La Pia Opera dei Tabernacoli e l'esperienza mistica di Vera Grita

Introduzione all'Opera dei Tabernacoli

L'Opera dei Tabernacoli si articola in due distinti, ma complementari, percorsi di fede e carità: la "Pia Opera dei Tabernacoli" di Bergamo, con la sua centenaria tradizione di artigianato sacro, e l'"Opera dei Tabernacoli Viventi", ispirata dall'esperienza mistica della salesiana cooperatrice Vera Grita. Entrambe le iniziative, pur con modalità diverse, convergono nell'esaltazione della devozione eucaristica e nell'impegno a diffondere la presenza di Gesù nel mondo.

illustrazione di un tabernacolo liturgico e una persona in preghiera

La Pia Opera dei Tabernacoli di Bergamo: Fede, Arte e Carità

A Bergamo esiste un luogo dove fede e creatività si intrecciano da oltre un secolo: è la Pia Opera dei Tabernacoli, ospitata dalle Suore Sacramentine in via Sant’Antonino 14. Questa realtà, nata a Bruxelles nel 1823 per iniziativa di Anna De Meus e giunta a Bergamo nel 1908 grazie al vescovo Mons. Giacomo Maria Radini Tedeschi, si dedica alla confezione di arredi e vesti liturgiche.

Un'attività centenaria al servizio della Liturgia

Ogni settimana, da ottobre a maggio, un gruppo di donne si ritrova per realizzare con cura panni, tovaglie d’altare, stole, veli e paramenti ricamati a mano, utilizzando tecniche antiche come il punto pieno, il punto erba, il tombolo o il chiacchierino. Questi manufatti, veri e propri capolavori di artigianato sacro, sono destinati principalmente alle comunità cristiane più povere, garantendo dignità e decoro al culto anche dove mancano i mezzi.

Suor Laura Fontana, Superiora della Comunità delle Suore Sacramentine di Bergamo, sottolinea il valore di questa attività: «Il tabernacolo è sì la “casetta” dove viene riposta l’Ostia santa, Gesù. Ma da lì viene tolta e riposta sull’altare, dove trova una tovaglia pulita e ordinata, sinonimo dell’anima pulita e ordinata di chi la cura. Per noi Sacramentine l’altare è il centro della nostra esistenza. Su di esso si celebra il sacrificio di Cristo. Forse fu per questo che il Vescovo Radini Tedeschi affidò a noi questa Opera Pia».

foto di mani che ricamano paramenti sacri

Un appello per il futuro

Nonostante la sua lunga e preziosa tradizione, la Pia Opera dei Tabernacoli sente oggi il peso del tempo. Il numero delle volontarie è diminuito drasticamente, passando da ottanta tra gli anni ’50 e ’70 a circa venti attuali. Suor Laura lancia un accorato appello: «L’Opera ci sta morendo in mano e non vogliamo farla morire. - spiega suor Laura Fontana - Perché quello che facciamo è davvero bello e pieno di significato: continuare a donare per le chiese povere ti riempie dentro, anche se le difficoltà sono molte».

Si cercano nuove persone, munite di buona volontà e pronte a offrire qualche ora del loro tempo per continuare un servizio che unisce fede, arte e carità. Non è richiesta necessariamente esperienza nel ricamo, ma soprattutto spirito di servizio, amicizia e desiderio di mettersi al fianco della comunità. L'impegno richiesto è di un pomeriggio alla settimana, da ottobre a maggio, per «unire la devozione eucaristica alla cura manuale concreta».

La Fraternità Sacramentina, parte integrante della Pia Opera, ha ottenuto l'approvazione del proprio Statuto il 25 ottobre 2019 dal Vescovo di Bergamo, Mons. Francesco Beschi. I membri vivono la spiritualità nella famiglia, nel lavoro e nella società, promuovendo una devozione eucaristica personale e continua.

