Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, è una figura centrale della Curia Romana, la cui carriera diplomatica e il cui ruolo nelle riforme di Papa Francesco sono stati spesso oggetto di discussione e, talvolta, di controversia. Dalla sua nomina a Segretario di Stato all'età di cinquantotto anni - il più giovane dopo il Cardinale Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII - ha ricoperto un ruolo chiave in numerosi dossier diplomatici e curiali, suscitando reazioni variegate.

Carriera Diplomatica e Visione della Chiesa
La carriera diplomatica di Parolin ha avuto origine nei primi anni del suo sacerdozio, influenzando decisamente le sue modalità di intendere la Chiesa e il mondo. Alla fine del pontificato di Giovanni Paolo II e all’inizio di quello di Benedetto XVI, Parolin è stato il principale negoziatore della Santa Sede con Israele, Vietnam e Cina. Come sottosegretario, ha guidato gli sforzi vaticani per superare lo stallo con Israele riguardo all’accordo del 1993, che stabiliva relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Ha avuto maggiore successo nell’approvare e implementare il Trattato di Non Proliferazione Nucleare e nel cercare una soluzione diplomatica al programma nucleare iraniano.
La sua accessibilità è stata particolarmente apprezzata durante il pontificato di Benedetto XVI, quando le comunicazioni tra la Santa Sede e i diplomatici stranieri a Roma erano complesse. Documenti riservati pubblicati da WikiLeaks rivelano che, nei primi quattro anni del pontificato di Benedetto, il suo nome appariva nei cablogrammi diplomatici con una frequenza maggiore rispetto a quella dell’allora Segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone. Ha inoltre contribuito a spianare la strada per l’instaurazione di relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Vietnam, compiendo anche diversi viaggi in Corea del Nord.
Prima di essere richiamato a Roma nel 2014 come Segretario di Stato, l’arcivescovo Parolin ha guidato la Chiesa in Venezuela durante gli ultimi anni turbolenti della presidenza di Hugo Chávez, affrontando la sua ostilità verso la Chiesa. Dopo la sua nomina, la rivista L’Espresso scrisse: “Dalla Siria al Libano all’Iran. Dal Medio Oriente a Cuba, dalla Cina a Timor Est e al Venezuela, non c’è uno scacchiere in cui monsignor Parolin non dimostri di sapersi muovere e di sapere ragionare sui grandi scenari”.
All’inizio del suo mandato, Parolin fu nuovamente chiamato a usare le sue capacità di mediazione in Venezuela quando, nel 2014, il successore di Chávez, il Presidente Nicolás Maduro, lo invitò a mediare i colloqui tra il governo e l’opposizione. Nel dicembre 2014, Parolin e il segretario di Stato americano John Kerry concordarono di trovare “soluzioni umanitarie adeguate” per i reclusi del centro di detenzione di Guantánamo, e nel 2014 il Cardinale ebbe maggiore successo nel permettere alla Santa Sede di svolgere un ruolo centrale nel ristabilire le relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cuba, su iniziativa di Papa Francesco.
Secondo Parolin, “dialogo” e “incontro” sono due degli obiettivi principali della politica diplomatica vaticana. Per lui, “la ragione per cui la Santa Sede ha un corpo diplomatico è per adoperarsi per la pace. La diplomazia vaticana si occupa del bene comune dell’umanità”. Sostiene che “la diplomazia deve avere il bene dell’umanità come scopo” e che essa non ha “interessi di potere, né politici, né economici, né ideologici”. Il Cardinale italiano ha una visione della diplomazia vaticana che si avvicina a quella del Cardinale Agostino Casaroli, promotore della strategia dell'Ostpolitik durante il pontificato di San Paolo VI e Giovanni Paolo II, basata su collaborazione pragmatica e compromesso.
