Incastonata in un paradisiaco territorio naturale a soli 6 chilometri dalla città di Foligno, alle pendici del monte Serrone, si trova l'Abbazia di Santa Croce in Sassovivo, detta anche Abbazia di Sassovivo. Si tratta di un imponente complesso monumentale immerso in un parco protetto di rara bellezza, facilmente raggiungibile da Foligno percorrendo una ripida strada asfaltata dopo l'incrocio della Flaminia con la vecchia Statale 77 Val di Chienti. Una visita in questo luogo spirituale immerso nella natura è un'esperienza intensa e suggestiva.

Le Origini e lo Splendore Benedettino
In questa regione incontaminata sorse intorno al Mille il primo nucleo abbaziale, e i Monaci del tempo si organizzarono secondo la Regola di San Benedetto. Sebbene le notizie sull'origine del monastero siano poche, pare che fu fondato nella seconda metà del secolo XI secolo dai frati benedettini della zona. L'esperienza religiosa trovò nella famiglia degli Atti, signori della rocca, sostenitori talmente convinti da spingere il conte Ugolino di Uppello a stipulare nel 1085 un accordo di reciprocità con gli eremiti, così che maturò il trasferimento della comunità monastica da Santa Maria del Vecchio alla rocca che da quel momento prese il nome di Santa Croce di Sassovivo. Non è da escludere che la fondazione del cenobio fosse dovuta, oltre che a motivi religiosi, anche a motivi politici, volendo i conti di Uppello contrastare la crescita del Comune di Foligno, tanto che si è indotti a pensare che le ricche donazioni fatte da costoro al beato Mainardo fossero indirizzate a tale scopo.
Sassovivo fu un centro di alta spiritualità dal 1000 fino al periodo napoleonico, considerato dopo Montecassino e Subiaco la più solida e importante roccaforte dell’Ordine Monastico Benedettino. La comunità monastica acquisì presto un vasto patrimonio e godette dell'appoggio del papato che, a partire dal 1138, la esentò dalla giurisdizione vescovile e dal pagamento delle tasse ai Comuni. Il monastero, già nel 1138, era molto ricco e aveva ampi possedimenti. All'inizio del '200, dipendevano da Sassovivo ben 92 monasteri, 41 chiese e 7 ospedali. Tutti gli affari di straordinaria amministrazione facevano capo all'abate, unico arbitro al di sopra di tutto e di tutti.
Decadenza e Riscoperta
Lo stato di autonomia del cenobio durò sino al 1467, quando papa Paolo II dispose la commenda e il vasto patrimonio abbaziale, già parzialmente disgregato per varie circostanze, finì per disperdersi definitivamente. La decadenza del monastero iniziò nel '400, allorché la congregazione fu soppressa e il monastero affidato ai Benedettini Olivetani. Nel secolo successivo iniziò la sua lenta decadenza che culminò con il terremoto del 1832. Il complesso abbaziale, dopo l’abbandono da parte degli olivetani nel 1834, fu soppresso definitivamente nel 1860. La stessa chiesa ha assunto l’aspetto attuale dopo i restauri eseguiti in seguito al terremoto del 1832, che si protrassero fino al 1856, e fu nuovamente restaurata dopo i gravi danni causati dal sisma del settembre 1997.
Dopo un periodo in cui fu sede estiva di seminario vescovile di Foligno, negli anni '50 ospitò una piccola comunità monastica di benedettini cecoslovacchi della congregazione slava di S., guidati da padre Cirillo Stavel, fuggiti da Praga. Nel Secondo dopoguerra, dal 1951 al 1957, il complesso ritornò all'uso residenziale accogliendo questo gruppo di monaci provenienti dalla "Chiesa del silenzio".

Nel sagrato della chiesa, dal 2014 al 2017, si sono svolte sistematiche indagini archeologiche che hanno permesso di individuare i resti della facciata originaria della chiesa, costituita da un muro in conci squadrati di calcare. Queste ricerche hanno anche permesso di stabilire che la chiesa romanica, databile al XII secolo inoltrato, era a navata unica, con abside a sud-est ed era lunga ben 27,50 metri, affiancata da un'imponente struttura a pianta rettangolare in blocchi di pietra calcarea, addossata alla facciata nel XIII secolo. La chiesa attuale, a navata unica con abside semicircolare e coperta a volta a botte, fu ricostruita nel 1851.
Capolavori Architettonici: Il Chiostro e la Cripta
Il monastero, severo e piuttosto semplice, si articola intorno al suo splendido chiostro romanico, un capolavoro di architettura e scultura. Di questo celeberrimo monastero, è da apprezzare in particolar modo il meraviglioso chiostro marmoreo eseguito dal marmoraro romano Pietro de Maria, che iniziò il lavoro nel 1229 e lo portò a termine nel 1232 su commissione dell’abate Angelo dei Conti di Uppello.

