Introduzione e il Contesto Recente
Nel luglio 2020, la storica basilica di Santa Sofia, già cattedrale cristiana, poi moschea e museo, è tornata ad essere un luogo di culto islamico per decisione delle autorità turche. Questa riconversione ha suscitato numerose reazioni internazionali, tra cui il profondo dolore espresso da Papa Francesco durante l'Angelus domenicale. Anche il Consiglio Ecumenico delle Chiese ha esortato il presidente turco Erdoğan a riconsiderare la decisione, al fine di promuovere la comprensione reciproca, il rispetto, il dialogo e la cooperazione, evitando vecchie animosità e divisioni.
La cattedrale bizantina di Santa Sofia ha stupito e affascinato fin dalle prime fasi della sua costruzione nel VI secolo. Era il principale edificio di culto della capitale bizantina, Costantinopoli, e rimane ancora oggi il simbolo più riconoscibile della moderna città turca di Istanbul. Santa Sofia è il luogo fisico di eventi che hanno dato forma al corso della storia. Il poeta e filosofo romeno Lucian Blaga la descrisse poeticamente: "Santa Sofia pende nello spazio, dall'alto al basso, legata al cielo da un filo invisibile… L'insieme della cattedrale rappresenta un mondo autosufficiente, che non poggia su nulla, che non s'innalza verso nulla, ma che, semplicemente, si mostra, si rivela. In effetti il pensiero, del resto più vissuto che pensato, che sedimentò in questo modo di costruire, comprende l'idea che il trascendente scenda per farsi tangibile, che sia possibile una rivelazione dall'alto verso il basso, che la grazia prenda corpo dall'alto, diventando sensibile."

Il Nome e il Profondo Significato Spirituale
L'antica Basilica è stata dedicata alla Sapienza divina, come indica il nome greco (Αγία Σοφία). Il concetto di sapienza occupa un posto fondamentale nella Sacra Scrittura. Nei Settanta, i primi traduttori dell’Antico Testamento in greco, il sostantivo sophia è la traduzione dell’ebraico “ḥoḵma”, saggezza, tema centrale dei Libri Sapienziali. Nell'Antico Testamento, la personificazione della Sapienza (ebraico Chokhmah), così come il concetto di saggezza (sophia) è stato ereditato dalla filosofia greca, in particolare dal platonismo.
Nel cristianesimo, il Figlio di Dio, la seconda Persona della Trinità, il Logos, è identificato con la Sapienza divina (1Cor 1,24). La centralità di Gesù è espressa nella Basilica di Santa Sofia nel mosaico del Cristo Pantocratore posto nella cupola, centro ottico dell’edificio.
La Storia Millenaria di Santa Sofia
Le Origini: La "Grande Chiesa"
La costruzione della prima chiesa, conosciuta come la Μεγάλη Ἐκκλησία (Megálē ekklēsía), la "Grande Chiesa", a causa delle dimensioni maggiori rispetto alle altre chiese della città, fu iniziata per volere di Costantino I, che la destinò a cattedrale della nuova capitale. Ancora in costruzione nel 337, anno della morte dell’imperatore, fu consacrata nel 360 dal patriarca Eudossio di Antiochia, al tempo di Costanzo II.
Dopo un incendio, fu riedificata da Teodosio II e riconsacrata nel 415. Queste prime due versioni erano strutture in legno, distrutte da rivolte e incendi, mostrando come fin dalle sue origini Santa Sofia fosse testimone di tumulti storici.
La Maestosa Ricostruzione di Giustiniano
Di nuovo incendiata in seguito alla sanguinosa rivolta di Nika nel 532, la cattedrale venne ricostruita dall'imperatore Giustiniano I sotto la direzione degli architetti Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto il Vecchio. La costruzione iniziò nel 532 sulle ceneri della basilica di Teodosio II. Per la sua realizzazione vennero impiegate maestranze arrivate da ogni luogo dell’Impero, per un totale di diecimila persone, e materiali pregiati provenienti da tutto l’Impero: marmo bianco di Marmara, marmo verde da Eubea, marmo rosa da Synnada e marmo giallo dall’Africa. Le fonti descrivono con stupore la sua magnificenza: le sue dimensioni la resero la più grande cattedrale della cristianità e la quantità dei marmi trasportati dal tempio di Artemide a Efeso o dalle cave di Egitto, Bosforo, Tessaglia e Siria era impressionante.
