La figura di Papa Pio V, nato Michele Ghislieri, è indissolubilmente legata alla Controriforma e alla profonda opera di rinnovamento della Chiesa cattolica nel XVI secolo. Il suo pontificato, seppur breve, fu caratterizzato da un'inflessibile moralità, da riforme ecclesiastiche e liturgiche significative e da un'intensa attività diplomatica e militare per la difesa della fede.
Le Origini e la Giovinezza di Michele Ghislieri
Michele Ghislieri nacque il 17 gennaio 1504 a Bosco (oggi Bosco Marengo, in provincia di Alessandria), all'epoca appartenente alla diocesi di Tortona e al Ducato di Milano, da una famiglia nobile ma decaduta. All'età di quattordici anni, entrò nell'Ordine dei Frati Predicatori a Voghera, assumendo il nome di fra Michele. Dopo aver trascorso l'anno di noviziato nel convento di San Pietro Martire a Vigevano, pronunciò i voti il 18 maggio 1521. Completò la sua formazione teologica a Bologna e fu ordinato sacerdote a Genova nel 1528. Divenne poi lettore di teologia, insegnando in diversi conventi, tra cui quelli di Casale Monferrato e Pavia. Negli anni di preparazione al presbiterato, insieme a una solida formazione teologica, facilitata da un'intelligenza vivida, manifestò quell'austerità di vita che gli avrebbe meritato tanta stima negli anni successivi. Come rettore di vari conventi domenicani, si caratterizzò per una rigida disciplina, e ovunque andasse, si distingueva per il senso del dovere e del sacrificio, e per l'amore ai poveri ed ai sofferenti.

La Carriera Ecclesiastica e l'Ascesa al Papato
La carriera di Michele Ghislieri fu profondamente segnata dalla sua dedizione all'Inquisizione. L'11 ottobre 1542 fu nominato commissario e vicario inquisitoriale a Pavia. Successivamente, nel 1550, divenne inquisitore a Como, dove ebbe vigorosi contrasti con il clero locale per la sua intransigenza. In questo periodo, svolse un ruolo fondamentale nella gestione del caso Soranzo, vescovo di Bergamo, affermando l'autorità esclusiva del papa in materia di fede e identificando l'eretico con chi ostacolava l'opera dell'Inquisizione. Il 7 aprile 1551 venne nominato commissario nella causa contro il vescovo Soranzo, che abiurò il 3 luglio 1551.
L'Influenza di Paolo IV
Tornato a Roma nel 1550, dove proseguì l'attività di inquisitore, fu eletto commissario generale dell'Inquisizione romana nel giugno 1551. Il cardinal Carafa, futuro Papa Paolo IV, notò le sue doti, lo prese sotto la sua protezione e ne favorì grandemente la carriera. Sotto Papa Paolo IV, Ghislieri divenne vescovo di Sutri e Nepi il 4 settembre 1556, fu creato cardinale con il titolo di Alessandrino il 15 marzo 1557 e nominato Grande Inquisitore a vita ("inquisitor maior et perpetuus") il 14 dicembre 1558. Durante questo periodo, si occupò di casi complessi e dolorosi, come il processo contro il cardinal Morone, successivamente riconosciuto innocente, e quello relativo all'arcivescovo di Toledo, Bartolomeo Carranza. Sebbene il suo zelo antiereticale fosse evidente, Ghislieri cadde qualche volta nel sospetto di Paolo IV, che arrivò a definirlo "frate sfratato" e "luterano".
Le Difficoltà sotto Pio IV e l'Elezione
Con il successore di Papa Carafa, Pio IV, i rapporti furono inizialmente buoni: il nuovo pontefice lo confermò nella carica di inquisitore maggiore, seppur riducendo le sue competenze alle sole cause che riguardavano la fede. Successivamente, lo trasferì all'episcopato di Mondovì il 27 marzo 1560, con il permesso di restare a Roma per dedicarsi all'Inquisizione. Tuttavia, Ghislieri si recò a Mondovì per esercitare una "generai sopraintendentia" sugli affari religiosi del Piemonte. A Roma, i suoi dissensi con la politica ecclesiastica di Pio IV lo fecero cadere in disgrazia: nella prima metà del 1564, il Papa lo privò dell'appartamento in Vaticano e, con l'istituzione della commissione cardinalizia per l'Inquisizione romana il 2 agosto, Ghislieri si vide praticamente destituito dall'ufficio di inquisitore maggiore. La testimonianza di Guido Giannetti da Fano, che scriveva "sotto l’altro papa era caporale e spaventevole giudice dell’Inquisitione et hora da papa Pio […] domandava licentia di ritirarsi", conferma che tra i due non correva buon sangue. Nonostante ciò, Ghislieri godette della stima di Carlo Borromeo, cardinal nipote di Pio IV, che ne favorì grandemente l'elezione pontificia.
Pio IV morì il 9 dicembre 1565. I nipoti del defunto pontefice, il cardinal Altemps e San Carlo Borromeo, promossero, dopo parecchi giorni di infruttuose votazioni, l'elezione del Ghislieri il 7 gennaio 1566. Il nuovo papa prese, per riguardo al predecessore, il nome di Pio V e l'incoronazione avvenne il 17 successivo, suo giorno natale.
