Sacerdoti e la Realtà dell'Inferno: Una Verità Riscoperta

Per secoli, le parole “peccato” e “Inferno” hanno risuonato con forza dai pulpiti, sono state meditate nell’esame di coscienza e hanno segnato la vita quotidiana dei cristiani come verità indiscutibili. Ma oggi qualcosa è cambiato. Molti cattolici - anche praticanti - vivono come se l’Inferno non esistesse e come se il peccato fosse un concetto superato, soggetto a interpretazioni personali. Questo articolo è un invito a guardare in faccia queste realtà - senza paura, ma con un cuore aperto alla verità che libera (cfr. Gv 8,32).

Il mondo moderno vuole vivere senza conseguenze, ma la fede cristiana non è un anestetico - è un incontro con la verità. Riscoprire il senso del peccato e dell'Inferno non è regressione, ma cammino verso la libertà. Solo chi vede l’abisso riconosce il valore del ponte, e Cristo è quel ponte.

La Perdita del Senso del Peccato e dell'Inferno Oggi

Oggi, ci si chiede perché sia accaduto tutto questo e quali siano le conseguenze sulla vita spirituale e sulla salvezza eterna. Molti hanno perso il senso del peccato, inteso non solo come “fare qualcosa di sbagliato” o una regola ecclesiale inventata, ma come una realtà che compromette la relazione con Dio.

Ci sono peccati veniali, che indeboliscono l’amore senza distruggerlo, e peccati mortali, che cancellano la grazia santificante e - se non pentiti - conducono alla dannazione eterna. Tuttavia, oggi si tende a considerare il peccato in modo diverso a causa di fattori come il relativismo morale, per cui “tutto è relativo” e anche il peccato diventa soggettivo, e lo psicologismo moderno, che tende a sostituire la responsabilità personale con spiegazioni psicologiche.

L'Insegnamento della Chiesa sull'Inferno

Cosa non ha detto Gesù (e cosa ha detto)

Gesù Cristo non ha detto che va all’inferno “chi proprio odia”. Se così fosse, l'obiezione secondo cui nel ricco epulone della parabola di Lazzaro c'era ancora qualche sentimento sarebbe valida. Invece, ha detto: “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli.”

L'Inferno è una realtà rivelata da Dio, e Gesù ne ha parlato più del Paradiso. L'idea diffusa che Dio sia così “misericordioso” da non punire mai non è vera misericordia, ma indifferenza. Lo "scandalo del male" porta molti a chiedersi come un Dio buono possa permettere una pena eterna, ma la risposta è radicata nella libertà umana e nella giustizia divina.

Le Parole degli Apostoli e del Catechismo

San Paolo, che godeva della Divina Rivelazione, non afferma che vanno all’inferno solo quelli che odiano, ma elenca una serie di comportamenti che precludono l'eredità del regno di Dio: “Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adùlteri, né depravati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né calunniatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio” (1 Cor 6,9-10).

Prosegue anche: “E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa” (Rm 1,28-32). Inoltre, San Paolo ricorda: “Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere.”

Il Catechismo della Chiesa Cattolica in sintesi dice che va all’inferno chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi. Gesù parla ripetutamente della «Geenna», del «fuoco inestinguibile», che è riservato a chi sino alla fine della vita rifiuta di credere e di convertirsi, e dove possono perire sia l’anima che il corpo. In una parola, va all’inferno chi muore col peccato mortale.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega che “Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore”. La materia grave non è costituita solo dall’odio. Per questo il catechismo dice: “La materia grave è precisata dai Dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre»” (Mc 10,19). La gravità dei peccati è più o meno grande: un omicidio è più grave di un furto.

