Don Tonino Bello e la questione migratoria: un messaggio di universalità e accoglienza

Le riflessioni di Don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, sono un faro di speranza e un monito potente sulla questione migratoria. Attraverso le sue parole, egli ha offerto una prospettiva profondamente umana e cristiana sui migranti, invitando a superare paure e pregiudizi per riscoprire il valore dell'accoglienza e della solidarietà.

La "Lettera a Rut": un'allegoria sull'accoglienza

In una delle sue meditazioni più toccanti, Don Tonino si rivolge idealmente a Rut, figura biblica di donna straniera accolta e integrata, per esplorare la complessità e le opportunità dell'immigrazione. La sua narrazione svela come la storia di Rut, sebbene conclusa con un "e vissero felici e contenti", non sia una favola, ma una profonda lezione sulla convivenza tra culture diverse.

Le "buone ragioni" dei migranti e la cecità della società

Don Tonino non nasconde la complessità del problema migratorio, riconoscendo la necessità di "molta avvedutezza e risposte meno ingenue". Tuttavia, esprime la sua preoccupazione per la difficoltà di comprendere le "buone ragioni" dei poveri in fuga e di scorgere in questo "esodo biblico" il malessere di un mondo oppresso dall'ingiustizia e dalla miseria. Le ragioni dei concittadini che temono "destabilizzazioni negli assetti consolidati del loro sistema di vita" sono comprese, ma non giustificano la mancanza di empatia verso chi è allo sbando.

La storia di Rut come modello di integrazione

illustrazione di Rut che spigola nei campi di Booz

La vicenda di Rut, una giovane moabita che lascia la sua terra per seguire la suocera Noemi a Betlemme, diventa per Don Tonino un esempio di come la fusione di etnie diverse sia non solo possibile, ma "appartenga a quel pacco di progetti che costituiscono la sfida più drammatica per la sopravvivenza della nostra civiltà". La comunicazione con "culture altre" non è un'utopia, ma una concreta possibilità di crescita.

Vincere gli istinti xenofobi

La storia di Rut ci provoca a "vincere gli istinti xenofobi che ci dormono dentro", quelli che "si ammantano di ragioni patriottiche" e scatenano "atteggiamenti di rifiuto, di discriminazione, di violenza, di razzismo". Don Tonino individua due principali paure che lo straniero mette in crisi:

  • La nostra sicurezza: "ci toglie il lavoro, ci contende la casa, ci riduce gli spazi, entra in competizione con noi, decostruisce l’articolazione dei nostri interessi economici."
  • La nostra identità: "sembra attentare ai nostri connotati, sfida la compattezza del nostro mondo spirituale, relativizza i nostri altari, sfibra il deposito delle nostre tradizioni."

Contro queste paure, Don Tonino afferma che "la segregazione è la risposta più sbagliata al problema razziale", così come è un errore cercare di assorbire completamente la "diversità" altrui. Solo la "progressiva intersezione di aree di valori sarà capace di creare il terreno, calcando il quale nessuno debba sentirsi in esilio".

L'Internazionale della Croce: una sofferenza comune

Un altro concetto chiave nel pensiero di Don Tonino è quello de "L’Internazionale della Croce", un'espressione che va oltre il singolo dolore individuale per abbracciare una "sofferenza comune", un "dolore di classi", una "tragedia di popoli".

Le Croci degli oppressi

Don Tonino invita a non limitare la visione della Croce a una dimensione "intimistica" o "personale", ma a riconoscere le "Croci enormi che ondeggiano sospinte da folle sterminate di oppressi":

  • La Croce dei "paesi del Quarto Mondo condannati allo sterminio per fame".
  • La croce "sostenuta da una turba, incredibilmente privata dei diritti fondamentali dell’uomo, su cui grava la congiura del silenzio".

Questo richiamo è un invito a vedere la sofferenza dei migranti come parte di una più ampia sofferenza globale, spesso ignorata o sottovalutata.

L'accoglienza come dono e la denuncia della catastrofe umanitaria

Nel suo messaggio, Don Tonino fa eco alle parole di Papa Francesco, sottolineando come i migranti, spesso "trattati come un peso, un problema, un costo", siano in realtà "un dono". Essi sono testimonianza di come Dio sappia trasformare il male e l'ingiustizia in un bene per tutti.

