La verità della redenzione dipende, infatti, dalla verità dell'incarnazione, che vede il Verbo farsi carne per la salvezza della natura umana.

La vera origine del Natale

In Oriente, la festa di Natale è stata talvolta annunciata come "Pasqua, festa non lavorativa di tre giorni", sottolineando la sua profonda importanza teologica.

Tradizioni e Simboli

La tradizione del presepe, un simbolo tangibile della Natività, fu avviata da San Francesco d'Assisi. Egli ne allestì uno vivente a Greccio nel 1223, e da lì questa pratica si diffuse rapidamente in tutto il mondo cristiano.

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