Tra la fine del Medioevo e la prima metà del XVII secolo, l'Europa cristiana fu attraversata da un impetuoso vento di riforma. Era convinzione diffusa che la Chiesa e le sue strutture, così come la dottrina e la pratica religiosa, dovessero essere riformate, e anche che il clero andasse moralizzato. Tra XV e XVI secolo, con il termine "riforma" si intendeva un "ritorno all’antica forma": uno sguardo rivolto al passato, a quell’antica forma di purezza e perfezione che era il Cristianesimo delle origini, l’età apostolica, come un modello a cui ispirarsi.
Il Contesto della Chiesa e i Mali Endemici
L’apparato burocratico e finanziario-fiscale della Chiesa era andato crescendo a dismisura, e con esso il numero e la mole dei dicasteri dello Stato, che globalmente davano vita alla Curia romana. I cardinali erano a capo di sfarzose e opulente corti principesche, mentre mali endemici del corpo ecclesiastico si andavano consolidando, minando irrimediabilmente il rapporto di fiducia tra clero e fedeli. Una problematica diffusa era la separazione tra ufficio e beneficio: succedeva sempre più spesso che chi era investito di un ufficio (di vescovo, di parroco o di abate) godeva di una determinata rendita (ovvero, il “beneficio”) senza però svolgere le mansioni che tale ufficio prevedeva, come la predicazione, l’amministrazione dei sacramenti, o la cura d’anime. I vescovi erano spesso assenteisti, mentre i parroci non erano preparati e conducevano una vita immorale.
Pur di incamerare denaro, si era consolidata la prassi di sanare con versamenti in denaro qualsiasi irregolarità canonica, come censure o addirittura scomuniche. In pratica, si vendevano benefici spirituali, come ad esempio le famose indulgenze per i peccati commessi. Nel Medioevo, la "vendita delle indulgenze" era diffusa nella Chiesa Cattolica e consisteva nella cancellazione della pena temporale che scaturiva dal peccato commesso dal fedele, ma già perdonato davanti a Dio, in cambio di un'offerta in denaro o di altre opere di carità.

L'Episodio Chiave: Alberto di Brandeburgo e l'Indulgenza Plenaria del 1517
Nel 1517, papa Leone X aveva concesso l'indulgenza plenaria a quanti, confessi e penitenti, avessero versato una somma di denaro commisurata alla propria condizione. Questo evento fu il catalizzatore della protesta di Lutero. Nel 1514, Alberto di Brandeburgo, già vescovo di Magdeburgo e Halberstadt, chiese di poter essere eletto arcivescovo della più importante diocesi della Germania: Magonza. Sebbene fosse teoricamente proibito accumulare tante cariche ecclesiastiche, papa Leone X acconsentì alla richiesta di Alberto in cambio del pagamento di una grossa somma di denaro (simonia), che doveva servire alla Chiesa per la costruzione della nuova Basilica di San Pietro a Roma.

Per poter pagare questa somma, l’arcivescovo chiese un prestito ai potenti e ricchissimi banchieri Függer. Alberto concordò con il papa la possibilità di aprire una vendita di indulgenze, ottenendo l’appalto della predicazione della bolla leonina in Germania. Una parte del ricavato sarebbe servita per pagare il debito contratto con i Függer, mentre un’altra parte sarebbe stata versata nelle casse del papa per finanziare la costruzione di San Pietro, alla cui realizzazione parteciparono artisti come Michelangelo e Raffaello. La vendita delle indulgenze si aprì nel 1517, diventando l'ennesima e più vistosa manifestazione di una pratica controversa.

La Condanna di Martin Lutero e le Sue 95 Tesi
Fu contro questa pratica che si scagliò Martin Lutero. Monaco agostiniano e professore di teologia all’Università di Wittemberg, Lutero, indignato per le pratiche abusive dei venditori di indulgenze, il 31 ottobre 1517 affisse ai cancelli della chiesa del castello di Wittenberg le sue 95 Tesi. Questo testo in latino, un elenco di critiche, successivamente tradotto in tedesco e ampiamente diffuso, criticava la vendita delle indulgenze e la dottrina cattolica della giustificazione. Si trattava di un documento in cui Lutero spiegava le sue idee e condannava la vendita del perdono dei peccati, considerandola un attacco non solo alla corruzione della Chiesa di Roma, ma anche al suo ruolo e alla sua funzione teologica.