Rappresentazione tradizionale dell'Inferno e del Giudizio Universale

La Parabola del Ricco Epulone e la Libertà Umana

Nella parabola di Lazzaro e del ricco epulone, il ricco all’inferno mostra sentimenti di amore, chiedendo che venga avvisato suo padre per i suoi cinque fratelli. Questo modo di ragionare non è corretto in relazione a chi va all’inferno. L’inferno è sempre scelto direttamente o indirettamente dagli interessati. Anche se Giuda è stato tentato dal diavolo, il diavolo non gli ha tolto la libertà. Il Signore si è servito della malizia di Giuda per compiere la nostra redenzione, ma la scelta finale è sempre dell'individuo. La salvezza eterna non la si guadagna per meriti, pensando di essere brava gente, ma solo aderendo al piano meraviglioso che il Signore ha stabilito per ciascuno di noi con la sua morte in Croce. Il nostro sì a Gesù, senza riserve, oppure il nostro no decideranno la sorte eterna dell'uomo, e quindi il Paradiso o l'Inferno.

Il Problema della Negazione del Diavolo nel Clero

La Testimonianza dell'Esorcista Padre Francois Dermine

L’esorcista padre Francois Dermine nel suo libro “Ragioniamo sul demonio” (ESD) mette in guardia sui tanti nel clero che non riconoscono le azioni del demonio. «Eppure, che gli angeli esistano è una verità di fede». A volte, egli si chiede come un prete possa rimanere fedele alla propria vocazione senza credere nel diavolo, perché in tal caso «Così diventa una specie di assistente sociale, ma nient’altro».

Molti vescovi e preti non credono più all'esistenza del demonio e ignorando la realtà spirituale negativa non riescono a illuminare le persone bisognose d'aiuto. Il problema è che a non credere più a Satana, spesso nascondendosi dietro il paravento del simbolismo, sono anche taluni teologi e sacerdoti. E quando affermano di crederci, poi non credono - ecco forse l’insidia più subdola - alle sue azioni.

Padre Dermine ricorda che, come dice la Scrittura, il diavolo «va in giro come un leone ruggente cercando chi divorare». Questa incredulità fa anzitutto soffrire. «Sono esorcista e mi fa molto male ascoltare la gente in generale e i sacerdoti negare l’azione concreta del diavolo nelle nostre vite». Riguardo a chi - anche religioso - nega l'esistenza del diavolo, egli afferma: «È un eretico - dice papale papale -. Il diavolo non è il centro della nostra fede, certo, ma è una figura indispensabile per comprendere il mistero della fede».

Rappresentazione allegorica del diavolo che tenta l'umanità o del male in agguato

Le Conseguenze dell'Incredulità

Questa incredulità, specialmente all'interno del clero, ha conseguenze gravi. Le persone bisognose d'aiuto, non avendo risposte ai loro disturbi psichici e alle loro pene esistenziali, si rifugiano da maghi e cartomanti pensando di trovare soluzioni, senza contare coloro che allungano la lista prolifica delle sette sataniche, contribuendo così all'incessante fiorire dell'occultismo.

Padre Dermine ricorda che molto è stato causato anche dall’eccessivo razionalismo nel quale è caduta la società negli ultimi anni e anche una fetta del clero: «Dopo il Vaticano II - insiste - il desiderio di razionalizzare la fede, specialmente in regioni dove il cattolicesimo era molto tradizionale, si è fatto a volte troppo radicale. Molti membri del clero hanno voluto emanciparsi dai concetti che gli sembravano troppo medievali, sorpassati o addirittura superstiziosi».

Gli esorcisti italiani, attraverso padre Amorth, ricordano a preti e vescovi, «purtroppo ignoranti in materia», e al mondo intero che «Gesù, come era solito ricordare papa Wojtyla, dopo le tentazioni nel deserto, di mestiere faceva l'esorcista, cacciava i demoni, guariva e convertiva il cuore della gente».

"L'Esorcista" - cosa si cela dietro l'opera cinematografica

Dio, la Sua Bontà e la Giustizia dell'Inferno

La Natura della Bontà Divina

Sembrerebbe che "infinitamente buono" non possa essere il termine corretto per descrivere Dio, date le descrizioni dell’inferno che sarebbero state date da lui stesso all’interno della bibbia. Tuttavia, questo modo di ragionare non è corretto. Dio è atto puro, è amore puro. Avrai sentito della parabola dei lavoratori chiamati alle diverse ore della giornata ai quali è stata data la medesima paga. Nella vita presente sembra che qualcuno sia trattato diversamente da un altro, ma le vie di Dio sono infinite e conducono tutte al medesimo obiettivo.