Le cause dell'esodo e le rotte della disperazione

Migranti, Alarm Phone: "Naufragio nel Mediterraneo, almeno 50 morti" - 1mattina News 26/01/2026

Don Tonino denuncia le radici profonde delle migrazioni: "l’oppressione, la guerra, una natura sfigurata dall’inquinamento e dalla desertificazione, o l’ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta". Queste condizioni spingono le persone ad attraversare "l’inferno dei trafficanti di esseri umani", a finire in "reticolati e nei campi di detenzione, di tortura, di lavoro forzato".

Il Mediterraneo è diventato un "mare ormai divenuto cimitero e fossa comune senza nomi e senza lacrime", mentre le "rotte balcaniche sono interrotte e impantanate nel fango dell’indifferenza globalizzata e degli assurdi egoismi nazionali". La costruzione di "nuovi muri e vecchie frontiere" e l'uso di "armi e armi per difendere i “sacri confini”" testimoniano una "catastrofe umanitaria" e un "naufragio della nostra civiltà".

L'appello al perdono e alla misericordia

Don Tonino, con umiltà e coraggio, chiede perdono per la chiusura e l'indifferenza: "Perdonaci, fratello marocchino, se, pur appartenendo a un popolo che ha sperimentato l’amarezza dell’emigrazione, non abbiamo usato misericordia verso di te. Perdonaci, se non abbiamo saputo levare coraggiosamente la voce per forzare la mano dei nostri legislatori. Perdonaci, fratello marocchino se noi cristiani non ti diamo neppure l’ospitalità della soglia." Questo appello culmina nella commovente immagine di un Dio che, nell'incontro finale, avrà "il colore della tua pelle".

L'arrivo della nave Vlora: un evento storico

L'8 agosto 1991, la nave Vlora, carica di migliaia di albanesi, giunse sulle coste pugliesi. Questo evento segnò una "pagina storica" e ispirò a Don Tonino una "bellissima riflessione", pubblicata sul periodico diocesano "Luce e Vita", che ancora oggi risuona con forza.

La protesta per la violazione dei diritti umani

foto storica della nave Vlora nel porto di Bari

Don Tonino levò una "fierissima protesta per la violazione dei più elementari diritti umani" perpetrata ai danni di tanta "povera gente" trattata "come le bestie": prive di assistenza, lasciate nel "tanfo delle feci", nutrite "con panini lanciati a distanza come si fa nello zoo", in "condizioni igieniche più disperate". Egli affermò con forza che "l’uomo, chiunque esso sia, quali che siano le sue colpe, merita ben altro rispetto".

Denunciò l'umiliazione e le violenze subite dagli albanesi, "molti di essi anche pestati e con le ossa rotta, per le loro comprensibili, ma pur sempre condannabili, reazioni".

Il Magistero di Don Tonino: una profonda ermeneutica

In occasione del XX anniversario della sua morte, il Convegno annuale di Pax Christi a Ugento-Santa Maria di Leuca ha voluto riproporre il "magistero di don Tonino", riconoscendo la sua eredità come "fedele testimone di Cristo" e "indimenticato presidente" dell'associazione. L'obiettivo era "riscoprire e rilanciare dal Salento, luogo di confine geografico e porta d’Oriente, il suo messaggio di profezia evangelica rivolto a chi non si rassegna ad un mondo segnato da tanti conflitti e ferito da tante forme di violenza".

La triplice direzione per comprendere il pensiero di Don Tonino

Per intraprendere una "ermeneutica più profonda e più completa del suo pensiero", è necessario seguire una "triplice direzione":

  1. Tornare alle radici delle questioni: analizzare "l’impostazione dei problemi al di là delle conclusioni da lui raggiunte, senza mai sentirsi soddisfatti dei risultati ottenuti".
  2. Far emergere l'originalità del suo pensiero: in una "sapiente e faticosa ricostruzione storica", mettere in luce il "nucleo generatore" e il "corpo centrale delle sue intuizioni fondamentali".
  3. Non rinunciare a far germogliare la sua potenza innovativa: che "affonda le sue radici in un amore alla terra e all’uomo considerati nella luce della redenione compiuta dal mistero pasquale di Cristo".

Questo implica mantenere l'unità e la circolarità tra l'aspetto teologico, etico e sociale del suo pensiero, poiché "separare questi aspetti significa indebolire la carica profetica della sua testimonianza".

La pace come dono e persona da seguire

Per Don Tonino, la pace non è tanto un "problema morale, quanto un problema di fede", in quanto "più che il nostro agire, tocca il nostro essere di persone 'conformate a Cristo'". La pace è "un dono" che scaturisce dalle "stimmate del Risorto" e si fonda sulla Croce. Non è solo "un valore da promuovere", ma "una persona da seguire: la stessa persona di Gesù". Sebbene sia una "meta sempre intravista, e mai pienamente raggiunta", "scommettere su di essa significa scommettere sull’uomo. Anzi, sull’uomo nuovo. Su Cristo: egli è la nostra Pace."

