L'assistenza ai malati, storicamente considerata un compito meno nobile, è stata per lungo tempo delegata al sesso femminile. Tuttavia, per le suore, giungere a praticare l'assistenza diretta ai malati ha rappresentato un percorso complesso, segnato da tabù legati al contatto con i corpi, ritenuto prerogativa di donne sposate o prostitute.
L'Origine dell'Assistenza Religiosa agli Infermi
Le Beghine e i Terzi Ordini
L'assistenza agli infermi è stata una pratica consolidata tra le beghine nel Nord Europa, donne che si univano spontaneamente in gruppi per condurre una vita religiosa, senza l'approvazione ecclesiastica. A queste si ispirarono, nel XIII secolo in Italia, i Terzi Ordini legati a domenicani e francescani.
San Vincenzo de’ Paoli e le Figlie della Carità
Il primo a superare il tabù che separava le religiose dalla cura dei corpi fu, nel 1617, San Vincenzo de’ Paoli, con la fondazione delle Figlie della Carità. Nacquero così le prime compagnie di religiose con il caratteristico copricapo con le ali, pronte ad andare «dove nessuno va», pagando spesso anche con la vita, come testimoniano i sacrifici di quattordici Figlie della Carità ghigliottinate durante la Rivoluzione Francese, dieci uccise nel 1870 in Cina e altre dieci durante l'ultima rivoluzione spagnola.
Professionalizzazione dell'Assistenza Infermieristica Religiosa
Le suore, consapevoli dell'esigenza di una preparazione professionale, riuscirono a ottenere da Pio X, nel 1905, la possibilità di fondare la prima scuola professionale per infermiere. Questo segnò un passo fondamentale verso la legittimazione e il riconoscimento della professione infermieristica all'interno degli ordini religiosi.
L'Esperienza di Suor Odilia D'Avella: Una Vita per la Cura e la Professionalizzazione
Una figura emblematica in questo percorso è suor Odilia D’Avella, Figlia della Carità. A vent'anni entrò nell'ordine, e a 26 già dirigeva la scuola dell'Ospedale dei Pellegrini a Napoli, formando per due decenni generazioni di infermiere. Suor D'Avella si è battuta strenuamente per sottrarre la professione infermieristica dal ruolo ancillare a quello medico, promuovendo nuovi profili professionali e difendendo i diritti del malato.
Incarichi e Riconoscimenti
La sua dedizione le valse numerosi incarichi di prestigio, tra cui:
- Presidente delle direttrici per scuole infermieristiche della federazione italiana religiose ospedaliere.
- Presidente dell'Ipasvi (Federazione Nazionale Collegi Infermieri professionali) per 15 anni.
- Membro per la formazione infermieristica della Comunità Europea e del Consiglio Superiore di Sanità.
Suor D'Avella ha trascorso cinquant'anni a stretto contatto con un mondo laico, mantenendo sempre un profondo rispetto reciproco. Sottolinea come l'Ipasvi non registri la condizione delle religiose infermiere, che, pur essendo parificate, si sentono diverse e non omologabili.
La Missione dell'Infermiera Religiosa
«Ci deve essere più cuore in quelle mani», afferma suor D'Avella, evidenziando che, sebbene ci possano essere laiche più brave e competenti, è in un luogo di lavoro con un'identità religiosa che il carisma di un'infermiera religiosa può manifestarsi pienamente. Le religiose infermiere vivono l'ospedale come una missione, senza orario e riposo settimanale, versando il proprio stipendio alle responsabili della comunità religiosa.
Conflitti e Vantaggi
Non sono mancati i conflitti, ma le convenzioni con le comunità religiose hanno sempre offerto agli ospedali un vantaggio economico e un rapporto fiduciario, garantendo che i malati fossero assistiti nella loro totalità. Fino agli anni Sessanta, le caposala erano quasi tutte religiose, ruolo che oggi è stato in gran parte assunto dalle laiche. «Eravamo degli eserciti, ora siamo poche ma buone», commenta suor D'Avella.
Rapporto con Medici e Malati
Suor D'Avella descrive un atteggiamento di maggiore deferenza da parte dei medici verso le religiose infermiere, dipendente dalla loro autorevolezza e preparazione. Con i malati, il rapporto è caratterizzato da più rispetto e fiducia, tanto che persone semplici in momenti difficili le hanno chiesto di essere confessate. Per suor D'Avella, oltre alla cura, è fondamentale la difesa dei diritti, lamentando che «non sempre il malato è messo al centro del sistema sanitario e spesso si fa passare un diritto come un privilegio».