La costruzione fu terminata in soli cinque anni, dal 532 al 537, e quindi consacrata dal patriarca Eutichio il 27 dicembre di quell’anno. Pare che Giustiniano avesse esclamato in quella occasione: "Gloria a Dio che mi ha fatto degno di questo!" e, secondo la tradizione, "Salomone, ti ho vinto!", riferendosi alla magnificenza del Tempio di Salomone. L'enorme cupola, come sospesa nell’aria tanto sembrava leggera, fu una meraviglia architettonica. Successivamente, nel 562, la chiesa venne riconsacrata dopo un restauro della cupola, crollata definitivamente con il terremoto del 558.

Tra Cristianità e Saccheggio: Le Crociate e i Terremoti
I secoli successivi furono segnati da terremoti, incendi e devastazioni. Durante la Quarta Crociata, con la presa di Costantinopoli nel 1204, Hagia Sophia fu profanata e saccheggiata. In questo periodo, il doge Enrico Dandolo fu tumulato in Santa Sofia, sotto una pietra grigia ancora visibile nella tribuna meridionale, con inciso il suo nome nel 1205. La cattedrale passò quindi al culto cattolico fino al 1261, quando la città fu riconquistata dai bizantini. La chiesa versava in pessime condizioni, ulteriormente peggiorate da un terremoto che ne determinò la chiusura fino al 1354, quando furono eseguiti nuovi restauri ad opera degli architetti Astras e Peralta, sotto l’imperatore d’Oriente Giovanni V Paleologo. Durante il periodo bizantino, Santa Sofia era il cuore dell'Impero, ospitando le incoronazioni degli imperatori, il primo dei quali fu Costante II (641) ad essere incoronato nell'ambone, mentre Leone I (457) fu il primo a ricevere la corona dalle mani del patriarca.
La Conversione a Moschea: Aya Sofya
Nel 1435, Costantinopoli fu assediata e nel 1453 conquistata dal Sultano Maometto II. Santa Sofia fu di nuovo saccheggiata; molti di coloro che si erano rifugiati a pregare nella cattedrale furono fatti oggetto di violenze e resi schiavi. La chiesa fu trasformata in moschea con il nome di Aya Sofya. Fu restaurata, la struttura riadattata al culto islamico, i mosaici intonacati e furono aggiunti i primi minareti. Il primo fu fatto costruire dal Conquistatore.
Nel XVI secolo, l’architetto ottomano Mimar Sinan (menzionato come Mimar Selim nel testo, ma è Mimar Sinan il più famoso architetto ottomano di quel periodo) operò importanti opere di consolidamento alla struttura e aggiunse altri due grandi minareti. Il secondo minareto fu aggiunto da Selim II (1566-1574) e il terzo da Murad III (1574-1595). L'enorme mezzaluna di bronzo dorato fu fatta collocare sul vertice della cupola da Murad III alla fine del XVI sec., e a quest'epoca risalgono anche i contrafforti eretti per rinforzare le mura perimetrali lesionate da un terremoto.
Dopo altri interventi, esterni e interni, nel XIX secolo, il sultano Abdul Mejid incaricò l’architetto ticinese Gaspare Fossati e suo fratello Giuseppe di eseguire nuovi consolidamenti, specialmente alla cupola e alle volte. Furono rifatte anche le decorazioni interne, tra cui otto grandi medaglioni con i nomi di Allah, Maometto, dei suoi due nipoti e di quattro califfi.
Da Museo a Nuova Moschea
Nel 1934, il fondatore della Repubblica di Turchia, Mustafa Kemal Atatürk, trasformò Santa Sofia in museo, riportando alla luce dopo secoli i pavimenti e i mosaici cristiani. Nel corso degli anni sono stati effettuati una serie di interventi di ristrutturazione e restauro sovvenzionati dal World Monuments Fund. Il 30 novembre 2006, nel corso del suo viaggio apostolico in Turchia, Benedetto XVI visitò a Istanbul la Moschea Blu e Santa Sofia, lasciando scritto nel libro d’oro del museo: "Nelle nostre diversità, ci troviamo davanti alla fede del Dio unico."
Nel luglio 2020, il monumento è stato riconvertito in una moschea attiva, riacquistando lo status di luogo di culto islamico dopo quasi un secolo come museo. La sua storia di chiesa, moschea e museo riflette il mutevole panorama religioso e politico della città.
