Il pontificato di Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) ha attraversato gli anni più bui del Novecento, dalla Seconda Guerra Mondiale allo sterminio degli ebrei, fino alla Guerra Fredda. La sua figura è stata oggetto di intense controversie, con accuse di "silenzio" sui crimini nazisti e, al contempo, lodi per aver agito sottotraccia per salvare vite umane. L'apertura degli Archivi Vaticani nel marzo 2020 ha segnato un nuovo capitolo, offrendo agli studiosi l'opportunità di analizzare una vasta mole di documenti per fare luce su questo periodo complesso.

L'Apertura degli Archivi e le Prime Rivelazioni
La Chiesa cattolica, non avendo "paura della Storia", ha reso disponibile agli studiosi di tutto il mondo il suo imponente archivio sul pontificato di Pio XII. Questa decisione di Papa Francesco, annunciata nel marzo 2020, ha permesso l'accesso a 16 milioni di documenti, con 160 studiosi che si erano prenotati per il primo anno di consultazione.
Sebbene gli Archivi Vaticani siano stati chiusi dopo pochi giorni a causa dell'emergenza coronavirus, un gruppo di storici tedeschi, guidati dal professor Hubert Wolf dell'Università di Münster, è riuscito a esaminare una serie di carte. I primi risultati delle loro ricerche, pubblicati sul settimanale tedesco Die Zeit e ripresi da Haaretz, hanno rivelato che Papa Pio XII era a conoscenza, da proprie fonti, dell'uccisione di massa degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.
Tra i documenti esaminati, è emersa una lettera inviata dagli Stati Uniti in Vaticano il 27 settembre 1942, contenente un resoconto dettagliato dell'uccisione su larga scala di ebrei in tutta la Polonia occupata dai nazisti. Indiscrezioni iniziali hanno suggerito la presenza di numerosi documenti che parlano delle indicazioni date da Papa Pacelli a chiese e monasteri per mettere in salvo gli ebrei, ma anche di "scheletri nell'armadio", come ha riferito il cardinale Tolentino. L'obiettivo, come ha affermato la dottoressa Suzanne Brown-Fleming dell'United States Holocaust Memorial Museum, è "comprendere lo spirito e le ragioni delle azioni e delle scelte di Pio XII".
Biografia e Carriera Diplomatica di Eugenio Pacelli
Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli nacque a Roma il 2 marzo 1876. Dopo aver frequentato il liceo di Stato, studiò teologia e diritto, laureandosi nel 1901 e nel 1902 rispettivamente. Ordinato sacerdote nel 1899, entrò giovane nella Segreteria di Stato vaticana, diventando rapidamente una figura di spicco della diplomazia pontificia.
Nel 1917, fu consacrato arcivescovo e nominato nunzio apostolico a Monaco, in Baviera, e successivamente a Berlino. Dal 1925 fu anche nunzio apostolico in Prussia. In queste vesti, concluse concordati con la Baviera (1924) e la Prussia (1929), e fu il primo nunzio per l'intera Germania dal 1920. L'esperienza diplomatica in Germania fu cruciale, culminata con la firma del Reichskonkordat con la Germania di Adolf Hitler il 20 luglio 1933. Nonostante le apparenti garanzie per la Chiesa, questo concordato fu sistematicamente violato dai nazisti, e Pacelli stesso inviò 55 note di protesta tra il 1933 e il 1939.
Come Segretario di Stato, Pacelli fu spesso in viaggio per importanti missioni diplomatiche, facendosi conoscere dalle gerarchie cattoliche internazionali. Tra il 1937 e il 1939, emerse una chiara differenza tra lui e Pio XI: mentre Papa Ratti propendeva per la rottura con il regime nazista, Pacelli era deciso a seguire una via diplomatica di mediazione. Alla morte di Pio XI, il 10 febbraio 1939, Pacelli diresse il conclave e, dopo soli tre scrutini, fu eletto papa il 2 marzo 1939, assumendo il nome di Pio XII, a simboleggiare la continuità con il suo predecessore.
Le Prime Informazioni sullo Sterminio degli Ebrei e le Reazioni in Vaticano
Le nuove ricerche hanno confermato che Papa Pio XII era a conoscenza dell'Olocausto sin da subito. Già nel marzo 1942, due mesi dopo la conferenza di Wannsee, Papa Pacelli inviò un messaggio al presidente americano Roosevelt, avvertendolo che "qualcosa stava accadendo in Europa nelle zone di guerra". Tuttavia, questi messaggi non furono considerati credibili dagli americani.
