Padre Pio: Pellegrinaggi, Figli Spirituali e la Sua Missione

La vita di San Pio da Pietrelcina è costellata di episodi significativi, incontri che hanno lasciato un segno profondo e insegnamenti che risuonano ancora oggi. Dalle sue esperienze giovanili fino alla sua missione sacerdotale, passando per la figura dei suoi "figli spirituali" e le testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto, emerge un ritratto complesso e affascinante del frate con le stimmate.

Il Miracolo di San Pellegrino e il Giovane Francesco Forgione

Nella vita di Padre Pio si racconta un episodio che colpì profondamente l’allora giovanissimo Francesco Forgione, facendogli scoprire la potenza di una supplica sincera.

Era il 25 agosto del 1899 e Padre Pio aveva nove anni. Era andato con suo padre, Grazio Forgione, ad Altavilla Irpina, una località situata a ventisette chilometri da Pietrelcina. Era giorno di fiera, ma anche di festa: Altavilla Irpina onorava San Pellegrino, il suo santo patrono. Una folla numerosa era affluita al santuario. Grazio Forgione e suo figlio erano partiti di buon’ora al mattino, a dorso d’asino, per essere sicuri di essere presenti prima che cominciasse la messa celebrata dal Vescovo.

Al termine della cerimonia, diversi pellegrini rimasero nel santuario a invocare il Santo. Fra i fedeli c’era una giovane madre che implorava con veemenza la guarigione del figlio deforme che teneva in braccio. Francesco trattenne suo padre che voleva uscire dalla chiesa, col desiderio di unire le proprie preghiere a quelle della disperata. A un certo punto, con un gesto irrazionale, la madre lanciò il figlio sull’altare, ai piedi della statua del santo, gridando: «Se non vuoi guarirlo, allora te lo devi riprendere!». Con sorpresa di tutti i presenti, il bambino cadde sui suoi piedi e, guarito, camminò per la prima volta in vita sua. La madre non credeva ai suoi occhi. Tutti i pellegrini del santuario gridarono al miracolo.

Padre Raffaele di Sant’Elia a Pianisi, grazie al quale è noto l’episodio, riferisce che, dopo avergli raccontato la guarigione miracolosa, Padre Pio pianse abbondantemente, senza riuscire a dire altro. Padre Raffaele aggiunge che il miracolo di San Pellegrino fu «una specie di annuncio di tante cose misteriose che in seguito Dio avrebbe compiuto attraverso il futuro Padre Pio».

illustrazione del miracolo di San Pellegrino ad Altavilla Irpina o immagine del santuario

Il Ricambio della Visita: Le Reliquie di San Pellegrino a Pietrelcina

A distanza di più di 100 anni dal pellegrinaggio compiuto da Padre Pio insieme al papà Grazio ad Altavilla Irpina, l’intera comunità avellinese con don Livio Iannaccone, parroco-rettore di “Santa Maria dell’Assunta” - Santuario Diocesano dei Santi Martiri Pellegrino e Alberico Crescitelli, e il sindaco Mario Vanni, con l’Amministrazione comunale, hanno ricambiato simbolicamente quella visita. Hanno portato, lo scorso 14 settembre, a Pietrelcina, le reliquie di San Pellegrino.

Fra Modestino: L'Erede Spirituale e il Compaesano

Considerato da molti l’erede spirituale di Padre Pio, Fra Modestino, al secolo Damiano Fucci, morì il 14 agosto del 2011 all’età di 94 anni, nell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza.

Da giovanissimo, fra’ Modestino era stato accolto sotto l’ala protettrice del frate dalle stimmate. La madre del frate defunto, Anna, era coetanea e vicina di casa di Francesco Forgione (Padre Pio) ed insieme, da bambini, conducevano le pecore al pascolo in contrada “Piana Romana”.

foto storica di Fra Modestino con Padre Pio o suo ritratto

Dopo la morte del cappuccino stigmatizzato, fra’ Modestino fu trasferito a San Giovanni Rotondo come portinaio del convento dove, memore della promessa ricevuta, assicurava ai tanti pellegrini che lo incontravano le sue preghiere per invocare l’intercessione del suo venerato compaesano, ottenendo numerose grazie dal cielo. Alla sua morte ha chiesto di essere sepolto nella sua terra di origine, Pietrelcina.