La Pia Opera dei Tabernacoli a Gravina

Un'altra testimonianza della diffusione della Pia Opera dei Tabernacoli si trova a Gravina, come emerge da una pubblicazione del 2008. Il 5 giugno 1902, durante l'ottava del SS. Corpo di Cristo, venne inaugurata la Pia Opera dei Tabernacoli nell'Istituto delle Betlemite. Questa iniziativa, oggi perduta nel tempo, è la riprova di come Gravina potesse essere definita una "Città Eucaristica".

Le Betlemite Figlie del Sacro Cuore (Hermanas Bethlemitas Hijas del Sagrado Corazón), fondate da Pietro di San Giuseppe de Bethencourt in Guatemala, si dedicarono inizialmente alla cura dei malati e successivamente all'educazione delle ragazze. La loro presenza a Gravina fu breve, dal 1900 al 1902, in un collegio per ragazze voluto da Mons. Cristoforo Maiello. Nonostante la sua breve durata, la comunità lasciò un segno nella città, testimoniando un carisma pastorale ed evangelico.

Vera Grita e l'Opera dei Tabernacoli Viventi

Parallelamente alla tradizione secolare della Pia Opera, l'inizio dell'esperienza mistica di Vera Grita diede vita all'Opera dei Tabernacoli Viventi. Vera Grita (1923-1969), salesiana cooperatrice e Figlia di don Bosco, ispirò con la sua vita e i suoi messaggi questa nuova prospettiva di devozione eucaristica.

La vita di Vera Grita: tra drammi e fede

Vera Grita nacque a Roma il 28 gennaio 1923 e visse 46 anni segnati da eventi storici drammatici, come la grande crisi economica del 1929-1930 e la Seconda guerra mondiale, concludendo la sua esistenza alle soglie della contestazione del 1968. Secondogenita di quattro sorelle, dovette affrontare fin da bambina dolorosi distacchi, come quello dalla famiglia a causa del dissesto finanziario dei genitori, che la portò con le sorelle Liliana e Giuseppina a Modica, in Sicilia, presso le zie paterne.

A 17 anni tornò a Savona, dove conseguì l'abilitazione magistrale e lavorò come insegnante di scuola elementare. Il 3 luglio 1944, durante un bombardamento a Savona, fu travolta e calpestata dalla folla in fuga, riportando lesioni irreparabili che segnarono irreparabilmente la sua salute per i successivi 25 anni. Nonostante la malattia, accettò di insegnare in scuole periferiche, come Rialto, Erli, Alpicella e Deserto di Varazze, destando stima e affetto tra colleghi, genitori e scolari.

A Savona, nella parrocchia salesiana di Maria Ausiliatrice, partecipava all'Eucaristia e si accostava con fedeltà esemplare al sacramento della Riconciliazione. Dal 1963 fu suo confessore il salesiano don Giovanni Bocchi e, divenuta Cooperatrice salesiana nel 1967, si affidò a don Gabriello Zucconi come padre spirituale.

ritratto di Vera Grita

L'inizio dell'esperienza mistica e la "Voce"

Il 19 settembre 1967, mentre pregava davanti al Tabernacolo nella chiesa di Maria Ausiliatrice a Savona, Vera risentì la "Voce" che già otto anni prima aveva avvertito ad Alpicella. Questa "Voce" la invitava a vivere a fondo la gioia e la dignità di figlia di Dio, nella comunione con la Santissima Trinità e nell'intimità eucaristica del Tabernacolo. «Il vino e l’acqua siamo noi: Io e tu, tu e Io. Siamo una cosa sola […] lasciami lavorare, non pormi ostacoli […] la volontà del Padre mio è questa: che Io rimanga in te, e tu in Me. Insieme porteremo gran frutto».

Fu il primo di 186 messaggi che costituiscono l'Opera dei Tabernacoli Viventi, scritti da Vera in obbedienza a don Zucconi, lottando con il timore di essere vittima di un inganno. Vera morì a Pietra Ligure il 22 dicembre 1969, a due anni dall'inizio della sua esperienza mistica.