La Laicizzazione e le Nuove Sfide Etiche
La laicizzazione della sanità pone nuovi temi, come la bioetica, l'eutanasia e il testamento biologico. Le religiose infermiere rispondono al medico di guardia ma, soprattutto, a Dio. «A Dio e alla propria coscienza», sottolinea suor D'Avella, affermando che «la medicina non è onnipotente e non tutto quello che scientificamente è possibile è eticamente lecito».
L'Ingresso degli Uomini nella Professione Infermieristica
Con la legge del 1971 in Italia, i corsi infermieristici si aprirono anche agli uomini. Suor D'Avella commenta questo cambiamento come l'inizio dell'«arrivismo», poiché fin dall'inizio gli uomini hanno voluto occupare i posti dirigenziali. «Prima i capi erano tutte suore, poi suore e laiche, oggi sono in prevalenza uomini».
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Il Calo delle Religiose Ospedaliere e la Scelta Missionaria
Secondo il libro "Religiose nel mondo della salute" di Angelo Brusco e Laura Biondo (1992), dal 1975 al 1992, il numero delle suore ospedaliere in Italia è passato da 15.234 a poco più di 10.000, con dati in continuo calo dal 1992. Con la laicizzazione delle strutture sanitarie e la nascita dell'infermiere laureato nel 2001, le religiose sembrano preferire l'esercizio della professione infermieristica nelle missioni.
«Trincee con bisogni più urgenti», dichiara suor Emilia Balbinot, ostetrica di 68 anni, di origine brasiliana e appartenente alle Ministre degli Infermi di San Camillo. Dopo essere stata caposala al CTO di Firenze, ha trascorso 26 anni in missione in Kenya. Racconta di aver vissuto in villaggi poverissimi, assistendo nascite in condizioni estreme, tagliando il cordone ombelicale alla luce di una pila elettrica, pensando ogni volta di essere davanti a un tabernacolo che si apre alla vita.
L'Assistenza ai "Mondì Invisibili"
«Quello che facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno» diceva Madre Teresa di Calcutta. Suor D'Avella sottolinea che «ci si guadagna il regno di Dio, che è anche su questa terra, tra chi ha bisogno». Evidenzia che non tutti i malati sono in un letto d'ospedale, riferendosi alla sofferenza morale, al disagio mentale, all'assuefazione all'alcool e alla droga: «Un mondo di invisibili, sofferenti ed emarginati».
Oggi, a 74 anni, suor D'Avella dirige «Il sentiero», un servizio dedicato a persone e famiglie con problemi di alcol e droga.
La Storia dell'Assistenza Sanitaria e il Ruolo del Clero
Antiche Civiltà e Cristianesimo
Indizi di assistenza ai viandanti e ai malati, talvolta legata a magia e sacerdozio, si trovano fin dai tempi antichi in Egitto, Mesopotamia e India. A Gerusalemme esisteva un ospizio per viandanti poveri mantenuto dai Giudei della diaspora. In Grecia, nei templi di Esculapio, si curavano i malati. Presso i Romani, il medico di casa era spesso uno schiavo o un liberto. Il cristianesimo elevò spiritualmente l'assistenza agli infermi, considerandola una delle sette opere di misericordia corporale.
Giustino (II secolo) testimonia le questue domenicali per malati e viandanti. Le Costituzioni Apostoliche (IV secolo) imponevano ai diaconi di visitare i bisognosi. Con la pace costantiniana, l'assistenza si organizzò pubblicamente. Il Concilio di Nicea (325) prescrisse l'istituzione di ospizi presso i monasteri, dando origine a vere e proprie infirmariae. Vescovi come San Basilio il Grande aprirono ricoveri speciali. Ad Alessandria nacquero i primi infermieri (parabolani), e a Roma le prime donne si dedicarono all'assistenza dei malati poveri, tra cui l'imperatrice Placidia e Fabiola.
Ordini Monastici e Ospedalieri
Alla fine del VI secolo, San Basilio creò un ospizio dove servirono le diaconesse. San Benedetto fondò infermerie presso i suoi monasteri, come a Montecassino (509), Subiaco e Salerno, da cui ebbe origine la celebre scuola medica salernitana. Giustiniano nel suo codice fornì dettagli sulle istituzioni d'assistenza nell'Impero Romano alla fine del VI secolo.
Il Concilio di Tours (567) stabilì il principio dell'assistenza regionale e delle case di soccorso. Nell'898 Siena ebbe un ospedale fondato da Sorone ciabattino, e nella seconda metà del IX secolo sorse il primo ordine cavalleresco ospedaliero, Nostra Signora della Scala.

