Il Beato Lazzaro Devasahayam Pillai: Storia di Fede e Martirio

La storia del Beato Lazzaro Devasahayam Pillai (nato Nilakandan Pillai), martire della fede cristiana in India, è un esempio di conversione radicale e di incrollabile testimonianza. Egli nacque a Nattalam, nel distretto di Kanyakumari dello stato indiano del Tamil Nadu, il 23 aprile 1712, da Vasudevan Namputhiri, un bramino, e Devani Amma, della casta Nair. Appartenente all'alta casta dominante Nair, fu anche chiamato 'pillai' e fin da giovane fu educato da tutori, raggiungendo un notevole livello di preparazione culturale. Conosceva le lingue tamil e malayam ed era esperto nell'arte della guerra.

Le Origini e la Carriera di Nilakandan Pillai

La sua carriera iniziò al servizio di Marthanda Varma, maharaja di Travancore, come alto funzionario della sua corte e assistente di grande importanza presso il tempio induista. Si sposò con una giovane di nome Bhargaviamma, appartenente al suo stesso ceto sociale.

Un evento cruciale della sua vita fu l'incontro con Eustachius Benedictus De Lannoy, un ufficiale cattolico neerlandese, catturato nel 1741 durante la battaglia di Colachel, quando l'esercito olandese cercava di espandere la propria influenza sulle coste del Regno di Travancore. Il re Marthandavarma lo sconfisse presso il porto di Colachel e, riconoscendo in De Lannoy un esperto stratega militare e un valente guerriero, lo arruolò nel proprio esercito nominandolo in seguito generale, con l'incarico di modernizzare le truppe e costruire fortificazioni, come Udayagiri.

Le continue disgrazie nella famiglia di Nilakandan, culminate con la perdita dei suoi beni a causa di una cattiva amministrazione, divennero occasione di condivisione delle sofferenze con De Lannoy. Quest'ultimo, notando la sua tristezza e la preoccupazione di perdere il rispetto sociale, tentò di consolarlo narrandogli le storie di sofferenza di Giobbe, uomo giusto, descritte nella Bibbia. Questi racconti impressionarono profondamente Nilakandan, tanto da manifestare il suo desiderio di diventare cristiano.

La Conversione al Cristianesimo

La conversione al cristianesimo era tuttavia osteggiata dal re Marthandavarma, che perseguitava tutti i cristiani, in particolare quelli appartenenti alle classi superiori, per evitare ulteriori conversioni. De Lannoy, conoscendo le nefaste conseguenze di tale scelta per il suo amico, ebbe molte esitazioni nell'aiutarlo. Nonostante ciò, Nilakandan fu presentato a Padre Giovanni Battista Buttari, un missionario gesuita, che divenne suo amico e consigliere spirituale e lo seguì per nove mesi di catecumenato.

Il 14 maggio 1745, Padre Buttari battezzò Nilakandan con il nuovo nome di Devasahayam, corrispondente al biblico Lazzaro, che significa “aiuto di Dio”. Al momento del battesimo, Devasahayam dichiarò: «Nessuno mi ha costretto a venire, sono venuto dalla mia propria volontà. Conosco il mio cuore: Egli è il mio Dio. Ho deciso di seguirLo e lo farò per tutta la mia vita».

Ritratto del Beato Lazzaro Devasahayam Pillai

L'Opera di Evangelizzazione e l'Inizio della Persecuzione

Dopo il battesimo, Devasahayam fu molto felice e incominciò una grande opera di evangelizzazione per promuovere la fede in Gesù Cristo. La sua predicazione si focalizzava sull'uguaglianza di tutti i popoli, il superamento delle caste e l'amicizia con gli intoccabili delle classi più umili, cosa proibita per una persona di casta elevata. Molte persone, inclusa sua moglie, chiesero di ricevere il sacramento del battesimo, diventando cattolici di rito latino.

La conversione di un ministro del re fu ritenuta un tradimento e un pericolo per la solidità dello stato induista indiano. Il suo primo rifiuto di adorare gli dei indù del palazzo e di prendere parte alle tradizionali feste religiose irritò molto gli ufficiali, che non tolleravano la sua predicazione. I bramini della corte e i membri della casta Nair cominciarono a muovere false accuse contro Devasahayam, accusandolo di tradimento e di disprezzo verso gli usi religiosi, gli dèi, i bramini e il re.

Su insistenza degli ufficiali di palazzo, il re ordinò l'arresto di Devasahayam, che fu catturato il 23 febbraio 1749. Il re gli chiese di abbandonare la sua nuova fede e di osservare i costumi del sistema delle caste, altrimenti sarebbe stato punito. Tutti gli sforzi del re risultarono vani, e Devasahayam rimase fermo nella sua nuova fede, rifiutandosi di abbandonare Gesù Cristo.

Le Torture e la Prigionia

A seguito dei ripetuti e inutili tentativi di fargli abiurare la fede cristiana, il re ordinò che Devasahayam venisse torturato a lungo pubblicamente, come monito per coloro che pensavano di convertirsi al cattolicesimo. Per tre anni, Lazzaro subì svariate umiliazioni e crudeli torture.

Fu rinchiuso in una cella strettissima, incatenato e poi esposto in modo ignominioso e straziante attraverso il regno. Per sedici giorni fu portato lungo le vie della capitale del regno seduto su un bufalo, cavalcatura di Yama (divinità induista della morte), con indosso ridicole corone di "fiori della corona" (collegati a Shiva) e accompagnato dal suono dei tamburi. Veniva regolarmente picchiato in pubblico con bastoni e spine; gli mettevano polvere di peperoncino sulle ferite per aumentare il dolore e le sofferenze, e lo costringevano a stare in mezzo ad insetti nocivi. Fu costretto a camminare per molti chilometri sotto il sole cocente, con le mani e i piedi incatenati.