Dio non punisce mai nessuno "per lo più in eterno" con una pena simile a quella dell'inferno in un modo arbitrario, ma piuttosto rispetta la libertà di scelta dell'uomo. Si può accettare il concetto di "infinitamente tollerante" per quanto riguarda il perdono di alcuni tipi di peccati, ma la tolleranza non si confonde con l'indifferenza.

La Libertà di Scelta e la Grazia

Ci si chiede perché Dio abbia preferito rassicurare alcune persone (profeti, apostoli, veggenti) sulla sua esistenza, mentre la pena per l’incredulo sarebbe l’atroce ed eterno inferno. Sembrerebbe che in questo caso Dio abbia fatto preferenze. Tuttavia, "Beati coloro che crederanno ma non vedranno" è una bella frase che indica la grazia della fede senza la necessità di un'evidenza sensibile.

Tanti non conoscono Dio perché la loro mente non è più limpida. Quando le acque di un lago sono mosse diventano torbide e non si riesce più a vedere nel fondo. Così capita a molti. San Tommaso dice che “noi siamo condotti a non gustare i beni spirituali e a non considerarli grandi beni per noi dal fatto che il nostro affetto è guastato dall’amore dei piaceri materiali e in particolare dai piaceri venerei. Vediamo infatti che l’uomo sente disgusto per i beni spirituali e non li cerca come gli altri beni ardui per l’attaccamento a questi piaceri.” Molti (non dico tutti) non credono perché si trovano nelle condizioni descritte da San Tommaso, non vivono nella purezza. Nostro Signore all’inizio della sua predicazione ha detto: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8).

Si pensi a Bernadette Soubirous che ha ricevuto 18 apparizioni della Madonna a Lourdes. Era una ragazza povera, analfabeta, al momento dell’apparizione aveva 14 anni e doveva ancora fare la prima comunione. In tasca aveva il Rosario. Non sapeva leggere e scrivere, ma ogni giorno recitava il Rosario, dimostrando che la purezza di cuore è più importante dell'erudizione o della posizione sociale.

Le Cause della Perdita del Senso del Peccato e dell'Inferno

Nel diffuso “analfabetismo cattolico” dei nostri tempi sono sempre più coloro che non riescono a cogliere non solo sottili “modernismi”, ma anche evidenti eterodossie di tanti sacerdoti. Dato che per aversi peccato deve esserci piena avvertenza (v. n. 143 Catechismo di San Pio X), ci saranno certamente, per la non conoscenza della dottrina cattolica, persone in buona fede, e quindi senza piena avvertenza.

Va considerato, però, che ci possono essere (e ci sono!) tanti che continuano a peccare perché non c’è un bravo sacerdote che li metta in guardia; o -peggio ancora- che arrivi perfino a minimizzare certi peccati gravi. «Guai - dice in una dichiarazione all'ANSA - parlare al giorno d'oggi del fuoco eterno; non solo la gente si spaventa, ma addirittura si offende e così anche tanti preti e vescovi sono ingannati da quella sorta di cattolicesimo sincretistico dove tutto deve essere in formato positivo, artificiosamente buono e bello, e dove il diavolo sarebbe un concetto medievale.»

Infografica sulle cause della secolarizzazione e della perdita del senso del sacro

Riscoprire e Vivere la Verità

Negare il peccato o l’Inferno non ci rende liberi - ci disarma. Se non c’è peccato, non c’è bisogno di pentimento. Se non c’è Inferno, non importa come viviamo. Se il peccato non fa più male, smettiamo di combatterlo. Credere nuovamente a queste verità non è un passo indietro - è liberazione.

Percorsi per i Fedeli

  • Esame di coscienza quotidiano: Ogni sera, ripassare la giornata.
  • Confessione regolare: Il sacramento della Riconciliazione guarisce l’anima. Non solo cancella il peccato, ma rafforza contro le tentazioni future.
  • Leggere e meditare il Vangelo: Gesù è chiaro: il peccato ha conseguenze, ma Egli le ha vinte e ci invita alla conversione.
  • Riscoprire il timore di Dio: Non una paura servile, ma un amore reverente.

