Benedetto XVI a Cuba: Dialogo, Speranza e un Appello al Rinnovamento

Il viaggio apostolico di Papa Benedetto XVI a Cuba, la seconda tappa del suo 23° pellegrinaggio fuori dall'Italia dopo il Messico, ha segnato un momento storico per l'isola caraibica. A distanza di 14 anni dall'ultima visita di un Pontefice, Giovanni Paolo II, Papa Ratzinger ha visitato Cuba con l'obiettivo di stringere ulteriormente i rapporti tra il Vaticano e il Paese, che rappresenta ancora un avamposto del socialismo di stampo marxista. La visita del Papa a Cuba ha coinciso con l'avvio di timide riforme sociali ed economiche volte a dare spazio all'iniziativa privata e ridurre il ruolo dello Stato. La visita è ricorsa anche in occasione del 400° anniversario del rinvenimento della scultura lignea della Madonna della Carità del Cobre, protettrice di Cuba, ritrovata sulle spiagge cubane da alcuni pescatori nel 1612.

L'Arrivo e i Primi Incontri

Il Papa è arrivato a Cuba, dopo il Messico, dove la sua visita è stata accompagnata dal calore delle folle. Benedetto XVI ha celebrato una Santa Messa in Plaza Antonio Maceo a Santiago de Cuba, la seconda città del Paese. Successivamente, dopo una visita al santuario della Vergine della Carità del Cobre, si è svolto l'incontro con il presidente Raúl Castro. L'incontro tra Joseph Ratzinger e Raúl Castro si è tenuto prima in una riunione privata nel Palazzo della Rivoluzione, durata un'ora e mezza, e poi in pubblico. Un portavoce del Vaticano ha detto che Fidel Castro non vi ha partecipato, ma oggi lo stesso Fidel ha fatto sapere tramite il sito del governo cubano che avrebbe incontrato il Papa. Il Pontefice ha chiesto a Raúl Castro la festa per il Venerdì Santo.

Foto di Benedetto XVI che saluta le autorità cubane all'arrivo all'Avana

Il Dialogo con Fidel Castro

Grande attesa circondava le voci di un possibile summit con il 'Líder Máximo', Fidel Castro, che, sebbene non fosse inserito nel programma ufficiale, è avvenuto. Un colloquio di trenta minuti che si è svolto nella Nunziatura apostolica dell'Avana, prima della partenza del Papa alla volta di Roma. L'incontro, tenutosi dopo la messa in Plaza de la Revolución, ha visto la presenza della moglie di Castro, signora Dalia Soto del Valle, e dei due figli Alex e Antonio, presentati al Papa solo verso la fine. Fidel Castro, che ha 85 anni, la stessa età che Papa Ratzinger avrebbe compiuto il 16 aprile, è stato educato alla scuola dei gesuiti. Durante il colloquio, non è mancato uno scambio di battute sull'età visto che i due sono quasi coetanei: «Sono anziano - ha detto Ratzinger - ma posso ancora fare il mio dovere».

Fidel Castro ha voluto ringraziare Benedetto XVI per due beatificazioni: quella di Madre Teresa, benefattrice di Cuba, per la quale egli aveva venerazione e gratitudine, e quella di Giovanni Paolo II. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha precisato che «il Comandante è arrivato alle 12:20 alla nunziatura, accolto dal cardinale Tarcisio Bertone che già lo conosceva» e al quale «ha confidato spontaneamente che aveva avuto grande desiderio di vedere sugli altari Papa Wojtyla e la piccola suora indiana». Il Papa si è detto felice di essere a Cuba e della cordialità con la quale è stato accolto, mentre Fidel ha raccontato di aver seguito tutto il viaggio con la tv.

La conversazione ha toccato diversi temi. La prima domanda di Castro ha riguardato i cambiamenti nella liturgia della Chiesa, che ha trovato molto cambiata rispetto a quando era giovane. Poi Castro si è informato sulle difficoltà dei tempi attuali per l'umanità, sulle problematiche culturali, religiose e scientifiche. Il Pontefice ha risposto parlando del tema dell'assenza di Dio e dell'importanza fondamentale del rapporto tra fede e ragione. Al termine dell'incontro, Fidel ha chiesto al Papa di inviargli dei libri per approfondire meglio le tematiche affrontate, e la risposta è stata: «Devo pensare a quali titoli inviarle». Circa le voci di una sua conversione, il Vaticano ha minimizzato: Fidel Castro «è cristiano in quanto battezzato, ma sulla sua fede personale e pubblica non ho nulla da dire», ha detto padre Lombardi, aggiungendo che «c'è differenza tra essere battezzati ed essere membri di una comunità partecipando alla sua vita».

