Il Crocifisso Miracoloso di San Marcello al Corso: Storia e Devozione

La chiesa di San Marcello al Corso, precedentemente nota come San Marcello in Via Lata, è uno splendido edificio situato nell'ultimo tratto di Via del Corso, a Roma, quasi in prossimità di Piazza Venezia. L'architetto fiorentino Jacopo Sansovino (Jacopo Tatti, Firenze, 1486 - Venezia, 1570) fu incaricato della sua ricostruzione nel 1519. I lavori si protrassero a lungo a causa di diverse vicissitudini, tra cui il Sacco di Roma che costrinse Sansovino ad abbandonare la città, un'alluvione e vari ritardi, tanto che la chiesa fu completata solo nel tardo Seicento con la facciata progettata da Carlo Fontana (Rancate, 1638 - Roma, 1714).

L'edificio precedente, con un orientamento differente e la facciata rivolta verso Piazza Santi Apostoli, fu distrutto da un incendio nella notte tra il 22 e il 23 maggio 1519. La tradizione narra che l'unico oggetto a salvarsi dalle fiamme fu un Crocifisso ligneo che adornava l'altare maggiore.

Vista esterna della Chiesa di San Marcello al Corso, Roma

La Storia del Crocifisso Miracoloso

Questo Crocifisso è un'opera di fine XIV secolo, di autore ignoto. All'epoca, Roma era ricca di manufatti simili, spesso considerati taumaturgici e per questo oggetto di costante devozione, specialmente durante la Controriforma, quando la Chiesa mirava a rafforzare la fede vacillante di fronte alla Riforma Protestante.

In questa chiesa stazionale di Quaresima si venera l'immagine del Cristo in croce, oggetto di profonda devozione da parte dei romani. Proprio un anno fa, in questo stesso giorno, Papa Francesco pregava in Piazza San Pietro per la fine della pandemia, di fronte a due immagini profondamente venerate dai romani e dai fedeli di tutto il mondo: la Salus Populi Romani e il Crocifisso di San Marcello.

Già nel pomeriggio di domenica 15 marzo, il Papa, dopo aver visitato Santa Maria Maggiore, si era recato a pregare davanti al Crocifisso di San Marcello, nei giorni in cui l'epidemia si era trasformata in pandemia e il coronavirus aveva assunto il nome di COVID-19. Il mondo era terrorizzato, le notizie drammatiche. Tra le immagini che accompagneranno per sempre la nostra memoria, ci sarà Papa Francesco a piedi, in pellegrinaggio, sullo sfondo del Vittoriano, che cammina sul marciapiede verso la chiesa.

Papa Francesco in preghiera di fronte al Crocifisso di San Marcello al Corso

L'Incendio del 1519 e la Sopravvivenza del Crocifisso

Nel maggio del 1519, la chiesa, che allora era orientata in senso opposto, con la facciata rivolta verso Piazza Santi Apostoli, fu distrutta da un incendio. Rimase intatto solo il Crocifisso che ornava l'altare maggiore. Questa circostanza portò a considerare l'evento come miracoloso.

La Peste del 1522 e la Processione Penitenziale

Alcuni anni dopo, durante la peste del 1522, l'allora cardinale titolare della chiesa, Raimondo Vich, organizzò una processione penitenziale che si protrasse per diciotto giorni. Il santissimo Crocifisso fu portato a spalla attraverso tutti i rioni di Roma, fino alla Basilica di San Pietro. Partecipò tutto il popolo, di tutte le età e condizioni, oltre ai nobili e ai religiosi, che scalzi e con il capo cosparso di cenere gridavano misericordia.

Il cardinale Vich si ispirò sicuramente alla litania settiforme, che partì con gli uomini proprio da San Marcello per giungere a San Pietro, guidata da Papa Gregorio Magno con l'icona della Salus Populi Romani per invocare la fine di un'altra epidemia di peste, quella del 590.

In seguito fu fondata la Compagnia dei Disciplinati, intitolata al Santissimo Crocifisso, che divenne Confraternita e i cui statuti furono approvati da Papa Clemente VII nel 1526. Il Crocifisso fu collocato nella quarta cappella di sinistra, dove si trova tuttora.

Illustrazione di una processione religiosa a Roma nel XVI secolo

Descrizione del Crocifisso

Si tratta di una statua in legno di pioppo, colorata e dorata, opera di scuola romana e databile intorno al 1370. È posteriore di alcuni decenni al Crocifisso di San Lorenzo in Damaso, al quale era devota Santa Brigida, e sembra aver ispirato l'ignoto ebanista di San Marcello.

La scultura è realizzata da un unico tronco dai piedi alla nuca, mentre il volto e le braccia sono stati lavorati a parte. Durante i restauri pubblicati nel 2001, sono stati riscontrati numerosi interventi di epoche precedenti, integrazioni e ridipinture.

Il volto reclinato è come raccolto nel silenzio doloroso della morte, e la resa anatomica è scarna, rigida soprattutto nelle braccia innestate. La doratura tenta di nobilitare una plasticità poco riuscita delle pieghe del perizoma.