Posizione sulla Liturgia Tradizionale e *Traditionis Custodes*
Una delle aree di maggiore dibattito riguarda la posizione del Cardinale Parolin sulla liturgia tradizionale. Ha trasmesso un messaggio ai vescovi francesi per conto di Papa Francesco riguardo al controverso motu proprio *Traditionis Custodes* del 2021, che ha imposto severe restrizioni alla Messa Tradizionale in Latino. Tuttavia, secondo alcune fonti, il Cardinale avrebbe chiarito in privato di essere fermamente contrario alla liturgia tradizionale, sostenendo pienamente *Traditionis Custodes* e avendo avuto un “ruolo chiave” nella sua creazione. Considera il motu proprio come parte di un “ritorno al ‘vero’ Concilio” e lo collega ad altre riforme di Papa Francesco, come *Amoris Laetitia*.
Questo allineamento con la visione di Papa Francesco per un’implementazione più completa di una specifica idea del Vaticano II riflette l’ecclesiologia del Cardinale, che vede il Concilio come centrale per un nuovo paradigma di una Chiesa pienamente globalizzata che incorpora diverse lingue ed estende la propria influenza oltre l’Europa. Secondo numerose fonti, il Cardinale Parolin avrebbe detto in una delle sessioni in cui si discuteva il sondaggio alla base del motu proprio: “Dobbiamo porre fine a questa Messa per sempre!” sebbene ciò non sia stato verificato in maniera indipendente. Inoltre, avrebbe lamentato, in un incontro del gennaio 2020 presso l’allora Congregazione per la Dottrina della Fede, che il *Vetus Ordo* fosse popolare tra i giovani, e si sarebbe lamentato del fatto che gli istituti ex-Ecclesia Dei si rifiutassero di accettare il cambiamento e non volessero concelebrare.
Nel giugno 2024, è emerso che il Cardinale Parolin stesse sostenendo restrizioni ancora più severe, forse persino un divieto totale sulla Messa tradizionale, affiancato dal prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, il Cardinale Claudio Gugerotti, e dal nunzio apostolico a Parigi, l’arcivescovo italiano Celestino Migliore.

Accordo con la Cina
Il complicato accordo con la Cina, negoziato dal Cardinale Parolin, è stato duramente criticato da più parti fin dal 2018. In particolare, il Cardinale di Hong Kong Joseph Zen ha definito il Cardinale veneto “bugiardo, sfacciato e audace” in risposta a un suo discorso tenuto a Milano nell’ottobre 2020, accusandolo di aver svenduto la Chiesa al governo cinese, noncurante delle persecuzioni subite dai cattolici in Cina. L'accordo, provvisorio, è stato siglato nel 2018 e rinnovato nel 2020, nel 2022 e nel 2024.
Nonostante il dialogo aperto, la Cina ha “forzato” alcune situazioni, come nel 2023, quando annunciò la decisione unilaterale di trasferire il vescovo Giuseppe Shen Bin dalla diocesi di Haimen a quella di Shanghai, il cui ausiliare era agli arresti domiciliari dal 2012 per aver rifiutato di rimanere nell’Associazione Patriottica. Papa Francesco decise successivamente di “sanare” la nomina, ma la frattura rimaneva. Durante la sede vacante, le autorità cinesi hanno proceduto alla nomina di nuovi vescovi, rafforzando la posizione di quanti hanno criticato l’accordo sino-vaticano per la nomina dei vescovi, sottolineando che la Santa Sede abbia “svenduto” i cattolici cinesi.

Scandalo Immobiliare di Londra
Una delle controversie più note che ha coinvolto il Cardinale Parolin riguarda l'investimento finanziario immobiliare al centro di un'inchiesta giudiziaria in Vaticano. Riguardo all’acquisto di un palazzo di pregio a Londra, Parolin ha dichiarato pubblicamente che l’operazione era “piuttosto opaca”, aggiungendo: “Ora non entriamo nei dettagli, ora si sta cercando di chiarire”. L’acquisto è stato fatto proprio dalla Segreteria di Stato, che è al centro dell’indagine con tre dei cinque dipendenti vaticani indagati.
In risposta, l’allora Cardinale Becciu ha replicato: “Perché dovrebbero essere opache? Anzitutto è prassi che la Santa Sede investa nel mattone, l’ha fatto sempre: a Roma, a Parigi, in Svizzera e anche a Londra. Pio XII fu il primo ad acquistare degli immobili a Londra. Ci è stata avanzata la proposta di questo storico ed artistico palazzo e quando fu fatta e realizzata non c’era niente di opaco. L’investimento era regolare e registrato a norma di legge”.