Un Desiderio Speciale

Padre Pio non rimproverava mai Fra Modestino, tranne una sola volta, quando gli ha chiesto il catino con l’acqua calda per lavarsi i piedi. Fra Modestino glielo ha portato e Padre Pio gli ha detto: «Ora puoi andare». Ma Fra Modestino desiderava restare con lui per aiutarlo, perché temeva che il Padre cadesse. Padre Pio replicò: «Va’, posso fare da solo».

Fra Modestino uscì nel corridoio e continuava a pensare: «Padre, ma perché vuoi rischiare di cadere?». Aveva un grande desiderio: sapere se Padre Pio avesse avuto o no la famosa piaga sulla spalla. Quando Fra Modestino voleva ottenere qualcosa di speciale, faceva sacrifici, offriva rinunce, usava tanta carità verso il prossimo, soprattutto le preghiere prolungate. Per tutti i figli spirituali di Padre Pio, aveva dato l’appuntamento con il rosario sulla tomba alle ore 21:00. Fra Modestino era paesano di Padre Pio e da giovane gli aveva chiesto: «Padre, ma Gesù mi chiama?» e Padre Pio, in tono scherzoso, gli rispondeva: «Sì, ti chiama».

Padre Pellegrino Funicelli e la Missione Sacerdotale di Padre Pio

Padre Pellegrino Funicelli, figlio spirituale e frate addetto per alcuni anni all’assistenza di Padre Pio, ci lascia una preziosa testimonianza: «In una ricreazione in giardino si parlava un giorno della missione dei santi inviati da Dio sulla terra. E si diceva: “Il tale è venuto per questo, il tal altro per questo”. Il Padre ascoltava e partecipava. Poi, essendosi il discorso alquanto allontanato dal tema, il Santo appariva astratto e chiuso nei suoi pensieri. Ad un certo punto uno dei presenti gli ha detto: “Allora, Padre, ogni uomo, e non solo i santi, viene su questo mondo per una missione da compiere. E lei per quale missione è venuto?”. E Padre Pio: “Sono venuto per i sacerdoti”».

Padre Pio che celebra la Messa o confessa fedeli

Il Funicelli aggiunge poi tale commento: «Il nostro santo confratello ha collocato in alto, sotto lo sguardo di tutti, all’attenzione di tutti l’Eucaristia, la Confessione, l’obbedienza alla Chiesa. Dobbiamo proprio essere ciechi per non vedere. Con il suo esempio Padre Pio invita ogni sacerdote a mettere sull’altare del proprio cuore queste realtà».

San Pio ha avuto la missione di riportare a Cristo innumerevoli anime di peccatori, ma è lui stesso a svelarci che la sua missione è rivolta anche ai sacerdoti. Non possiamo non pensare che tale missione si è realizzata e continua a compiersi con la sua esemplarità, oltre che con la sua preghiera e la sua intercessione. Egli avvertiva fortemente il senso dei suoi doveri sacerdotali e la necessità dell’esemplarità, soprattutto nei confronti dei suoi confratelli nel sacerdozio.

L'Anelito alla Santità Sacerdotale

Scriveva il 21 dicembre 1915 a Raffaelina Cerase: «Accompagnatemi voi sempre con le vostre preghiere, affinché il divin Pastore dia a me quello che mancami. Pregatelo perché diami quella santità di vita che a me manca. Oh! Se potessi almeno una sola volta poter dire con l’Apostolo delle genti, alzando forte la voce e dire a tutte le anime: “Siate miei imitatori, siccome io lo sono di Cristo” (1Cor 4,16); [...]. Ogni ministro del Signore dovrebbe mai sempre lavorare per la salute delle anime, non dovrebbe riconoscere mai stanchezza, non dovrebbe mai dire: “Ho lavorato troppo per le anime altrui”. Questo è lo specchio del vero sacerdote cattolico. Ed io posso dire di essere tale senza tema di mentire? [...] È vero che nella mia pochezza mi ingegno per la salute di quante anime il Signore mi fa incontrare, ma porto un convincimento che poco o niente sono ad esse di giovamento. Mi aiuti il Signore nell’adempimento dei miei doveri».

