La Natività di Pietro da Cortona

L’opera La Natività della Vergine Maria, realizzata nel 1643, rappresenta un momento significativo nella carriera di Pietro da Cortona. Il dipinto fu eseguito durante una pausa romana dell'artista, tra il gennaio e il dicembre del 1643, interrompendo il suo lungo soggiorno fiorentino. La tela fu commissionata originariamente per l’altare della cappella della Natività di Maria Vergine nella chiesa di san Filippo Neri a Perugia.

Veduta d'insieme del dipinto La Natività di Pietro da Cortona, conservato presso la Pinacoteca Civica di Perugia.

Storia della committenza e collocazione

La cappella che ospitava il dipinto era stata concessa alla nobildonna perugina Sofonisba Petrini dalla Congregazione oratoriana fin dal 1636. Nonostante la concessione alla nobildonna, è probabile che il vero committente dell'opera sia da identificare in padre Sozio Sozi e negli altri padri oratoriani. L'artista aveva infatti instaurato uno stretto rapporto con l’ordine, consolidato dalle numerose commissioni per la decorazione della Chiesa Nuova a Roma, che fungeva da modello per quella perugina.

Il nome di Pietro da Cortona fu probabilmente suggerito alla committente dagli stessi Oratoriani. I lavori di ristrutturazione della chiesa, che includevano la creazione di varie cappelle dedicate ai misteri di Maria, terminarono nel 1643, anno in cui la tela fu ufficialmente collocata sull'altare.

Analisi stilistica e compositiva

La composizione del dipinto è giocata sul rapporto tra interno ed esterno, ottenuto grazie a un’ambientazione domestica che si apre, attraverso un arco, verso un arioso paesaggio. Si tratta di una scena di intimità e tenerezza, ma al contempo dotata di grande vitalità ed energia. Le figure femminili, sorridenti ed elegantemente abbigliate con vesti dagli ampi panneggi e dalla ricca cromia, sono intente ad accudire la neonata.

La cura minuziosa nella descrizione delle attività e degli oggetti quotidiani rende la rappresentazione simile a una scena di genere, avvicinando la dimensione sacra a quella dello spettatore e coinvolgendolo sentimentalmente. Sebbene l’opera abbia affascinato critici e artisti, i padri filippini non la apprezzarono particolarmente, forse perché ritenuta poco aderente alle regole di sobrietà, decoro e spiritualità richieste dai dettami dell’ordine, specialmente se confrontata con le opere di Andrea Sacchi e Guido Reni presenti nella stessa chiesa.

Dettaglio delle figure femminili e del panneggio delle vesti nel dipinto.

Fortuna critica e repliche

Nonostante le riserve dei padri filippini, il dipinto riscosse una notevole fortuna, testimoniata dalle numerose versioni e repliche:

  • Versione del Louvre (inv. 106).
  • Versione nella cappella degli Imperiali al Quirinale, ritenuta autografa dalla critica.
  • Copie documentate: conservate presso la Galleria Corsini (inv. 135.809), il Ministero degli Esteri e nella chiesa dell’Annunziata a Zagarolo.

Vicende conservative

Il dipinto rimase nella chiesa di San Filippo Neri fino alle spoliazioni napoleoniche, quando fu requisita dalle truppe francesi insieme ad altre opere, come l’Assunzione di Guido Reni. Dopo il rientro in Italia e le alterne vicende storiche, l'opera è entrata definitivamente nella Pinacoteca Civica di Perugia dopo il 1878.

Pietro da Cortona - parte prima

È importante distinguere questa Natività da altre opere mariane dell'artista. Pietro da Cortona, esponente di spicco del Barocco romano insieme a Bernini e Borromini, ha dedicato molta attenzione ai soggetti sacri, come dimostrano le numerose versioni della Madonna col Bambino e santa Martina, realizzate a partire dal 1634. In tali opere, l'artista ha saputo coniugare la devozione profonda con una nuova iconografia, influenzata tanto dallo studio di Tiziano quanto dall'ammirazione per il Correggio.

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