Santa Sofia Istanbul
Architettura, Struttura e Decorazioni Iconiche
Meraviglia Architettonica Bizantina e Ottomana
Santa Sofia è rinomata per la sua fusione di stili architettonici bizantini e ottomani. Presenta un organismo a doppio involucro con un perimetro esterno rettangolare (109 x 80 m), sopravanzato da un atrio, oggi non più visibile, e da un doppio nartece. All'interno lo spazio si organizza attorno a un enorme nucleo centrale quadrato, definito da quattro pilastri da cui originano i pennacchi sferici su cui poggia la cupola. La cupola è traforata da 44 finestre, creando l'illusione che la cupola stessa sia sospesa nell'aria. Il suo diametro di 31 metri la rese la più grande della cristianità fino all'edificazione di quella di San Pietro quasi mille anni più tardi. Già in corso d'opera, il progetto della cupola si rivelò troppo audace, provocando delle deformazioni della struttura e crollando definitivamente con il terremoto del 558, per poi essere ricostruita.
Attorno a questo nucleo centrale si articolano un ambulacro e, superiormente, le tribune schermate da colonne. Sui lati nord e sud, il nucleo centrale è serrato da enormi pareti finestrate, mentre in senso longitudinale si dilata in due semicupole. Le navate laterali che formano l'ambulacro sono ripartite in tre sezioni da tre gruppi di quattro colonne. Due enormi cubi di marmo, le cui origini rimangono un mistero, si ergono orgogliosi all'interno, con teorie che suggeriscono che servissero come fontane o avessero un significato religioso. Il minbar, da cui vengono pronunciati i sermoni, e il mihrab, che indica la direzione della Mecca, sono altre caratteristiche chiave aggiunte durante il periodo ottomano.

Materiali e Innovazioni
I marmi utilizzati per la costruzione di Santa Sofia provengono dalle maggiori cave del bacino del Mediterraneo. Mentre la storia che le colonne provengano dal tempio di Artemide di Efeso sembra essere una leggenda, le uniche colonne sicuramente di spoglio sono quelle di porfido egiziano delle esedre, tutte di altezze differenti come testimoniato dall'uso di piedistalli diversi per ognuna di esse.
Un particolare aggiunge un profondo significato simbolico: all’esterno sono state trovate lastre in marmo bianco sia nei pavimenti sia nei paramenti. Queste lastre marmoree riflettevano la luce conferendo una luminosità straordinaria, visibile anche da lontano, in accordo con la simbologia bizantina legata alla luce. Il colore bianco è nel cristianesimo il colore della luce, della Risurrezione di Cristo. Anche la "Colonna che Piange", che alcuni credono abbia poteri speciali, è un elemento degno di nota.
Recenti indagini archeologiche hanno ridisegnato contorni e funzioni degli spazi esterni e interni dell’edificio. Tra le nuove scoperte, un battistero circolare, una biblioteca e un vestibolo, oltre a elementi decorativi come mosaici, affreschi e sculture.
Le Decorazioni Interne: Mosaici e Affreschi
La decorazione interna, in origine, era composta esclusivamente da motivi floreali o geometrici, una scelta che precede il periodo iconoclasta. I mosaici con figure rinvenuti sono pertanto tutti posteriori all'867.
- Le porte di bronzo che introducono al vestibolo (da cui attualmente in realtà si esce al termine della visita) risalgono al II sec. a.C. Qui si trova il mosaico della Vergine in trono con il Bambino, con ai lati Costantino il Grande nell'atto di donarle la città e Giustiniano che le offre il modellino della chiesa di Santa Sofia.
- Un altro mosaico del vestibolo raffigura Cristo in trono che regge il Vangelo su cui è scritto: "La pace sia con voi [Giov. 12,46], io sono la luce del mondo" [Giov.8,16], con ai lati due medaglioni con Maria in atteggiamento supplice e l’arcangelo Gabriele. Questo mosaico è stato oggetto di dibattito sull'identità dell'imperatore raffigurato, inizialmente identificato come Leone VI, ma più recentemente come Basilio I, datando il mosaico intorno all'870.
- L'originaria decorazione giustinianea del catino absidale non è nota, ma dato lo spazio ristretto tra le cinque finestre alla base della curvatura e l'apice del catino, non doveva essere una composizione di ampio respiro. Può essere datato con precisione all'867 grazie a un'iscrizione, un tempo leggibile lungo il bordo della conca absidale e tramandataci dall'Antologia palatina, che recita: "le immagini che gli impostori avevano qui abbattuto, i pii imperatori hanno ripristinato". Questi ultimi sarebbero Michele III e Basilio I. Su fondo dorato campeggia la Vergine in trono con in braccio il Cristo Bambino, caratterizzata da un volto insolitamente giovanile e un atteggiamento naturale e disinvolto.