La pace come rispetto della vita e impegno quotidiano

La pace, nella riflessione etica e sociale di Don Tonino, è innanzitutto "rispetto e difesa della vita", combattendo "tutte le violenze nei confronti dell’uomo", dall'abolizione della produzione e commercio delle armi alla questione dell'aborto. Egli ha scritto una preghiera intitolata "Dammi Signore un’ala di riserva" come "invocazione e un preciso impegno di lotta contro ogni attentato alla vita e alla dignità dell’uomo".

Don Tonino esorta a coniugare la pace non solo con la dimensione festiva ("festa della pace, marce della pace, veglie della pace"), ma anche con la "dimensione feriale". La pace si costruisce "anche nei sonnolenti meandri della storia" e "nelle pieghe sotterranee dell’esistenza", sui "ruvidi tavoli del falegname", sulle "cattedre dell’insegnante", sulla "scrivania dell’impiegato", sullo "scanno dello scolaro" e sulla "mensola della casalinga". È un compito quotidiano, un "frutto della giustizia" che dobbiamo "canalizzare affinché... giunga a ristorare tutta la terra".

La Preghiera di Don Tonino Bello: un inno alla speranza e alla comunione

La preghiera di Don Tonino è un inno alla speranza, alla comunione e all'accoglienza, suddivisa in quattro momenti che richiamano le fasi del giorno: mattino, meriggio, sera e notte.

Vergine del mattino: le speranze del giorno nuovo

Don Tonino chiede a Maria, "Vergine del mattino", di "donarci la gioia di intuire, pur tra le tante foschie dell'aurora, le speranze del giorno nuovo". Implora coraggio, affinché il lamento non prevalga sullo stupore, lo sconforto sull'operosità, lo scetticismo sull'entusiasmo. Chiede di "scommettere con più audacia sui giovani", di "moltiplicare le nostre energie" per la "prevenzione delle nuove generazioni dai mali atroci". Desidera "voci la cadenza degli alleluia pasquali" e "sogni le sabbie del nostro realismo", rendendoci "cultori delle calde utopie".

Vergine del meriggio: l'ebbrezza della luce e l'umiltà della ricerca

A Maria, "Vergine del meriggio", chiede "l'ebbrezza della luce", di "strapparci dalla desolazione dello smarrimento e ispirarci l'umiltà della ricerca". Invoca di "riportarci alla fede" e di "riempire le nostre anfore di olio destinato a bruciare dinanzi a Dio". Desidera che la luce della fede, anche nella denuncia profetica, non renda "arroganti o presuntuosi", ma doni "il gaudio della tolleranza e della comprensione". E soprattutto, che il credere in Dio non rimanga "estraneo alle scelte concrete" ma diventi "carne e sangue sull'altare della ferialità".

Vergine della sera: il dono della comunione

Come "Madre dell'ora in cui si fa ritorno a casa", Maria è invocata per il "regalo della comunione":

  • Per la Chiesa, affinché superi "le lusinghe della frammentazione, del parrocchialismo, e della chiusura".
  • Per la città, spesso ridotta a "terra contesa".
  • Per le famiglie, affinché siano "luogo privilegiato di crescita cristiana e civile".
  • Per "tutti noi", per stare "sempre dalla parte della vita".
  • Per il "mondo intero", affinché la "solidarietà tra i popoli" sia riscoperta come "l'unico imperativo etico su cui fondare l'umana convivenza", e "i poveri possano assidersi, con pari dignità, alla mensa di tutti".

Vergine della notte: vicinanza nel dolore e annuncio di giustizia

Infine, a Maria, "Vergine della notte", Don Tonino implora vicinanza "quando incombe il dolore", "irrompe la prova", "sibila il vento della disperazione". Chiede di "liberaci dai brividi delle tenebre", di "alleggerire con carezze di madre la sofferenza dei malati", di "riempire di presenze amiche e discrete il tempo amaro di chi è solo". Invoca di "preservare da ogni male i nostri cari che faticano in terre lontane" e di "confortare... chi ha perso la fiducia nella vita". Ripete l'invito a "annuncia straripamenti di giustizia a tutti gli oppressi della terra", affinché, con Maria, si possa "svegliare insieme l'aurora".

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