Questi erano gli aneliti del suo cuore di giovane sacerdote, dimorante ancora a Pietrelcina (aveva solo 28 anni ed era sacerdote da cinque anni). Qualche anno dopo, a San Giovanni Rotondo, pur essendo ancora intimamente convinto di non essere di giovamento alle anime, egli ha tradotto in pratica questi aneliti di santità, di esemplarità e di zelo per la salvezza delle anime che, anche attraverso il dono delle stimmate e di carismi particolari, ha raggiunto un’irradiazione pastorale forse senza precedenti nella storia della Chiesa.

La figura di Padre Pio come sacerdote potrebbe essere considerata poco imitabile per i carismi straordinari che ebbe. Non sono però i suoi eccezionali carismi a costituire un esempio da imitare, bensì la sua esemplare vita sacerdotale vissuta nell’umile e costante impegno quotidiano di “santificare e santificarsi”.

Padre Pio: Modello Sacerdotale secondo San Paolo VI

San Paolo VI, in un discorso ai frati Cappuccini, diceva di lui: «Guardate che fama ha avuto! Che clientela mondiale ha radunato intorno a sé! Ma perché? Forse perché era un filosofo, perché era un sapiente, perché aveva mezzi a disposizione? Perché diceva la Messa umilmente, confessava dal mattino alla sera ed era, difficile a dire, rappresentante stampato delle stigmate di Nostro Signore [...]. Era uomo di preghiera e di sofferenza» [1].

In queste parole del Papa sono sintetizzati i principali compiti di un sacerdote: celebrare la Messa, confessare, pregare e saper soffrire e offrire in unione con il Signore. In tal senso, il Santo diventa un modello per tutti i sacerdoti, nessuno escluso: modello di amore e fedeltà alla celebrazione della Messa quotidiana, modello di una vita segnata dalla dedizione e cura costante delle anime, soprattutto attraverso il sacramento della Confessione e la direzione spirituale, modello di preghiera e di capacità di accettare e offrire le sofferenze legate spesso alla stessa missione sacerdotale. Quale sacerdote non può fare questo? San Pio desiderava di poter dire con san Paolo: «Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo» (1Cor 11,1) ma sembrava a lui di non poterlo dire perché non abbastanza santo ed esemplare. Invece sono parole che stanno bene sulla bocca di San Pio da Pietrelcina, come su quella di San Paolo. San Pio da Pietrelcina è davvero “lo specchio del vero sacerdote cattolico”, come sottolinea Suor M. Gabriella Iannelli, FI, nel settimanale di Padre Pio.

Il Pellegrinaggio di Papa Francesco a Pietrelcina

Nel suo primo discorso a Pietrelcina, la terra natia di Padre Pio, Papa Francesco ha ripercorso la vita del Santo sottolineandone l’amore per i poveri, la preghiera incessante e l’ascolto paziente.

Da pellegrino sulle orme di Padre Pio, Papa Francesco è arrivato a Pietrelcina, il paese natale del Santo nel beneventano. L’aereo del Pontefice è atterrato a Piana Romana, non lontano dalla piccola cappella dell’Olmo dove il giovane Francesco Forgione, il futuro San Pio, già a 10 anni si ritirava in preghiera. Il Papa ha ripercorso i passi del frate tra gli ulivi, simbolo di questa fiorente terra campana. La sosta nella cappella, davanti la statua del frate dove da poco è stato collocato un crocifisso, è stato un abbraccio solitario tra Francesco e Padre Pio. Le telecamere sono rimaste fuori per un momento privato e intenso. Nel silenzio e nel raccoglimento c’era tutta la devozione del Papa, l’amore di un Padre verso una delle figure “più belle e luminose” del popolo di Pietrelcina.

Papa Francesco in preghiera a Pietrelcina

Tra i pellegrini provenienti da tutto il mondo, componenti dei tantissimi gruppi di preghiera che San Pio incoraggiò, Francesco ha ricevuto il calore della gente. Ha salutato i bambini, i malati, i tanti giovani presenti, gli immigrati che sono forza lavoro nei campi della zona, gli anziani commossi dalla sua presenza. Sul palco dove campeggiava l’immagine di un giovane Padre Pio, il Papa ha sostato in preghiera dinanzi alla statua della Madonna della Libera di cui il Santo era devotissimo.

