La Piazza San Pietro è la piazza antistante la Basilica di San Pietro, cuore pulsante della Cristianità e capolavoro dell'architettura barocca. La sua storia è intrisa di interventi urbanistici e architettonici che ne hanno plasmato l'aspetto, rendendola un simbolo di accoglienza e magnificenza.

Contesto storico e le prime trasformazioni
Già Papa Alessandro VI, in occasione del Giubileo del 1500, promosse l'apertura della prima strada nuova rettilinea di Roma, fra il Ponte Sant'Angelo e il portone del Palazzo Vaticano. Questa strada, nota come Via Recta o Via Alessandrina o Via Borgo Nuovo, attraversava la platea con una striscia lastricata, inclinata di circa 6 gradi rispetto all'asse dell'antica basilica. Essa rappresentò il primo rettifilo centrato sul portone di un palazzo, concepita come una "lunga passatoia" che dall'androne entrava nella città. Il prototipo alessandrino non prevedeva inizialmente la ricostruzione di San Pietro o dei Palazzi Vaticani secondo un disegno unitario. Tuttavia, l'asse impostato da quel portone non venne mai cancellato, trasformandosi nel Portone di Bronzo e rimanendo un punto focale anche dopo le demolizioni e ricostruzioni successive.
Nel XVII secolo, la prospettiva dei papi si spostò dal Vaticano al Palazzo del Quirinale, portando San Pietro a cessare di essere la "dilatata cappella del palazzo papale" per tornare ad essere una delle basiliche di Roma. In questo contesto, emerse la questione di trasformare la "platea Sancti Petri", uno spazio all'epoca indifferenziato, in un'area funzionale alla basilica. I numerosi progetti per la piazza rivelano lo sforzo di re-interpretare una chiesa che Bramante e Michelangelo Buonarroti avevano originariamente concepito con la croce greca e la grande cupola, negando la lunga croce latina della basilica costantiniana. Solo la Chiesa della Controriforma rifiuterà questa concezione.

Gli interventi del Cinquecento e Seicento
Tutti i progetti successivi al periodo iniziale presupponevano una piazza chiusa, in contrasto con la precedente platea Sancti Petri, apertissima in ogni direzione. L'intervento secentesco si suddivise in tre parti: la chiesa allungata, la piazza S. Pietro interna "chiusa" e unitariamente progettata, e la Piazza Rusticucci esterna "aperta", quest'ultima ottenuta senza un disegno specifico.
Un elemento chiave fu lo spostamento dell'Obelisco Vaticano. Papa Sisto V fece trasportare l'antico obelisco egiziano, già usato come meta nel Circo Neroniano, davanti alla basilica. L'architetto Domenico Fontana lo collocò a metà dell'intervallo fra il piede dell'antica scalinata e l'isolato di fronte. Tuttavia, quando la nuova Fabbrica di San Pietro fu eretta, l'obelisco risultò spostato di 1,56 metri verso nord rispetto al suo asse, probabilmente perché Fontana si era riferito alla basilica costantiniana ancora in piedi.
Papa Paolo V fece costruire il corpo longitudinale della chiesa, e Carlo Maderno realizzò la facciata, riproponendo in un solo piano il prospetto disegnato da Michelangelo, compreso l'ordine gigante. Per correggerne le proporzioni inusuali, Maderno previde anche l'affiancamento di due campanili, sebbene mai realizzati pienamente.
Il genio di Bernini e la piazza ovale
Quando Gian Lorenzo Bernini affrontò la sistemazione complessiva dello snodo tra il nuovo San Pietro e la città, la soluzione urbanistica divenne obbligata. Ribaltò l'asse alessandrino rispetto all'asse della basilica, realizzando davanti alla facciata uno spazio a trapezio. Egli ipotizzò anche un riferimento extra-biblico all'Ariel ("leone di Dio"), un cortile trapezoidale del Tempio di Salomone.
Il pavimento della nuova basilica era 3,2 metri più alto di quello antico a causa della decisione di realizzare le "grotte", il che rese necessario svincolare le due ali rettilinee dalla scalinata centrale. Bernini adottò un'"architettura obliqua", rinunciando alla soluzione cinquecentesca che prevedeva un ordine retto e inserendo "cunei" triangolari. Questo creò l'impressione di un unico partito architettonico che circonda l'invaso.