Illustrazione delle torture subite da Lazzaro Devasahayam Pillai

Successivamente, gli ufficiali vollero intensificare le sue sofferenze portandolo in un posto chiamato Peruvilai, dove lo consegnarono ai carnefici. Lì fu legato strettamente ad un albero, impedendogli così di sedersi o sdraiarsi. All’aperto, sotto il sole cocente, la pioggia o il vento, soffrì la fame per sette mesi. Nonostante tutto, Lazzaro non smise di pregare, di predicare e di raccontare la Passione di Cristo. Accettò ogni cosa felicemente e offrì tutto per la gloria di Dio. In mezzo a tutte queste sofferenze, la sua fede in Gesù non fu mai scossa ed egli rimase fedele alla fede cristiana. Trasformò quel luogo in un'oasi di preghiera e di comunione con Dio, evangelizzando e persino ricevendo l'Eucaristia in modo clandestino.

A Peruvilai, una grande folla cominciò a recarsi presso di lui ogni giorno per ricevere le sue benedizioni e preghiere, e i soldati stessi cominciarono a essere gentili con lui, suggerendogli persino di fuggire. Fu poi esiliato ai confini del regno, in un luogo chiamato Aralvaimozhy (o Aral Kurusady), dove le torture continuarono, e la sua salute divenne precaria a causa delle continue sofferenze, delle catene e della fame. Tuttavia, anche lì la fama della sua presenza si diffuse e il popolo accorreva per ascoltare le sue parole, incoraggiando i cristiani e istruendo gli induisti nella fede cattolica.

Il Martirio

Il 14 gennaio 1752, gli ufficiali ricevettero l’ordine speciale e segreto da parte del re di ucciderlo. Devasahayam fu svegliato prima della mezzanotte e, non essendo più in grado di camminare, i soldati lo portarono a spalla come un animale su una collinetta nella foresta di Aralvaimozhy. Per l’ultima volta, chiese ai soldati un po’ di tempo per pregare. Nel mezzo della notte, si inginocchiò sulla roccia e si abbandonò completamente al Signore per un quarto d’ora.

Quando finì di pregare, chiese ai soldati di fare il loro dovere. Essi gli spararono tre volte e Devasahayam cadde sulla roccia gridando: “Gesù, salvami!”. Quindi, per assicurarsi che morisse, spararono altri due colpi. Gli aguzzini gettarono il suo cadavere nella foresta, sui contrafforti montani di Kattadimalai, allo scopo di distruggere ogni prova della sua uccisione, sperando che venisse divorato dalle belve. Tuttavia, la fama di santità e di martirio circondò subito Lazzaro.

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Il Processo di Beatificazione e Canonizzazione

In virtù della fama di martirio del Servo di Dio Devasahayam, largamente diffusa in India, fu iniziata la sua Causa di beatificazione. Già nel 1780, Kariattil Ouseph Malpan inoltrò una richiesta alla Santa Sede per la sua canonizzazione. Tuttavia, il processo formale fu avviato solo nei primi anni del ventunesimo secolo dalla diocesi di Kottar e dalla Conferenza Episcopale Indiana. La Santa Sede concesse il nulla osta il 22 dicembre 2003, e il processo diocesano si svolse a Kottar dal 3 luglio 2006 al 7 settembre 2008. Sebbene alcuni storici indù misero in dubbio l'effettiva persecuzione contro i cristiani nel regno di Travancore, i consultori storici il 15 novembre 2011 riconobbero le prove raccolte come sufficienti e affidabili per la dimostrazione del presunto martirio. Il 7 febbraio 2012, il congresso peculiare dei consultori teologi si pronunciò a favore dell’effettivo martirio in odio alla fede, attestando sia l'odium fidei da parte dei persecutori sia l'accettazione da parte del Servo di Dio.

Papa Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto super martyrio il 28 giugno 2012. La sua beatificazione si è svolta il 2 dicembre 2012 a Nagercoil, presso Kottar, al Carmel Higher Secondary School Campus, nel terzo centenario della sua nascita. Il rito fu presieduto dal cardinal Amato come delegato del Santo Padre.

Per la sua canonizzazione, come riferisce il sito della Congregazione delle Cause dei Santi, fu preso in esame un fatto avvenuto in India nel 2013: una donna, di religione cattolica, ottenne la rianimazione di un feto alla ventesima settimana dopo aver bevuto acqua attinta dal pozzo di Nattalam, luogo di nascita del Beato Lazzaro, al quale era molto devota, e aver continuato a pregare. L'attività cardiaca fetale fu accertata da successive ecografie. Il 5 dicembre 2019, il congresso speciale dei consultori teologi si espresse positivamente su questo miracolo. Infine, il 25 novembre 2021, papa Francesco ha riconosciuto il miracolo avvenuto per sua intercessione, aprendo la strada alla sua canonizzazione, che è stata celebrata dallo stesso pontefice in Piazza San Pietro il 15 maggio 2022, unitamente ad altri nove nuovi santi.

Il Beato Lazzaro Devasahayam Pillai è il primo laico indiano, sposato e padre di famiglia, ad essere proclamato santo. La sua festa si celebra il 14 gennaio, giorno del suo ingresso in cielo.

Nota sul Beato Lázaro Tiersot

Il testo fornito include un breve riferimento a un altro Beato chiamato Lázaro Tiersot. Egli fu martirizzato durante la Rivoluzione francese e fu beatificato da Giovanni Paolo II nel 1995. Nonostante il nome simile, Lázaro Tiersot è una figura distinta dal Beato Lazzaro Devasahayam Pillai e il presente articolo si concentra sulla vita e sul martirio di quest'ultimo, per il quale sono state fornite le informazioni dettagliate.

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