Il chiostro ha pianta rettangolare, è interamente in marmo bianco e misura circa 15.90 x 12.18 metri, ma con i quattro portici raggiunge dimensioni maggiori. È composto da un doppio ordine di 128 colonnine binate e a spirale, in parte lisce e in parte a spirale, le quali sorreggono 58 archi a tutto sesto. Il tutto è sormontato da una trabeazione classica con fascia di marmi policromi a due listelli, ornati di mosaici di smalti e oro. Nel 1314, l'abate Filippo Bigazzini, come ricorda l'iscrizione, fece sopraelevare il lato settentrionale del chiostro, che venne anche decorato con colonnine e archetti in terracotta. Il pozzo, che sorge al centro, è sormontato da elementi metallici seicenteschi. In un locale interno, chiamato “il Paradiso”, si trovano affreschi del Quattrocento. La cappella al primo piano, il refettorio e il cosiddetto “Appartamento dell’Abate” conservano dipinti che vanno dal XVI al XIX secolo, tra i più importanti “L’ultima Cena” (1595).
A breve distanza dall'abbazia, si raggiunge una seconda loggia, costruita nel 1442, riutilizzando alcune strutture di epoca medievale collocate a protezione di una cripta dell'XI secolo, detta Cappella del beato Alano da Vienna, residuo di Santa Maria della Valle (o del Vecchio), che fu il primo nucleo di Sassovivo.

La cripta di San Marone, riscoperta da pochi anni e ricavata da antichi locali venuti alla luce durante i lavori di restauro seguenti il sisma del 1997, è stata dedicata nel 2001 a san Marone, eremita siro-libanese, vissuto nel IV secolo e fondatore della chiesa maronita. Questa dedicazione è in memoria della presenza nel monastero di una preziosa reliquia custodita qui per secoli e meta di molti pellegrini provenienti dall'Oriente. Infatti, secondo Ludovico Jacobilli (1598-1664), Michele degli Atti, conte di Uppello e feudatario di Sassovivo, di ritorno dalla prima crociata (1098), portò con sé il teschio del Santo e lo donò ai monaci dell'Abbazia. La preziosa reliquia fu successivamente conservata nella Cattedrale di San Feliciano di Foligno.
La Comunità Jesus Caritas: L'eredità di Charles de Foucauld a Sassovivo
Dal 1979, l’abbazia ospita la Comunità dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, ispirata al monachesimo di frontiera del missionario Charles de Foucauld (1858-1916). Inizialmente, i frati erano affiancati anche dalle “Piccole Sorelle” della medesima comunità, che però si sono successivamente trasferite. La Comunità dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas si rifà alle intuizioni di Charles de Foucauld, l'eremita missionario, e spesso operano in situazioni di frontiera. Come spiega fratel Gian Carlo Sibilia, priore generale dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas: «Perché anche nei nostri posti ci sono situazioni di povertà».

Il cuore di Gesù, sormontato da una croce di colore rosso, simbolo di Charles de Foucauld, è visibile ovunque all’abbazia di Sassovivo: nell’abito dei Piccoli fratelli e nei quadri appesi alle pareti. Foucauld spesso iniziava le sue lettere disegnando un cuore con una piccola croce, posto tra due parole: “Iesus Caritas”. I Piccoli fratelli di Jesus Caritas cercano di vivere il messaggio di fr. Charles innanzitutto con una stretta vita fraterna, nutrita dalla preghiera di adorazione e dalla Lectio Divina quotidiana, offrendo un servizio in diocesi secondo le loro disponibilità e la richiesta del Vescovo. Ogni vigilia delle domeniche e delle feste principali si svolge la veglia di preghiera e di riflessione sulla Parola di Dio, con una vita di preghiera incentrata sull’Eucaristia celebrata ed adorata.
Presso l’Abbazia, la comunità custodisce anche l’archivio degli scritti di fratel Carlo Carretto (1910-1988), figura carismatica del laicato cattolico italiano, curando inoltre la diffusione dei suoi fortunatissimi libri. La comunità ha anche la responsabilità della Rivista Jesus Caritas della Famiglia Charles de Foucauld.
Charles de Foucauld: Il Fratello Universale
San Charles de Foucauld, canonizzato il 15 maggio del 2022 da papa Francesco, è riconosciuto come il padre del deserto che ha dato la vita per i poveri contemplando e adorando la Croce nella solitudine. Ordinato sacerdote a 43 anni (1901) nella diocesi di Viviers, si recò nel deserto algerino del Sahara, prima a Beni Abbès, vivendo povero tra i più poveri, poi più a Sud a Tamanrasset con i Tuareg dell’Hoggar. Visse una vita di preghiera, meditando continuamente la Sacra Scrittura, e di adorazione, nell’incessante desiderio di essere, per ogni persona, il “fratello universale”, viva immagine dell’Amore di Gesù. La sera del 1° dicembre 1916 fu ucciso da una banda di predoni di passaggio.