Il Signore, quasi al termine della sua vita terrena, le donò il nome nuovo: Vera di Gesù. «Ti ho donato il mio Nome santo, e d’ora in poi ti chiamerai e sarai “Vera di Gesù”» (Messaggio del 3 dicembre 1968).

Un messaggio mistico per il mondo: la chiamata profetica di Gesù attraverso Vera Grita

La santità del quotidiano e il "Tabernacolo Vivente"

Vera Grita visse una santità del quotidiano, affrontando le sfide familiari, le incomprensioni e i sacrifici economici con un amore eroico. Si dedicò totalmente agli "ultimi, i poveri, i lontani", sia come maestra per gli studenti di povere famiglie, sia come sostegno per i malati in ospedale.

L'Opera dei Tabernacoli Viventi è un'idea nuova di Amore sulla terra, fondata sulla Verità della Presenza Eucaristica. Come dice Gesù: «Vengo a portare una “via” nuova d’Amore sulla terra, per gli uomini che mi aspettano e mi amano: via fondata sulla Verità, che è la mia Realtà divina e umana nella Presenza Eucaristica; via che porterà la vita di Grazia a tante anime da Me lontane. La mia Via sta nella Verità e dona la mia Vita. Questa Via sono io: Gesù Eucaristia».

Tra i contenuti dottrinali degli Scritti di Vera, un punto importante riguarda la permanenza della presenza eucaristica nei fedeli dopo la comunione, contrariamente ad un'opinione diffusa. Questa verità è stata splendidamente espressa da Vera, che non fa riferimento a una grazia straordinaria, ma a un effetto normale della comunione, che permette a ogni fedele di essere un vero Tabernacolo Vivente.

Un "Tabernacolo Vivente" è un cristiano che custodisce e irradia la Presenza di Gesù Eucaristico, portando Gesù «con sé, in sé, e su di sé» per visitare tutta l'umanità. Gesù stesso disse a Vera: «Io scavo, scavo per costruirmi un tempio; lasciami lavorare, non pormi ostacoli». Questa è la missione di ogni cristiano, un invito a far sì che Gesù esca dai tabernacoli di pietra delle chiese per vivere nel nostro cuore con l'Eucaristia e raggiungere le persone lontane da Lui.

"Portami con te": l'invito di Gesù

Il Portami con te esprime in modo semplice l'invito di Gesù fatto a Vera e, per estensione, a tutti i cristiani. Gesù vuole entrare nella vita quotidiana di ciascuno, nella famiglia, nel lavoro, per vivere in unione con Lui. L'Opera dei Tabernacoli Viventi, per volontà del Signore, è affidata in prima istanza ai figli di don Bosco per la sua realizzazione e diffusione nelle parrocchie, negli istituti religiosi e nella Chiesa.

«Ho scelto i Salesiani poiché essi vivono con i giovani, ma la loro vita di apostolato dovrà essere più intensa, più attiva, più sentita» (2 febbraio 1968, p. 169). L'esperienza di Vera Grita si inserisce nella scia del carisma salesiano, proponendo una spiritualità semplice: vivere l'unione con Dio e la fiducia in Maria Ausiliatrice, per donare Dio ai giovani e a tutte le persone attraverso un apostolato instancabile.

L'orientamento eucaristico totalizzante di Vera Grita è stato riconosciuto dal Rettor Maggiore nella Strenna del 2023, sottolineando come ella abbia accolto il "progetto" fondamentale che è Gesù stesso, fino a farne la vita della propria vita, rispondendo al grande bisogno di Eucaristia del mondo odierno.