La Chiamata al Sacerdozio Autentico

La prigione più terribile è un cuore chiuso. Apriamolo a Cristo - e saremo liberi. Oggi più che mai il mondo ha bisogno di cattolici che credono davvero, che vivano come se l’anima fosse eterna. È necessario accompagnare con misericordia, poiché il peccato non definisce la persona, ma tacerlo impedisce la guarigione. Ricordare l’Inferno non è pessimismo, è speranza. La certezza di un giudizio finale non ci schiaccia, ma ci purifica. «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano.» (Mt 7,13).

E tu? Credi che il peccato e l’Inferno esistano? Dimostralo con la tua vita. Convertiti oggi.

Un Esempio di Fede Vivace: Padre Michel-Marie Zanotti-Sorkine

Padre Michel-Marie Zanotti-Sorkine è animato da “una santa irrequietezza” e ha ridato vigore a una comunità esangue “non con prontuari di buone maniere, ma col fuoco di un carisma raro” (Tempi, 21 gennaio). Nato nel 1959 a Nizza da una famiglia mezza russa e mezza corsa, orfano già giovanissimo, è stato educato dai salesiani. La passione per la musica lo ha portato ovunque gli venisse data la possibilità di cantare, anche nei night-club. Ha poi prevalso la vocazione al sacerdozio, intuita già da bambino.

Ordinato nel 2004, nel suo ultimo libro esorta i sacerdoti a dare una testimonianza più forte della loro fede. “Siamo onesti, la verità è questa”, scrive. “Siamo noi, che non abbiamo più il sacro fuoco. L’immagine che diamo del sacerdozio è troppo insignificante”. Padre Zanotti-Sorkine cura la liturgia - “Voglio che tutto sia splendente attorno all’eucarestia. Voglio che all’elevazione la gente capisca che Lui è qui, davvero. Non è teatro, non è pompa superflua: è abitare il Mistero. Anche il cuore ha bisogno di sentire” - e accoglie prostitute e senzatetto - “Do loro la comunione. Che dovrei dire? Diventate oneste, prima di entrare qui? Cristo è venuto per i peccatori e io ho l’ansia, nel negare un sacramento, che lui un giorno me ne possa rendere conto” - e chiede più sforzi ai suoi confratelli nel sacerdozio: “Il sacerdote è 'alter Christus', è chiamato a riflettere in sé Cristo”.

Grazie al suo esempio e alla sua testimonianza, la chiesa di San Vincenzo de' Paoli alla Canebière, un'arteria centrale di Marsiglia, che anni fa doveva essere demolita o trasformata in un museo tanto era vuota, ora è affollatissima. «Scotta qualcosa, in questo prete. Scotta una fede che brucia dal desiderio di dirsi, di contagiarsi». Nelle mattine feriali lo si incontra nei caffè del quartiere mentre fa colazione con gli studenti, o per strada, la tonaca al vento in mezzo alle islamiche della Canebière col velo sul viso. La sua ansia è di entrare in contatto con i lontani, con quelli che mai entrerebbero in chiesa.

Padre Michel-Marie va in giro per Marsiglia sempre in abito talare. “Per me è una divisa da lavoro. Vuole essere un segno per chi mi incontra, e soprattutto per chi non crede. Chi mi cerca prima di tutto domanda un aiuto umano, e io cerco di dare tutto l’aiuto possibile. Non dimenticando che il mendicante ha bisogno di mangiare, ma ha anche un’anima. Alla donna offesa dico: mandami tuo marito, gli parlo io. Ma poi, quanti vengono a dire che sono tristi, che vivono male… Allora chiedo: da quanto lei non si confessa? Perché so che il peccato pesa, e la tristezza del peccato tormenta. Mi sono convinto che ciò che fa soffrire tanta gente è la mancanza dei Sacramenti. Il Sacramento è il divino alla portata dell’uomo: e senza questo nutrimento non possiamo vivere.” A chi si stupisce del suo comportamento dice: “Io non sono un santo, e non credo che tutti i preti debbano essere santi. Però possono essere uomini buoni.”

Padre Michel-Marie Zanotti-Sorkine in abito talare in un contesto di vita quotidiana a Marsiglia

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