Martirio di Santo Stefano di Lorenzo Lotto: Un'Analisi Approfondita

La grandiosa tavola di Lorenzo Lotto, conosciuta anche come Pala Martinengo o L'incoronazione della Beata Vergine con la gloria dei Santi, rappresenta la Madonna in trono all'interno di un tempio a colonnato. La scena è dominata da una cupola aperta che simboleggia la volta celeste, sotto la quale la Vergine siede su un trono marmoreo adornato da un drappo arancione.

Madonna in trono con Bambino tra dieci Santi (Pala Martinengo) di Lorenzo Lotto

I Santi e i Simboli della Fede

Attorno alla Madonna sono disposti dieci Santi, disposti in semicerchio da sinistra a destra:

  • Alessandro: patrono del committente Alessandro Martinengo Colleoni e della città di Bergamo.
  • Barbara: raffigurata come la patrizia veneziana Bianca Mocenigo, moglie del capitano Alessandro.
  • Giacomo: titolare della parrocchia di S. Giacomo, sede del convento di S. Stefano dei domenicani.
  • Domenico: fondatore dell'ordine dei padri predicatori.
  • Marco: patrono della Repubblica Serenissima.
  • Caterina d'Alessandria: vergine e martire, patrona dei filosofi cristiani.
  • Stefano: protomartire e titolare della prima chiesa dei Domenicani.
  • Ambrogio: vescovo e patrono delle chiese lombarde.
  • Giovanni Battista: il Precursore.
  • Sebastiano: simbolo dei martiri della fede.

In basso, due angioletti nudi stendono un drappo sulla parte inferiore del trono. In alto, due angeli volanti vestiti d'azzurro sorreggono una corona dorata sopra il capo della Vergine. Altri due angeli si affacciano dal tamburo, da cui pendono gli emblemi della bilancia con l'iscrizione DIVINA (Giustizia) e del giogo con l'iscrizione SUAVE (Obbedienza), legati a rami di ulivo ed edera.

Nei pennacchi di raccordo tra gli arconi e il tiburio sono raffigurati in due tondi S. Marco evangelista con il leone e S. Giovanni con il Vangelo in mano.

La Commissione e la Realizzazione dell'Opera

La pala fu commissionata dal capitano Alessandro Martinengo Colleoni al pittore veneziano Lorenzo Lotto il 15 maggio 1513. L'obiettivo era di ornare la cappella maggiore della chiesa domenicana di S. Stefano in Bergamo Alta. L'opera era già completata nel 1516, come testimonia la firma sul cartiglio dipinto sul trono: "LAURENTIUS LOTUS M. D. XVI". Nel 1517, la pala venne collocata sull'altare maggiore della chiesa di S. Stefano.

Il documento di commissione del 1513 è stato trascritto da F. M. Tassi nelle sue "Vite dei pittori bergamaschi" (1793). In esso è riportata anche l'epigrafe posta sotto la grande cornice lignea (ormai scomparsa), che attestava la collocazione in situ avvenuta nel 1517.

Uno dei primi a visionare e citare il dipinto fu il contemporaneo veneziano Marc'Antonio Michiel, che intorno al 1525 scrisse che, entrando nella chiesa di S. Domenico dei Frati osservanti, o S. Stefano di Bergamo, si poteva ammirare l'ancona dell'altar grande "de man di Lorenzo Lotto, fatta fare da Alessandro Martinengo l'anno 1517".

Dettaglio della Pala Martinengo con iscrizione

La Vicissitudine della Pala Martinengo

La pala, fortunatamente, scampò alla distruzione della chiesa di S. Stefano, avvenuta l'11 novembre 1561. Inizialmente venne trasportata provvisoriamente nel convento della Basella. Successivamente, nel 1565, fu trasferita nella chiesa di S. Bernardino in Borgo S. Leonardo. Infine, nel 1647, trovò la sua collocazione definitiva nel coro della nuova chiesa domenicana di S. Bartolomeo. In questa sede, la pala era contornata dalla sua imponente cornice lignea, completa di predella e fastigio, raggiungendo un'altezza di circa 8 metri e una larghezza di 4 metri.