Ulteriori e più dettagliate informazioni giunsero in Vaticano. Il 27 settembre 1942, un rapporto proveniente dall'ufficio di Ginevra dell'Agenzia Ebraica per la Palestina, portato in Vaticano da Myron Charles Taylor, inviato personale del Presidente Roosevelt, descriveva l'uccisione su larga scala di ebrei in Polonia. Il rapporto indicava l'uccisione di circa 50.000 ebrei a Leopoli e 100.000 a Varsavia, e che ebrei da Germania, Belgio, Paesi Bassi e Slovacchia venivano trasportati e massacrati nell'Europa orientale.
Gli storici tedeschi hanno trovato prove che Pio XII lesse questo rapporto il giorno stesso in cui pervenne. Nove giorni prima, il 18 settembre 1942, un uomo d'affari italiano di ritorno dalla Polonia aveva già riferito a Giovanni Battista Montini (futuro Paolo VI), assistente di Pio XII, dei massacri di proporzioni "sconvolgenti" e della liquidazione dei ghetti. Anche Montini, il 18 settembre 1942, di ritorno da Varsavia, riportò che "I massacri degli ebrei hanno raggiunto proporzioni e forme esecrande e spaventose".
Nonostante queste informazioni, le reazioni interne al Vaticano furono improntate al dubbio e alla cautela. Quando Taylor chiese al Vaticano di confermare le informazioni del rapporto, il Segretario di Stato vaticano Luigi Maglione scrisse: "Non credo che abbiamo informazioni che confermano questa grave notizia nel dettaglio. Corretto?". Il 1° ottobre 1942, di fronte a un'altra richiesta americana, il Cardinale Montini rispose che la Santa Sede "aveva sentito parlare del duro trattamento degli ebrei", ma non aveva modo di valutarne l'accuratezza.
Un memorandum interno di Angelo Dell'Acqua, membro della Segreteria di Stato, espresse scetticismo sull'autenticità delle informazioni dell'Agenzia Ebraica, affermando che dovevano "essere verificate, perché anche gli ebrei tendono a esagerare facilmente". Dell'Acqua avvertì che un intervento ufficiale avrebbe potuto mettere in pericolo il Vaticano e gli ebrei stessi, suggerendo che "sforzi mirati e isolati da parte dei sacerdoti" sarebbero stati sufficienti.
Pio XII, tuttavia, si occupava della persecuzione degli ebrei quasi quotidianamente. Aveva creato un proprio ufficio all'interno della Seconda Sezione della Segreteria di Stato, sotto la guida di monsignor Domenico Tardini e monsignor Dell'Acqua, il cui personale doveva occuparsi esclusivamente di tali questioni, riferendo quotidianamente al Papa sulle persecuzioni, le deportazioni e i destini individuali.

Il "Silenzio" e la "Politica dell'Imparzialità": Analisi e Controversie
Una delle accuse più gravi rivolte a Pio XII è di non aver condannato pubblicamente lo sterminio degli ebrei, nonostante le numerose informazioni ricevute. Questa condotta lo fece definire da alcuni "il Papa di Hitler", accusato di essersi occupato più degli interessi della Chiesa che del destino degli ebrei. La Santa Sede, infatti, non pubblicò alcuna dichiarazione di condanna della deportazione nei campi di sterminio.
Il "silenzio" del pontefice ha suscitato molte polemiche. Tuttavia, alcuni storici hanno sostenuto che tale atteggiamento fosse motivato dalla volontà di evitare mali peggiori alle vittime e alla Chiesa stessa. L'archivista vaticano Giovanni Coco ha spiegato che il Papa "avvertiva in modo forte la pressione al silenzio che veniva dal mondo cattolico tedesco", un silenzio ritenuto "necessario fino all’autocensura". Vi era il timore concreto di un attacco diretto da parte di Hitler, con l'obiettivo di rapire il Papa e occupare il Vaticano.