Il Crocifisso di San Marcello porta in sé in modo visibile i segni dell'affetto e della sofferenza di chi gli si accosta in preghiera, con devozione e speranza. Le sue imperfezioni lo rendono ancora più amabile, poiché specchio della nostra umanità e della nostra debolezza.

L'opera è posta su un fondo di velluto rosso con decorazioni dorate. Al tempo, tra il 1525 e il 1527, l'artista più in voga, Perino del Vaga, fu chiamato ad adornare la cappella con affreschi, mai finiti e in parte perduti. Eppure, chi si ferma in preghiera non si accorge delle decorazioni: è la figura dolente e bruna del Cristo a catturare ogni attenzione.

Dettaglio del volto del Crocifisso di San Marcello al Corso

La Chiesa di San Marcello al Corso

La chiesa è a una sola navata con cinque cappelle per parte, alla quale lavorarono numerosi artisti. Sansovino fu il primo ad essere chiamato da Leone X per la ricostruzione.

La facciata, opera dell'architetto Carlo Fontana tra il 1692 e il 1697, stretta tra la strada e gli edifici adiacenti, preannuncia la bellezza dell'interno con la sua curvatura leggera percorsa da colonne, nicchie e statue. L'ordine superiore è decorato sui lati dal segno dei martiri: le foglie di palma.

Tra le opere d'arte, notevole è il dipinto su lavagna di Taddeo Zuccari, nella quinta cappella di sinistra, commissionato dalla famiglia Frangipane, i cui busti sono sui lati, due dei quali opera dello scultore Alessandro Algardi (1602-1654). Rappresenta la conversione di San Paolo, appena caduto da cavallo e accecato, con gli occhi chiusi, al centro di una composizione concitata. Cristo erompe tra le nuvole aperte e indica Paolo con il braccio teso, rompendo le linee orizzontali del cielo come una freccia. Una grande figura in primo piano sembra letteralmente uscire dal quadro per fuggire via terrorizzata.

Il gruppo ligneo della Pietà attira l'attenzione per i suoi colori vivaci e la resa dolorosa. La statua, usata per le processioni, è datata 1700 ed è ritenuta di scuola berniniana.

Origini Antiche della Chiesa

La chiesa è molto più antica e sull'identità di Marcello ci sono diverse ipotesi. Una di queste si basa sul Liber Pontificalis e la Passio Marcelli del V secolo, che ricordano il titulus di Papa Marcello (308-309), morto di fatica nelle stalle del catabulum, stazione postale, sulla Via Lata, nome più antico di Via del Corso, che sorgeva qui. Le ossa del martire sono conservate sotto l'altare maggiore.

La prima menzione della chiesa appare nel 418 in una lettera di Simmaco sull'elezione del nuovo papa Bonifacio I, avvenuta proprio a San Marcello. Nel XII secolo ci fu una prima ricostruzione con l'ingresso a est preceduto da un portico. Nel 1368 la chiesa fu affidata all'Ordine dei Servi di Maria, che ancora oggi la officiano.

Al Trecento risale l'immagine di Maria con il Bambino, situata nella sua cappella, affiancata da quadri con episodi della vita della Vergine, dipinti da Francesco Salviati nel 1563.

Interno della Chiesa di San Marcello al Corso con il Crocifisso

La Leggenda del Monaco Serafino e del Crocifisso Parlante

Una leggenda narra di un monaco di nome Serafino che chiedeva con insistenza al Signore di poter prendere il suo posto sulla croce, perché voleva condividere in tutto il ruolo di Cristo. Un giorno il Crocifisso accettò, ma ad un patto: "Che tu stia zitto!". Serafino, essendo monaco e abituato al rigore e all'osservanza del silenzio, promise immediatamente.

Entrò un uomo ricco a pregare e, mentre pregava, gli scivolò giù dalla tasca il sacchetto dei soldi. Subito dopo entrò un uomo povero, cominciò a pregare, ma gli caddero subito gli occhi su quel sacchetto di soldi. Si guardò intorno, non c'era nessuno che lo vedesse, prese lestamente il sacchetto, se lo mise in tasca e scappò.

Poi entrò un giovanotto che si mise devotamente in ginocchio ai piedi del Crocifisso chiedendo aiuto e protezione perché stava per mettersi in viaggio per mare. In quel mentre entrò l'uomo ricco con i gendarmi dicendo che aveva perso in chiesa il sacchetto dei soldi. L'unica persona presente era quel giovanotto; i gendarmi dunque lo presero e lo arrestarono.

Alla sera, il Cristo tornò con la faccia scura e rimproverò severamente Serafino: "Così non va proprio bene!". "Ma come, Signore?". "Ti avevo detto di stare zitto". "Ma ho rimesso a posto le cose, ho fatto giustizia".