Il Pontificato di Pio V: Riforme e Disciplina
Una volta eletto Papa, Pio V pose al centro della sua attività la "salute delle anime", misurando il valore di ogni istituzione e azione in funzione di questa missione. Egli mirò all'applicazione integrale dei decreti tridentini e alla riforma generale della Chiesa, con una rigidità esemplare verso sé stesso e gli altri. Fin da subito si circondò di compagni della sua attività nel Santo Uffizio e di uomini legati a Carafa.
Riforma della Curia e del Clero
- Lotta al Nepotismo: Fu un rigido oppositore del nepotismo. Ai numerosi parenti accorsi a Roma con la speranza di qualche privilegio, Pio V disse che un parente del Papa poteva considerarsi sufficientemente ricco se non conosceva l'indigenza. Tuttavia, si lasciò indurre a dare la porpora a Michele Bonelli, nipote di sua sorella e anch'egli domenicano, purché lo aiutasse nel disbrigo degli affari.
- Riforma della Corte Papale e dei Vescovi: Ridusse il costo della corte papale, impose l'obbligo di residenza ai vescovi e asserì l'importanza del cerimoniale. Invitava ripetutamente i cardinali a riformare se stessi e i loro familiari, rimandando nelle loro diocesi quelli che non erano indispensabili a Roma. Inculcava ai vescovi degli altri paesi l'osservanza dei decreti tridentini, inclusi la visita pastorale, la fondazione di seminari e la riunione di sinodi. Per rendere più efficaci i suoi ammonimenti, inviò visitatori apostolici con poteri straordinari in diverse regioni.
- Riforma del Clero Romano: Alla riforma del clero romano attese con energia, istituendo una commissione e prescrivendo con l'editto del 30 ottobre 1566 le norme per una vita veramente sacerdotale. Per la vigilanza sul clero nominò visitatori rigorosissimi, che allontanarono molti preti indegni.
- Riforma degli Ordini Religiosi: Il pontefice fu altrettanto deciso riguardo alla riforma dei religiosi: prescrisse a tutti la clausura papale, l'ufficiatura corale, la professione solenne; regolò l'età minima per la professione e proibì di risiedere fuori convento o di passare da un Ordine all'altro con il pretesto di una maggiore perfezione. Non furono rari i casi di resistenza, tra i quali il più doloroso fu quello degli Umiliati che tentarono addirittura di attentare alla vita di San Carlo Borromeo, loro cardinale protettore e riformatore.
Riforme Dottrinali e Liturgiche
Per provvedere all'uniformità dell'insegnamento religioso e rinsaldare l'unità della fede, Pio V curò la pubblicazione di testi fondamentali:
- Il Catechismo Romano (1566), destinato ad aiutare i parroci nell'istruzione catechistica, ne promosse la traduzione in altre lingue.
- Il Breviario Romano riformato (1568) e il Messale Romano (1570), che unificò e impose a tutte le diocesi e agli Ordini religiosi che non avevano una liturgia propria da almeno duecento anni.
Inoltre, elevò Tommaso d'Aquino a dottore della Chiesa con la bolla dell'11 aprile 1567, affermando solennemente l'importanza della teologia medievale. Per un'edizione corretta della Volgata, nominò una commissione di cardinali e chiamò dotti di tutti i paesi a collaborare, e intanto fece pubblicare la Bibliotheca sancta di Sisto Senese (1566) per orientare gli studi biblici.

Il Santo Uffizio e l'Indice dei Libri Proibiti
Pio V, convinto che l'Inquisizione fosse un mezzo indispensabile per evitare l'ulteriore defezione dei fedeli, decise di ripristinare la severità nei procedimenti contro gli eretici che era stata propria del pontificato di Paolo IV. Fece pertanto costruire il palazzo del Santo Uffizio e intensificare i processi contro i denunziati. Il Sant'Uffizio venne riorganizzato e affidato a figure di spicco come Bernardino Scotti e Scipione Rebiba. Nel 1570, la compagine inquisitoriale fu rafforzata dalle nomine cardinalizie di Felice Peretti e Giulio Antonio Santori, entrambi inquisitori di professione. Nel 1571, Pio V istituì la Congregazione dell'Indice dei libri proibiti, che assorbiva parte delle competenze del Santo Uffizio in materia di censura. Il suo pontificato rivestì notevole importanza anche per la propagazione della fede, con l'istituzione di una commissione cardinalizia per dirigere l'evangelizzazione dei popoli d'America, d'Africa e d'Asia.
Riforma della Giustizia e Assistenza Sociale
Come sovrano degli Stati Pontifici, Pio V riformò la giustizia, ricevendo una volta al mese lamentele contro tribunali e ufficiali e due volte la settimana la povera gente, intervenendo per rimediare agli abusi. Si adoperò per l'assistenza dei poveri e bisognosi creando strutture di aiuto come il Monte di Pietà e gli ospedali di San Pietro e Santo Spirito. Fu severo nel reprimere la vecchia piaga del banditismo, ottenendo a volte risultati parziali.