Dovendo accettare l'obelisco come centro della nuova piazza, Bernini ruotò l'asse maggiore dell'ovale per renderlo parallelo alla facciata, imprimendo una sensibile deformazione alla parte trapezoidale. L'asse principale della città divenne così l'asse secondario della piazza. Bernini per la prima volta impose alla piazza l'asse della basilica, conservando però l'asse plurisecolare del Borgo Nuovo, sebbene nascosto. Il portico, con le sue ampie curvature, riportava simbolicamente alla tradizionale processione del Corpus Domini, guidata dal papa attraverso le strade vicine del Borgo.
La forma ovale e il simbolismo del colonnato
La scelta della forma ovale per la piazza, piuttosto che di un'ellisse, fu dettata da ragioni pratiche e simboliche. L'ovale, unione di due semicirconferenze intersecanti con due archi di cerchio, era una figura geometrica cara alla Chiesa per le sue implicazioni cosmologiche. L'idea dell'ovale di Bernini-Alessandro VII, in forte contrapposizione alla basilica longitudinale, serviva a reggere la spinta della sequenza formata dalla chiesa e dal suo sagrato.
Bernini stesso spiegò il significato profondo del suo progetto, affermando che "la chiesa di S. Pietro, quasi matrice di tutte le altre doveva haver' un portico che per l'appunto dimostrasse di ricever à braccia aperte maternamente i Cattolici per confermarli nella credenza, gli'Heretici per riunirli alla Chiesa, e gli Infedeli per illuminarli alla vera fede". Questa visione è ancor oggi comunemente riconosciuta e accettata come l'immagine della piazza.
La piazza è un'immensa ellisse di 240 metri di larghezza, su cui prospetta la facciata della Basilica. I due emicicli laterali sono costituiti da imponenti porticati a quadruplice fila di colonne tuscaniche, convergenti ai due centri dell'ellisse e delimitanti tre corsie, di cui la mediana più larga. Questo complesso include 284 colonne e 88 pilastri, realizzati in 44.000 metri cubi di travertino in meno di venti anni, tra il 1656 e il 1673. La trabeazione è coronata da 140 statue di santi e da grandi stemmi di Alessandro VII. La lunga teoria delle 162 statue di santi, ognuno in corrispondenza di una colonna, rappresenta la ecclesia triumphans in relazione alla ecclesia militans, cioè la folla dei fedeli in preghiera nella piazza.
Piazza San Pietro Town square 3D map Top view - - Roma Italy
La scelta del "triplo portico" era legata all'uso processionale e a un tema evocabile dall'Antico Testamento, dove il cortile del Tempio di Dio è descritto da Ezechiele come "porticus incta portici triplici" (Ez 42, 3), e potrebbe anche evocare il mistero della Trinità. L'ordine dorico venne scelto per i sostegni verticali - colonne, pilastri e lesene - un ordine "petroso, eroico", sebbene la trabeazione fosse più ionica (priva di triglifi), spesso usata per volumi curvilinei.
Un tema controverso fu la "saldatura" tra il nuovo scenario aulico e il paesaggio urbano preesistente. Bernini ipotizzò un "terzo braccio" centrale del colonnato, distanziato dai laterali per non invadere il canale visivo tra Borgo Nuovo e il Portone di Bronzo, ma questa idea non fu mai realizzata.
Elementi architettonici e scultorei principali
La facciata della Basilica di San Pietro, eretta da Carlo Maderno nel 1607-1614, è preceduta da una scalinata a tre ripiani, realizzata da Gian Lorenzo Bernini, con ai lati le colossali statue di San Paolo (Adamo Tadolini) e di San Pietro (Giuseppe De Fabris), collocate nel 1847. Un unico ordine di colonne e lesene corinzie abbraccia tutta la fronte, animata da modesti aggetti. Questa ripartizione architettonica include un portico centrale e due arcate alle estremità. Quella di sinistra, l'Arco delle Campane, serve come accesso alla Città del Vaticano, sorvegliato dalle Guardie Svizzere. In alto si trovano nove balconi, tra cui la Loggia della Benedizione, da cui il papa si affaccia per le benedizioni solenni e viene annunciata l'elezione del pontefice. Sotto di esso si trova un altorilievo, la "Consegna delle Chiavi" (1614) di Ambrogio Buonvicino.