Prima di questo incontro ufficiale, secondo alcune fonti, ce ne sarebbe stato un altro di soli cinque minuti, segreto, in cui sarebbe riuscito a introdursi Hugo Chávez, a Cuba per cure mediche. Chávez stesso aveva informato che non ci sarebbe stato il tempo per un incontro con il pontefice durante i suoi impegni ufficiali, ma fonti diplomatiche avevano accennato a un accordo per un incontro breve e senza copertura mediatica per una benedizione apostolica, la cui fuga di notizie potrebbe essere stata pilotata.

Fotografia di Fidel Castro e Benedetto XVI durante il loro incontro

Gli Incontri con Raúl Castro e le Autorità Cubane

L'incontro tra il Papa e Raúl Castro è durato circa 40 minuti al Palazzo della Rivoluzione. Durante il colloquio, Benedetto XVI ha consegnato a Raúl Castro un elenco di nomi di detenuti politici, dando così un chiaro segnale della premura della Santa Sede riguardo al tema dei diritti umani. Il Papa ha anche parlato dei detenuti e delle persone che sono lontane da Cuba o in situazioni difficili.

Alle autorità presenti, tra cui l'immancabile Raúl Castro, il Papa si è rivolto affinché i credenti fossero messi nella condizione di offrire «un contributo all’edificazione della società», poiché «il vero progresso necessita di un’etica che collochi al centro la persona umana e tenga conto delle sue esigenze più autentiche, in modo speciale della sua dimensione spirituale e religiosa». Non un privilegio, come ha voluto sottolineare il Papa, ma l’abc della democrazia. Il vicepresidente del Consiglio dei ministri e supervisore delle riforme economiche Marino Murillo ha risposto che «a Cuba non ci sarà nessuna riforma politica. A Cuba stiamo parlando dell’attualizzazione del modello economico cubano in modo da rendere il nostro socialismo sostenibile», citando espressamente i modelli di Russia, Vietnam e Cina.

I Messaggi Chiave di Benedetto XVI

Sulla Dignità Umana e la Libertà Religiosa

Appena giunto a León in Messico, prima tappa del viaggio, Papa Benedetto aveva dato il senso del suo viaggio: un pellegrinaggio della fede, della speranza e della carità. Questa definizione ha mostrato implicazioni anche di natura politica. Il Papa ha ripetutamente fatto riferimento al concetto di dignità di ogni persona, sottolineando come «questa dignità si manifesta in modo eminente nel diritto fondamentale alla libertà religiosa, nel suo genuino significato e nella sua piena integrità». Ha ribadito il dualismo fede e ragione, «necessarie e complementari nella ricerca della verità. Dio ha creato l’uomo con un’innata vocazione alla verità e per questo lo ha dotato di ragione. Certamente non è l’irrazionalità, ma l’ansia della verità, quello che promuove la fede cristiana».

Sul Rinnovamento e la Società

Benedetto XVI ha espresso convinzione che «Cuba sta guardando già al domani e per questo si sforza di rinnovare e ampliare i suoi orizzonti», stigmatizzando quanti «si rinchiudono nella loro verità e cercano di imporla agli altri». Ha esortato alla coltivazione di un patrimonio etico «che può avvicinare tutte le culture, i popoli e le religioni, le autorità e i cittadini, e i cittadini tra loro, e i credenti in Cristo con coloro che non credono in Lui». Ha inoltre pronunciato alcuni interventi particolarmente incisivi: chiedendo la liberazione dei detenuti politici e spiegando che «il comunismo ha ormai fatto il suo tempo», così come del resto anche l’embargo, e chiedendo una «Cuba aperta e rinnovata».

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Le Questioni Sociali e Politiche

Nel corso del suo viaggio, il Papa ha parlato anche dei problemi dei Paesi visitati, come il dramma del narcotraffico, l’ideologia marxista non più rispondente alla realtà, la secolarizzazione che porta a un progressivo allontanamento da Dio e il tema della morale pubblica. Ha rimarcato la necessità di «educare non solo a una morale individuale ma ad una morale pubblica», che sia «ragionevole, condivisa e condivisibile anche da non credenti». Benedetto XVI non ha chiamato per nome i drammi dell’embargo e dei dissidenti perseguitati dal regime, ma i riferimenti sono stati molto evidenti: «Misure economiche restrittive imposte dal di fuori del Paese pesano negativamente sulla popolazione» ha ricordato nella cerimonia di commiato da Cuba e nell’omelia a L’Avana, «ho pregato la Vergine Santissima anche per le necessità di coloro che soffrono, di coloro che sono privi di libertà, lontani dalle persone care o vivono grandi momenti di difficoltà».

