Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli Graziosi nacque a Roma nel 1876, proveniente da una famiglia con radici profonde nella storia pontificia. Fin da giovane, sentì la vocazione religiosa e decise di intraprendere la carriera ecclesiastica, scegliendo di entrare nel seminario di Capranica per la sua ordinazione sacerdotale, anziché seguire il percorso legale. Completò i suoi studi presso l'Istituto Apollinare, dove si distinse per la sua preparazione in diritto civile e canonico. Il padre lo prese sotto la sua protezione, tutelando i suoi studi e il suo cammino.

Carriera Ecclesiastica e Diplomatica
La carriera di Eugenio Pacelli si sviluppò principalmente all'interno dell'amministrazione vaticana. Nel 1917, fu nominato arcivescovo titolare di Sardi e, successivamente, nunzio apostolico in Baviera e poi in Germania. In questi ruoli, la sua attività diplomatica lo portò a confrontarsi direttamente con le politiche dei nascenti regimi totalitari, inclusa la politica del regime nazista. La sua ascesa continuò rapidamente; dopo le dimissioni del cardinal Gasparri, Segretario di Stato, Pacelli assunse un ruolo di crescente importanza. Ricoprì anche l'importante incarico di camarlengo.
Prima della sua elezione al soglio pontificio, Pacelli viaggiò estesamente, recandosi negli Stati Uniti, in Argentina, in Ungheria e in Francia, stabilendo importanti contatti e acquisendo una vasta esperienza internazionale.
Il Pontificato (1939-1958)
Il 2 marzo 1939, Eugenio Pacelli fu eletto Papa, assumendo il nome di Pio XII. Il suo pontificato fu segnato da sfide immense, inclusa la Seconda Guerra Mondiale e le sue drammatiche conseguenze. Pio XII si oppose fermamente ai totalitarismi, lavorando per la pace e per l'assistenza umanitaria. Durante il conflitto, si occupò del destino dei prigionieri di guerra e, nel dopoguerra, intervenne in merito alle sentenze degli tedeschi condannati dalle autorità di occupazione.
Il suo pontificato fu anche un periodo di grandi mutamenti geopolitici. Pio XII dovette affrontare l'emergere di nuove potenze come gli Stati Uniti d'America e gestire l'influenza del comunismo militante nei paesi che rimasero nell'orbita dell'Unione Sovietica, il cui potere si rafforzò notevolmente dopo la guerra. Il Papa seguì con attenzione anche la situazione in Spagna, dopo la guerra civile (1936-1939), e diplomaticamente interagì con regimi come quello di Trujillo nella Repubblica Dominicana nel 1954, denunciando la violazione dei diritti della Chiesa Cattolica da parte dei regimi repressivi.
Sul piano teologico, uno dei momenti più significativi del suo pontificato fu la proclamazione del dogma dell'Assunzione della Vergine Maria il 1° novembre 1950.
Pio XII morì a Castel Gandolfo il 9 ottobre 1958 e fu sepolto nelle Grotte Vaticane.

Concistori e Nomine Cardinalizie
Il pontificato di Pio XII vide la convocazione di due importanti concistori. Il primo si tenne il 23 dicembre 1945, quasi dieci anni dopo l'ultimo concistoro tenutosi nel 1937, prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Il numero di cardinali creati da Pio XII fu elevato, rispondendo alla necessità di aumentare i membri del Sacro Collegio, che era divenuto esiguo a causa delle circostanze belliche.
A distanza di sette anni dal primo, il 12 marzo 1950 si tenne il secondo e ultimo concistoro di Pio XII. Anche in questo caso, il numero di nuovi porporati fu significativo. Tra di essi, fu nominato cardinale colui che sarebbe diventato il suo successore, Angelo Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII. Tra le nomine di cardinali italiani in quel periodo si annoverano Celso Benigno Luigi Costantini, arcivescovo titolare di Teodosiopoli d'Arcadia e segretario della S.C., e Valerio Valeri, arcivescovo titolare di Efeso e assessore della S.C. Vennero creati cardinali anche esponenti di altre nazioni, come un rappresentante dalla Jugoslavia.