Crociate e Ordini Cavallereschi Ospedalieri
Con le Crociate nacquero gli ordini cavallereschi ospedalieri, inizialmente per assistere i feriti in guerra, poi estendendo la loro opera a tutti i campi dell'assistenza, fondando ospizi e ospedali. Tra questi si ricordano in Terra Santa i Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme (oggi Cavalieri di Malta), i Cavalieri di San Cosma, di Santa Caterina del Sinai, del Santo Sepolcro. In Italia, l'ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro; in Francia i Cavalieri di Sant'Antonio di Viennois, dello Spirito Santo; in Inghilterra i Canonici ospedalieri di San Giovanni Battista; in Spagna gli Infermieri minimi, gli Ospedalieri di Burgos, i Cavalieri di Calatrava, di Alcántara; in Portogallo i Cavalieri dell'ordine di Cristo e in Germania i Cavalieri dell'ordine teutonico.
Molti di questi ordini si sono estinti o hanno perso il loro carattere fondativo, divenendo esclusivamente ordini cavallereschi. Tra quelli che ancora mantengono un carattere di soccorso si annoverano i Cavalieri di Malta, i monaci dell'Ospizio del Gran San Bernardo (fondato nel 962 da San Bernardo da Mentone), la compagnia dei Fatebenefratelli (fondata nel 1540 da San Giovanni di Dio) e i Laici Regolari istituiti da San Camillo de Lellis a Roma nel 1586. Si può affermare che dagli ordini cavallereschi ospedalieri derivò l'assistenza organizzata nei primi grandi ospedali.
L'ordine di Malta edificò ospedali a Gerusalemme, Asti e Taranto. Altri ordini contribuirono alla nascita di ospedali a Lucca e Bologna, mentre per munificenza di papi e signori sorsero ospedali come San Celso a Genova (1185), della Consolazione e San Giacomo a Roma, Sant'Eligio a Napoli (1270) e Santa Maria Nuova a Firenze (1288).
Hôtel-Dieu e Regole Monastiche
In Francia, a Parigi e Lione, sorsero due grandi ospedali pubblici (Hôtel-Dieu) già nel XII secolo, se non nel X, con grandi comunità monastiche ospedaliere. I malati erano assistiti da monaci e suore, che, con spirito di carità, spesso eseguivano i servizi più umili. Queste prime infermiere ospedaliere hanno scritto pagine luminose nei periodi assistenziali primitivi, curando i malati per amore di Dio, in assenza di tecniche razionali.
Con regolamenti simili a quelli dell'Hôtel-Dieu, nel 1150 Guido da Montpellier fondò in Francia un ordine di frati e monache dello Spirito Santo, ai quali Innocenzo III affidò i malati dell'ospedale di Santo Spirito a Roma. Meritano menzione anche gli ospedali di St Thomas e St Bartholomaeus a Londra, agli inizi del XII secolo.
Santi e Innovatori dell'Assistenza
Figure come San Francesco d'Assisi, che pose l'assistenza agli infermi e ai lebbrosi al centro della sua regola, e Santa Caterina da Siena, che si prodigò durante la peste del 1374 e istituì le prime suore infermiere regolari (il Terzo Ordine Domenicano), portarono una nuova luce di amore e carità. Santa Elisabetta, regina d'Ungheria, è ricordata per la sua pietà verso i malati, specialmente i lebbrosi.
Verso il XIV secolo, in Francia e Belgio, nacquero le Beghine, donne che vivevano quasi in comunità e si dedicavano all'assistenza gratuita ai malati, senza voti. Un vero spirito innovatore nelle opere di assistenza fu San Vincenzo de' Paoli, che fondò con regole moderne l'ordine delle Figlie della Carità, diffusosi rapidamente nel mondo cattolico.
Lo Sviluppo Moderno dell'Assistenza Infermieristica
Periodo di Stasi e Nuove Iniziative
Dal 1690 al 1800 si registrò un periodo di stasi. Successivamente, nei paesi protestanti, dove la mancanza di ordini religiosi aveva lasciato gli infermi degli ospedali in mani mercenarie, si iniziarono a tenere letture di tecnica professionale per le infermiere. Nel 1833, il pastore T. Fliedner a Kaiserwerth (Germania) fece rivivere l'antica istituzione delle diaconesse, fondando la prima scuola tecnica per infermiere. In breve tempo, circa diecimila donne, chiamate diaconesse, si dedicarono all'assistenza dei malati.