Gli Insegnamenti di Padre Pio secondo Papa Francesco

Nel discorso ai presenti, Papa Francesco ha ricordato «la lunga e feconda vicenda spirituale» di Padre Pio, «figlio devoto» che sperimentò sempre «la maternità della Chiesa», imparando a «riconoscere nei poveri la carne del Signore». Amava la Chiesa, amava la Chiesa con tutti i suoi problemi, con tutti i suoi guai, con tutti i nostri peccati - «perché tutti noi siamo peccatori, ci vergogniamo - ma lo Spirito di Dio ci ha convocato a questa Chiesa che è santa». E lui amava la Chiesa santa e i figli peccatori, tutti.

Ricordando il soggiorno a Pietrelcina di Padre Pio per motivi di salute, nel settembre 1911, il Papa ha ricordato che non c’erano gli antibiotici ma «ci si curava - dice - tornando dalla mamma, a mangiare le cose che fanno bene». «Questa era la sua nobiltà - afferma Francesco riferendosi al Santo - mai rinnegò il suo paese, mai rinnegò le sue origini, mai rinnegò la sua famiglia». Il Papa ha sottolineato poi il periodo non facile, i tormenti del frate per gli attacchi del demonio. È nella linfa vitale della preghiera la risposta «ai brutti fantasmi» che si vanno introducendo nella sua mente. «Ma qui c’è tutta la teologia! Tu hai un problema, tu sei triste, sei ammalato. Ma, abbandonati nelle braccia di Gesù. Tutto questo. E questo ha fatto lui. Amava Gesù e si fidava di Lui».

«Questo umile frate cappuccino - ha detto il Papa - ha stupito il mondo con la sua vita tutta dedita alla preghiera e all’ascolto paziente dei fratelli, sulle cui sofferenze riversava come balsamo la carità di Cristo». Imitando il suo eroico esempio e le sue virtù, «voi possiate diventare pure strumenti dell’amore di Dio, dell’amore di Gesù verso i più deboli. Al tempo stesso, considerando la sua incondizionata fedeltà alla Chiesa, darete testimonianza di comunione, perché solo la comunione, cioè essere sempre uniti e in pace tra noi, perché solo la comunione edifica e costruisce. Un paese che litiga tutti i giorni non cresce, non si costruisce; spaventa la gente. È un paese malato e triste. Per favore pace fra voi; comunione fra voi. E se a qualcuno di voi viene voglia di chiacchierare di un altro, mordete la lingua».

L’augurio del Papa è di attingere agli insegnamenti di Padre Pio «in un momento non facile come quello presente», con l’invecchiamento della popolazione, i giovani costretti ad emigrare. Guardare al Santo per offrire «prospettive concrete per un futuro di speranza» alle nuove generazioni e «un’attenzione sollecita e carica di tenerezza agli anziani», patrimonio delle comunità. «I vecchi - afferma il Papa - sono un tesoro, sono la saggezza». Mi piacerebbe che una volta si desse il Premio Nobel agli anziani che danno memoria all’umanità. L’ultima raccomandazione è di custodire «la testimonianza cristiana e sacerdotale di San Pio» per vivere in pienezza la vita, «nello stile delle Beatitudini e con le opere di misericordia». La preghiera dell’Ave Maria e la benedizione del Papa hanno chiuso l’incontro di Francesco con la gente di Pietrelcina che oggi ancora di più sente l’amore per il suo figlio prediletto e santo, quel bimbo che amava pregare tra gli alberi, che amava Gesù già con tutto se stesso.

Mons. Carmelo Pellegrino sulla Sofferenza e le Stimmate

Nel quarto giorno della novena, Mons. Carmelo Pellegrino, promotore della Fede della Congregazione delle Cause dei Santi, ha presieduto l’Eucaristia nel giorno “dell’Impressione delle Stimmate di San Francesco d’Assisi”. Mons. Pellegrino ha commentato il Vangelo di Luca che parla della vedova che piange il suo figlio unico che poi muore. Poi Giunse Gesù, toccò la bara e il figlio risuscitò.