A conclusione del procedimento sulla gestione dei fondi della Santa Sede, Parolin è intervenuto con una lettera, confermando l’istanza della Segreteria di Stato di perseguire e punire tutti i reati e ribadendo la sua posizione come parte offesa. L'avvocato Paola Severino, parte civile della Segreteria di Stato, ha definito la vicenda “dolorosa”, dove i primi ad essere “ingannati” sono stati il Cardinale Parolin e il sostituto monsignor Edgar Peña Parra.

Incontri Controversi e Massoneria
Nel giugno 2018, il Cardinale Parolin suscitò controversie partecipando al riservato Bilderberg Meeting, noto per la sua agenda globalista. Ancora più significativa è stata la testimonianza di Giuliano Di Bernardo, già Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia e fondatore della Gran Loggia Regolare d’Italia. Durante un’udienza del 2019 nell’ambito del processo contro la ’Ndrangheta calabrese, Di Bernardo dichiarò di aver incontrato Parolin nel 2002 e che “nacque un rapporto di collaborazione e di stima. Insieme abbiamo riflettuto sui destini dell’umanità”.
Alla domanda su cosa pensasse Parolin della massoneria e dell’esoterismo, Di Bernardo rispose: “Non ha un atteggiamento negativo e ostile”. Poco prima del Conclave del 2025, Di Bernardo dichiarò a Il Fatto Quotidiano di sperare che Parolin venisse eletto Papa, affermando: “Se c’è un barlume di razionalità nella Chiesa, deve essere eletto Parolin. In questo modo, la Chiesa può avere ancora speranza di resuscitare”. Ricordando l’incontro, Di Bernardo raccontò che tra lui e il futuro Segretario di Stato vaticano “è nata subito un’intesa e completa affinità elettiva, tanto è vero che abbiamo collaborato a diversi progetti”.
Accuse di Copertura di Abusi Sessuali
In prossimità di un Conclave, il Cardinale Parolin è stato oggetto di pesanti accuse da parte dell’associazione statunitense BishopAccountability.org, che si occupa di contrasto agli abusi nel mondo ecclesiastico. Anne Barrett Doyle, una dei leader dell'organizzazione, ha presentato un dossier secondo cui la Segreteria di Stato non avrebbe fornito molte delle informazioni richieste negli anni, facendo così “ostruzione alla giustizia”.
Doyle ha dichiarato: “Se il Cardinale Parolin diventasse Papa, avremmo un abile custode di segreti alla guida della Chiesa cattolica e credo che ogni speranza di trasparenza sugli abusi sessuali sarebbe completamente distrutta”, aggiungendo: “Nessun funzionario ecclesiastico al mondo ha trattenuto tanti documenti sugli abusi... quanto il Cardinale Parolin”. Queste accuse, giunte pochi giorni prima del Conclave, sono state definite sospette da alcuni osservatori, anche perché la responsabilità delle segnalazioni e denunce di abusi ricade sulla Congregazione per la Dottrina della Fede.
È stato però evidenziato che Parolin, sul tema abusi, ha supportato il rapporto McCarrick sul Cardinale arcivescovo di Washington accusato di abusi, nonché l’implementazione delle nuove misure disciplinari.

Posizione sul Conflitto Israele-Hamas
In occasione del secondo anniversario del massacro del 7 ottobre, il Cardinale Pietro Parolin ha condannato l'attacco terroristico di Hamas definendolo un “massacro indegno e disumano”, ma ha anche criticato la risposta militare israeliana definendola sproporzionata e ha espresso preoccupazione per la situazione umanitaria a Gaza, invitando a includere i palestinesi nei processi di pace. Queste dichiarazioni hanno provocato una dura reazione da parte dell'ambasciata israeliana presso la Santa Sede, che ha accusato Parolin di creare un’“equivalenza morale” problematica tra l'attacco genocida di Hamas e il legittimo diritto di Israele all'autodifesa.
