Il Santuario di Montevergine è un luogo di profonda fede e storia, situato nella frazione di Montevergine a Mercogliano, in Campania. La sua origine è legata a doppio filo alla figura del monaco eremita Guglielmo da Vercelli, la cui vita si colloca tra l'XI e il XII secolo.
L'Origine del Santuario e l'Ordine Verginiano
La Fondazione di San Guglielmo da Vercelli
Nel XII secolo, fu Guglielmo da Vercelli, in pellegrinaggio verso la Terra Santa, a fermarsi sul versante meridionale del Monte Vergine, poco distante da Avellino. Qui decise di costruire un santuario dedicato alla Madonna e di fondare l'ordine monastico verginiano. L’origine del pellegrinaggio cristiano a Montevergine si fa risalire proprio ai tempi del santo fondatore, nel primo quarto del XII secolo, quando eresse sul Partenio un faro di vita monastica e di devozione mariana. Prima di ritirarsi a vita eremitica a Montevergine, egli stesso fu pellegrino in vari luoghi santi, tra i quali Santiago di Compostella, Roma e il Gargano, presso il Santuario di San Michele Arcangelo. La fama di Guglielmo crebbe rapidamente, tanto che molti uomini si recarono sul monte per unirsi al Santo in preghiera e meditazione. La tradizione vuole che la prima chiesa dedicata alla Madonna sia stata indicata dal Salvatore stesso, apparso a San Guglielmo.

Evoluzione Storica: Splendore e Decadenza
Dalla sua fondazione, la basilica e il monastero di Montevergine vissero un’epoca di grande splendore grazie al favore dei re di Sicilia. Successivamente, conobbero un periodo di decadenza, fino a trasformarsi in commenda nel 1430. La storia del complesso fu segnata da eventi difficili: nel 1611 la foresteria fu danneggiata da un incendio e nel 1629 la navata centrale della Chiesa crollò. Nonostante questi inconvenienti, la vita monastica continuava. Un’altra profonda crisi e un serio pericolo per la sopravvivenza della congregazione furono causati dalle leggi che imponevano la secolarizzazione del Clero e l’abolizione di ogni ordine ecclesiastico, in vigore dal 1807 al 1861.
Il Complesso Basilicale: Architettura e Tesori
L'Accesso e il Museo dell'Abbazia
Alla basilica di Montevergine, articolata in due corpi, si accede da un cortile. Di fronte si trova l’ingresso del Museo dell’Abbazia, un custode di inestimabili tesori. Il museo conserva:
- Una sedia abbaziale del XII secolo, con intarsi in stile arabeggiante.
- La tavola Madonna di S. Guglielmo, datata alla fine del XII secolo.
- Un duecentesco Crocifisso ligneo di scuola francese.
- Tele datate tra il ’400 e il ’700.
- Statue del XII-XV secolo.
- Paramenti del XII-XIII secolo.
Inoltre, la Mostra permanente del Presepe espone un presepe napoletano ed esemplari provenienti dal mondo, datati dal ’600 a oggi.
La Chiesa Vecchia (Barocca)
A sinistra del cortile si accede alla chiesa vecchia, una ricostruzione barocca di un precedente edificio gotico. L’altare maggiore, impreziosito da intarsi di madreperla, lapislazzuli e agate, risale alla metà del ’600. Nella cappella del SS. Sacramento, situata a destra della cappella maggiore, è presente un baldacchino della seconda metà del XIII secolo (successivamente modificato), con un ciborio marmoreo del ’400.
La Chiesa Nuova (Romanico) e la Madonna di Montevergine
A sinistra della chiesa vecchia, un’arcata dà accesso alla chiesa nuova, eretta tra il 1952 e il 1961 e ispirata alle forme del romanico. Costruita su un luogo di culto barocco, di cui incorpora quasi per intero la navata sinistra, è una struttura imponente, con 54 metri di lunghezza per 25 di larghezza. A catturare lo sguardo è l’altare maggiore, sul quale - sopra un trono di marmi, bassorilievi e statue in bronzo e argento - fa bella mostra di sé la grande tavola della Madonna di Montevergine. Questa icona, conosciuta dai fedeli come “Mamma Schiavona”, è un’opera della fine del XIII secolo attribuita a Montano d’Arezzo ed è venerata ogni anno da oltre un milione di pellegrini. A farle da sfondo, un mosaico monocromo moderno di Jànos Hajnal.