La Situazione della Chiesa Cattolica a Cuba

A Cuba, i cattolici praticanti sono compresi tra l’1,5 e il 5%, mentre fino all’80% della popolazione segue in qualche modo i riti sincretici della santería; i sacerdoti cattolici sono appena 300, di cui la metà stranieri. Negli ultimi anni, l’episcopato non ha avuto permessi né per costruire nuove chiese, né per far venire sacerdoti. Nonostante ciò, l'episcopato ha potuto aprire un seminario, creare mense popolari, istituire una scuola d’impresa in collaborazione con un’università spagnola e organizzare convegni e seminari cui hanno partecipato anche studiosi esuli a Miami. L’episcopato cubano sembra vicino al regime come mai in passato. Il cardinale Ortega, benché internato tanti anni fa nei famigerati campi di lavoro dell’Umap, ha rilasciato un’intervista all’Osservatore Romano in cui ha elogiato la riforma economica di Raúl e ha detto che a Cuba, dopo le liberazioni seguite alla sua mediazione, non ci sono più prigionieri politici. Anche l’intervento dell’Arcivescovo di Santiago Dionisio Guillermo García Ibáñez «contro le ingerenze straniere» è sembrato pro-regime. Per converso, l’arcivescovo di Miami Thomas Wenski ha celebrato una messa nella cattedrale dell’Avana alla quale hanno partecipato 300 esuli, cui era stato consentito di tornare nell’isola proprio per la visita, e ha parlato della necessità di porre fine all'esperienza marxista con «un atterraggio dolce».

Mappa che mostra la distribuzione delle religioni e delle comunità cattoliche a Cuba

Dissidenti e Diritti Umani

Padre Federico Lombardi è intervenuto anche sulla delicata questione dei dissidenti e dei diritti umani a Cuba: «È vero che il Papa ha incontrato Fidel Castro e non i dissidenti, ma le loro attese erano ben presenti nei discorsi che ha pronunciato e nei colloqui con le autorità cubane», ha detto. Amnesty International ha denunciato un aumento della persecuzione ai danni degli attivisti per i diritti umani di Cuba, cui le autorità hanno tentato di impedire di prendere la parola in occasione della visita. L'organizzazione per i diritti umani ha registrato un incremento degli arresti, oltre 150, così come la disattivazione delle linee telefoniche degli attivisti, alcuni dei quali si sono visti anche circondare le abitazioni dalle forze di sicurezza per non farli muovere.

Un'Eredità di Speranza

Nella cerimonia di congedo all’aeroporto dell’Avana, Benedetto XVI ha salutato i cubani con le parole: «Cuba, ravviva in te la fede dei tuoi Padri! Prendi da questa fede la forza per edificare un avvenire migliore, abbi fiducia nelle promesse del Signore, apri il tuo cuore al suo Vangelo per rinnovare in modo autentico la vita personale e sociale». Ha esortato gli abitanti dell’isola caraibica a «rafforzare la concordia e far fruttificare il meglio dell’anima cubana, i suoi valori più nobili, sui quali è possibile fondare una società di ampi orizzonti, rinnovata e riconciliata». Il Papa ha ammonito: «Che nessuno si senta impedito a prendere parte a questo appassionante compito, per limitazione delle proprie libertà fondamentali, né si senta esonerato da esso, per negligenza o carenza di mezzi materiali». Ha concluso: «Il rispetto e la cura della libertà che palpita nel cuore di ogni uomo è imprescindibile per rispondere in modo adeguato alle esigenze fondamentali della sua dignità, e costruire così una società nella quale ciascuno si senta protagonista indispensabile del futuro della propria vita, della propria famiglia e della propria patria».

L'ora presente - ha affermato il Papa - reclama in modo urgente che, nella convivenza umana, nazionale ed internazionale, si eliminino posizioni inamovibili ed i punti di vista unilaterali che tendono a rendere più ardua l’intesa ed inefficace lo sforzo di collaborazione. «Porto nell’intimo del mio cuore tutti e ciascuno dei cubani, che mi hanno circondato con la loro preghiera e il loro affetto, offrendomi una cordiale ospitalità e facendomi partecipe delle loro più profonde e giuste aspirazioni», ha assicurato il Papa dopo aver ringraziato il presidente e le autorità del Paese per la «generosa collaborazione» al suo viaggio, ed espresso «viva gratitudine» ai membri della Conferenza dei vescovi cattolici di Cuba. Il suo viaggio apostolico, come un «segno profondo», ha rafforzato l’entusiasmo e la sollecitudine dei vescovi cubani, dei loro sacerdoti, religiosi e fedeli laici, affinché non si stanchino di offrire con responsabilità il loro apporto al bene e al progresso integrale della patria.

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