Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha recentemente pubblicato la Dichiarazione "Fiducia Supplicans", un documento che approfondisce il significato pastorale delle benedizioni, permettendo una comprensione più ampia e arricchita rispetto alla prospettiva classica. Questa riflessione teologica, basata sulla visione pastorale di Papa Francesco, implica un vero sviluppo rispetto a quanto è stato detto sulle benedizioni fino ad ora, arrivando a contemplare la possibilità di benedire coppie in situazioni irregolari e coppie dello stesso sesso.

Contesto e Premesse della Dichiarazione
La Dichiarazione "Fiducia Supplicans" risponde a diversi quesiti giunti al Dicastero negli anni scorsi e più recentemente. Per la sua stesura, sono stati consultati esperti, è stato avviato un congruo processo di elaborazione e la bozza è stata discussa al Congresso della Sezione Dottrinale. Durante l'elaborazione del documento, non è mancato il confronto con il Santo Padre, la cui risposta ai ‘dubia’ di alcuni Cardinali ha fornito importanti chiarimenti per la riflessione proposta.
Il documento chiarisce che il valore della Dichiarazione è quello di offrire un contributo specifico e innovativo al significato pastorale delle benedizioni, ampliandone e arricchendone la comprensione classica strettamente legata a una prospettiva liturgica. La Dichiarazione prende in considerazione diversi quesiti giunti a questo Dicastero, sia negli anni scorsi che in tempi più recenti.
Il Principio Fondamentale: Benedizioni Pastorali non Liturgiche
Per il Vaticano, sono possibili "benedizioni di coppie in situazioni irregolari e di coppie dello stesso sesso, la cui forma non deve trovare alcuna fissazione rituale da parte delle autorità ecclesiali, allo scopo di non produrre una confusione con la benedizione propria del sacramento del matrimonio". Questa è la linea anticipata dal Papa in risposta ad alcuni ‘dubia’ a ottobre.
La benedizione, si spiega, arriva da Dio "su coloro che, riconoscendosi indigenti e bisognosi del suo aiuto, non rivendicano la legittimazione di un proprio status". Viene dunque dato il via libera alla benedizione "non inserita in un rito liturgico".
Distinzione tra Benedizioni Liturgiche e Pastorali
La Dichiarazione approfondisce il tema delle benedizioni, distinguendo tra quelle rituali e liturgiche e quelle spontanee, più assimilabili ai gesti della devozione popolare. È proprio in questa seconda categoria che si contempla ora la possibilità di accogliere anche coloro che non vivono secondo le norme della dottrina morale cristiana, ma umilmente chiedono di essere benedetti.
- Le benedizioni liturgiche richiedono che ciò che viene benedetto sia conforme alla volontà di Dio espressa negli insegnamenti della Chiesa. Per tale motivo, la Chiesa non ha il potere di conferire la sua benedizione liturgica a unioni che presuprano di essere un matrimonio o a pratiche sessuali extramatrimoniali, in quanto ciò potrebbe offrire una forma di legittimazione morale.
- Le benedizioni pastorali o spontanee, invece, si collocano in un ambito di maggiore spontaneità e libertà. Non si deve né promuovere né prevedere un rituale per queste benedizioni, ma non si deve neppure impedire o proibire la vicinanza della Chiesa ad ogni situazione in cui si chieda l'aiuto di Dio attraverso una semplice benedizione.

Contesti e Modalità delle Benedizioni
Per evitare qualsiasi forma di confusione o scandalo, quando la preghiera di benedizione è chiesta da una coppia in situazione irregolare, questa benedizione non verrà mai svolta contestualmente ai riti civili di unione, né in relazione ad essi, e nemmeno con abiti, gesti o parole propri di un matrimonio. Lo stesso vale quando la benedizione è richiesta da una coppia dello stesso sesso.
Tale benedizione può invece trovare la sua collocazione in altri contesti, quali la visita a un santuario, l'incontro con un sacerdote, la preghiera recitata in un gruppo o durante un pellegrinaggio. Ci sono diverse occasioni in cui le persone si avvicinano spontaneamente a chiedere una benedizione, sia nei pellegrinaggi, nei santuari, sia per strada quando incontrano un sacerdote, e tali benedizioni "sono rivolte a tutti, nessuno ne può essere escluso".