La Misericordia Divina negli Insegnamenti di Pio XII
Il Richiamo alla Misericordia Universale
Pio XII, nelle sue riflessioni, sottolineava come le opere di misericordia rappresentino l'essenza stessa del Vangelo. Egli affermava che la prova di ciò si trova nelle parole stesse di Cristo giudice, che non ammetterà nel Regno eterno se non chi avrà praticato la misericordia con culto pratico. Il Pontefice dichiarava che coloro che sono più direttamente chiamati a sollevare gli afflitti nel corpo e nello spirito, sono le pagine viventi di questo grande Libro divino, destinate cioè a mostrare al mondo che il messaggio di Gesù Cristo non è lettera morta, ma sostanza di vita, sempre attuabile e sempre attuata.
Tale messaggio, secondo Pio XII, è rivolto a convertire il mondo dall'egoismo all'amore e a donare - non soltanto a promettere - quel sollievo e quella pace di cui Gesù ha detto: «Venite da me voi tutti che siete travagliati e oppressi da pesi ed io vi ristorerò». Il Papa invitava i fedeli a vedere, con gli occhi della fede, Dio sempre presente come un Padre immensamente buono, pronto ad accogliere le loro richieste e a dire loro anche ciò che si aspetta da loro.
Pio XII e gli Ebrei
L'Enciclica "Haurietis Aquas" e la Rivelazione della Misericordia nell'Antico Testamento
L'enciclica Haurietis Aquas del 15 maggio 1956, dedicata al culto del Sacro Cuore, sviluppava ampiamente il tema della misericordia di Dio. Nei paragrafi 13-17, l'enciclica offre una chiave di lettura globale dell'Antico Testamento alla luce dell'amore misericordioso di Dio. Partendo dal concetto di «alleanza» come centrale di tutta la storia biblica, Pio XII affermò che l'alleanza stipulata tra Dio e il popolo non era solo un patto fondato sui vincoli di supremo dominio da parte di Dio e di doverosa obbedienza da parte dell'uomo, ma anche consolidato e alimentato dai più nobili motivi dell'amore.
La ragione suprema dell'obbedienza a Dio per il popolo d'Israele, insegnava Pio XII, doveva essere non tanto il timore dei divini castighi, quanto piuttosto il doveroso amore verso Dio: «Ascolta, Israele: il Signore Dio nostro e il solo Signore. Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze. Queste parole, che oggi ti prescrivo, staranno nel tuo cuore» (Dt 6, 4-6). Sebbene l'alleanza tra Dio e il suo popolo comportasse precisi impegni, con minacce di sanzioni e castighi in caso di infedeltà, tuttavia «il fondamento di tutta la Legge era riposto in questo comandamento dell’amore» (n. 15). Mosè e i profeti, lo avevano ben capito, descrivendo i rapporti tra Dio e il suo popolo ricorrendo a similitudini tratte dal reciproco amore tra padre e figli, o dall'amore dei coniugi, piuttosto che rappresentarli con immagini severe ispirate al supremo dominio di Dio.
Immagini di Amore e Compassione
Il primo passo riportato nell'enciclica è tratto dal cantico di Mosè dopo la liberazione del popolo dalla schiavitù d’Egitto, dove vengono usate «espressioni e immagini che riempiono l'animo di commozione: “Come un'aquila che addestra al volo i suoi piccoli e vola sopra di essi, spiegò [il Signore] le sue ali, lo sollevò e lo portò sulle sue spalle” (Dt 32,11 Vulgata)» (n. 15).