I Tabernacoli come Arredo Urbano: L'esempio di Firenze

Oltre alla dimensione liturgica e mistica, i tabernacoli hanno ricoperto e ricoprono tuttora un ruolo significativo anche come elementi di arredo urbano e testimonianze storiche. A Firenze, in particolare, i tabernacoli sono veri e propri capolavori a cielo aperto che custodiscono avvenimenti della storia cittadina.

Storia e funzione dei tabernacoli fiorentini

Sicuramente di origini antiche, i tabernacoli apparvero maggiormente a Firenze nel XIII secolo per combattere le correnti eretiche e riaffermare la fede cristiana nelle strade pubbliche. Durante la peste, queste strutture acquisirono anche una funzione pratica, permettendo di praticare le funzioni liturgiche all'aperto grazie alla presenza di un altare.

Tabernacoli in terracotta, in ceramica, stampe incorniciate e affreschi iniziarono a popolare le vie fiorentine con funzioni di devozione, dimostrazione di fede, protezione, ma anche per rappresentare la potenza degli ordini religiosi, dei conventi e delle famiglie che li commissionavano. Durante il Rinascimento, i nobili si sfidavano per il tabernacolo più bello.

Ogni tabernacolo fiorentino permette di conoscere aneddoti e leggende sulla città, oltre alla funzione di alcune aree e quartieri. Ad esempio, il tabernacolo di via dei Malcontenti o quello di via delle Stinche ricordano la presenza del carcere da cui i condannati partivano per il luogo dell'esecuzione, con i tabernacoli che li accompagnavano in questo percorso.

foto di tabernacoli affrescati per le strade di Firenze

Tabernacoli nell'Oltrarno e a Sant'Ambrogio

L'Oltrarno, quartiere artigiano per eccellenza, è particolarmente ricco di tabernacoli, divenuti punti di ritrovo e riferimento per la comunità. Tra i più famosi si annoverano quello della Madonna del Morbo all'angolo tra via del Leone e via della Chiesa, attribuito a Giottino e realizzato per celebrare la fine della peste nel 1348, e l'opera di Bicci di Lorenzo del Quattrocento tra via dei Serragli e via Santa Monica, raffigurante la Madonna con bambino. In piazza San Felice, l'Annunciazione è rappresentata, forse in omaggio alle rappresentazioni teatrali che si tenevano annualmente nella Chiesa di San Felice.

Anche i tabernacoli nei pressi della Chiesa di Sant'Ambrogio narrano molto della storia locale, come quello sul lato destro della Chiesa che raffigura il santo con una fortezza rossa ai piedi, un elogio alla comunità del quartiere dedita alla produzione di mattoni.

Quattro tabernacoli da non perdere

  • Tabernacolo di Santa Maria della Tromba: tra via Orsanmichele e via dell'Arte della Lana, un'edicola decorata con rilievi che rappresenta la Madonna col Bambino in trono tra i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.
  • Tabernacolo di Santa Rosa: sul torrino di Santa Rosa, la Pietà con la Madonna e i santi Giovanni Evangelista e Maria Maddalena, commissionato dalla compagnia dei laici per la facciata dell'Oratorio.
  • Tabernacolo delle cinque lampade: in via Ricasoli ad angolo con via dei Pucci, una forma unica con due nicchie e affreschi di Cosimo Rosselli, noto per le cinque lampade ad olio alimentate dalle offerte dei fedeli.
  • Tabernacolo delle Fonticine: in via Nazionale ad angolo con Via dell'Arieto, realizzato da Giovanni della Robbia in Terracotta nel 1522, con un basamento in marmo e giochi d'acqua, raffigurante la Madonna in Trono col Bambino, San Giovannino e quattro santi.

Per chi desidera approfondire la conoscenza di questi capolavori, è possibile visitare il Museo Bardini, dove sono conservati alcuni dei tabernacoli più antichi, salvati dall'antiquario fiorentino Stefano Bardini durante le riqualifiche urbanistiche di Firenze capitale.

tags: #pia #opera #dei #tabernacoli