Il suo sogno è sempre stato quello di condividere la sua vocazione con altri; dopo aver scritto diverse regole di vita religiosa, ha pensato che la vita di Nazareth potesse essere vissuta da tutti e ovunque. Oggi la famiglia spirituale di Charles de Foucauld comprende diverse associazioni di fedeli, comunità religiose ed istituti secolari di laici o sacerdoti sparsi nel mondo intero. Tra queste, i Piccoli Fratelli di Jesus Caritas hanno sede nell’abbazia millenaria di Sassovivo a Foligno. Tutti i Fratelli hanno vissuto con grande emozione e gioia la beatificazione e poi la canonizzazione del loro ispiratore.
La Testimonianza di Fratel Gian Carlo Sibilia
Il fondatore della comunità a Sassovivo, fratel Gian Carlo Sibilia, ha vissuto una vita di fede intensa. «Ho incontrato nella mia vita molte persone, sacerdoti e laici, che mi hanno fatto del gran bene. Però la persona che ha inciso fortemente sul mio crescere davanti a Dio e agli uomini è stata la mia mamma, che mi ha insegnato ad amare Gesù» ha affermato. Un'altra persona che ha segnato fortemente il suo amore per Gesù e per la Chiesa è stato fratel Carlo Carretto, con cui ha intessuto una profonda amicizia. Innamorato di Gesù alla scuola di Carlo Carretto e guidato da fratel Charles de Foucauld, Gian Carlo ha seguito le orme del deserto e lo sviluppo del loro messaggio spirituale. Il suo "noviziato" per conoscere e crescere nell'amore per la Chiesa fu la GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica) e i vari servizi diocesani e nazionali ad essa legati, imparando a servire la Chiesa locale.
Il suo innamoramento verso Charles de Foucauld iniziò in modo molto semplice, leggendo le meditazioni di un ritiro di fratel Arturo Paoli e, in particolare, il libro "Come loro" di René Voillaume. Frequentando poi le Piccole Sorelle alle Tre Fontane, l’ascolto delle loro testimonianze chiarì quale sarebbe stato il suo progetto di vita. La sua avventura di piccolo fratello iniziò a Spello nel Convento di San Girolamo nell'Assunta del 1965, un luogo che, insieme ai 25 eremi sparsi per il Subasio, divenne un punto di riferimento spirituale ed ecclesiale per centinaia di giovani. Successivamente, la "mappa della fraternità" di Fratel Gian Carlo lo ha portato a Casalecchio di Reno, Foligno, all'Abbazia di Sassovivo, al Goleto in Irpinia, e infine a Nazaret.
La presenza della comunità a Nazaret, un luogo molto caro alla famiglia spirituale di Charles de Foucauld, è caratterizzata da una vita semplice, fatta di preghiera, lavoro e amicizia. Charles de Foucauld rimase tre anni a Nazaret e comprese subito che bisognava predicare anche in terre e luoghi non cristiani. A Nazaret, la comunità accoglie chi viene in visita o chi voglia trascorrere un periodo di ritiro, e in tempi di conflitto, i fratelli hanno scelto di restare per condividere la sofferenza con la gente del posto, dimostrando il loro spirito di carità e prossimità.
L'Accoglienza a Sassovivo
Chi arriva a Sassovivo sa che incontra dei Piccoli Fratelli che vivono la carità fraterna, aperti all’accoglienza di quanti bussano alla loro porta, offrendo una parola o un conforto spirituale. Come fratel Gian Carlo Sibilia, che nella sua età avanzata, continua a pregare, leggere, ascoltare le sofferenze delle persone e dedicare tempo alla lettura di quotidiani, riscoprendo il valore del santo Rosario, che fratel Carlo Carretto chiamava il "Breviario dei poveri".
Per i giovani che desiderano innamorarsi di Charles de Foucauld, fratel Gian Carlo consiglia di leggere una buona biografia e, più specificamente, di prendere in mano "Come loro", il libro guida per incamminarsi alla sequela del Santo. Egli ricordava le parole del cardinale Carlo Maria Martini che, a Spello, definì fratel Carlo Carretto: «un uomo vivo perché donato, perché spoglio. Un uomo che ha vissuto la speranza che è tale solo se la si vive fino in fondo».
Come Raggiungere l'Abbazia
L'Abbazia di Sassovivo si raggiunge con la Statale n. 75 da Perugia fino a Foligno (circa 36 km). Poi si prosegue in direzione est lungo una bella strada panoramica che porta a Sassovivo (circa 7 km).