Purtroppo, la magnifica cornice fu smantellata e distrutta nel 1749. L'unica descrizione pervenuta fino a noi è quella tardo ottocentesca di Elia Fornoni, che descrive la cornice come un'architettura con colonne scanalate, simile a quella presente nella chiesa di S. Pietro Martire in Alzano Lombardo.

Elementi Aggiuntivi dell'Ancona

L'ancona era arricchita da altri dipinti di Lorenzo Lotto:

  • L'Angelo con scettro e globo: collocato nella cuspide triangolare, è oggi custodito nel Museo Szepmuveszéti di Budapest.
  • Le tre tavolette della predella: raffiguranti Il miracolo di S. Domenico, la Deposizione e la Lapidazione di S. Stefano. Queste tavolette furono trafugate nel febbraio 1650, ma ritrovate prontamente e vendute nel 1893 all'Accademia Carrara di Bergamo, dove sono tuttora esposte.
Tavoletta della predella: Lapidazione di Santo Stefano di Lorenzo Lotto

La Lapidazione di Santo Stefano: Analisi Iconografica

La Lapidazione di Santo Stefano è un dipinto a olio su tavola (51x97 cm) di Lorenzo Lotto, databile al 1513-1516 e conservato presso la Pinacoteca dell'Accademia Carrara di Bergamo. L'opera narra la storia di Santo Stefano, il primo martire della Chiesa, un episodio accaduto nello stesso anno dell'Ascensione, come descritto negli Atti degli Apostoli.

Il dipinto offre molteplici spunti di riflessione, tipici della poetica di Lotto, che mirava a condurre l'osservatore a un significato profondo che trascende la mera rappresentazione visiva. Al centro della scena, non casualmente, si trova una croce, formata dall'incrocio di un'alabarda con una verga, simbolo del martirio. Questo rappresenta il primo martirio della storia cristiana, compiuto in nome di Cristo.

In un'atmosfera dorata si svolge la drammaticità dell'evento: Santo Stefano è raffigurato genuflesso, nell'attimo in cui entra in diretto rapporto con Dio. Vi è un forte collegamento tra la predella e la Pala Martinengo. A sinistra, due soldati: il primo, vestito con una lucente armatura, ripropone Sant'Alessandro, già presente nella tela superiore all'estrema sinistra. Il secondo indossa un perizoma azzurro, che si armonizza con l'azzurro del perizoma di San Sebastiano, posto all'estrema destra, invitando l'osservatore a una profonda riflessione.

Questi due personaggi fungono da osservatori, testimoni e futuri divulgatori dell'evento e della fede, incarnando il messaggio che Lotto intendeva trasmettere ai cristiani. A destra della tela, tre grandi personaggi sono ritratti nell'atto della lapidazione, mentre al centro sono raffigurati uomini in arme, dipinti in diverse fogge.

La Moda del Tempo nei Personaggi

Lorenzo Lotto riempie la scena con personaggi abbigliati in modi diversi: alcuni sono fasciati in aderentissimi indumenti, altri sono denudati, armati o incappucciati, appena coperti da un panno. I due giustizieri al centro, pronti a colpire e schernire il Santo, indossano completi tipici della moda italiana tardo quattrocentesca, con influenze lanzichenecche.

L'atteggiamento volgarmente esibizionista dei militari tedeschi affascinava i signori italiani, che ne imitavano le linee, i colori variopinti e le misure ridotte, come accennato da Baldassare Castiglione nel suo "Cortegiano" riguardo alla "troppa piccolezza" del vestire tedesco.

Il farsetto assume l'aspetto di uno zupparello, corto fino alla vita, con un profondo scollo sulla camicia che copre appena il petto. Le ampie maniche sono gonfiate a dismisura sulle spalle e sulle braccia. Il personaggio di sinistra, inclinato verso il Santo con la berretta rossa e armato di lancia, indossa un paio di attillatissime calzebrache. La figura di destra, con i capelli biondi spettinati, indossa invece un paio di calzebrache a bande gialle e bianche, strette al ginocchio e formando cosciali incisi. La vistosa braghetta è annodata e infiocchettata nella zona pelvica, accentuando gli attributi maschili.

Lorenzo Lotto: vita e opere in 10 punti

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