Le motivazioni di Lutero erano profondamente radicate in una riflessione teologica che poneva al centro un rapporto più diretto del cristiano con Dio e la salvezza per sola fede, e non attraverso le opere o le elemosine. Tra le sue tesi più significative si annoverano:
- Si deve insegnare ai cristiani che è meglio dare a un povero o fare un prestito a un bisognoso che acquistare indulgenze.
- Occorre insegnare ai cristiani che chi vede un bisognoso e trascurandolo dà per le indulgenze si merita non l'indulgenza del papa ma l'indignazione di Dio.
- Si deve insegnare ai cristiani che se non abbondano i beni superflui, debbono tenere il necessario per la loro casa e non spenderlo per le indulgenze.
- Si deve insegnare ai cristiani che se il papa conoscesse le esazioni dei predicatori di indulgenze, preferirebbe che la basilica di S. Pietro andasse in cenere piuttosto che essere edificata sulla pelle, la carne e le ossa delle sue pecorelle.
- Si deve insegnare ai cristiani che il papa, come deve, vorrebbe, anche a costo di vendere la basilica di S. Pietro, dare dei propri soldi a molti di quelli ai quali alcuni predicatori di indulgenze estorcono denaro.
- Chi invece si oppone alla cupidigia e alla licenza del parlare del predicatore di indulgenze, sia benedetto.
- Ritenere che le indulgenze papali siano tanto potenti da poter assolvere un uomo, anche se questi, per un caso impossibile, avesse violato la madre di Dio, è essere pazzi.
- Al contrario diciamo che i perdoni papali non possono cancellare neppure il minimo peccato veniale.
- Perché il papa non vuota il purgatorio a motivo della santissima carità e della somma necessità delle anime, che è la ragione più giusta di tutte, quando libera un numero infinito di anime in forza del funestissimo denaro dato per la costruzione della basilica, che è una ragione debolissima?
- Perché il papa le cui ricchezze oggi sono più opulente di quelle degli opulentissimi Crassi, non costruisce una sola basilica di S. Pietro con i propri soldi invece che con quelli dei poveri fedeli?
Lutero, fin dalla prima delle sue 95 Tesi, metteva in chiaro che tutta la vita dei fedeli deve essere segnata dalla penitenza, e attaccava direttamente il papa, affermando che "non può rimettere alcuna pena" (tesi 5) e meno che mai farlo per procurarsi denaro (tesi 50).
Le Conseguenze Immediate e l'Inizio della Riforma
Le 95 Tesi di Lutero sono considerate l’atto con cui nacque la Riforma protestante. Sebbene la vendita delle indulgenze fosse la causa occasionale, la causa principale era l'ormai definitiva dissoluzione dei costumi della Chiesa. La dottrina luterana non nacque dal nulla, ma fu il corollario di un atteggiamento che poneva al centro della riflessione teologica un rapporto più diretto del cristiano con Dio e la spiegazione del mistero della salvezza eterna.
la Riforma protestante
La reazione della Chiesa di Roma fu immediata. Venne istruito un processo romano per eresia ai danni di Lutero e fu inviato a Wittemberg il domenicano Tommaso de Vio, detto il Caietano, per cercare di riportare l'agostiniano sulla retta via. L’incontro si risolse in un nulla di fatto. Il 15 giugno del 1520 arrivò la scomunica per mezzo della bolla Exsurge Domine, con la quale si ordinava la distruzione degli scritti di Lutero e si intimava al monaco di abiurare. Lutero non solo non abiurò, ma bruciò pubblicamente la bolla papale e cominciò a redigere una serie di scritti che erano un attacco frontale alla Chiesa di Roma. Nell’inverno del 1521 fu convocata una Dieta imperiale a Worms, dove Lutero si rifiutò di ritrattare le sue dottrine e fu messo al bando dall’imperatore Carlo V. Tuttavia, venne tratto in salvo per ordine del principe elettore di Sassonia, Federico il Savio, il quale volle ribadire il suo potere sul proprio suddito. Con la Riforma Protestante si spezzò l'unità della Chiesa cattolica e fra questa e la fede protestante non vi sarà più una riconciliazione dottrinale, segnando l'inizio di una nuova era religiosa e filosofica.