«Gesù che dice alla madre non piangere. È la storia di tanti di noi» - ha commentato Mons. Pellegrino. Da questa pagina del vangelo deduciamo delle «lezioni confortanti per la nostra vita: una donna sfortunata, vedova, con un unico figlio che poi muore. Questo significava rimanere in lutto e disgrazia, senza eredità per quei tempi». Tra di noi, c’è qualcuno che ha subito drammi del genere: «seppellire il proprio figlio. Ragionando con i sentimenti umani diremmo non è giusto». Ma è in questo momento che viene a visitarci Dio: «molti pensano che questa sia stata una vita sfortunata, una vita andata male, guardiamo Gesù, la sua vita, la sua passione e morte».

San Francesco e San Pio - ha ricordato il celebrante - hanno ripresentato nella loro carne questo dolore. «È un’incontro tra lutto struggente e corteo della vita». Il lutto e la sofferenza non sono mai per la morte. «La volontà di Dio è sempre per la nostra salvezza e santità». Dio non porta la morte. Possiamo chiederci come mai? Come è possibile questo nella mia esperienza? «Pensiamo al mese di settembre, mese di vendemmia. Il vino nuovo viene sempre dalla pressatura, così come la vita dei santi dall’esperienza del dolore». Questo è il significato delle Stimmate di San Francesco e San Pio. In un modo mistico e altissimo, esse sono ciò che nel nostro piccolo, nella nostra povera vita avviene. Anche noi viviamo questo mistero della sofferenza e morte. «Pensiamo alla sofferenza innocente, dei bambini, sofferenza che ci mette in crisi. Un dolore totalmente immeritato al punto da farci venire anche un pensiero di ribellione nei confronti di Dio».

«Le tue ferite, la tua sofferenza sono piccole stimmate. Siamo davanti a una scelta: dipende da te se donarle al Signore e farle diventare sue. Se la mia ferita diverrà la sua allora porterà vita. Una sofferenza unita a Gesù che dice gloria, resurrezione e rinnovamento. Abbracciamo la Croce non rifiutiamola. Rifiutare la croce significa rifiutare la nostra vita che è fatta di ferite», ha concluso il digital journalist di Padre Pio TV.

Gli Ultimi Momenti di Padre Pio: Una Testimonianza Intima

Nel giorno della sua morte, il 22 settembre 1968, Padre Mariano si era allontanato dalla cella, segnata dalla sveglia posta sul comodino di Padre Pio. Ricorda: «qualche piccola lacrima e ritornai nella stanza n. [omissis] chiedermi con molta frequenza l’orario. Implorazione, stringendomi fortemente le mani. "Hai detto a Messa?". "Adesso per la Messa". Ed egli replicò: "Beh, stamattina la dirai per me". "Benedizione". Disse: "Senti, figlio mio, io qui a letto non respiro bene. Sulla sedia respirerò meglio"».

interno della cella di Padre Pio con letto e poltrona

Sulla poltrona soleva fare quattro passi per il corridoio, ma notò che non vi era bisogno di sostenerlo. «"Andiamo un po’ sul terrazzino". Dopo cinque minuti volle tornare nella cella. Tentai di sollevarlo, ma mi disse: "Non ce la faccio". Infatti si era appesantito. Presi subito la sedia a rotelle che era a due passi. Lo sollevai dalla poltrona e lo posi a sedere sulla sedia. Le sue gambe li poggiò sul predellino. Notai che il Padre incominciava ad impallidire, era freddo e le sue labbra stavano diventando livide. La sua voce era debole, dicendo: "Non svegliare nessuno"».

Padre Mariano si allontanò di pochi passi dalla sua cella, quando il Padre lo richiamò ancora. Pensando che lo richiamasse per dirgli la stessa cosa tornò indietro. «Accesi la luce e lo scossi: "Padre Pio, sta male". Preparai l'occorrente per fargli un'iniezione». Fu in questi momenti che Padre Pio si spense.

Padre Pio e i Suoi Figli Spirituali

Padre Pio nutriva un amore profondo per tutti i suoi figli spirituali. Sapeva di essere per loro un punto di riferimento e una guida, come testimoniato dalle sue stesse parole: «Amo i miei figli spirituali al pari dell'anima mia e più ancora. Rigenerati a Gesù nel dolore e nell'amore. Soffro tanto per non potere guadagnare tutti i miei fratelli a Dio».

Ognuno che si avvicinava a lui sentiva un legame unico: «Ognuno può dire: «Padre Pio è mio».

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