- Nella galleria superiore, i mosaici bizantini, risalenti principalmente tra il IX e il XIII secolo, mostrano scene della vita di Cristo, della Vergine Maria, di santi e di imperatori. Quando gli Ottomani trasformarono la chiesa in moschea nel 1453, questi mosaici furono coperti, ma molti sono stati riportati alla luce nel XX secolo.
- Un mosaico eseguito intorno al 1030 raffigura l'imperatrice Zoe con il suo terzo marito, Costantino IX Monomaco (1042-1055), la cui faccia fu dipinta sopra quella del suo predecessore Romano III Argiro intorno al 1042. La faccia del Cristo fu a sua volta ridipinta per renderla somigliante a quella del nuovo imperatore, secondo il principio della christomimesis.
- Un mosaico del XII secolo (databile al 1118) raffigura l'imperatore Giovanni II Comneno (1118-1143) e l'imperatrice Irene d’Ungheria che recano alla Vergine con in braccio il bambino le stesse offerte del pannello precedente.
- Un mosaico del XIV secolo, forse donato da Michele VIII Paleologo dopo la riconquista di Costantinopoli (1261).
- Nella tribuna orientale si trova il ritratto in piedi dell'imperatore Alessandro (912-913), con l'invocazione "Signore soccorri il tuo servo, fedele imperatore ortodosso".
- Un mosaico dell'arcone orientale a livello della tribuna è databile al 1354-1355.
Ora che Santa Sofia è di nuovo una moschea, alcuni mosaici sono coperti durante gli orari di preghiera, ma molti sono ancora visibili durante le visite.

La Croce di Santa Sofia e il Dialogo Ecumenico
Al centro del dialogo intercristiano e come simbolo unificante, la croce di Cristo acquisisce un significato particolare in relazione a Santa Sofia. In un atto storico avvenuto durante l'incontro autunnale della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti (USCCB) a Baltimora dal 15 al 18 novembre, l'arcivescovo greco-ortodosso Elpidophoros, primate dell'arcidiocesi greco-ortodossa d'America, si è rivolto all'assemblea generale della USCCB. Al termine del suo discorso, Elpidophoros ha donato all'arcivescovo di Los Angeles José H. Gomez, presidente dell'USCCB, una croce pettorale d'argento come segno di "affetto e apprezzamento". La croce è stata realizzata a Istanbul da un gioielliere cristiano ortodosso e riprende uno dei monumenti più famosi della città: è ispirata alla croce giustinianea (nota anche come croce di Hagia Sophia).
L'arcivescovo Elpidophoros, anch'egli originario di Istanbul, ha definito Santa Sofia - da secoli non più un luogo di adorazione cristiana e attualmente una moschea - la "cattedrale universale della cristianità, la cattedrale della nostra unità", riferendosi alla storica città con il suo nome di Costantinopoli. Santa Sofia, che in greco significa Santa Sapienza e si riferisce al Logos, la Seconda Persona della Trinità, è stata la sede dell'arcivescovo di Costantinopoli quando Oriente e Occidente erano ancora in comunione. Uno degli arcivescovi di Costantinopoli è stato San Giovanni Crisostomo, venerato sia dai cattolici che dagli ortodossi.
È a quella comunione che la Chiesa cattolica e quella ortodossa si sforzano di arrivare da decenni. Elpidophoros ha offerto una panoramica del lavoro svolto in questo ambito fin dai primi giorni successivi al Concilio Vaticano II. Lo storico incontro di Gerusalemme - il luogo della Croce - tra il predecessore di Bartolomeo, il Patriarca Ecumenico Atenagora, e Papa San Paolo VI ha promosso il movimento ecumenico, portando alla rimozione delle reciproche scomuniche del 1054, il cosiddetto Grande Scisma.
La Consulta Teologica Ortodosso-Cattolica Nordamericana ha prodotto dal 1965 ben 32 documenti, rapporti e dichiarazioni, alcuni dei quali sono diventati "veri riferimenti per i teologi e per le nostre Chiese per procedere insieme verso l'unità". I frutti di questo dialogo non si limitano al dibattito teologico: ogni anno, l'Assemblea dei Vescovi Ortodossi Canonici degli Stati Uniti, insieme ai vescovi cattolici, offre la preghiera d'apertura alla Marcia per la Vita. L'Assemblea dei Vescovi Ortodossi e la USCCB hanno anche redatto un amicus brief per il caso Dobbs v Jackson, che ha sfidato la sentenza Roe v Wade.