Nel 1838, la Società degli Amici a Filadelfia fondò una scuola per infermiere sul modello di Kaiserwerth. Una delle allieve, Miss Fry, aprì una piccola scuola in Inghilterra, l'Institution of Nursing Sisters, che richiedeva alle sue allieve sia cultura tecnica che educazione religiosa. Nel 1848, a Londra, fu fondato il primo ordine monastico anglicano per l'assistenza gratuita agli infermi, la Comunità della Casa di San Giovanni.
Florence Nightingale e la Riforma Ospedaliera
Tuttavia, gli ordini religiosi non bastavano più a fronteggiare il crescente numero di malati. Era necessario rinnovare l'organizzazione degli ospedali. Florence Nightingale, attraverso anni di studio e pratica ospedaliera (in parte anche a Kaiserwerth), acquisì una profonda comprensione tecnica e morale del complesso problema dell'assistenza ai malati. Le regole da lei dettate sono ancora oggi la base fondamentale di ogni istituzione ospedaliera.
Nacquero le scuole-convitto dove, in tre anni di internato, si praticava uno studio severo e un continuo esercizio di elevazione spirituale. America, Germania, paesi scandinavi, e successivamente Giappone, Australia, Siam e India adottarono il suo sistema, che ha rinnovato e tecnicamente educato la figura dell'infermiera ospedaliera del Medioevo.

Sviluppo delle Scuole Infermieristiche in Italia
In Italia, la prima scuola-convitto per infermiere (Croce Azzurra) fu fondata a Napoli nel 1883. Seguirono l'apertura della Scuola di San Gregorio al Celio a Roma nel 1908, la Scuola Regina Elena (con direzione inglese) al Policlinico di Roma nel 1909, la Vettor de Marchi a Milano nel 1910 e altre scuole minori. Dopo la guerra, la Croce Rossa Italiana, adottando l'esperienza di altri paesi, fondò a Roma la prima Scuola-convitto, seguita da simili istituzioni a Milano, Bari, Napoli e Bologna.
Qualità e Competenze dell'Infermiera Moderna
Una buona infermiera deve possedere robustezza fisica e morale, una conoscenza precisa delle nozioni teoriche e pratiche indispensabili per assistere bene un malato, diligenza e obbedienza assoluta alle prescrizioni mediche, esattezza nel prendere nota di tutto ciò che deve essere registrato e massima cura del materiale sanitario. Deve inoltre prestare attenzione e accuratezza nel seguire il comportamento del malato e il decorso della malattia, conservando, se necessario, i materiali da analizzare. Salvo casi speciali, il sonno del malato non deve essere interrotto per la somministrazione di medicine, e il paziente deve essere circondato da quiete e silenzio.
Fermezza, dolcezza e pazienza sono doti spirituali essenziali per affrontare il dolore con calma e serenità, imponendosi con bontà anche ai malati indocili o ingrati, conquistandone la fiducia. L'infermiera deve comprendere e quasi intuire i desideri del malato, senza ostentare cognizioni tecniche o formulare giudizi diagnostici o prognostici. Non deve considerarsi la supplente del medico, ma l'aiuto che attua, momento per momento, quanto prescritto, in silenzio, con ordine, precisione e con quel senso di profonda e cosciente bontà che si desidererebbe da chi dovesse assistere una persona cara.
L'infermiera deve essere un modello di pulizia e ordine: vestiti impeccabilmente lindi e comodi, scarpe bianche con suole di gomma, capelli coperti da velo o cuffia, mani pulite, unghie corte. Il luogo del malato deve essere ben illuminato e aerato, con ogni cosa al suo posto e tutti i rifiuti allontanati. È fondamentale la pulizia quotidiana del corpo del malato, anche nelle malattie più gravi, con particolare attenzione a viso e mani al mattino. La bocca deve essere detersa al mattino e dopo i pasti con soluzioni appropriate. Per prevenire le piaghe da decubito, si devono eseguire metodicamente frizioni di alcool canforato su dorso e regioni sacro-iliache.
Assistenza Civile, Pubblica e Domiciliare
In molte città d'Italia esistono società private di pubblica assistenza per il pronto soccorso e il trasporto di feriti e malati civili di qualsiasi condizione sociale, come la Croce Bianca, la Croce Verde, la Croce d'Oro e la Misericordia a Firenze, che svolgono un'opera meritoria ma potrebbero agire meglio se coordinate. L'assistenza domiciliare all'estero e in molte città italiane è svolta dalle assistenti sanitarie, infermiere specializzate in studi igienico-sociali-sanitari dopo un corso biennale teorico-pratico in scuola-convitto. A Roma, Firenze, Torino, le assistenti sanitarie sono stipendiate dal comune e collaborano con il medico condotto a domicilio e negli ambulatori. In altre città, queste figure dipendono da appositi comitati di beneficenza. Alcune assistenti sanitarie, dopo aver seguito corsi di malariologia, operano in zone malariche.