Disse allora il Signore: "No, Serafino, tu hai sbagliato tutto; il tuo impegno era quello di tacere; me lo avevi promesso. Invece, parlando, tu hai rovinato la mia azione. Hai rovinato tutto, non sei in grado di metterti al mio posto, caro Serafino! Quel ricco stava per fare un'opera cattiva con quei soldi e io glieli ho fatti perdere; quel povero ne aveva bisogno e io glieli ho fatti trovare; quel giovanotto ora sta naufragando in mare, e mi aveva chiesto aiuto: se fosse andato in prigione, almeno per un giorno, avrebbe perso la nave e non sarebbe morto."

Spesso vorremmo risposte da Dio e ce la prendiamo con il Crocifisso che non ci parla! Lui non parla, ma invece sempre opera secondo il nostro miglior bene.

Il Crocifisso miracoloso che fermò la peste a Roma ⭐e le parole di PAPA FRANCESCO

Il Crocifisso di San Marcello nella Storia Recente

Il Crocifisso ligneo miracoloso che cinque secoli fa salvò Roma dalla più grave pestilenza della sua storia è stato portato stamattina in Vaticano e domani sarà esposto sul sagrato di San Pietro, dove il Papa pregherà e concederà l'indulgenza plenaria.

Il 15 marzo, il Pontefice si è raccolto in preghiera davanti al Crocifisso miracoloso che nel 1522 venne portato in processione per i quartieri della città perché finisse la "Grande Peste" a Roma.

Jorge Mario Bergoglio ha invocato la fine della pandemia che colpisce l'Italia e il mondo, implorato la guarigione per i tanti malati, ricordato le tante vittime di questi giorni, e chiesto che i loro familiari e amici trovino consolazione e conforto. La sua intenzione, riferisce Vatican News, si è rivolta anche agli operatori sanitari, ai medici, agli infermieri e a quanti in questi tragici giorni, con il loro lavoro, garantiscono il funzionamento della società.

Sul retro della croce sono incisi i nomi dei vari Pontefici e gli anni di indizione dei Giubilei. È il Crocifisso, abbracciato da San Giovanni Paolo II, che ha segnato il culmine della Giornata del perdono durante il Grande Giubileo del 2000, sottolinea Vatican News.

Le tante tradizioni di miracoli attribuiti al "SS. Crocifisso" hanno inizio il 23 maggio 1519, quando un incendio, nella notte, distrusse completamente la chiesa intitolata a Papa Marcello. Il mattino seguente l'intero edificio era ridotto in macerie, ma fra le rovine emergeva integro il Crocifisso dell'altare maggiore, ai piedi del quale ardeva ancora una piccola lampada ad olio.

Questa immagine colpì molto i fedeli, spingendo alcuni di loro a riunirsi ogni venerdì sera per pregare. Tre anni dopo l'incendio, Roma fu colpita dalla "Grande Peste". Il popolo portò il Crocifisso in processione, riuscendo a vincere anche i divieti delle autorità, comprensibilmente preoccupate per il diffondersi del contagio. Il Crocifisso venne prelevato e portato per le vie di Roma verso la Basilica di San Pietro. La processione durò per 16 giorni: dal 4 al 20 agosto 1522. Man mano che si procedeva, la peste dava segni di regressione, e dunque ogni quartiere cercava di trattenere il Crocifisso il più a lungo possibile. Al termine, al momento del rientro in chiesa, la peste era del tutto cessata.

A partire dal 1600, puntualizza Vatican News, la processione dalla chiesa di San Marcello alla Basilica di San Pietro divenne una tradizione durante lo svolgimento dell'Anno Santo.

Oggi ha fatto il suo ingresso in Vaticano su un furgoncino, senza processioni. Il Crocifisso è legno. Non si muove. Non parla. Però le creature umane non mettono (per fortuna!) un muro divisorio tra materia e spirito. Siamo nella chiesa di San Marcello, dedicata al papa (Marcello, per l'appunto) che resistette solo due anni nel suo ruolo (308-309) perché perseguitato da Massenzio.

In mezzo alle rovine ancora fumanti, si scorgeva il Crocifisso dell'altare maggiore perfettamente integro. Alcuni dei testimoni iniziarono a vedersi ogni venerdì sera per recitare preghiere ed accendere lampade. Con l'andare del tempo queste riunioni divennero sempre più organizzate e portarono alla creazione di una comitiva che venne chiamata "Compagnia del SS. Crocifisso".

Passarono gli anni. Alla fine di questo suo cammino, il Crocifisso fu riportato nella chiesa di San Marcello. Ed è stato questo Crocifisso a vedere, davanti a sé, Papa Giovanni Paolo II in ginocchio, per implorare il perdono per i peccati commessi dai cristiani nei secoli.

Sa che noi siamo uomini fatti di carne e materia. Per questo Papa Francesco, con i pugni chiusi dalla grinta della fede e con il cuore a pezzi, il 15 marzo 2020, a piedi, da solo, si era recato nella chiesetta barocca posta in una traversa della centralissima Via del Corso. Tutti lì a rimboccarci le maniche per dirgli: "Siamo pronti Signore della Vita a fare la nostra parte. Ma Tu fai la tua."

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