Al portico si accede da cinque ingressi. Ai lati, a destra, dietro la porta che dà accesso al vestibolo della Scala regia, si trova la statua equestre di Costantino di Gian Lorenzo Bernini (1670), e a sinistra, la statua equestre di Carlo Magno di Agostino Cornacchini (1725). La volta è riccamente decorata con stucchi di Martino Ferrabosco, Ambrogio Buonvicino e G.B. Ricci, rappresentanti gli atti degli apostoli. Dall'ellisse berniniana, lo sguardo abbraccia interamente l'immensa copertura ideata da Michelangelo, che diresse la costruzione della parte basamentale fino al tamburo.
Al centro della piazza, tra due grandiose fontane - quella di destra eretta nel 1613 da Carlo Maderno per volere di Paolo V, l'altra collocata nel 1677 da Carlo Fontana - si erge l'Obelisco Vaticano. Alto 25.5 metri, è privo di geroglifici e posato su quattro leoni di bronzo di Prospero Antichi. In alto, dove si trova l'emblema bronzeo con i monti e la stella dei Peretti Montalto, è racchiusa una reliquia della Santa Croce (la sommità della croce è a circa 41 metri dal suolo). Dopo essere stato trasportato da Caligola nel 37 d.C. per ornare il Circo di Nerone, fu spostato da Sisto V nel sito attuale da Domenico Fontana nel 1586. Attorno ad esso è segnata sul pavimento una rosa dei venti.

L'impatto urbanistico e le modifiche successive
La complessa trasformazione urbanistica ha incluso la demolizione dell'ultimo isolato tra la via Alessandrina e Borgo Vecchio. Le demolizioni per la piazza hanno diviso il quartiere del Borgo quasi a metà, trasformandolo da povero ad aristocratico. La piazza Rusticucci, sebbene un "vuoto ottenuto senza nessun disegno e progetto", fu determinante per la riuscita dell'insieme, creando la distanza prospettica necessaria per ammirare la cupola al di sopra della facciata e permettendo una visione d'insieme della piazza e del portico.
Un intervento significativo avvenne tra il 1936 e il 1950, quando il progetto di Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli portò alla demolizione di palazzi e chiese del Borgo, opere di architetti come Bramante, Peruzzi, Antonio da Sangallo il Giovane e Raffaello. A seguito di queste demolizioni, molte parti decorative furono immagazzinate o trasportate altrove.
La Piazza oggi: significato e regolamentazione
La Piazza San Pietro fa parte del territorio vaticano, ma la sua pubblica sicurezza è affidata allo Stato Italiano. Essendo un palcoscenico di immenso prestigio mondiale, per evitarne l'occupazione abusiva, sono proibite tutte le manifestazioni pubbliche diverse da quelle religiose. Durante la seconda guerra mondiale, i soldati tedeschi occupanti Roma ne presidiavano il perimetro, ma senza potervi entrare.
Nonostante l’inevitabile affollamento, questo "primo tempio della Cristianità" conserva un fascino quasi carismatico sia sui credenti sia su chi vede la Basilica più come uno straordinario scrigno d'arte. I pellegrini medievali che affrontavano migliaia di chilometri per pregare presso la tomba di Pietro sono oggi le schiere di turisti che ogni giorno si affollano nel colonnato berniniano, pronti ad affrontare la tappa principale del loro Grand Tour.
La piazza continua ad essere un luogo di eventi storici e religiosi. Ad esempio, nella Via Crucis del Venerdì Santo del 2020, durante la pandemia, la piazza del Bernini, insolitamente desolata, fu illuminata solo dal baluginare delle fiaccole, con un percorso che dopo otto stazioni intorno all'obelisco si mosse verso il "ventaglio" di San Pietro, un enorme padiglione formato da sedici gradini in granito e travertino, in un'immagine di intensa orazione del Papa.