Il Ruolo dei Frati e dei Sacerdoti nell'Assistenza
La cura e l'assistenza, specie per gli anziani e i malati all'interno delle comunità religiose, sono profondamente radicate nella tradizione. Nel 1969, una comunità di suore ha avviato il servizio presso un'infermeria francescana, un "sogno accarezzato da un secolo". La regola dei frati francescani recita: «Se uno di essi cadrà malato gli altri frati lo devono servire» e «ovunque sono e si incontreranno i frati, si mostrino familiari fra loro reciprocamente». San Francesco stesso invocava i suoi "fratelli e figli carissimi" a non rincrescersi di affaticarsi per la sua malattia, promettendo ricompense divine.
Attualmente, le francescane elisabettine continuano a operare in strutture come Casa Maran e le Cucine Economiche Popolari a Padova, dove si ritrovano insieme a madre generale, provinciale, familiari, sacerdoti, operatori e volontari. Casa Santa Chiara a Padova, nata nel 1994, accoglie malati di Aids, con 21 professionisti, 2 medici e una psicologa. Suor Chiara e suor Lia, elisabettine, evidenziano la "sinergia" con ospiti e parenti, dedicandosi all'aspetto spirituale e umano, mentre l'aspetto clinico è seguito da personale preparato.
La Preghiera e la Presenza del Clero negli Ospedali
L'assistenza spirituale è una componente fondamentale. Il clero mantovano, con frati, suore, preti e diaconi, organizza staffette di preghiera e adorazione per medici, infermieri e tutto il personale sanitario, riconoscendoli come il "buon samaritano" che fascia le ferite. Don Michele, cappellano nell'Ospedale San Bortolo a Vicenza, ha accolto questa "nuova missione con trepidazione e gratitudine". In ospedale, si incontra chi ha bisogno di attenzione, cura, ascolto e comprensione. Essere prete in ospedale è un "dono" che aiuta a maturare in umanità e fede, mettendo in discussione fragilità e limiti, facendolo sentire "compagno di viaggio".
L'Infermeria della Custodia di Terra Santa
Nel cuore della Città Vecchia di Gerusalemme, all'interno del convento di San Salvatore, si trova l'Infermeria della Custodia di Terra Santa, un luogo di cura e accoglienza per i frati anziani e malati della comunità francescana. Edificata nella sua forma attuale nel 1955 e rinnovata radicalmente nel 2009, la struttura ospita frati provenienti da tutte le regioni della Custodia, garantendo assistenza medica e infermieristica 24 ore su 24, anche grazie alla collaborazione con l'Ospedale San Giuseppe di Gerusalemme e al supporto delle suore francescane di Sant'Elisabetta.
L'11 febbraio, in occasione della Giornata Mondiale del Malato, la comunità del convento di San Salvatore celebra un momento di riflessione e testimonianza all'interno dell'Infermeria. Fr. Jad Sara, Direttore dell'Infermeria, enfatizza l'importanza di «prendersi cura del nostro fratello malato», un comando radicato nella spiritualità francescana. L'Infermeria dispone di 15 posti letto, attualmente occupati da otto frati anziani e fragili, assistiti con dedizione da personale infermieristico, medici e dodici infermieri. Nonostante non abbia strumenti paragonabili a un grande ospedale, è dotata di attrezzature di base per il monitoraggio e la cura, inclusi strumenti per la misurazione della pressione arteriosa e due stanze per la terapia intensiva. La convenzione con l'Ospedale San Giuseppe garantisce servizi medici supplementari e visite regolari.
La fede cristiana permea ogni gesto di assistenza: la cura dei malati non riguarda solo il corpo, ma coinvolge spirito e dignità personale. La giornata in Infermeria si apre con la Santa Messa e prosegue con la recita del Rosario, momenti che aiutano i frati a ritrovare serenità e speranza. Fr. Jad sottolinea che «la preghiera è la chiave della pazienza». Prendersi cura dei malati e dei sofferenti è, per i frati della Custodia, un atto di concreta carità e testimonianza del Regno di Dio, rivivendo le parole di San Francesco e del Vangelo.
I frati anziani e malati, dopo una vita dedicata al servizio, sono accolti e curati nelle Infermerie, ricevendo terapie, visite mediche e fisioterapia. Un pranzo comunitario precede un periodo di riposo, lasciando ai frati l'autonomia di decidere come occupare il loro tempo.