Il dialogo ecumenico include anche la questione della sinodalità. Le Chiese ortodosse sono Chiese sinodali, governate dai loro primati in comunione con il sinodo dei vescovi. L'arcivescovo Elpidophoros ha espresso grande interesse per il lavoro del prossimo Sinodo dei Vescovi cattolico (ottobre 2023) sul tema "Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione", suggerendo che ci sia spazio per i partner ecumenici di offrire input per il processo di preparazione. Questo approccio è stato condiviso dal Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.
Elpidophoros ha concluso sottolineando che il futuro dei rapporti cattolico-ortodossi negli Stati Uniti consiste nel continuare a testimoniare la presenza di Dio nel mondo, fedeli allo "Spirito di Gerusalemme" ricevuto come eredità. Il dialogo dell'amore dovrebbe essere modellato dal rapporto tra Papa Francesco e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, entrambi impegnati nella protezione dell'ambiente naturale. Quando Elpidophoros si è seduto, l'arcivescovo Gomez, ammirando la croce giustinianea, ha indossato la sua lunga catena insieme alla sua croce pettorale, a simboleggiare l'unità.

Consigli per la Visita alla Grande Moschea di Hagia Sophia
Come Arrivare e Biglietti
Il modo migliore per raggiungere Hagia Sophia è tramite tram o autobus fino a Sultanahmet Square; da lì si raggiunge l'ingresso con circa 7 minuti di cammino. Non ci sono parcheggi presso il sito stesso, ma diversi parcheggi privati sono a breve distanza a piedi. Per i turisti, l'ingresso alla galleria superiore ha un costo di 25 euro per chi ha più di otto anni. È fortemente consigliato acquistare i biglietti in anticipo per evitare lunghe code, soprattutto nei periodi più affollati come i fine settimana e l'estate. Una visita guidata è particolarmente consigliabile per comprendere appieno la complessa storia dell'edificio e apprezzarne i dettagli architettonici e i mosaici.
Orari e Momenti Migliori
Santa Sofia è aperta 24 ore su 24 per i fedeli, ma i turisti possono visitarla dalle 9:00 alle 20:30, con l'ultimo ingresso generalmente alle 19:30. La moschea è chiusa ai turisti il venerdì tra mezzogiorno e le 14:00. È importante notare che gli orari di apertura possono variare in base agli orari di preghiera, che cambiano a seconda dell'alba e del tramonto di ogni giorno.
Il momento migliore per visitare Santa Sofia è la mattina presto, tra le 9:00 e le 9:30 nei giorni feriali, prima che inizino la maggior parte dei tour guidati, per evitare la folla. È consigliabile evitare i venerdì pomeriggio, quando la moschea è chiusa ai turisti e aperta solo per la preghiera. Considerare una visita durante la bassa stagione (da novembre a marzo) può offrire temperature più miti e meno turisti.
Santa Sofia Istanbul
Durata della Visita e Accessibilità
La maggior parte dei visitatori trascorre almeno un'ora a Santa Sofia, un tempo sufficiente per ammirare la cupola e gli intricati mosaici ed esplorare le gallerie superiori. Le gallerie superiori offrono una vista eccellente dell'intero spazio e permettono di osservare più da vicino i mosaici.
Il piano terra di Santa Sofia è accessibile agli utenti su sedia a rotelle tramite l'angolo ovest dell'edificio, dove si intersecano Alemdar e Ayasofya Meydanı. Questo ingresso è privo di gradini e conduce direttamente alla sala principale. Tuttavia, la galleria superiore non è accessibile in sedia a rotelle a causa delle sue rampe e scale strette e irregolari.
Regole e Consigli per i Visitatori
Dato che Santa Sofia è una moschea attiva, i visitatori sono tenuti a vestirsi modestamente. Le donne devono coprire i capelli con un foulard (disponibili per il noleggio o l'acquisto vicino all'ingresso), e tutti devono indossare abiti che coprano spalle e ginocchia. Le scarpe devono essere rimosse prima di entrare nell'area di preghiera, quindi è una buona idea indossare i calzini. I non musulmani sono benvenuti a visitare Santa Sofia al di fuori degli orari di preghiera. Durante gli orari di preghiera, alcune aree potrebbero essere riservate solo ai fedeli. È rispettoso mantenere il silenzio ed evitare di camminare davanti a persone che stanno pregando.
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