Israele ha sottolineato che non c'è parità morale tra uno Stato democratico che protegge i propri cittadini e un'organizzazione terroristica e ha invitato il Vaticano a fare una netta distinzione nelle dichiarazioni future, criticando anche il fatto che Parolin abbia trascurato il rifiuto di Hamas di rilasciare gli ostaggi e di fermare la violenza. A rafforzare la posizione del Cardinale è intervenuto Papa Leone XIV, dicendo che quella di Parolin è l'opinione della Santa Sede.
Il Cardinale ha espresso solidarietà e sostegno al popolo palestinese anche prima del 7 ottobre 2023, richiamando la necessità di un percorso di pace basato sulla soluzione dei “due popoli e due Stati” e riconoscendo ufficialmente da circa dieci anni lo Stato di Palestina. Ha ribadito più volte la necessità di coinvolgere i palestinesi nelle decisioni sul proprio futuro e ha manifestato preoccupazione per la situazione umanitaria nella Striscia.
Riforme della Curia e Ruolo Politico
Il Cardinale Parolin è un fermo sostenitore delle ampie riforme della Chiesa promosse da Papa Francesco, dichiarando che sono necessari preghiera, pazienza e discernimento per determinare come le riforme dovranno continuare e “cosa rendere istituzionale”. Richiamando l’espressione latina *Ecclesia semper reformanda*, ha affermato che “la Chiesa ha sempre bisogno di riforma”. Sebbene abbia mantenuto un profilo pubblico discreto riguardo alla riforma della Curia Romana, Francesco ha fatto affidamento su di lui.
Secondo il vaticanista italiano Andrea Gagliarducci, Parolin avrebbe aiutato la Segreteria di Stato a riconquistare il proprio ruolo di guida e coordinamento della Curia Romana, fungendo anche come una sorta di “regolatore” delle riforme di Papa Francesco, con Parolin che emette decreti Papali (*rescripta*) a nome del Papa. Sotto la sua supervisione, la Segreteria di Stato esercita un’influenza diplomatica maggiore, separando nettamente le iniziative pastorali da quelle diplomatiche e privilegiando il pragmatismo. Nel 2017, Papa Francesco ha riorganizzato la Segreteria di Stato istituendo una “Terza Sezione” per manifestare “l’attenzione e la vicinanza” del Papa nei confronti del personale diplomatico, estendendo l’influenza di Parolin.
Tuttavia, il lavoro di mediazione pubblica è stato sottratto alla Segreteria di Stato quando Papa Francesco ha assegnato al Cardinale Matteo Zuppi il ruolo di mediatore tra Russia, Ucraina e Stati Uniti a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina nel febbraio 2022. Nel 2014, Parolin inviò una lettera a tutti i capi dei dicasteri vaticani, notificando l’immediata cessazione di nuove assunzioni, aumenti salariali e straordinari, nel tentativo urgente di ridurre i costi e compensare i deficit di bilancio.
Prospettive Future e Papabilità
Il nome del Cardinale Pietro Parolin è spesso menzionato tra i favoriti per la successione pontificia. È emerso come favorito per l’elezione a pontefice già da tempo ed è tutt’ora considerato uno dei più papabili. Rappresenta un profilo conciliante, grazie alle sue capacità diplomatiche, moderazione e conoscenza dei meccanismi curiali. Tuttavia, l’essere stato Segretario di Stato di Papa Francesco lo espone alle critiche mosse riguardo al governo della Chiesa in questi anni.
Secondo diverse analisi, Parolin potrebbe contare su circa 40-50 voti in un Conclave, un numero elevato ma insufficiente per l’elezione, che richiede i due terzi. Le questioni della Cina e degli abusi sessuali sono tra i temi che potrebbero dividere il Conclave e influenzare i voti in maniera decisiva. In questi giorni, le Congregazioni generali hanno affrontato la “ferita aperta” degli abusi nella Chiesa, mentre la questione cinese è un nodo ancora aperto.
Nonostante le voci e le accuse, la sua posizione di favorito rimane solida, tanto che la notizia di un suo presunto malore, poi smentita, è stata interpretata come un segno della sua importanza e della rivalità in atto. Molti osservatori suggeriscono che Parolin è temuto al punto da diventare oggetto di disinformazione, mentre altri ritengono che goda della protezione della Sala Stampa Vaticana.
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