L'enciclica invitava poi il lettore a concentrare la propria attenzione sul profeta Osea, il cui messaggio è sconvolgente: «Forse nessun altro tra i profeti, meglio di Osea, manifesta e descrive con accenti veementi l'amore, mai venuto meno, di Dio verso il suo popolo. Nel linguaggio infatti di questo eccellentissimo tra i profeti minori per profondità di concetti e concisione di espressioni, Dio manifesta verso il popolo eletto un amore tale, cioè giusto e santamente sollecito, qual è appunto l'amore di un padre misericordioso e amorevole, o di uno sposo, il cui onore è offeso.» Questo amore, lungi dal raffreddarsi o venir meno alla vista di mostruose infedeltà e di ignobili tradimenti, prende sì da essi motivo per infliggere ai colpevoli i meritati castighi - non già per ripudiarli e abbandonarli a se stessi -, ma soltanto allo scopo di vedere la sposa resasi estranea e infedele, e i figli ingrati, pentirsi, purificarsi e tornare a riunirsi con Lui con rinnovati e più saldi vincoli di amore. Di Osea, Pio XII cita versetti toccanti: «Quando Israele era fanciullo, io lo amai, e dall'Egitto ho chiamato mio figlio [...]. E io ho fatto come da nutrice a Efraim; li ho portati sulle mie braccia, ma essi non compresero la cura che io avevo di loro. Li ho attirati con legami di uomo, con legami di amore [...]. Io sanerò le loro piaghe, li amerò spontaneamente, perché la mia collera si è da loro allontanata.»
Il messaggio di Osea non è isolato, ma trova rispondenze anche negli altri profeti. In particolare, l’enciclica cita un passo di Isaia, dove si descrive uno stupendo dialogo tra Dio e il suo popolo: «Sion aveva detto: “Il Signore mi ha abbandonato, il Signore si è dimenticato di me!”». A questo straziante lamento, Dio risponde: «Può forse una donna dimenticare il suo bambino, da non sentire più compassione per il figlio delle sue viscere? E se anche questa lo potrà dimenticare, io non mi dimenticherò mai di te! (Is 49,14-15)» (n. 15).
In questi testi profetici, l'amore di Dio per il suo popolo è espresso con immagini paterne e materne, ma esse non sono le uniche. In Osea compare anche l'immagine sponsale, che emerge in primo piano nel Cantico dei Cantici. L'enciclica afferma: «Né meno commoventi sono le espressioni con le quali l'autore del Cantico dei Cantici, servendosi del simbolismo dell'amore coniugale, dipinge con vividi colori i legami di vicendevole amore, che uniscono tra loro Dio e la nazione da lui prediletta: “Come un giglio tra le spine, così l'amica mia tra le fanciulle [...]. Io sono per il mio diletto, e il mio diletto è per me, egli che pascola tra i gigli [...]». Al vertice di questi testi, l'enciclica pone la profezia di Geremia sulla «nuova alleanza», dove Dio rivela il suo amore «misericordiosissimo ed eterno»: «Di un amore eterno ti ho amato e perciò ti ho attirato a me pieno di compassione. Ecco, verranno giorni, dice il Signore, e io stringerò con la casa d'Israele e con la casa di Giuda una nuova alleanza [...]. Questa sarà l'alleanza che avrò stretta con la casa d'Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Io metterò la mia Legge nel loro interno e la scriverò nel loro cuore, e sarò il loro Dio ed essi saranno mio popolo perché perdonerò la loro iniquità e del loro peccato non mi ricorderò più” (Ger 31,3.33-34)» (n. 17).
Superare il Marcionismo e la Continuità tra Antico e Nuovo Testamento
Pio XII sottolinea che questa rivelazione di un amore «veemente e sublime», presente già nell’Antico Testamento, non è che il preludio di quella ardentissima carità che il Redentore promesso avrebbe riversato su tutti dal suo amantissimo Cuore, e che sarebbe dovuta divenire il modello del nostro amore e il fondamento della Nuova Alleanza. Questa lettura che la Haurietis Aquas fa dell'Antico Testamento alla luce del Nuovo rivela il «tenerissimo, indulgente e paziente amore di Dio, che, pur sdegnandosi per le ripetute infedeltà del popolo di Israele, mai giunse a ripudiarlo definitivamente» (n. 17). Questa affermazione, assieme a quella sull’«amore mai venuto meno di Dio verso il suo popolo» (n. 15), è di capitale importanza per capire come un cristiano debba porsi nei confronti del popolo dell’antica alleanza, e preludono a ciò che dirà qualche anno dopo il Concilio Vaticano II sul popolo ebraico (*Nostra Aetate*, 4). Anzi, si può dire senza sbagliarsi che queste affermazioni di Pio XII sono ancora più forti ed esplicite di quelle che saranno usate dal Concilio.