Intento e Significato Pastorale
Con queste benedizioni "non si intende legittimare nulla ma soltanto aprire la propria vita a Dio, chiedere il suo aiuto per vivere meglio, e anche invocare lo Spirito Santo perché i valori del Vangelo possano essere vissuti con maggiore fedeltà". La benedizione offre un mezzo per accrescere la fiducia in Dio, esprimendo e alimentando l'apertura alla trascendenza, la pietà e la vicinanza a Dio in mille circostanze concrete della vita. L'intento della Dichiarazione è far risaltare come la benedizione non solo sia un messaggio di "inclusione, solidarietà e pacificazione", ma anche di "conforto, custodia e incoraggiamento che esprime l'abbraccio misericordioso di Dio e la maternità della Chiesa".
Chi chiede una benedizione si mostra bisognoso della presenza salvifica di Dio nella sua storia e chi chiede una benedizione alla Chiesa riconosce quest'ultima come sacramento della salvezza che Dio offre. Questa richiesta deve essere, in ogni modo, valorizzata, accompagnata e ricevuta con gratitudine. Non dovrebbe essere posta un'esaustiva analisi morale come precondizione per poterla conferire, perché la grazia di Dio opera nella vita di coloro che non si pretendono giusti ma si riconoscono umilmente peccatori.
La Dottrina Tradizionale sul Matrimonio
Coerenza con la Dottrina sul Matrimonio
La Dichiarazione "Fiducia Supplicans" resta ferma sulla dottrina tradizionale della Chiesa circa il matrimonio, non ammettendo nessun tipo di rito liturgico o benedizioni simili a un rito liturgico che possano creare confusione. Il documento dichiara "inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che è costitutivo del matrimonio" (unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna, naturalmente aperta a generare figli) e "ciò che lo contraddice". Si ribadisce che, secondo la "perenne dottrina cattolica", sono considerati leciti solo i rapporti sessuali nell'ambito del matrimonio tra un uomo e una donna.
La Posizione del Dicastero nel 2021
Il Dicastero per la Dottrina della Fede (allora Congregazione) in un intervento del 15 marzo 2021 aveva risposto a una domanda circa la liceità della benedizione a unioni di persone dello stesso sesso, negando categoricamente tale possibilità. In quella nota si individuavano due affermazioni fondamentali: la prima, decisiva, riguarda la distinzione tra le persone e la loro unione, nel senso che ritenere illecita la benedizione a coppie omosessuali non implica un giudizio negativo sulle singole persone - che possono continuare a essere benedette - né va inteso come un gesto discriminatorio.
La Dichiarazione "Fiducia Supplicans" riconosce questo precedente pronunciamento del 2021 che ora viene approfondito e superato, affermando che sia il Responsum che la dottrina tradizionale valida e vincolante sulle benedizioni non permettono di benedire situazioni contrarie alla legge di Dio e al Vangelo di Cristo, come le unioni sessuali fuori dal matrimonio, quando si tratta di benedizioni liturgiche.
Reazioni e Critiche alla "Fiducia Supplicans"
La dichiarazione "Fiducia Supplicans" ha suscitato non poche e diverse reazioni. Mentre alcuni hanno accolto con plauso la chiarezza del documento e la sua coerenza con il costante insegnamento della Chiesa, altri non hanno condiviso la risposta negativa al quesito precedente o non l'hanno ritenuta sufficientemente chiara nella sua formulazione.
Le Obiezioni del Cardinale Gerhard Müller
Il cardinale Gerhard L. Müller, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha preso una posizione netta di critica radicale alla "Fiducia Supplicans". Egli afferma che il documento fa un'affermazione inedita nell'insegnamento della Chiesa cattolica, permettendo a un sacerdote di benedire, non liturgicamente ma privatamente, le coppie che vivono la loro sessualità al di fuori del matrimonio, comprese le coppie dello stesso sesso.