Madonna di Monte Vergine - Avellino
Il Pellegrinaggio a Montevergine: Storia e Tradizioni
I Primi Pellegrini e la Devozione Mariana
I primi pellegrini salirono a Montevergine attratti dalle virtù e dai miracoli di San Guglielmo. La devozione e l'amore del Santo verso la Madonna fecero il resto, poiché egli indicò ai pellegrini Maria come via sicura che porta al cielo, un rifugio a cui tutti potevano rivolgersi, in quanto la Vergine legge nei cuori e nelle menti di ognuno. Testimonianze storiche di pellegrinaggi a Montevergine appaiono già in un documento del 1139, con fedeli che si recavano alla chiesa di Santa Maria di Montevergine per “invocare la misericordia di Dio e il perdono degli innumerevoli peccati”. Più di un secolo dopo, il 12 settembre 1263, Papa Urbano IV attestò autorevolmente che Montevergine era "cospicuo per la pia religione dei monaci, e che è frequentato e guardato con venerazione dai popoli fedeli di queste nostre regioni."
Antiche Consuetudini e Simbolismi
Il pellegrinaggio a Montevergine è ricco di tradizioni e aspetti folcloristici che si sono tramandati nei secoli.
I Nodi delle Ginestre
Una delle tradizioni più poetiche e sentite riguardava i giovani innamorati, i quali avevano eletto la Madonna loro patrona e a Lei si rivolgevano per la realizzazione dei loro propositi. In particolare, sui sentieri, si scorgevano con una certa frequenza cespugli di ginestre annodati. Erano le ragazze o le donne non ancora maritate ad intrecciare tali nodi, che diventavano simbolo del nodo nuziale e promessa di fedeltà. La consuetudine prevedeva che, se si fossero sposate, sarebbero tornate l'anno successivo, in compagnia dello sposo, a sciogliere il nodo, il tutto sotto la benevola protezione della Madonna. Questi nodi venivano talvolta composti dai promessi sposi come emblema del legame che già univa i loro cuori o come pegno di fedeltà fatto dinanzi alla Regina degli Angeli, per poi essere sciolti dalle coppie felici che vi facevano ritorno dopo il matrimonio.
Le Verginelle o Scapillate
Un’altra espressione tipica del pellegrinaggio era la partecipazione di fanciulle dai tredici ai diciotto anni, denominate verginelle o scapillate, epiteti riferiti alla loro illibatezza e alle folte chiome che le cadevano sulle spalle. Vestivano di bianco, a volte con un nastrino azzurro sulla fronte. Salivano in gruppo al Santuario, quasi sempre scalze, per conto di terze persone, alle quali era stata appena concessa una grazia, o per voto. Si riteneva, infatti, che la loro tenera età, espressione di purezza e incorruttibilità, fosse particolarmente gradita a Dio e che, di conseguenza, l’attuazione del voto potesse raggiungere la massima efficacia.
La "Cantata 'a figliola"
Quasi sempre sulla via del ritorno si svolgeva un’altra competizione, la "cantata ‘a figliola". Si trattava di una gara tra cantautori improvvisati i quali, a suon di rime e note musicali, accompagnati da chitarre, violini e mandolini e spesso da un buon bicchiere di vino, si sfidavano nella narrazione delle glorie della Vergine e dei miracoli da Lei compiuti, suscitando grande entusiasmo e coinvolgimento tra la gente.

Strutture di Accoglienza per i Pellegrini
Con il passare del tempo, Montevergine divenne un punto di riferimento sempre più importante per la devozione mariana. Si rese necessario provvedere alla realizzazione di strutture assistenziali per l’accoglienza dei pellegrini, dove potessero riposarsi e rifocillarsi. Esempio ne è la costruzione di un ospedale (dal latino hospes: ospite e hospitalis: ospitalità) situato nell’odierno Ospedaletto d’Alpinolo. Già una delle più antiche consuetudini, risalente a San Guglielmo, prevedeva per monaci e fedeli che giungessero all'abbazia il digiuno; i pellegrini spesso evitavano di portare cibi, e il loro cammino era caratterizzato da questa pratica ascetica.