L'enciclica Haurietis Aquas, senza negare la realtà della giustizia divina, afferma una cosa fondamentale, e cioè che la rivelazione dell’amore misericordioso di Dio è un mistero ancora più grande della sua giustizia, e se è vero che esso si è manifestato con pienezza solo in Gesù Cristo, tuttavia esso non è una particolarità del Nuovo Testamento, ma costituisce anche il cuore della rivelazione veterotestamentaria. In questo modo si elimina definitivamente ogni tipo di «marcionismo», sia come disprezzo verso l'Antico Testamento, sia come esaltazione errata del Nuovo, come se fosse la rivelazione di un Dio solamente misericordioso, dove non c’è più né giustizia né giudizio.
Certo, dice Pio XII, rimane la differenza tra l'Antico e il Nuovo: «[La nuova] alleanza è da stimarsi incomparabilmente più nobile e solida, perché, a differenza della precedente, non è stata sancita nel sangue di capri e di vitelli, ma nel Sangue santissimo di Colui che quegli stessi pacifici e irrazionali animali avevano prefigurato come l’Agnello che toglie i peccati del mondo (cfr Gv 1,29; Eb 9,18-28; 10,1-17)» (n. 18). Il contesto però è sempre lo stesso, e cioè quel «patto di amicizia tra Dio e gli uomini» che Cristo è venuto a «ristabilire e a perfezionare» nel suo Sangue (n. 20).
Per cui «l’alleanza messianica, più ancora che l’antica, si manifesta chiaramente come un patto ispirato non da sentimenti di servitù e di timore, ma da quell’amicizia che deve regnare nelle relazioni tra padre e figli, essendo essa alimentata e consolidata da una più munifica effusione di grazia divina e di verità, secondo la parola dell'evangelista Giovanni: “Dalla pienezza di Lui noi tutti abbiamo ricevuto, sì, grazia su grazia. Perché la legge è stata data da Mosè; la grazia e la verità sono venute da Gesù Cristo” (Gv 1,16-17)» (n. 20). La pienezza portata da Cristo tuttavia non è solo la realtà della redenzione e dell’adozione filiale. Essa dà anche un tocco particolare all’eterna misericordia di Dio, ed è quella di esprimersi anche con l’affetto di un cuore umano. L’amore nel Vangelo, nelle lettere degli apostoli e nell'Apocalisse, dove è descritto l'amore del Cuore di Gesù Cristo, comprende non solo la carità divina, ma si estende ai sentimenti dell’affetto umano. In altre parole, Gesù Cristo ci ha amati non solo con il suo amore divino, comune alle tre divine Persone, ma anche con quello derivante dalla sua volontà umana, che implica un amore sensibile, simboleggiato nel suo Cuore.
"Le Pèlerinage de Lourdes" e il Richiamo alla Penitenza e all'Amore
L'Enciclica di Papa Pio XII, «Le pèlerinage de Lourdes», del 2 luglio 1957, in occasione del centenario delle apparizioni mariane, evidenzia il nesso storico tra la definizione dogmatica dell'Immacolata Concezione e l'apparizione di Lourdes. Pio IX aveva definito la verità di fede cattolica che Maria fu esente dal peccato, e la Vergine stessa cominciò ad operare meraviglie a Lourdes. La parola infallibile del romano pontefice, interprete autentico della verità rivelata, non aveva bisogno di alcuna conferma celeste. Tuttavia, il popolo cristiano e i suoi pastori appresero con commozione e gratitudine la risposta venuta dal cielo dalle labbra di Bernardetta: «Io sono l'Immacolata Concezione».