Gabriele Rigano, professore associato di storia contemporanea a Roma Tre, ha tracciato un parallelismo tra l'atteggiamento di Pio XII e la "politica dell'imparzialità" adottata da Benedetto XV durante la Prima Guerra Mondiale riguardo al genocidio armeno, suggerendo un modello applicato su contesti diversi. Il "primo grande silenzio" di Pacelli, accolto con sdegno dai vescovi polacchi, avvenne in occasione dell'occupazione tedesca della Polonia.
Un aspetto rilevante è la questione dell'enciclica perduta "Humani Generis Unitas", commissionata da Pio XI all'americano John LaFarge. I documenti originali della bozza, ritrovati negli Archivi Vaticani da Philip Cunningham, affermavano che il razzismo negava la verità fondamentale di un solo Dio per tutti i popoli e riconoscevano il popolo ebraico come quello scelto da Dio per preparare la via. Nonostante elementi di condanna del "peccato originale del popolo ebraico", la sua pubblicazione avrebbe rappresentato una chiara condanna del razzismo nazista.
IL CINEMA DI PIO XII CLIP 4
L'Azione di Soccorso della Chiesa e di Pio XII
Nonostante le critiche sul "silenzio", è ampiamente documentato il ruolo attivo della Chiesa cattolica e di Pio XII nel salvataggio di ebrei. Già nel preludio all'Olocausto, Pio XI e Pio XII predicarono contro il razzismo e la guerra nelle encicliche "Mit brennender Sorge" (1937) e "Summi Pontificatus" (1939). Pio XI condannò la Notte dei Cristalli, affermando l'esistenza di "una sola razza umana". Pio XII impiegò la diplomazia e ordinò alla sua Chiesa di fornire un aiuto discreto.
La Chiesa cattolica salvò centinaia di migliaia di ebrei attraverso diverse strategie: lobbying sui funzionari dell'Asse, fornitura di documenti falsi, e occultamento in monasteri, conventi, scuole, tra famiglie e nelle istituzioni vaticane stesse. In ogni paese occupato dai tedeschi, i preti giocarono un ruolo importante. Pio XII incoraggiò la creazione di organismi assistenziali e istituì un ufficio informazioni sui prigionieri di guerra.
Interventi Diretti e Indiretti del Pontefice
- Apertura di Santuari: Quando i nazisti occuparono Roma nel 1943, Pio XII ordinò personalmente al clero di aprire i santuari della Città del Vaticano e le sue enclavi a tutti i "non ariani" bisognosi di rifugio. La mattina del 16 ottobre 1943, 477 ebrei trovarono rifugio in Vaticano e 4.238 in monasteri e conventi di Roma.
- Riscatto dell'Oro: Nel settembre 1943, quando i nazisti imposero agli ebrei romani di versare 50 kg d'oro, il Vaticano contribuì fornendo 20 kg.
- Proteste Diplomatiche: Dopo il rastrellamento del ghetto di Roma il 16 ottobre, il Papa incaricò il cardinale Maglione di protestare con l'ambasciatore tedesco, Ernst von Weizsacker, chiarendo che la deportazione degli ebrei era offensiva nei confronti del Pontefice.
- Sostegno ai Soccorritori: Pio XII assistette figure come monsignor Hugh O'Flaherty, che condusse un'operazione di fuga per ebrei e alleati, e Giovanni Ferrofino, a cui è attribuito il salvataggio di 10.000 ebrei attraverso visti dal Portogallo e dalla Repubblica Dominicana. Fondi papali furono forniti a profughi ebrei salvati da Giovanni Palatucci e Pierre-Marie Benoit.
- Aiuti Segreti: Su istruzioni papali, 4.000 ebrei furono nascosti in monasteri e conventi italiani, e 2.000 ebrei ungheresi ricevettero documenti falsi che li identificavano come cattolici.
- Pressioni Diplomatiche: Rappresentanti diplomatici di Pio XII esercitarono pressioni in favore degli ebrei in tutta Europa, inclusa Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Slovacchia e Francia di Vichy. Nel 1944, il Papa inviò un dispaccio al sovrano ungherese per porre fine all'espulsione degli ebrei.
- Radiomessaggi: Il 27 giugno 1943, Radio Vaticana trasmise un'ingiunzione papale contro la discriminazione: «Chi fa distinzione tra gli ebrei e gli altri uomini è infedele a Dio ed è in contrasto con i comandi di Dio». Il radiomessaggio natalizio del 1942 denunciò chiaramente lo sterminio di "centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o a un progressivo deperimento".