La Politica Estera e la Lega Santa
In politica estera, Pio V adottò una linea di difesa intransigente dei diritti giurisdizionali della Chiesa, entrando in conflitto con monarchie come quella di Filippo II di Spagna, il cui cesaropapismo causava uno stato di continua tensione con Roma. Riuscì a far riconoscere le decisioni del Concilio di Trento in Italia, Germania, Polonia e Portogallo, sebbene il re di Francia si oppose.
Guerre di Religione e Controversie Europee
Durante le guerre di religione in Francia, sostenne i cattolici contro gli Ugonotti, consigliando misure energiche contro i calvinisti, anche se Caterina de' Medici preferiva mezze misure. Tentò di favorire l'ascesa al trono inglese della cattolica Maria Stuart e scomunicò Elisabetta I il 15 febbraio 1570, dichiarandola deposta dal trono e sciogliendo i sudditi dal giuramento di fedeltà. Tale provvedimento, giudicato anacronistico e inopportuno, ebbe come effetto un inasprimento della persecuzione anticattolica in Inghilterra.
La Vittoria di Lepanto
Preoccupato dall'avanzata turca nel Mediterraneo, Pio V promosse una lega dei principi cristiani e, dopo lunghe trattative e insuccessi dovuti all'egoismo e alla discordia, riuscì a unire la Santa Sede, la Spagna e la Repubblica di Venezia nella Lega Santa. Le forze navali della Lega, sotto il comando di Don Giovanni d'Austria, si scontrarono con la flotta ottomana nella Battaglia di Lepanto il 7 ottobre 1571. Dopo tre ore di rabbiosi combattimenti, le forze alleate riportarono una clamorosa vittoria, che tuttavia non si concretizzò, come il Papa avrebbe sperato, nella liberazione del Santo Sepolcro. Questa vittoria, attribuita all'intercessione della Madonna del Rosario, fu celebrata con l'istituzione della "Festa di Santa Maria della Vittoria", successivamente trasformata nella "Festa del SS. Rosario". Da quel giorno, Papa Pio V diede ordine di far suonare tutte le campane di Roma ogni giorno alle 12 per commemorare l'evento.

La Morte e la Canonizzazione
Spossato da una lunga malattia che lo tormentava dal 1555, Pio V si spense il primo maggio 1572. Il 30 aprile, sentendo vicina la morte, si fece mettere l’abito domenicano e ricevette i sacramenti. Le sue ultime parole furono: "Vi raccomando la santa Chiesa che ho tanto amato!" e "Signore, aumenta i miei dolori, ma anche la mia pazienza".
Sepoltura e Culto
La salma di Pio V fu provvisoriamente sepolta nella cappella di Sant'Andrea della Basilica Vaticana. Sebbene la sua ultima volontà fosse stata di essere trasportato nella chiesa di Bosco Marengo, Sisto V volle che fosse conservata a Roma e fece costruire una cappella apposita in Santa Maria Maggiore, dove le sue reliquie riposano tuttora. Il 10 marzo 1904, il sarcofago fu aperto e lo scheletro rivestito di nuovi abiti pontificali.
Il Collegio Ghislieri
Il Papa fondò il Collegio Ghislieri a Pavia il 27 novembre 1567, destinandolo a giovani meritevoli e di non agiate condizioni economiche. Lo dotò del feudo di Lardirago, garantendo all'istituzione un'importante autonomia economica. L'idea originaria di Pio V era di "dare la possibilità a giovani inclini agli studi, anche se di umili origini, di acquisire una formazione culturale e morale adeguata alla preparazione di una efficiente classe dirigente al servizio della società", promuovendo una "Sapientia intesa come cultura" non come fine a sé stessa, ma "percepita come responsabilità sociale e ben utilizzata per il progresso della società umana". In ciò consiste oggi la "probità di costumi" auspicata da Pio V, un valore che si è manifestato in molti alunni illustri, come Giuseppe Zanardelli ed Ezio Vanoni, distintisi per il loro servizio allo Stato.
Il Processo di Canonizzazione e l'Eredità
Pio V non fu canonizzato "subito", come per altri pontefici più recenti. Tra le ragioni del ritardo si colloca la sua "fama di inquisitore inflessibile e di convinto moralizzatore del costume civile ed ecclesiastico", al punto che alla sua morte non mancarono scritti che descrivevano il sollievo dei romani. La sua immagine postuma fu costruita attraverso diverse biografie nell'età moderna, a cominciare dalla Vita del gloriosissimo papa Pio quinto di Girolamo Catena (1586), ripubblicata nel 1712, anno della sua canonizzazione, insieme alla Vita di S. Pio quinto di Paolo Alessandro Maffei e la Vita S. Pii V Summi Pontificis di Tommaso Maria Minorelli, quest'ultima considerata "l’espressione della voce ufficiale" dei domenicani. Oggi, San Pio V è ricordato come un gigante della santità e un grande Papa della Riforma cattolica voluta dal Concilio di Trento, un uomo di Dio totalmente votato alla sua missione pastorale.