Pio XI, già pellegrino a Lourdes, proseguì l'opera elevando agli onori degli altari la privilegiata della Vergine, divenuta Suor Maria Bernarda. Pio XII unì la sua voce a questo unanime concerto di lodi, convinto che la Vergine ci esorta a raccogliere le lezioni spirituali delle apparizioni e ad impegnarci sulla via così chiaramente da lei indicataci. Le lezioni di Lourdes, eco fedele del messaggio evangelico, pongono in risalto, in maniera impressionante, il contrasto tra i disegni di Dio e la vana sapienza del mondo.
La Vergine immacolata si manifesta a una fanciulla innocente, in una società che non ha affatto coscienza dei mali che la divorano, coprendo le sue miserie e le sue ingiustizie con apparenze di prosperità, di splendore e di spensieratezza. Ella, in materna comprensione, volge uno sguardo su questo mondo riscattato dal sangue del Figlio suo, dove, purtroppo, il peccato ogni giorno accumula tante stragi, e lancia il suo vibrante richiamo: «Penitenza, penitenza, penitenza!». Chiede inoltre atti significativi: «Andate a baciare la terra in penitenza per i peccatori» e agli atti occorre aggiungere la preghiera: «Pregherete Dio per i peccatori». Come al tempo di Giovanni Battista e all'inizio del ministero di Gesù, lo stesso invito forte e perentorio indica agli uomini la via del ritorno a Dio: «Pentitevi» (Mt. 3, 2; 4,17).
Già Pio XI, in occasione delle feste mariane del giubileo della redenzione, implorava «che gli spiriti accecati... siano illuminati dalla luce della verità e della giustizia; che gli smarriti nell’errore siano ricondotti sul retto cammino, che una giusta libertà sia accordata dovunque alla Chiesa, e che un’èra di concorde e vera prosperità sorga per tutti i popoli». Pio XII riprende questa preoccupazione, affermando che il mondo, pur con motivi di legittimo orgoglio, conosce anche una terribile tentazione di materialismo. Questo materialismo si manifesta nell'amore al denaro, le cui rovine si allargano secondo le dimensioni delle moderne intraprese, nel culto del corpo, nell'eccessiva ricerca dei comodi, nel disprezzo della vita umana fino a distruggerla prima che abbia visto la luce, e nell'egoismo e nell'ingiustizia, che priva il fratello dei suoi diritti.
A una società che, nella vita pubblica, sovente contesta i diritti supremi di Dio, la Madre santissima ha lanciato un grido di allarme. I sacerdoti devono essere coraggiosi nel predicare a tutti senza timore le grandi verità della salvezza, formando la coscienza del popolo cristiano, senza nascondere nulla delle esigenze dell’evangelo. L'invito affabile della Vergine a Bernardetta, «Volete avere la bontà di venire ...», che non comanda ma sollecita con delicatezza una risposta libera e generosa, è proposto dalla Madre di Dio ai suoi figli di Francia e del mondo, insistendo affinché si riformino e si adoperino, con tutte le forze, per la salvezza del mondo.
L'Eredità della Misericordia
Il pensiero di Pio XII sulla misericordia divina ha lasciato un'eredità duratura. Papa Francesco, nella Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia (*Misericordiae vultus*), ha giustamente ricordato l'enciclica di san Giovanni Paolo II, *Dives in misericordia*, tutta dedicata alla misericordia divina. Fu proprio Giovanni Paolo II a istituire la Festa della Divina Misericordia nella seconda domenica di Pasqua.
Papa Francesco afferma che già nell'Antico Testamento Dio rivela la sua peculiare natura di essere un Dio “paziente e misericordioso”: questo «è il binomio che ricorre spesso nell’Antico Testamento per descrivere la natura di Dio. Il suo essere misericordioso trova riscontro concreto in tante azioni della storia della salvezza dove la sua bontà prevale sulla punizione e la distruzione» (n. 6). Questa affermazione trova un forte precedente e una profonda elaborazione nelle riflessioni di Pio XII, in particolare nella *Haurietis Aquas*, che ha offerto una prospettiva teologica ricca e innovativa per il suo tempo sulla continuità della misericordia divina attraverso le Scritture, sottolineando come l'amore di Dio sia sempre stato la radice profonda della sua relazione con l'umanità.
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