- "Orchestra Nera": Nel 1942, nel tentativo di fermare la guerra, Pio XII appoggiò l'operazione "Orchestra Nera", un complotto di dissidenti nazisti per assassinare Adolf Hitler, facendosi garante presso gli Alleati.
Lo storico tedesco Michael Feldkamp e il professor Hubert Wolf hanno stimato che Pio XII salvò personalmente circa 15.000 ebrei attraverso i suoi sforzi, aprendo monasteri e chiostri per nasconderli. La Guardia Palatina papale fu persino coinvolta in scontri con le Waffen-SS per proteggere ebrei nella Basilica di Santa Maria Maggiore.
La Gestione della Crisi a Roma
L'impegno del Papa in difesa di Roma, dichiarata città aperta per preservarla dalle devastazioni, accrebbe il suo prestigio morale. Il 19 luglio 1943, quando Roma fu bombardata per la prima volta dagli Alleati, Pio XII uscì eccezionalmente dal Vaticano per visitare i quartieri colpiti e soccorrere le vittime. Dopo l'8 settembre 1943 e la capitolazione italiana, le forze naziste occuparono gran parte del paese, iniziando le deportazioni degli ebrei.
I nazisti, nel rastrellamento del ghetto di Roma, catturarono circa un migliaio di persone rispetto alle 8.000 pianificate, anche perché la popolazione romana aiutò molti ebrei a nascondersi. In questo periodo, si temeva un piano segreto di Adolf Hitler per occupare il Vaticano e arrestare Pio XII, ritenuto un ostacolo. Per evitare di essere tenuto prigioniero, Pacelli preparò una lettera di dimissioni, dando istruzioni per tenere un successivo Conclave a Lisbona in caso di cattura.

Controversie Post-Belliche e la Rivalutazione Storica
Nel dopoguerra, il Vaticano difese la condotta di Pio XII, sostenendo il suo impegno per migliorare la situazione degli ebrei. Tuttavia, la controversia sul suo ruolo è tuttora aperta. Lo Yad Vashem, il museo dell'Olocausto di Gerusalemme, dal 2005 ospita una fotografia di Pio XII con una didascalia che ne definisce il comportamento "ambiguo". Una richiesta di accesso agli archivi vaticani da parte di Yad Vashem per riesaminare la condotta del Papa, avanzata nel 2006, non fu inizialmente accordata, ma il dibattito continua.
Un rapporto del 2000, redatto da un gruppo di storici cattolici ed ebrei nominato dal Vaticano nel 1999, aveva già affermato che Pio XII aveva ricevuto resoconti dettagliati sulle persecuzioni e le atrocità naziste. Il gruppo sospese le attività nel 2001 per la "mancata disponibilità del Vaticano a fornire i documenti necessari".
Dall'analisi dei documenti è emersa anche una "tendenza contraddittoria e settaria" nei programmi di soccorso vaticani, in particolare per quanto riguarda gli ebrei, come evidenziato dal professor Robert Ventresca. Inoltre, Gerald Steinacher e Suzanne Brown-Fleming hanno analizzato la "politica di clemenza" della Santa Sede nel dopoguerra, che vide il Vaticano, attraverso la Pontificia Opera di Assistenza, facilitare la fuga di alcuni criminali di guerra nazisti, come Franz Stangl (comandante di Sobibor e Treblinka) ed Erich Priebke, verso Medio Oriente e Americhe.
L'apertura degli archivi vaticani nel 2020 mira a fornire una base documentaria solida per una rivalutazione storica. La digitalizzazione dei documenti, una prima assoluta, permetterà ricerche approfondite. Nonostante l'entusiasmo, permane lo scetticismo in alcuni ambienti, che trovano difficile accettare che "per 70 anni abbiamo creduto il falso". La sfida per gli storici è di tradurre e interpretare correttamente i documenti, spesso in italiano e francese, per superare preconcetti e arrivare a una verità più completa sulla figura di Pio XII.
Oltre ai documenti relativi alla Shoah, gli archivi offrono una panoramica sulla Guerra Fredda, la situazione dei cristiani oltre la cortina di ferro e le relazioni con il mondo islamico e il processo di decolonizzazione.