La Dichiarazione "Fiducia supplicans"
Contradizione Dottrinale e Sviluppo non Graduale
Secondo il Cardinale Müller, questo documento non ha alcun supporto nei testi biblici, nei Padri o Dottori della Chiesa, né in documenti precedenti del Magistero. Ritiene che si tratti di un "salto dottrinale" e che uno sviluppo dottrinale profondo dovrebbe avvenire gradualmente, in un lungo periodo di maturazione. L'ultimo pronunciamento magisteriale su questo tema era stato dato dalla stessa Congregazione per la Dottrina della Fede nel marzo 2021, negando categoricamente la possibilità di benedire queste unioni.
Müller sottolinea che la Dichiarazione tenta di superare le limitazioni delle benedizioni tradizionali (che non si applicano a cose, luoghi o contingenze contrarie al Vangelo) inventando una nuova categoria di benedizione "pastorale" non liturgica, che non sarebbe soggetta alle stesse norme morali. Questo, a suo avviso, è un "rischio di banalizzare il peccato".
L'Oggetto della Benedizione: Persona vs. Relazione
Una critica centrale di Müller riguarda l'oggetto della benedizione pastorale. Egli afferma che non vengono benedette solo le persone peccatrici, ma, benedicendo la coppia, viene benedetta la relazione peccaminosa stessa. "Dio non può inviare la sua grazia su una relazione che gli si oppone direttamente e che non può essere ordinata verso di lui. Il rapporto sessuale estraneo al matrimonio, in quanto rapporto sessuale, non può avvicinare l'uomo a Dio e non può quindi essere aperto alla benedizione di Dio".
Müller considera la benedizione di una realtà che si oppone alla creazione (come le unioni omosessuali, che contraddicono l'ordine sessuale tra maschio e femmina) non solo impossibile ma "blasfema". Sostiene che qualsiasi elemento positivo in tali relazioni (come l'aiuto reciproco) è accessorio e non cambia la natura della relazione stessa, che in nessun caso può essere diretta verso Dio.
Il Ruolo del Sacerdote e la Coerenza Interna
Il Cardinale Müller si interroga sulla coerenza interna di una benedizione pastorale non liturgica impartita da un sacerdote. A suo parere, se il sacerdote opera in nome di Cristo e della Chiesa, pretendere di separare questa benedizione dalla dottrina significa postulare un dualismo tra ciò che la Chiesa fa e ciò che la Chiesa dice. Se un sacerdote impartisce queste benedizioni senza agire in nome di Cristo e della Chiesa, implicherebbe non agire come sacerdote, commettendo un "atto sacrilego e blasfemo contro il progetto del Creatore".
Egli ritiene che finché Papa Francesco continua ad affermare che le unioni omosessuali sono sempre contrarie alla Legge di Dio, sta implicitamente affermando che tali benedizioni non possono essere date, rendendo l'insegnamento della FS "in contraddizione con se stesso".
Sviluppo Pastorale vs. Dottrinale
La Linea dell'Amoris Laetitia
La Dichiarazione "Fiducia Supplicans" si colloca nella linea dell'esortazione apostolica Amoris Laetitia, laddove si afferma che "nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo". La benedizione riguardante le coppie omosessuali è considerata un'altra situazione "irregolare" dove è possibile impartire la benedizione, senza convalidare ufficialmente il loro status o modificare in alcun modo l'insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio.
Approfondimento Pastorale senza Modifica Dottrinale
La possibilità di impartire la benedizione a coppie dello stesso sesso è vista come uno "sviluppo" o un "approfondimento" della questione, da intendersi non sul piano dottrinale, ma su quello pastorale. La Dichiarazione amplia e arricchisce la comprensione delle benedizioni, basandosi sulla visione pastorale di Papa Francesco. Il Vaticano ha chiarito che non cambia la dottrina del matrimonio e la benedizione non legittima l'omosessualità. Questo è un punto chiave della Dichiarazione, che vuole offrire un gesto di vicinanza e misericordia, pur mantenendo salda la dottrina tradizionale della Chiesa.
tags: #benedizione #coppia #gay #vaticano #svista