Le Reliquie e la Devozione Popolare
A Montevergine, a invocare Maria Santissima, accedevano davvero tutti, dagli umili ai grandi sovrani, passando anche per illustrissimi religiosi. Chi saliva al santuario si trovava di fronte importanti reliquie di santi, la maggior parte delle quali presenti fin dal 1156, quando tra le altre, c’erano anche le ossa di San Gennaro, prima che fossero traslate a Napoli, nella Cattedrale, nel 1497. La devozione popolare per la Madonna di Montevergine è sempre stata molto sentita dalla popolazione campana, ma anche nel resto dell’Italia Meridionale.
Il Pellegrinaggio della Candelora e la Comunità LGBTQ+
La Leggenda della Candelora
Tra le varie feste dedicate alla Madonna di Montevergine, la Candelora (celebrata ogni febbraio) racconta una storia che è diventata simbolo di accoglienza. Si narra che nel 1200, una coppia di amanti omosessuali venne scoperta e, come punizione disumana, incatenata a un albero sul monte. L'inverno imperversava e delle lastre di ghiaccio spuntavano dall’albero-prigione. Tuttavia, un raggio di sole, interpretato come intercessione della Vergine, sciolse quelle lastre e permise alla coppia di liberarsi da una terribile fine. Questo episodio, carico di significato, ha reso la Madonna di Montevergine un punto di riferimento per l'accettazione e la protezione.
I "Femminielli" e la Madonna Nera
Ogni febbraio, centinaia di femminielli - termine che nel dialetto napoletano significa “piccole donne” - si riuniscono per un pellegrinaggio al monastero di Montevergine. I femminielli sono una storica comunità di persone appartenenti al cosiddetto “terzo genere” provenienti dal sud Italia, dove godono di ampio riconoscimento e accettazione. Questi pellegrini si recano in questo luogo sacro per onorare la Madonna Nera, considerata da molti la protettrice e patrona della comunità queer. Il pellegrinaggio inizia vicino alla città di Ospedaletto d’Alpinolo e prosegue su per la montagna verso il monastero. Lungo il percorso, i pellegrini si fermano per rendere omaggio alla Madonna Nera e alla natura, e ricevono cibo e bevande dagli abitanti del luogo che si presentano lungo il loro cammino. Maria, un’ottantunenne residente a Ospedaletto d’Alpinolo, ricorda: «Anni fa, interi gruppi di femminielli soggiornavano a casa nostra e noi li sfamavamo fino a quando non partivano per salire sulla montagna». Secondo il folklore napoletano, i femminielli, considerati né maschi né femmine, hanno un legame particolare con Dio e occupano un posto speciale nella considerazione sociale dell’Italia meridionale.

Significato Spirituale e Accoglienza
La devozione alla Madonna di Montevergine assume un significato profondo per la comunità LGBTQ+. Stefania Zambrano, una donna transgender di quarant’anni appartenente ai femminielli, compie il pellegrinaggio fin dall’infanzia. Riguardo alla Madonna Nera, che lei chiama «madre», afferma: «So che lei è con me tutto l’anno, ma mi sento in dovere di andare a trovare mia madre almeno un paio di volte all’anno per salutarla. Ogni volta che faccio il pellegrinaggio ed entro in chiesa, è come se provassi di nuovo quelle emozioni per la prima volta». Secondo don Salvatore, parroco di due chiese di Napoli, il pellegrinaggio è accettato dalla Chiesa come espressione della fede della comunità locale, e la Chiesa stessa impara da queste usanze che la Madonna Nera accoglie le persone queer. Don Salvatore ha dichiarato: «Le persone di Napoli hanno semplicemente accettato come realtà ciò che è accaduto a Montevergine. La Madonna tollera le persone omosessuali e le accoglie tranquillamente, perché io non dovrei fare lo stesso? Io, come cristiano, credo in Dio e nella santità di Maria. Devo imitarla nella sua santità e nel modo in cui era nella sua vita quotidiana… Deve essere imitata non solo per la sua santità, ma anche per la virtù dell’accoglienza e della tolleranza». Vincenzo Vassallo, un pellegrino non binario di ventisei anni che partecipa al pellegrinaggio da quasi un decennio, considera la tradizione e il sito di Montevergine come un luogo raro in cui fede, orientamento sessuale e identità di genere possono coesistere, affermando: «Siamo costretti a recitare continuamente. Questo è l’unico luogo, l’unico momento e l’unica situazione in cui non dobbiamo recitare. Non ha senso recitare davanti a Dio.»
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