L'umanità, fin dalle sue origini, è stata perseguitata da malattie di cui spesso non si conosceva l'origine né, tanto meno, la cura. In tempi passati, quando i medici non riuscivano a spiegare il perché di certe patologie, l'unica soluzione per molti era ricorrere all'intercessione dei santi del Paradiso, come San Rocco, Sant’Antonio o San Pantaleone. Oggi, per esempio, si ricordano quasi più la paura e i danni causati da malattie come la difterite, che un tempo colpiva soprattutto i bambini.
I primi sintomi di questa infezione, simili a quelli di una banale influenza, erano particolarmente insidiosi, poiché una volta che il batterio patogeno penetrava nell'organismo, colpiva innanzi tutto la gola, il naso e le tonsille. Fortunatamente, grazie alla vaccinazione disponibile fin dal 1920, il pericolo della difterite è quasi sconosciuto in molti paesi, eppure questa infezione, che si trasmette per via respiratoria o attraverso il contatto con oggetti contaminati o ferite infette, è ancora presente in alcuni paesi in via di sviluppo.

San Biagio di Sebaste: Medico, Vescovo e Martire
In questo contesto storico e culturale si inserisce la figura di San Biagio, che si festeggia il 3 febbraio con la consuetudinaria “benedizione della gola”. Quest'antico rito ci aiuta a ricordare tempi passati e strane malattie, rammentandoci chi siamo e di che cosa siamo fatti, nel bene e nel male; in qualche modo, esso rappresenta un ammonimento.
Vita e Miracoli
San Biagio, Vescovo di Sebaste in Armenia, visse e fu martirizzato con la decapitazione nel IV secolo d.C., dopo essere stato scorticato con pettini di ferro e gettato in un lago. Prima di diventare vescovo, era stato medico. Per sfuggire alle persecuzioni, aveva vissuto in una grotta tra i monti, dove ammansiva e curava gli animali selvatici.
Tra i miracoli del santo, il più celebre è l'intervento per salvare la vita di un ragazzo soffocato da una lisca di pesce. Per questo è invocato dai fedeli contro il mal di gola.

Il Culto di San Biagio nella Tradizione Popolare
Il culto di San Biagio è ancora oggi molto sentito in diverse località. A Vinci, per esempio, la più antica confraternita dedita alle opere di Misericordia, la Compagnia dello Spirito Santo, sorta nel “castello di Vinci”, nasceva dalle ceneri di un sodalizio della prima metà del Quattrocento intitolato alla Vergine Maria e a San Biagio. Il culto del santo è testimoniato dal bellissimo dipinto del Miracolo di San Biagio, opera di Gaetano Piattoli del 1756, già collocato sull’altare della famiglia Alessandri nella chiesa di S. Croce. In molti paesi del Montalbano, è ancora vivo l'uso di invocare il 3 febbraio la protezione del santo incrociando due candele sotto la gola, un appuntamento che si tiene al termine della messa del giorno.
Una Citazione Antica
Non è un caso che la citazione scritta più antica legata al santo sia proprio di un medico vissuto nel VI Secolo, Ezio di Amida, nel suo Opus medicum libris XVI, tradotto da G. Corsaro nel 1567:
“Se la spina o l’osso non volesse uscire fuori, volgiti all’ammalato e digli «Esci fuori, osso, se pure sei osso, o checché sii: esci come Lazzaro alla voce di Cristo uscì dal sepolcro, e Giona dal ventre della balena». Ovvero, fatto sull’ammalato il segno della croce, puoi proferire le parole che Biagio martire e servo di Cristo usava dire in simili casi «O ascendi o discendi»”.
Il Profondo Significato della Benedizione della Gola
Un tempo, al rito della benedizione, venivano accompagnati soprattutto i bambini. Per molti era un appuntamento annuale obbligato, specialmente per chi soffriva di forti mal di gola durante l'inverno. Il legame tra questa strana “benedizione” e una terribile realtà del passato è stato chiarito da storici come Claudio Lapucci, che ha evidenziato il collegamento a una malattia della gola, spesso mortale, che attaccava i bambini: la difterite. Fino ai primi dell’Ottocento, la difterite fu confusa con altre malattie della gola e la sua comparsa, soprattutto in questa stagione, causava grande preoccupazione tra i familiari che non sapevano come sarebbe potuta finire.
La benedizione di San Biagio, quindi, rispondeva a un bisogno profondo di protezione. La benedizione non è un gesto magico né una consuetudine da ripetere per abitudine, ma un atto di fede, attraverso il quale la Chiesa affida a Dio, per intercessione di San Biagio, la salute del corpo e dell'anima.
Avellino. San Biagio e la benedizione della gola
Adattamenti del Rito in Tempo di Pandemia
La situazione sanitaria causata dalla pandemia ha richiesto una serie di attenzioni che si sono riflesse anche in ambito liturgico. Per evitare situazioni di rischio contagio, il tradizionale rito della benedizione della gola ha subito alcune modifiche. Si procede in questo modo: al termine della celebrazione eucaristica o della liturgia della Parola, il celebrante, stando davanti all’altare, con le candele incrociate pronuncia una sola volta su tutti i presenti la tradizionale formula, tracciando un segno di croce:
“Per intercessione di San Biagio, vescovo e martire, il Signore Vi liberi dal male della gola e da ogni altro male. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.”

La Liturgia della Benedizione
La benedizione della gola è preceduta da un'orazione che invoca la provvidenza divina e la speranza cristiana. Una delle preghiere recita:
“O Signore, che hai creato l'uomo per la gioia e la vita immortale, e con l'opera redentrice del tuo Figlio lo hai liberato dalla schiavitù del peccato, radice di ogni male. Tu ci doni la certezza che un giorno sarà asciugata ogni lacrima e ricompensata ogni fatica sostenuta per tuo amore. Ti invochiamo mediante l'intercessione di san Biagio, perché, liberati dal male di gola e confermati nella grazia del tuo Spirito, glorifichino in parole e opere il tuo santo nome. Per Cristo nostro Signore. Amen.”
Terminata l’orazione, si pronuncia, una sola volta e per tutti i fedeli che restano al loro posto, l’invocazione classica:
“Per l’intercessione di San Biagio, vescovo e martire il Signore ti liberi, dai mali della gola e da ogni altro male. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.”
Viene quindi impartita la benedizione conclusiva con la formula trinitaria consueta: “E la benedizione di Dio onnipotente, Padre e Figlio + e Spirito Santo, discenda su di voi, e con voi rimanga sempre.”
Alcuni frammenti della benedizione tradizionale, un tempo cantati o recitati, ricordano la storia del santo e la sua intercessione, come:
- "Gesù Cristo al tempo dell’Imperatore Licinio nel 316... sorridente si consegnò ai soldati... sopportò con volto ilare e gloriosamente li superò... corona della gloria immortale... decapitare."
- "V. nostrum in nómine Dómini. R. V. vobíscum. R. sæculórum."
- "...glorioso e benedetto nei secoli dei secoli... tutti i secoli dei secoli... gútturis, et a quólibet álio malo. nómine Patris, ✠ et Fílii, et Spíritus Sancti."
- "...gola e da ogni altro male. Santo."
Sensibilizzazione e Divulgazione: L'Iniziativa di Nardò
La festa di San Biagio rappresenta per Nardò un momento di profonda continuità storica e di forte partecipazione popolare. Il 3 febbraio, nella chiesa di Santa Teresa, si rinnova la tradizionale festa. Data la presenza di un grande afflusso di bambini accompagnati dai genitori per ricevere la benedizione, la Confraternita del SS. Sacramento, in collaborazione con la Diocesi di Nardò-Gallipoli e con il Comune di Nardò, ha promosso la realizzazione di un libretto illustrato.
Il volume, dal titolo San Biagio a Nardò: storia, miracoli e devozione per i più piccoli, composto da 28 pagine a colori, è distribuito gratuitamente a tutti i bambini, insieme a una candela. È pensato come strumento educativo e divulgativo. Attraverso un racconto in forma di fiaba, il libretto accompagna i bambini alla scoperta della figura di San Biagio - medico, vescovo e martire - aiutandoli a comprendere il significato del rito della benedizione della gola, che si svolge mediante l’incrocio di due candele da parte del sacerdote. I disegni sono di Roberta Lisi e le fotografie di Lino Rosponi, con la presentazione di S.E. Mons. Fernando Filograna.
Come spiega Daniela Bove, consigliera delegata ai rapporti con gli enti ecclesiastici, l'idea del libretto nasce dalla consapevolezza che il gesto della benedizione, sebbene semplice e antico, sia spesso compiuto senza conoscerne davvero il significato profondo. La Confraternita ha sentito il dovere di accompagnare il rito con una parola di spiegazione, soprattutto rivolta ai più piccoli, raccontando chi era San Biagio, perché lo si invoca ancora oggi e quale significato hanno le candele, la preghiera e la benedizione.

San Biagio nelle Tradizioni Popolari
La popolarità del santo è testimoniata anche da alcuni proverbi legati al clima e alla tradizione contadina:
- “Se a San Biagio il sole è buono, dell’inverno siamo fuori”
- “San Biagio la goccia al naso”, a dimostrazione che in tale periodo il clima è ancora freddo.
- “Per San Biagio l’invernata è fuori”, seppure ancora per poco.
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